martedì 19 agosto 2014

Versarsi acqua in testa. E bersi il cervello



Più conosco Internet più sono convinto che induca comportamenti gregari e conformisti. Comparire sotto gli occhi di una platea potenzialmente sterminata, finire sotto gli occhi inquisitori di un'opinione pubblica in massima parte orientata al “politically correct” e più che mai aggressiva verso chi dissente finisce per scoraggiare quelli che pensano con la propria testa. Specialmente la gente di spettacolo, gli intellettuali, i filosofi à la page, coloro insomma che hanno qualcosa da perdere, sono i primi ad allinearsi al mainstream (quando non sono loro a crearlo consapevolmente). Aggiungiamo poi come la Rete facilita la voglia di esibizionismo a buon mercato, e avremo la ricetta ideale per campagne buoniste, chiassose, ambigue, dove tutto si gioca sull'immagine e che non chiedono nessun sacrificio autenticamente personale.

Questo è il caso dell'ALS Bucket Challenge, la campagna in cui persone note e meno note si fanno riprendere mentre si buttano un secchio d'acqua gelida in testa per “sensibilizzare” alla lotta contro la SLA. Sarebbe un'ottima iniziativa, per quanto discutibilmente “strillata”, se non ci fosse una tara inaccettabile per un cattolico: la campagna mira a raccogliere fondi per la sperimentazione sugli embrioni umani. In altre parole, pur di trovare una cura probabile si condannano a morte certa degli esseri umani che non potranno mai vedere la luce.

Riporto qui il giudizio del sito americano The Deacon's Bench:

L'abbiamo visto tutti, e molti di voi l'avrete probabilmente fatto. Molte celebrità, uomini politici, e persino sacerdoti lo hanno fatto. C'è una gran quantità di bene che può derivare dall'accrescere la consapevolezza su una malattia così terribile. Dal 29 luglio scorso, 5,5mln$ sono stati raccolti per la ricerca sulla SLA. Il mio problema con la ALS Bucket Challenge è che questa associazione sostiene la ricerca sulle cellule staminali embrionali.

(…)

San Giovanni Paolo II disse nel 2003:

'Qualunque trattamento che sostenga di salvare vite umane, ma che sia basato sulla distruzione delle vita umana nel suo stato embrionale, è logicamente e moralmente contraddittorio, come lo è qualunque produzione di embrioni umani per lo scopo diretto o indiretto di sperimentazione o di eventuale distruzione.'

Mentre non posso donare alla ALS Association, certamente pregherò per coloro che soffrono di questa malattia. Mi darò anche da fare per trovare un ente benefico che non violi la santità della vita umana.” [ecco il link, N.d.R.]

C'è poi un altro aspetto di questa campagna che un altro commentatore ha messo in luce, sempre sullo stesso sito: la grande superficialità e l'appagamento della propria vanità:

La questione principale, però, è la mentalità narcisistica che propone. Un attivismo che si limita agli hashtag non è vero attivismo. Buttarsi un secchio d'acqua ghiacciata in testa non fa di voi un eroe. E nemmeno postarlo sui social media e sfidare altri a fare lo stesso.

Diciamolo molto chiaramente. Io sono totalmente a favore di raccogliere denaro per la SLA. È una malattia terribile, progressiva, mortale per la quale non esistono cure. Ho visto mio zio Chris, un orgoglioso pilota della Marina, ridotto su una sedia a rotelle, col petto affannoso ad ogni respiro, prima che la malattia se lo portasse via.

Così, invece di sprecare un bel po' di galloni d'acqua fredda e strillare sui tetti la propria inconcludenza, io avrei un'idea migliore. C'è un sacco di organizzazioni in questo paese che hanno bisogno del vostro tempo, della vostra attenzione, della vostra disponibilità a donare.”

Unauthorized translation by
Giovanni Romano

domenica 17 agosto 2014

Diritti del bambino, non "diritto al bambino"!

Dall'Associazione "Progetto Uomo" di Bisceglie (BA) ricevo e pubblico volentieri questo coraggioso manifesto:

La FIVET e il presunto “diritto al bambino” contro i diritti del bambino

Lo scorso 3 agosto a L'Aquila sono nati i gemelli (un maschio e una femmina) al centro dello scandalo sullo scambio di embrioni in provetta avvenuto nell’ospedale Pertini di Roma. Nel nosocomio romano, infatti, gli embrioni creati attraverso l’inseminazione artificiale di una coppia erano stati per sbaglio impiantati nell’utero di un’altra donna. Appena partoriti, ne è stata dichiarata la nascita dalla coppia gestante, aprendo una nuova polemica per decidere a chi appartenessero i due bambini. Non solo è grave che i piccoli si ritrovino con 4 genitori, di cui 2 biologici e 2 legali, ma è ancora più grave il fatto che a tenere i gemellini sarà la coppia di genitori legali. Il giudice del tribunale civile di Roma ha infatti respinto ogni ricorso dei genitori biologici, impedendo che i bambini stiano con la coppia di genitori di cui portano il corredo cromosomico.

“Per noi è finalmente arrivato il tempo di essere una famiglia" hanno aggiunto i genitori legali: una famiglia, però, nata dall’assegnazione di embrioni di un’altra coppia. È molto triste vedere come, armate di buoni sentimenti, le due coppie si siano contese l’affidamento degli embrioni sin dal loro attecchimento, come si potrebbe contendere qualsiasi altro oggetto. Tutti, dagli avvocati fino ai giornali, hanno alzato un polverone sul “dramma” dei quattro genitori, ma nessuno ha pensato minimamente che prima di tutto occorre tutelare i bambini e i loro diritti. Ma questo non ci stupisce più di tanto, perché la mercificazione dei bambini (il Bambino Oggetto) è il principio di base della fecondazione assistita, omologa o eterologa che sia. La fecondazione artificiale è una pratica che ha inventato e diffuso il presunto “diritto ad essere genitori” contro il sicuro diritto dei bambini a non essere trattati come oggetti di produzione e ad avere i genitori biologici che siano anche legali.

Ma essere genitori non è un diritto. Al contrario, sono i bambini ad avere diritto ad una coppia di genitori (maschio e femmina, per chi non ricorda come funziona la cosa [N.d.R.]). Questa è una “svista” imbarazzante da parte del nostro sistema giuridico, e di tutte le figure che ci ruotano intorno. Il fatto che i gemelli, per sbaglio, hanno una coppia di genitori diversa da quella di cui portano l’impronta biologica è aberrante.

Secondo il giudice, la sua sentenza è giustificata e universalmente riconosciuta dal sapere scientifico (non citando le fonti), perché il legame tra madre e figli si stabilisce durante la gestazione, non per la diretta consanguineità ma quanto piuttosto per il rapporto simbiotico tra gestante e bambino che avviene nell’utero. A rifletterci un attimo, questa tesi va a creare un cortocircuito anche con il cosiddetto “utero in affitto”. Secondo la sentenza, infatti, non è possibile recidere il legame tra “mamma e gestante” e il bambino dovrà essere necessariamente della donna che lo ha portato in grembo e non della coppia che lo ha “ordinato”.

Appunto … i bambini oggetto. Follia.

Direttivo “Comitato Progetto Uomo”