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martedì 11 giugno 2013
Il leone di Philadelphia e i giochetti di Obama
domenica 6 marzo 2011
Fede debole e idolatria moderna
Una fede debole non può competere con la moderna "idolatria",avverte
l'arcivescovo di Denver
di Benjamin Mann
Parigi, 4 marzo 2011 / 12:09 pm (CNA) - Rivolgendosi a una riunione di prelati europei il 4 marzo, l'arcivescovo di Denver Charles J. Chaput ha avvertito che molti cristiani contemporanei hanno ridotto la loro fede a una conveniente "forma di paganesimo" che non può competere con la diffusa “idolatria” della moderna cultura consumista.
L'Arcivescovo Chaput ha pronunciato le sue osservazioni nel corso di una conferenza tenuta a Parigi per onorare il defunto Cardinale Arcivescovo Jean-Marie Lustiger, un convertito ebreo al cattolicesimo che fu arcivescovo della città dal 1981 al 2005.
L'arcivescovo di Denver ha descritto il Cardinale Lustiger come un “realista non sentimentale” che osava parlare apertamente sulle tendenze più inquietanti nella Chiesa e nella società – inclusa una mancanza di fede tra i cristiani dichiarati, destinata a lasciare un vuoto che sarebbe stato riempito da altri “dei” come il sesso e il denaro.
“Lustiger definì i cristiani tiepidi e il cristianesimo superficiale per quello che sono: una forma congeniale di paganesimo”, ha detto l'arcivescovo Chaput. “La Chiesa ha bisogno della sua medicina in quantità di gran lunga maggiore”.
Ha ricordato gli avvertimenti profetici del Cardinale Lustiger contro “il crearsi degli alibi e sfuggire alle implicazioni della nostra fede”. In un brano citato dall'arcivescovo, il Cardinale scriveva che “molti cristiani” avevano “ridotto a un mero idolo il Dio dell'Alleanza” attraverso l'evasione e i fraintendimenti.
“La crisi principale della Cristianità moderna non è di risorse, di personale, o di marketing”, ha affermato l'arcivescovo. “E' una crisi di fede. Milioni di persone sostengono di essere cristiani, ma non credono davvero”.
“Non studiano la Scrittura. Non amano la Chiesa come madre e maestra. E si accontentano di un cristianesimo innocuo e dolciastro che si riduce a un sistema di etica socialmente corretta”.
“Questo è ingannare se stessi”, ha avvertito, “la peggiore specie di falso cristianesimo che non ha il potere di creare speranza dalla sofferenza, di resistere alle persecuzioni, o di condurre gli altri a Dio”.
L'arcivescovo Chaput ha detto che queste forme indebolite di fede cristiana non sarebbero in grado di competere con i molti culti moderni del successo e della gratificazione istantanea.
Il Cardinale Lustiger, ha ricordato, “aveva avvertito che uno degli istinti più antichi e profondi dell'uomo è l'idolatria”. L'arcivescovo di Denver ha detto di vedere che questo istinto prende oggi molte forme.
“Non ci sono veri atei in America – proprio il contrario”, ha detto. “Abbiamo un fiorente libero mercato di piccoli dei da adorare. Il sesso e la tecnologia hanno congregazioni sterminate”.
“Sono stato particolarmente colpito”, ha notato, “dalla descrizione dello stato moderno fatta da Lustiger 'come una delle forme più forti d'idolatria mai esistite; è diventato il sostituto più assoluto di Dio che gli uomini siano riusciti a darsi... ed è una divinità tirannica, che si nutre delle proprie vittime'”.
Ma l'arcivescovo di Denver ha detto che queste tendenze umane, che conducono all'adorazione degli oggetti e di se stessi, non possono essere esorcizzate con il semplice esercizio dell'autorità.
“Il rimedio cristiano a queste idolatrie”, ha spiegato, “non può mai essere la semplice coercizione dall'esterno, attraverso dichiarazioni più forti di vescovi più forti”. Ha citato l'intuizione del Cardinale Lustiger secondo cui queste forme d'idolatria “devono essere esorcizzate dal di dentro... per sradicarle, dobbiamo essere convertiti nel profondo”.
Ha indicato anche che il punto di vista peculiare del Cardinale Lustiger è altrettanto importante per i cattolici statunitensi oggi di quanto lo è stato per i cattolici europei durante la sua vita. L'opera del Cardinale, ha messo in rilievo l'arcivescovo Chaput, “continua a influenzare la formazione del nostro seminario” (il seminario di San Giovanni Maria Vianney a Denver).
“E' stato un ebreo che ha scoperto Gesù Cristo... sua madre fu assassinata ad Auschwitz. E' sopravvissuto alla guerra più orribile della storia, ma si rifiuta di odiare e disperare. Invece, si volge a Dio più profondamente e si dà al sacerdozio”.
“La maggior parte dei giovani che ho incontrato sono affamati di esempi di virilità, di fiducia, di coraggio e di fede”, ha sottolineato l'arcivescovo Chaput. “La storia personale del Cardinale Lustiger è essa stessa una catechesi – un invito a cercare Dio in maniera eroica”.
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Giovanni Romano
venerdì 4 marzo 2011
Gli USA di Obama: indifferenti alla libertà religiosa

Washington D.C., 1 marzo 2011 / 01:31 pm – L'inazione e la noncuranza americana verso la promozione della libertù religiosa impediscono agli Stati Uniti di esportare “una delle sue più grandi qualità” e impacciano una “onesta discussione” sul rapporto tra l'islam e i capisaldi della democrazia, ha detto l'arcivescovo Chaput il 1 marzo.
“C'è bisogno di ribadire che la libertà religiosa – il diritto di adorare, predicare, insegnare e praticare liberamente quello in cui si crede, incluso il diritto di cambiare o cessare liberamente la propria fede religiosa sotto la protezione della legge – è la prima pietra nella fondazione della libertà umana”, ha commentato. “Nessuno, o che agisca nel nome di Dio o nel nome di qualche programma o ideologia politica, ha l'autorità di interferire con questo basilare diritto umano”.
L'arcivescovo di Denver, che ha servito dal 2003 al 2006 come membro della commissione statunitense sulla libertà religiosa internazionale, ha pronunciato queste osservazioni in un discorso inaugurale alla Georgetown University sponsorizzato dal Berkeley Center for Religion, Peace and World Affairs. La sua conversazione ha avuto per tema la questione se il ruolo della religione nella politica e nella società americana sia un modello per altri paesi.
Gli Stati Uniti hanno una storia come luogo di rifugio per le vittime della persecuzione religiosa, ha precisato l'arcivescovo. Al tempo stesso, “Proprio ora in America non ci stiamo comportando come se riverissimo questa eredità, o volessimo condividerla, o persino se la comprendessimo realmente. E penso che un giorno potremmo svegliarci per vedere che questa è una tragedia per noi, e per innumerevoli altre persone”.
L'arcivescovo, prendendo spunto dalla propria esperienza come commissario alla libertà religiosa, ha espresso la preoccupazione che le minoranze cristiane in Africa e Asia stiano sopportando il peso principale della violenza religiosa.
“Quasi il 70 per cento della popolazione mondiale vive oggi in nazioni – triste a dirsi, molte di loro a maggioranza musulmana, ma anche la Cina e la Corea del Nord – dove la libertà religiosa subisce gravi restrizioni”, ha detto, citando un rapporto del Pew Forum risalente al 2009,
Ha detto che il modello americano di religione all'interno della società può e deve essere adattato ad altri paese, perché tocca un desiderio universale di libertà e di dignità umana. “Questi desideri sono innati dentro tutti noi”, ha aggiunto, richiamando l'attenzione sui “movimenti democratici che stanno ora attraversando il Medio Oriente e il Nord Africa”.
Tuttavia, l'arcivescovo Chaput ha sottolineato che gli stessi valori americani non possono essere capiti senza riconoscere che derivano da “una visione del mondo prevalentemente cristiana”.
“Far cadere dall'alto questo modello sopra culture non cristiane – come il nostro paese ha appreso per amara esperienza in Iraq – diventa un esercizio molto pericoloso”, ha avvertito. “Uno degli errori più gravi della politica americana in Iraq è stato sopravvalutare il potere della fede religiosa nel formare la cultura e la politica”.
L'arcivescovo di Denver ha detto che al cuore del modello americano di vita pubblica c'è “una visione cristiana dell'uomo, del governo e di Dio”. Ha chiarito di non affermare che l'America sia “una nazione cristiana”, o che l'eredità protestante sia positiva in blocco. Tuttavia, il modello americano ha fornito “una società aperta, libera e non settaria” precisamente a causa dei suoi capisaldi morali.
Questi capisaldi hanno un fondamento religioso in “una visione cristiana della santità e del destino della persona umana”. Nel modello americano, la persona umana non è un prodotto della natura o dell'evoluzione o una creazione delle condizioni economiche, o lo schiavo di un “paradiso impersonale”.
“L'uomo è in primo luogo e fondamentalmente un essere religioso con un valore intrinseco, una libera volontà e dei diritti inalienabili. E' creato a immagine di Dio, da Dio e per Dio. Perché siamo nati per Dio, apparteniamo a Dio. E qualunque rivendicazione Cesare possa avanzare nei nostri confronti, benché importante, è secondaria”, ha detto.
Date le nostre origini, l'arcivescovo Chaput ha detto che la libertà religiosa è “la prima e più importante” libertà per l'uomo perché è creato per uno scopo religioso e con un destino religioso. Nonostante “un'intera legione di inesattezze” dei Padri Fondatori, la logica americana di una società basata sulla sovranità di Dio e sulla dignità umana si è dimostrata “rimarchevolmente capace” di autocritica, di pentimento e di rinnovamento.
“Gli americani hanno imparato dal proprio passato”, ha concluso l'arcivescovo Chaput. “La genialità dei documenti fondativi degli Stati Uniti è il bilanciamento che hanno raggiunto nel creare una vita civile che sia non settaria e aperta a tutti, ma anche dipendente per la sua sopravvivenza dal mutuo rispetto tra l'autorità religiosa e quella secolare. Il sistema funziona. Dovremmo esserne orgogliosi come di uno dei contributi storici che questo paese ha dato allo sviluppo morale dei popoli di tutto il mondo”.
Il testo integrale del discorso dell'arcivescovo Chaput può essere letto qui:
http://www.catholicnewsagency.com/document.php?n=1000
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Giovanni Romano
giovedì 13 gennaio 2011
Tucson - Due cattolici tra le vittime

del giudice ucciso nella sparatoria di Tucson
Il giudice federale John Roll è stato ucciso l'8 gennaio assieme ad altre cinque persone, compresa una bambina di nove anni, Christina Taylor Green.
La strage è avvenuta sabato quando il 22enne Jared Loughner ha aperto il fuoco in un supermercato locale dove la deputata democratica Gabrielle Gifford rieletta da poco stava tenendo un comizio. Loughner, un giovane asociale e ostile al governo, con una storia di turbe psichiche alle spalle, da quanto si è appreso aveva intenzione di uccidere la rappresentante verso la quale portava odio personale. La Gifford è viva ma in condizioni critiche dopo essere stata colpita alla testa a bruciapelo.
Nella sua rubrica del 12 gennaio sul Catholic Register di Denver, l'arcivescovo Chaput ha ricordato il giudice John Roll come una figura politica che viveva una vita di “potente, autentico testimone cattolico”.
L'arcivescovo ricorda un viaggio da lui fatto a Phoenix nel 2008 dove tenne l'omelia per la Messa annuale degli avvocati e i politici dello stato dell'Arizona. Quel giorno tra i fedeli c'era la moglie del giudice Roll, Maureen, “una cattolica attiva e molto determinata”.
L'arcivescovo Chaput dice che Maureen deve aver menzionato la sua omelia al giudice Roll perché dieci mesi dopo “ricevetti la prima di parecchie lettere straordinarie da suo marito”.
“E' impossibile conoscere completamente un uomo solo dalla corrispondenza”, scrive, “ma ciascuna delle lettere di Roll aveva le stesse quattro chiare caratteristiche: generosità, intelligenza, magnanimità e un sincero amore della sua fede cattolica”.
L'arcivescovo dice che due giorni dopo l'assassinio del giudice Roll ha parlato col suo assistente, l'avvocato Aaron Martin, che ha descritto il leader defunto.
Il giudice Roll era devoto a San Tommaso Moro e teneva una biografia del santo su un tavolo vicino alla sua scrivania. Era anche conosciuto come una figura paterna tra i suoi subordinati e manifestava un interesse sincero per le vite e le famiglie di coloro con cui lavorava.
“Gli piaceva assistere i primi passi dei giovani avvocati cristiani perché credeva che la loro fede gli avrebbe dato un miglior fondamento morale per la vocazione forense”, dice l'arcivescovo Chaput.
Il giudice Roll leggeva un certo numero di pubblicazioni cattoliche ogni domenica mattina prima della Messa per imparare di più sulla propria fede. Andava anche a nuotare ogni mattina alla sede locale dell'YMCA e si recava alla Messa quotidiana ogni volta che gli fosse possibile. Avebbe compiuto 64 anni l'8 febbraio, e lascia tre figli e cinque nipoti.
Secondo Aaron Martin, Maureen e John Roll si conoscevano da quando avevano quattordici o quindici anni.
“Sono stati, per tutto il tempo che hanno vissuto insieme, il migliore amico l'uno per l'altra”, dice l'arcivescovo Chaput, “avrebbero celebrato il loro quarantunesimo anniversario di matrimonio verso la fine di questo mese”.
“In conclusione, John Roll era un uomo di insolita signorilità spirituale”, osserva l'arcivescovo. “Nonostante le loro differenze politiche, il giudice Roll e la deputata Gabrielle Gifford, una democratica, avevano una relazione cordiale basata sul rispetto reciproco”.
Precisamente a motivo delle loro differenze, dice l'arcivescovo, il giudice Roll cercava di andare a salutare la Gifford ogni volta che poteva quando lei tornava nel suo collegio elettorale.
“La mattina della sua morte, il giudice Roll andò a Messa, e alle 9,55, secondo Martin, uscì di casa 'giusto per fare un salto' al comizio della Gifford come gesto di cortesia, per dirle ciao”.
“Non è mai più tornato a casa”.
“Questa vita passa”, dice l'arcivescovo Chaput nelle sue conclusioni. “L'eternità rimane per sempre. Dobbiamo agire di conseguenza in questo mondo, vivendo una vita cristiana di servizio agli altri”.
“Maureen e John Roll hanno condiviso una vita di tranquilla, forte, autentica testimonianza cattolica. Per favore ricordateli entrambi, e tutta la loro famiglia, nelle vostre preghiere”.
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