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lunedì 1 agosto 2022

"Silence": un fim girato dalla parte dei persecutori


Non ho visto il film di Scorsese e non penso che lo farò, perché le scene di tortura mi fanno molta impressione, e in questa pellicola certamente non mancano. Sono dunque costretto a scrivere, per così dire, di seconda mano e per sentito dire, ma mi è parso di capire che il film è stato salutato con grande entusiasmo dalla maggioranza dei commentatori anche cattolici, e accolto con scetticismo da una esigua minoranza. Per una più ampia presentazione del film e della trama, suggerisco l'articolo di Brad Miner pubblicato l'11 gennaio 2017 sul sito La Nuova Bussola Quotidiana (www.lanuovabq.it) al link http://tinyurl.com/hvdkzg4.

Credo sia necessario fare tre premesse.

In primo luogo, il film viene a colmare una secolare lacuna storica, anzi una vera e propria congiura del silenzio sulle persecuzioni e i massacri dei cattolici giapponesi nel secolo XVII, persecuzioni che furono addirittura giustificate e applaudite nientemeno che dall'Apostolo della Tolleranza, Voltaire (vedi alla voce «Giappone» nel suo «Dizionario filosofico»). Proprio su questo punto, tra parentesi, il titolo del film si rivela in tutta la sua pregnanza: le persecuzioni furono così feroci da ridurre effettivamente al silenzio la cristianità giapponese per oltre due secoli. Silenzio poi, quando non aperta connivenza (come nel caso del sopracitato Voltaire) degli intellettuali illuministi in Europa (e ne vedremo la ragione più profonda che non fu certo motivata dalla paura). Silenzio infine dalla stessa Chiesa Cattolica che forse volle nascondere lo smacco più cocente della sua attività missionaria ed esorcizzare la domanda posta dal film: è proprio vero che il cristianesimo è positivo, è un bene per tutti gli uomini, per tutte le nazioni, per tutte le culture, o è piuttosto un fattore di divisione, di turbativa delle coscienze, di ribellione all'ordine costituito e di infiacchimento dello stato? (Gibbon docet!).

Seconda premessa: siamo sicuri che il film prenda realmente le parti dei perseguitati o piuttosto giustifica indirettamente i loro persecutori attraverso il trionfo dell'apostasia? Per meglio dire: a giudicare dalla trama, il film sembra propendere a favore di coloro che abiurarono sotto la tortura o la minaccia della tortura, e tratta da fanatici irresponsabili quelli che rimasero fermi nella fede perché attirarono l'ira delle autorità sulla loro comunità ed esposero sé stessi, le loro famiglie e i loro amici a violenze di ogni genere in nome della loro "ostinazione".

Terza premessa: la misericordia. In questo film, se ne ho capito bene la trama, la misericordia e il perdono vanno non tanto ai persecutori quanto a coloro che hanno rinnegato la fede o peggio ancora tradito i loro fratelli.

Intendiamoci: qui non si tratta di giudicare nessuno, meno che mai gli uomini e le donne che dovettero affrontare quelle situazioni spaventose e i drammi di coscienza che comportavano. Si può invece, anzi si deve, prendere posizione nei confronti di chi ha girato il film, di come abbia letto quella vicenda storica e soprattutto di quale messaggio ha voluto far passare.

Cominciamo innanzitutto con il constatare che la persecuzione in Giappone fu condotta con una determinazione assolutamente spietata e con criteri quasi scientifici per l'epoca, e a differenza delle persecuzioni in Occidente, ebbe un successo quasi completo. Questo per due ragioni: in Occidente il cristianesimo riuscì a fare propria la filosofia greca che già apparteneva al mondo classico, e si trovò a operare in una struttura statuale ancora regolata dal diritto romano che temperava l'assolutismo dell'imperatore (che ad esso anzi si richiamava apertamente). Nessuno di questi due elementi esisteva in Giappone. Sotto questo aspetto Voltaire aveva ragione, a modo suo: il cristianesimo possiede effettivamente una carica di destabilizzazione sociale (sarebbe più corretto dire: di rifondazione dei rapporti umani), una carica tanto più dirompente in una società come quella giapponese in cui l'obbedienza cieca all'imperatore e alle autorità, il conformarsi all'armonia sociale mascherava il più crudo dispotismo e i rapporti sociali più iniqui. Non è un caso che al cristianesimo aderirono non solo esponenti delle classi alte ma numerosi contadini poveri e sfruttati, che per la prima volta in vita loro vedevano riconosciuta la loro dignità di esseri umani e figli di Dio.

Il cristianesimo, inoltre, desacralizzava la figura dell'imperatore (e dunque tutta la piramide sociale che ne dipendeva) trasformandolo agli occhi dei cristiani in un essere umano dotato certamente di autorità ma sottoposto anch'egli alla legge e al giudizio di Dio.

Non so se il film colga questi punti, ma a giudicare dalla trama direi che si metta piuttosto dalla parte dell'ordine costituito. Ad esempio, uno dei protagonisti del film è un ex cristiano o sacerdote che non solo ha apostatato, ma si è trasformato nel più accanito e spietato persecutore dei cattolici (il contrario di San Paolo!). Le pressioni che costui è capace di esercitare sui fedeli sono incredibili. Oltre alle più barbare torture fisiche, usa metodi di pressione più raffinati, come ad esempio la tortura psicologica contro il sacerdote che non vuole abiurare e che viene costretto ad assistere alle sevizie e all'uccisione dei suoi parrocchiani. L'inquisitore non esita a rinfacciargli la sua fede: «Perché ti ostini tanto stupidamente con il tuo orgoglio? Cosa ti costa sfiorare appena appena col piede questa immagine di Cristo?1 Fallo, e noi cesseremo le torture e lasceremo andare i tuoi amici. Se invece moriranno tra i tormenti sarà solo colpa tua!».

Un sistema degno della Gestapo e dell'NKVD, che sarebbero venute ben tre secoli dopo! Non credo che il regista, in nessun punto del film, faccia osservare che tanta crudeltà dipende dalla libera volontà dei persecutori, non certo dai perseguitati, e che non si può accettare un ricatto morale tanto grossolano. Nessuno può scaricare sugli altri la responsabilità della sofferenza che ha scientemente deciso di infliggere ai suoi simili.

Un altro argomento che probabilmente compare di frequente nel film è che il cristianesimo non sarebbe adatto alla civiltà giapponese, sarebbe anzi un corpo estraneo, un'imposizione venuta dall'esterno e teleguidata dal Vaticano. Questo naturalmente è un sofisma: se le cose stessero veramente così non sarebbe stato necessario perseguitarlo con tanta violenza, perché l'appello dei missionari non avrebbe trovato proseliti e sarebbe caduto nel vuoto come quello di San Paolo all'Aeropago. Ho già mostrato quale carica dirompente avesse il cristianesimo nei confronti di una delle società più chiuse, conformiste e repressive del mondo, una società in cui l'individuo semplicemente non esiste come persona ed è sempre spendibile nell'interesse della comunità (o meglio del potere). Qui mi interessa affermare che la vulgata del film è una piena giustificazione del relativismo e delle culture a compartimenti stagni, senza possibilità di interazione reciproca. O meglio: secondo questa vulgata sono sempre i cristiani che devono «aprirsi» alle altre culture, ma il viceversa sarebbe sempre prevaricazione e imposizione. Questo finisce per avere due conseguenze: ghettizzare il cristianesimo entro la cultura occidentale (e sappiamo quanto questa cultura sia capace di auto-denigrazione, come disse a Subiaco l'allora Card. Ratzinger nel settembre del 20052), e negare che esso sia capace di parlare all'uomo in quanto tale, sotto qualsiasi latitudine, comprendendo e abbracciando le esigenze più fondamentali del cuore umano che è il medesimo in tutti.

In ultimo la misericordia dei cristiani. Forse è questo il punto più toccante e umano del film. Uno dei protagonisti è un traditore apostata che ha fatto imprigionare e torturare un sacerdote suo amico fraterno. Continua a tradire ma torna sempre da lui a chiedere l'assoluzione perché ogni volta ammette la sua colpa, e ogni volta viene perdonato e assolto. Questo è un punto importante. La misericordia opera quando c'è almeno il riconoscimento di quello che si è e di quello che si è fatto. La misericordia invece è vana verso chi compie il male rivendicandolo come suo diritto o peggio ancora come suo merito. Se poi il film volesse insinuare che l'idea che qualunque comportamento sarà comunque perdonato, ne lascio l'eventuale responsabilità al regista e soprattutto all'autore del libro da cui il film è tratto.

Permettetemi dunque, alla fin dei conti, di non unirmi al coro di tante voci, anche cattoliche, che hanno subito gridato al capolavoro. Può esserlo quanto alla superba recitazione degli attori, ma dal punto di vista del contenuto ne sono molto meno sicuro.

Giovanni Romano

1 . Si allude al calpestamento del Crocifisso o di una immagine sacra per provare la propria rinuncia al cristianesimo.


2 . Vedi http://tinyurl.com/z4feu42


martedì 21 luglio 2015

"Se anche avessi la carita`, ma non avessi la fede, niente mi giova..."


No, non e` una parodia di San Paolo. E` un giudizio sulla nostra epoca. Mi e` stato ispirato dalla vicenda di Sarah Fabbri, l'infermiera che ha postato uno sfogo estremamente drammatico sulla morte di un 16enne a Riccione per una pasticca di Ecstasy. Lei faceva parte dell'equipe di rianimazione che non ce l'ha fatta a salvare il ragazzo. Ecco qui la sua testimonianza:

“Ho quasi sempre elogiato il mio mestiere per le tante soddisfazioni che da. Ma chi non è in questi panni non può capire cosa voglia dire dover rimanere impassibili e freddi quando ti trovi un ragazzo di 16 anni sulla barella della sala emergenza alle 4 di mattina in arresto cardiaco per colpa di una pasticca che non avrebbe dovuto prendere. E sei li che lo massaggi impassibile ma nella mente pensi “avanti forza reagisci”, ma nonostante l’ora e mezza di massaggio cardiaco l’onda di quel cuore che già da un po’ non batte, rimane piatta. E dopo aver fatto il possibile ci si arrende all’evidenza che l’alba che stai guardando tu, sfinito, lui non potrà vederla. E pensi ai suoi genitori che ancora non sanno di non poter mai più parlare con lui, litigare con lui, ridere con lui, festeggiare con lui.
Poi arrivano trafelati, sanno che il figlio sta male ma non che giace steso, freddo ed esangue su un lettino. E allora il medico glielo comunica e lì una delle scene peggiori a cui mai si possa assistere. I pianti, le grida, i malori… “rivoglio il mio bambino vi prego” e tu sei li che non puoi far niente se non continuare ad essere professionale.
Non siamo avvocati, non siamo banchieri, ne cassieri, ne muratori… per NOI il lavoro non finisce al marcatempo, ce lo portiamo a casa con tutti i risvolti che comporta. E mentre sei in macchina stanco per il turno di notte, distrutto per le scene a cui hai assistito, scoppi a piangere e scarichi finalmente tutta la rabbia che hai contro le ingiustizie che a volte riserva la vita.
SEDICI ANNI, CAZZO.
Io spero solo che un giorno si possa andare a raccogliere uno ad uno tutti quelli che fanno della droga un business, per poi chiuderli nel loro caro Cocoriccò e sganciare una bomba a mano che non faccia rimanere di loro neanche il ricordo.
Sono arrabbiata, sono stanca e sono triste perché il vostro caro Dio poteva donarlo a noi il potere di fare miracoli.
Salvare una vita umana è più importante del moltiplicare i pani e i pesci.
E VAFFANCULO, perché quando ci vuole ci vuole.
Riposa in pace angelo bello….
Sarah" 

Come ormai avviene di solito, la Rete ha reagito in maniera isterica e scomposta scatenando una pioggia di insulti gratuiti e inaspettati. Si sono offesi i medici, si sono offesi i proprietari di discoteche, si sono offesi i promotori della legalizzazione delle droghe e buoni ultimi anche i cattolici per via dell'invettiva e del sarcasmo finale contro Dio.

Da credente non mi sento offeso, ma rattristato si. Rattristato dalla totale diseducazione al senso religioso cristiano in cui abbiamo lasciato le nuove generazioni. Che gelo si prova a leggere quello sprezzante "il vostro Dio", buttato li` come se la cosa non la riguardasse per niente, come se fosse roba ormai per pochi bigotti fissati, o peggio ancora come se Dio fosse un carnefice che condanna le sue creature alla sofferenza e alla morte. 

Sarebbe banale osservare che Gesu` moltiplicando i pani ha salvato almeno cinquemila vite, senza contare i miracoli di resurrezione che ha operato. E probabilmente se ci fossero un giro piu` cristiani forse circolerebbe un po` meno Ecstasy. Ma ormai il Dio cristiano (insisto su questo termine, con altre divinita` non si osa) e` diventato la testa di turco contro cui sfogare ogni sorta di odio, di risentimento, di frustrazione. Proprio come la folla che sputava addosso a Cristo!

Conosco bene questa tentazione di rabbia perche` la provo ogni giorno quando vedo declinare inesorabilmente i miei anziani genitori, e mi prende esattamente il senso di smarrimento e di impotenza che ha provato lei, perche` il peggio potrebbe succedere da un momento all'altro, anzi certamente succedera`. Ho conosciuto l'abbandono senza ritorno quando una mia grande amica e` morta di cancro dopo una lunga e dolorosissima agonia. Ma checche` ne pensino gli atei, la fede non e` un anestetico, se mai fa sentire di piu` la preziosita` di una vita e il dolore per vederla spegnersi.

E allora il punto qual e`? Che non puo` bastare un cuore grande e generoso, non possono bastare impegno, professionalita`, entusiasmo, di fronte allo scandalo del limite e della morte. A Sarah Fabbri e a tanti altri come lei la carita` non manca (1). Il suo senso di umanita`, la sua immedesimazione con la sofferenza degli altri sono assolutamente ammirevoli. Ma proprio come conseguenza della diseducazione al senso religioso cristiano lei "cade" drammaticamente sulle altre due virtu`: la fede e la speranza. Certo, la fede puo` ridursi a "discorso corretto e pulito": si possono dire tutte le parole "giuste" e lasciare l'altro indifferente o ancora piu` ostile. La speranza troppo spesso viene scambiata con l'utopia, anche in ambito cristiano. Da dove ripartire, allora?

Dal riconoscimento di essere bisognosi noi per primi. Di essere manchevoli, di non essere Dio onnipotente (cosa che la ragazza rinfaccia a Dio ma in realta` rimprovera a se stessa). E` qui lo schianto di Sarah. In nessun punto della sua testimonianza emerge la consapevolezza che la prima persona ad avere bisogno di aiuto e` lei. Potra` sembrare una bestemmia, e forse lo e`, ma questo atteggiamento mi sembra speculare alla mentalita` che ha condotto all'uccisione di Eluana Englaro. Tanto per chi si prodiga a favore degli altri ma solo a partire da se` quanto per chi sostiene la soppressione degli altri a partire da se`, la vita e` un'avventura insensata, crudele, ultimamente cattiva. In entrambi i casi l'orizzonte e` chiuso a ogni speranza.

Come diventera` questa ragazza tra qualche anno? Cosa vuol dire quando scrive che vuole diventare "una brava infermiera"? Ha gia` dimostrato di esserlo, molto al di sopra della media! Io spero tantissimo che non perda nulla della sua umanita`, che la sua generosita` non si rovesci nella rassegnazione e nel cinismo. Spero che lei incontri quanto prima qualcosa di vero e soprattutto qualcuno dal quale lei accetti di farsi aiutare. Chissa`, forse un viaggio in Paraguay e una visita alla comunita` di Padre Aldo Trento potrebbero farle cambiare qualche idea...

Giovanni Romano

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(1) Qui ovviamente si intende la "carita`" nel senso volontaristico di "impegno per gli altri", non come la virtu` teologale dell'amore per Dio che si trasforma in positivita` per la vita e amore per il prossimo.

domenica 19 luglio 2015

Un Papa peggiore di Hitler?


Avevo gia` criticato l`approssimazione e le fantasie dilettantesche del sito internet Storia in Rete a proposito del ritrovamento della supercorazzata Musashi (vedi qui). Ho scoperto di recente War History Online, un altro sito che contiene errori e omissioni ancora piu` grossolane, oltre a una marcata tendenziosita` anticattolica e piu` in generale anticristiana.

Mi sono infatti imbattuto in questo articolo: 8 figure storiche che furono altrettanto folli di Adolf Hitler. In questo elenco, largamente incompleto (come vedremo), compaiono degnamente Stalin, Pol Pot, Robert Mugabe, la dinastia nordcoreana dei Kim, Mao-Tse-Tung e Gengis Khan. Ma stranamente chi apre questa lista di criminali e`... un Papa, Urbano II, "reo" di aver bandito la prima Crociata. Si noti anche che il membro meno noto di questo elenco e` il cinese Hong Xiuquan, un "cristiano", (benche` lo stesso sito ammetta trattarsi di un eretico) che fece guerra agli stessi cristiani oltre che all'Imperatore. Anche di lui parleremo tra breve, ma ora discutiamo brevemente la figura di Urbano II.

Il sito commette una deliberata falsificazione (del resto, aspettarsi un giudizio positivo sulla Chiesa dagli anglosassoni e` come chiedere a un alcoolizzato di scrivere contro il vino) perche` Urbano II non bandi` la Crociata di propria iniziativa bensi` ratifico` quello che fu un vero e proprio movimento insurrezionale in tutta Europa, stanca delle prepotenze, delle invasioni e dei delitti dei musulmani contro i cristiani in Terra Santa. Le Crociate furono una guerra piu` difensiva che offensiva, in nessun caso si parlo` di conquistare la Mecca, e anzi servirono a frenare l'"irresistibile" espansione islamica e risparmiarono alla Cristianita` europea secoli di umiliazioni e di schiavitu`.

Proprio qui si rende evidente l'incompletezza tendenziosa di questo elenco. Tra i tiranni sanguinari non e` menzionato un solo musulmano. Non Saladino, non Solimano il Magnifico, non uno tra i tanti sultani che portarono guerra e strage ai cristiani. Un silenzio tanto piu` odioso quanto piu` vile. Si tace anche su figure sinistre come l'assiro Assurbanipal che si vanto` di aver fatto scorticare vivi i prigionieri e sventrare le donne incinte. Manca Tamerlano con le sue piramidi di crani che non avevano niente da invidiare a quelle di Pol Pot. Manca Bokassa il cannibale. Mancano Caligola, Nerone e Domiziano, per non parlare di Vespasiano e Tito che sterminarono gli Ebrei e li condannarono alla deportazione. Per questo motivo non mi e` mai piaciuto stilare elenchi come quelli di questo articolo. C'e` sempre posto per qualcun altro, e ogni caso va studiato a se`.

Dicevamo di Hong Xiuquan. Dal suo breve profilo biografico scopriamo che era un uomo di umili origini molto dotato di intelligenza e carisma, che venne frustrato nelle sue ambizioni e "si rifece" diventando capo di una setta, occupando la citta` di Nanchino e governandola come una ferrea teocrazia basata sul terrore, in cui ai sudditi era vietato praticamente tutto mentre lui praticava il concubinaggio su larga scala.

Non vi ricorda nessuno? Qualche lettore esperto di storia avra` gia` trasalito. Ma certo, sembra il ritratto di Giovanni di Leida, il capo degli anabattisti di Münster! I paralleli sono sconcertanti. Anche lui di umili origini, anche lui un ambizioso frustrato, anche lui un eretico, anche lui capo indiscusso di una setta che occupo` una citta` e la terrorizzo` con un regime fanatico e spietato. Anche lui impose il piu` rigido puritanesimo ai suoi seguaci mentre personalmente si concesse tutto. E allora perche` non menzionarlo tra gli otto (o dieci, o venti) individui peggiori della storia? Come mai Giovanni di Leida e` abitualmente trattato come un eroe e un martire, non come un dittatore e un assassino? Forse perche` perseguito` i cattolici?

War History Online (e tante altre come lei): se la conosci la eviti.
Giovanni Romano

lunedì 12 gennaio 2015

Credere in Dio dopo "Charlie Hebdo"

Che cosa è realmente accaduto l'11 gennaio 2015 a Parigi con l'immensa manifestazione contro il terrorismo, nata quasi spontaneamente dopo la strage del “Charlie Hebdo”? È stato un momento di unità o di divisione? È stata la Marcia della Libertà di Pensiero o la Marcia del Pensiero Unico? E soprattutto: è stato o no l'evento a partire dal quale l'uomo europeo si è gettato definitivamente alle spalle ogni appartenenza religiosa, con particolare riferimento al cristianesimo?

A onta della grandissima partecipazione popolare e della folta rappresentanza di capi di stato, si può dire che questa manifestazione più che unire ha diviso. A livello internazionale resterà memorabile la diserzione degli Stati Uniti. Sul piano interno, un movimento politico importante e in ascesa come il Front National è stato emarginato e posto quasi sullo stesso piano dei terroristi islamici. La marcia è stata di fatto monopolizzata da una sinistra in difficoltà e da un presidente in crollo verticale di consensi. Ha riaffermato solennemente tutti i dogmi del pensiero unico: la scontata condanna del “razzismo” (che con questa strage non c'entrava affatto), l'accoglienza, la convivenza, il meticciato, l'integrazione, il rifiuto della propria identità eccetera eccetera, senza interrogarsi per nulla sulle radici in primo luogo religiose di un attacco all'Europa e all'Occidente che dura ormai da quarant'anni e che diventerà molto più grave in futuro.

Ma soprattutto il risultato a lungo termine della manifestazione potrebbe essere l'aver gettato l'ombra del dubbio e della sfiducia sulle religioni, mettendo indiscriminatamente nello stesso calderone il fondamentalismo islamico e l'appartenenza religiosa cristiana. Il luogo comune per il quale “le-religioni-sono-portatrici-di-violenza” rischia di diventare davvero, e definitivamente, parte integrante della mentalità dell'uomo medio occidentale da ora in poi.

Quale religione uscirà più colpita, l'islam o piuttosto il cristianesimo? Dire le lodi mattutine a scuola prima di cominciare le lezioni sarà considerato un atto grave quanto massacrare la gente con il Kalashnikov? Obiettare all'aborto in nome della propria fede sarà considerato alla stessa stregua dell'incitamento all'odio razziale o dell'organizzazione di una cellula terroristica? Esporre un presepe sarà come far saltare in aria una sinagoga? I manifestanti di Parigi sono disposti a difendere anche queste libertà, o solo la possibilità di esercitare ad libitum ogni corso del pensiero, non importa dove vada a finire?

Non è uno scenario futuribile. Sono cose che già stanno avvenendo in tutta Europa, specialmente nella Francia laica e repubblicana, con la repressione violenta delle manifestazioni contro il “matrimonio” omosessuale, l'arresto delle Sentinelle in piedi e l'incarcerazione di un anziano che aveva regalato scarpine da neonato a una donna che voleva abortire, la proibizione di portare simboli religiosi. Di tutte queste limitazioni l'islam risente molto meno del cristianesimo perché non riconosce legittimità alle norme e ai valori in contrasto con la sha'ria. e anzi con la sua struttura comunitaria sta creando una società parallela in cui le leggi dello stato non valgono più. Il caso estremo è quello dell'Inghilterra che ha ufficialmente riconosciuto la validità dei tribunali islamici, rinunciando di fatto al principio di uguaglianza davanti alla legge e ad esercitare la sovranità sul proprio territorio.

Ma, ancora più a fondo, quel che è accaduto costringe a porsi la domanda se davvero si può continuare a credere in Dio dopo la strage del Charlie Hebdo. Ma in quale Dio? Un Dio dispotico che ordina di uccidere, conquistare, sottomettere e fare la guerra? Un Dio d'amore che però si dimostra impotente a impedire stragi e massacri? Allora forse la comune, laica fratellanza umana? Ma come si può parlare di fratellanza se si scartano i non nati e si eliminano gli anziani e i malati, e mai le persone sono state così lontane e sole come ora che si parla tanto d'”amore”?

La manifestazione di Parigi lascerà come strascico, probabilmente, un inasprimento del laicismo più che un rifiorire della vera libertà di pensiero. Ma a coloro che brandiscono le matite vorrei ricordare che con quelle si può creare anche bellezza, come questa:



Ditemi voi se chi ha disegnato questo quadro era meno libero e meno felice di chi usa il disegno solo per fare satira.

Giovanni Romano

domenica 4 gennaio 2015

Una domanda su "Coraline"

Come mai nel film Coraline sono i cattivi, gli pseudo-genitori coi bottoni al posto degli occhi, quelli che a tavola recitano la preghiera, mentre i buoni (Coraline compresa) usano gli amuleti, leggono il futuro nelle foglie del tè e usano la bacchetta del rabdomante?

Non è questo un modo abbastanza grossolano di attaccare la preghiera (quella cristiana, ça va sans dire), e di diffondere la superstizione?

E questo sarebbe il mondo adulto ed emancipato dal cristianesimo?

Giovanni Romano

giovedì 11 dicembre 2014

BBC's Sheer Hypocrisy About "Non-Muslims"

In a particularly disgusting display of politically correct cowardice, the BBC labeled the victims of the latest Boko Haram's attack in the north of Nigeria as "non-muslims" instead of "Christians".

It is deeply offensive for the victims to be defined in such a negative, nonexistent way, as they were something less than Muslims, people deprived of their faith, their identity, their faces.

Why such a reticence about telling the truth? The answer lies undoubtely in the ever increasing (and menacing) Muslim presence in the UK, which is gaining control of the media and of the BBC itself. Besides, the spread of secularism among the British themselves is to blame, what George Orwell described as the "frozen disgust" in hearing the word "God". Being Christian and believe in Christ has become unbecoming and embarrassing, something to be censored and silenced as much as possible.

Telling the truth, so it seems, might unleash a clash of civilizations which is brewing under the surface, however vehemently the media are trying to conceal it.

But cowardice has never averted a single conflict, quite the contrary. It emboldens the bullies and weakens the resistence against evil. Muslims all over the world will feel encouraged to attack and kill "non-Muslims" everywhere with a fair certainty of moral impunity, since their victims are deprived of the right to their religious identity, like being killed twice.

BBC's stance is not only coward but racist as well: perhaps unwittingly, the British media have repeated literally the segregation against non-Muslims along the motorway to Mecca (see picture). Is that segregation and slavery the fate awaiting us in Europe, with the complicity of BBC's political correctness?

Giovanni Romano

TRADUZIONE:

L'IPOCRISIA ASSOLUTA DELLA BBC SUI "NON-MUSULMANI"

In una dimostrazione particolarmente disgustosa di codardia politicamente corretta, la BBC ha definito le vittime dell'ultimo attacco di Boko Haram nel nord della Nigeria semplicemente come "non-musulmani" anziché "cristiani".

È profondamente offensivo per le vittime venire definite a partire da un negativo, come se non esistessero, come se fossero qualcosa di meno dei musulmani, persone private della loro fede, della loro identità, dei loro volti.

Perché una tale reticenza nel dire la verità? La risposta è da cercare indubbiamente nella presenza sempre crescente (e minacciosa) dei musulmani nel Regno Unito, che sta prendendo il controllo dei media e della stessa BBC. Inoltre, è da imputare la diffusione del secolarismo tra gli stessi inglesi, quello che George Orwell definì "il raggelato disgusto" a sentir nominare la parola "Dio". Essere cristiano e credere in Cristo è diventato inappropriato e imbarazzante, qualcosa da censurare e mettere a tacere il più possibile.

Dire la verità, a quanto pare, potrebbe scatenare uno scontro di civiltà che cova sotto la cenere, per quanto i media stiano cercando di nasconderlo con veemenza.

Ma la codardia non ha mai evitato nessun conflitto, piuttosto il contrario. Incoraggia i prepotenti e indebolisce la resistenza contro il male. I musulmani di tutto il mondo si sentiranno incoraggiati ad attaccare e uccidere dappertutto i "non-musulmani" con una dicreta certezza di impunità morale, dal momento che le loro vittime vengono private del diritto alla loro indentità religiosa, come essere uccisi due volte.


L'atteggiamento della BBC non è solo codardo ma anche razzista: forse inconsapevolmente, i media britannici hanno ripetuto alla lettera la segregazione contro i non-musulmani sull'autostrada che conduce alla Mecca (vedi foto). Questa segregazione e questa schiavitù sono forse il destino che ci attende in Europa, con la complicità della politicamente corretta BBC?

venerdì 14 novembre 2014

Contro il pensiero unico c'è una sola strada: la verità

Mi permetto di riportare il magnifico articolo di Mario Adinolfi a commento dell'indegna, ossessiva campagna anticattolica e ormai anche anticristiana che imperversa su tutti i media, di cui gli insulti e le provocazioni su La7 sono solo l'ultima espressione. Di mio aggiungo solo questo: non è vero, come sosteneva forse troppo ingenuamente mons. Antonio Bello, che i cristiani sono odiati solo perché non sono coerenti. Senza nulla togliere al dovere della coerenza, i cristiani sono odiati perché esistono, perché il loro modo di vivere è in rotta di collisione con un mondo che fa un diritto di ogni voglia e istinto. Piegarsi al "politicamente corretto" non serve a niente, serve solo ad attirarsi un disprezzo ancora maggiore. 

Giovanni Romano

C'E' UNA SOLA STRADA
di Mario Adinolfi per La Croce


Guardavo le Femen a La7 bestemmiare Dio, insultare Papa Francesco e la Chiesa, con il plauso della giovane conduttrice che l'indegna gazzarra aveva voluto e organizzato, con un ospite disgustato che non reggeva e se ne andava dallo studio. Guardavo tutto quel caos, quella paccottiglia ideologica senza capo né coda con parole sconclusionate, inutili tette al vento e lancio ossessivo di anticoncezionali. Guardavo dopo aver visto su un altro canale lo show in assoluto più amato dai giovani, che piace anche a me per via della gara tra talenti musicali, che si era aperto con una canzone "contro l'omofobia degli estremisti cattolici" e si era snodato con continui quanto generici attacchi alla religione e al Vaticano.

Guardavo sgomento le Femen, Giulia Innocenzi, Fedez, Hozier, il rapper gayfriendly e tutti avevano un solo obiettivo: demolire la Chiesa, tra applausi obbligatori, senza dissenso possibile. Con la giovane conduttrice a ripetere quattro volte come un'ossessa davanti a qualche ragazzo dubbioso in studio: "Non capisco come un giovane italiano del 2014 possa essere contrario alle Femen". E io, che pure in Chiesa sono pecora nera, mi chiedevo: "Non è che è finita, non è che abbiamo già perso?".

Pensavo alle mazzate che ho preso per aver chiesto alla tv dei vescovi di non srotolare per favore il tappeto rosso davanti a Luxuria che già parla a reti unificate, pensavo a quelle istantanee che ho preso sui social per aver protestato con undici parole contro lo show delle Femen, pensavo all'autocensura che mi ero imposto quando ho saputo che l'arcidiocesi di Milano aveva "chiesto scusa" (chiesto scusa) per aver cercato di sapere a tutela delle famiglie in quali scuole si insegnassero ai bimbi dai quattro ai sei anni o appena più grandicelli le virtù del sesso anale e il fatto che maschio e femmina sono convenzioni sociali intercambiabili secondo la più bieca ideologia del gender, pensavo alla censura che avevo imposto io a un amico che aveva scritto un ottimo pezzo sulle sentenza della Cassazione che ha definito la pratica dell'utero in affitto "contraria alla dignità umana" e di conseguenza ha tolto un bambino ad una coppia che se l'era andato a comprare in Ucraina, non volevo che ti colpissero le stesse grandinate di insulti che colpiscono me, scusa Lorenzo Ciampoli.

Pensavo che abbiamo una grande responsabilità, grava personalmente su ciascuno di noi, dobbiamo decidere. Sono due le strade possibili: o pensiamo che la caotica paccottiglia ideologica a favore del matrimonio gay, dell'utero in affitto, delle teorie del gender sia ormai inarrestabile ed è inutile mettersi di traverso, dunque prepariamoci a vedere nel 2015 varate in Italia normative sul "matrimonio egualitario" e la "stepchild adoption", solo come primo assaggio di una devastazione antropologica che trasformerà le persone in cose, i bambini in oggetto di compravendita, gli uteri in oggetti di locazione, il diritto di un figlio ad aver una madre e un padre in un vago ricordo da sacrificare sull'altare della nuova idolatria del genitore 1 e 2; oppure pensiamo che contro questa folle, insensata deriva ci batteremo con tutte le forze e susciteremo un'opinione pubblica in grado di resistere e dire no a questa paccottiglia ideologica, senza remore e senza autocensure, senza complessi d'inferiorità o tentazioni d'ossequio al pensiero unico che sembra imperante e invece è violento perché è fragile.

Per quanto mi riguarda c'è una sola strada e non me ne frega niente se testimoniare la verità espone al massacro, magari anche a dover star sotto al fuoco amico. Sappiatelo, però: se vorrete percorrere quella strada, nella bisaccia dovete mettere tanto coraggo. Una delle più note soubrette italiane, solo per aver retwittato un video da me postato per informare con puntualità sull'eutanasia, è da giorni sotto la gragnuola di insulti della teppaglia Lgbt che con violenza si è organizzata in rete per mandare un messaggio chiaro e ridurre al silenzio chiunque osi mettere in discussione i loro dogmi: o ti uniformi al pensiero unico o da mattina a sera ti faremo sentire reietta. La soubrette, comunque, è strutturata e resiste.

C'è una sola strada e nel tempo degli strani inviti a Luxuria, delle arcidiocesi che chiedono scusa, di Repubblica che racconta che sulle unioni gay c'è l'ok dei massimi vertici ecclesiali e manco arriva una smentita, in questo tempo faticosissimo abbiamo capito che quella strada dovremo percorrerla "a spalle scoperte". Però grazie a questo piccolo quotidiano che non è neanche ancora uscito in edicola e ha già attorno tanto affetto, grazie al tour di Voglio la mamma in cui ho incontrato decine di migliaia di persone in teatri e palazzetti, grazie al coraggio che mettete battendovi come leoni anche sui social network, ho capito che le spalle ce le copriamo insieme.

C'è una sola strada, perché se stiamo zitti passano le leggi e passano subito. Poi non meravigliamoci, non scandalizziamoci, non lanciamo allarmi se leggiamo che in Germania i genitori che non mandano i bambini di quattro anni a lezione di sesso anale e ideologia del gender vengono arrestati e tradotti in carcere, che in Francia hanno arrestato padri di famiglia per la sola colpa di aver addosso la maglietta di Manif pour tous che riproduce i bambini con mamma e papà e dunque è omofoba, se in Gran Bretagna si viene arrestati per omofobia in base al principio per cui "sei omofobo se la vittima ritiene che sei omofobo". Non lamentiamoci perché sono dirette e logiche conseguenze delle norme emanate. Se la mobilitazione delle Sentinelle In Piedi, dei circoli VLM, di La Manif Pour Tous Italia, di Costanza Miriano, di Marco Scicchitano, di padre Maurizio Botta dei Cinque Passi (oggi alle 17 alla Chiesa Nuova alle 21 ripartono, non mancate), di tanto popolo coraggioso non ci fosse stata, oggi il ddl Scalfarotto sarebbe legge e quegli arresti con condanne fino a sei anni di carcere ci sarebbero anche in Italia. Certo che la mobilitazione costa, le Sentinelle sono state massacrate di botte in alcune piazze e hanno raccontato che erano "fautrici di violenza". Il primo prezzo da pagare è che ribalteranno la verità, diranno a Davide che è Golia. Siete disposti a lottare come Davide, anche con un po' d'astuzia e di baldanza contro la forza brutale del pensiero unico? Siete disposti a farlo senza avere neanche le spalle coperte? Per me non c'è alternativa. O questo o le norme che da questo pensiero unico violento e irrazionale saranno rapidamente partorite, contro i bambini, contro la vita, contro la famiglia. C'è una sola strada.

Guardavo le Femen insultare la Chiesa e Papa Francesco e pensavo. Pensavo anch'io: l'irrazionale è ineluttabile, ciò che è senza senso e dunque ingiusto sta prevalendo. Era mezzanotte, quasi m'addormentavo addolorato. Meno male che è arrivato Gilbert Keith Chesterton a svegliarmi: "La cosa più saggia è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale". C'è una sola strada. Non subiremo, non sussurreremo.

martedì 11 giugno 2013

Il leone di Philadelphia e i giochetti di Obama

L'arcivescovo Charles J. Chaput di Philadelphia dice che gli americani devono svegliarsi di fronte alle minacce contro la libertà religiosa, date le nuove rivelazioni sull'attività dell'IRS (1) che prende di mira i gruppi religiosi, nonché sulle continue vessazioni imposte dall'obbligatorietà dell'HHS (2).

“I giorni in cui gli americani potevano dare per scontata la libertà religiosa come la intendevano i padri fondatori sono finiti. C'è bisogno che ci svegliamo”, ha dichiarato l'arcivescovo Chaput nella sua rubrica del 24 maggio per il sito Catholicphilly.com.

“La pressione mirata dell'IRS sugli individui e le organizzazioni religiose ha attirato ben poca attenzione dai media. Né dovremo aspettarcene nessuna nel prossimo futuro”, ha detto.

“Ma l'ultima porcheria dell'IRS è una avvisaglia del trattamento di sfavore che i gruppi religioso dovranno affrontare in futuro, se resteranno addormentati durante il dibattito nazionale sulla libertà religiosa che si sta svolgendo ora”.

Sebbene la controversia sull'IRS si fosse all'inizio focalizzata sulle accuse all'agenzia di aver preso di mira in modo selettivo i gruppi conservatori del “Tea Party” con richieste vessatorie, sono state portate alla luce ulteriori irregolarità contro altri gruppi e individui.

Anne Henderschott, una docente universitaria e scrittrice cattolica, ha dichiarato che la verifica fiscale a suo carico dell'IRS si è concentrata sui suoi scritti che criticavano il Presidente Obama e la legislazione sanitaria del 2010 [questa legislazione ha introdotto l'assicurazione sanitaria obbligatoria a carico dei datori di lavoro che copre anche le spese per aborto, contraccezione ecc. senza fare eccezione per le organizzazioni religiose, N.d.T.]. Ha detto che la verifica l'ha scoraggiata dal criticare il Presidente.

L'IRS ha chiesto ai gruppi pro-life di presentare grandi quantità di scartoffie. L'agenzia ha chiesto ai gruppi di promettere che non avrebbero protestato contro la Planned Parenthood (3) o di dichiarare di avere intenzione di educare il pubblico su entrambi gli aspetti della questione abortista. Un impiegato dell'IRS, a quanto risulta, passò di nascosto una lista confidenziale di donatori della National Organization for Marriage alla Human Rights Campaign, sostenitrice del “matrimonio gay”, il cui presidente è stato nominato co-presidente della campagna elettorale di Obama.

L'arcivescovo Chaput ha detto che gli obblighi del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) esercitano pressioni simili sui gruppi religiosi.

Sebbene i vescovi cattolici abbiano da lungo tempo appoggiato l'accesso alla copertura assicurativa sanitaria per adeguate cure mediche, ha detto, “l'assicurazione sanitaria si è trasformata in una battaglia di libertà religiosa provocata per intero – e senza alcun motivo – dall'attuale amministrazione della Casa Bianca”.

Ha detto che l'amministrazione Obama, nonostante “alcune piccole concessioni”, si rifiuta di fare marcia indietro o di “modificare ragionevolmente” l'obbligo che richiede la copertura assicurativa per le sterilizzazioni, i contraccettivi e le droghe abortive. L'arcivescovo Chaput dice che questo obbligo “viola le convinzioni morali e religiose di molti individui, dei datori di lavoro privati e di organizzazioni affiliate e ispirate religiosamente”.

Ha detto che l'obbligo “può essere inteso soltanto come una forma di coercizione”.

“L'accesso alla contraccezione gratuita non è un problema in nessuna parte degli Stati Uniti”, ha detto l'arcivescovo. L'obbligo è dunque una dichiarazione ideologica di principio, l'imposizione di una opzione preferenziale per l'infertilità. E se milioni di americani dissentono da questi princìpi – peggio per loro”.

Ha dichiarato che queste controversie mostrano che il dibattito sulle questioni di morale sessuale ha bisogno di “una parallela e vigorosa difesa della libertà religiosa”.

La conferenza episcopale degli Stati Uniti terrà un'altra Quindicina [di giorni] per la Libertà dal 21 giugno al 4 luglio. Come l'anno scorso, comprenderà manifestazioni pubbliche, veglie di preghiera e messe per la difesa della libertà religiosa.

(c) Catholic News Agency, 2013
Unauthorized translation by
Giovanni Romano

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1. Internal Revenue Service: l'agenzia delle entrate USA.
2. US Department of Health and Human Services: corrisponde al nostro Ministero della Salute.
3. La più potente organizzazione abortista e contraccettiva degli USA.

domenica 24 febbraio 2013

Sommessa risposta a Corrado Guzzanti

Tempo  fa, ho trovato su Facebook questo intervento di Corrado Guzzanti che riporto di seguito. Mi sembra lo spunto per discutere di cosa sia oggi l'offesa al senso religioso, e di come rispondere a certe provocazioni.

In merito all'offesa confesso di non capire esattamente cosa sia il "sentimento religioso" perché sfortunatamente non ne sono dotato. Ho sempre pensato che essere intimamente credenti non possa essere troppo diverso dall'essere intimamente liberali, o socialisti, o vegani. Si tratta di amare e riconoscersi in delle idee, in una visione della società e del mondo, e le idee non sono sacre e intoccabili solo perché noi crediamo così fortemente in esse; vivono nel dibattito pubblico, confrontandosi e dovendo convivere con idee diverse e a volte opposte. Spero di non offendere nessuno se affermo che l'esistenza di un creatore, l'inferno, il paradiso, l'immortalità dell'anima, il giorno del giudizio ecc. siano, fino a spettacolare prova contraria, soltanto delle idee, delle opinioni che si è liberissimi di sostenere purché non si tenti di imporle agli altri come un tabù inviolabile. Che il sentimento religioso non possa reclamare una superiore legittimità, perché supportato, mi dicono, da pervasiva e speciale intuizione, appare evidente dal fatto che le credenze religiose sono tante, più di quelle da cucina dell'Ikea, e producono purtroppo affermazioni contrastanti. Un buddista e un cattolico, egualmente persuasi della loro fede, saranno certi di saperla molto lunga sull'origine e il senso dell'uomo e dell'universo, ma almeno uno di loro, al momento del trapasso, avrà una sorpresa. Ciò dovrebbe suggerire che convinzione "sentimentale" profonda e verità siano sostanzialmente due cose diverse.
(Corrado Guzzanti)

L'ateo è colui che non crede a nulla
e pretende che gli altri credano a lui”

Non riconosco a Corrado Guzzanti alcun coraggio morale, ma una notevole dote di furbizia sì. Con il brano che ho citato mette sapientemente le mani avanti per proteggersi dall'accusa di “offesa al sentimento religioso” (e specialmente al sentimento religioso cristiano, anche se non lo afferma esplicitamente. Offendere altri sentimenti religiosi come ad esempio quello islamico può costare molto, molto di più). E non fa queste dichiarazioni soltanto per sé: la sua è una vera e propria teorizzazione del disprezzo antireligioso che prima o poi dovrebbe diventare – anzi sta già diventando – dottrina politica fino a istituzionalizzarsi in norma giuridica, in modo da mettere al riparo chiunque, à la Odifreddi, affermi che il cristiano è un imbecille tout court.

Andiamo però a vedere cosa c'è dietro le sue affermazioni, esaminandole una per una.

In merito all'offesa confesso di non capire esattamente cosa sia il "sentimento religioso" perché sfortunatamente non ne sono dotato.

Prima di tutto si parte da un equivoco, certo deliberato: che la religione sia soltanto sentimento, o peggio ancora sentimentalismo. Lui afferma di esserne “sfortunatamente” privo, ma non si evince che ne senta la mancanza, anzi piuttosto il contrario. Un po' come essere privi di orecchio musicale o di sensibilità per la poesia: un piccolo difetto forse, ma si vive benissimo lo stesso.

Ho sempre pensato che essere intimamente credenti non possa essere troppo diverso dall'essere intimamente liberali, o socialisti, o vegani. Si tratta di amare e riconoscersi in delle idee, in una visione della società e del mondo, e le idee non sono sacre e intoccabili solo perché noi crediamo così fortemente in esse(...) Ciò dovrebbe suggerire che convinzione "sentimentale" profonda e verità siano sostanzialmente due cose diverse.

Il sentimento religioso, come lui lo intende, è qualcosa che ci si forma da sé a forza di autosuggestione, così che tanto più è fermamente creduto tanto maggiore è la prova della sua falsità. Un bel sofisma, ma non è niente altro che il vecchio giochetto laicista del “testa vinco io, croce perdi tu”: se non si crede abbastanza si è ipocriti, e se si convinti si è fanatici. In ogni caso quel che interessa al laico è affermare spocchiosamente la propria “superiorità”.

Ma il “sentimento” religioso è tutto qui, una convinzione totalmente irrazionale e arbitraria? E se per assurdo lo fosse, bisognerebbe almeno chiedersi da cosa nasce e perché. Nemmeno le peggiori crisi di follia nascono totalmente nel vuoto, alla base c'è pur sempre un motivo reale, e ad essere aberrante è la risposta, non la domanda. Qui è in gioco la spinta irresistibile, costitutiva dell'uomo a chiedersi perché, a porsi domande, a interrogarsi sul significato di ogni cosa. Anziché banalizzare la questione a “sentimento religioso” come fa Guzzanti, sarebbe più corretto parlare di senso religioso come fa Don Giussani: il bisogno che ha ciascuno di trovare un significato, anche inconscio, per cui valga la pena vivere i cinque minuti successivi della propria vita. In questo senso, come Giussani nota acutamente, l'ateismo in senso etimologico è impossibile.

Che il sentimento religioso non possa reclamare una superiore legittimità, perché supportato, mi dicono, da pervasiva e speciale intuizione, appare evidente dal fatto che le credenze religiose sono tante, più di quelle da cucina dell'Ikea, e producono purtroppo affermazioni contrastanti.

Qui siamo ancora sul terreno di Guzzanti che usa un argomento tipico dell'illuminismo: la varietà delle credenze religiose, molte delle quali si contraddicono a vicenda, non è forse una prova ulteriore della loro falsità, o quanto meno della loro soggettività? Osservo di passaggio che paragonare il numero delle credenze religiose a quelle dell'IKEA non è tolleranza, è disprezzo, più o meno come quello di Anatole France quando scrisse che “chiunque è libero di inginocchiarsi davanti a una cipolla alle quattro del mattino e chiamarla il suo dio”. Come se il senso religioso non avesse nulla a che vedere con la ragione in quanto tale! In questo modo si liquida sbrigativamente tutto il patrimonio di riflessione filosofica, di poesia, di arte, di preghiera che esso ha generato ovunque, anche se sarebbe probabilmente troppo pretendere da Guzzanti un approfondimento culturale in questo senso.

Ci sono due risposte al suo argomento. La prima è: quale religione, o meglio quale atteggiamento di fronte all'esistenza corrisponde di più ai bisogni fondamentali dell'uomo? Una religione che dà per scontato che alcuni esseri umani, bambini compresi, debbano essere sacrificati per placare l'ira degli dei, oppure una religione che li mette addirittura al primo posto? (“Se non ritornerete come bambini...”). Una religione che predica l'odio e la sottomissione contro gli “infedeli” kafir oppure una religione che ingiunge di amare anche il nemico (Guzzanti compreso)? Un modo di pensare laicista che considera “altruista” e “pietoso” dare la morte ai malati oppure una religione che non li abbandona e cerca di alleviare le loro sofferenze?

La seconda risposta è che il cristianesimo, prima ancora di essere una teoria, è un avvenimento storicamente verificabile. Non sto qui a riassumere le testimonianze degli storici, numerose e inconfutabili (i primi vangeli risalgono ad appena trent'anni dopo la crocifissione, mentre per la vita di Alessandro Magno scritta da Plutarco bisognò attendere oltre 400 anni). Basta anche chiedere a qualunque docente di antropologia culturale o di storia delle religioni quanto sia fondamentalmente inspiegabile la nascita e soprattutto la diffusione del cristianesimo nel mondo antico. Ida Magli scrisse che qualunque personaggio storico si può comprendere con le categorie del proprio tempo, tranne Cristo. Il suo messaggio è assolutamente nuovo e diverso rispetto a tutte le idee correnti nel mondo giudaico e pagano, è imparagonabile con qualsiasi altra dottrina insegnata prima, eppure si diffuse con una rapidità stupefacente, e non soltanto tra gli schiavi. E qui si trova implicitamente la risposta a un'altra osservazione di Guzzanti:

le idee non sono sacre e intoccabili solo perché noi crediamo così fortemente in esse; vivono nel dibattito pubblico, confrontandosi e dovendo convivere con idee diverse e a volte opposte.

Appunto. Il cristianesimo visse e si confrontò nel dibattito pubblico, un dibattito pubblico che cercò di emarginarlo o con lo scherno indifferente (come capitò a San Paolo nell'Aeropago) oppure con la violenza delle persecuzioni. Tuttavia, senza appoggiarsi ad alcun potere, almeno nei primi secoli, il cristianesimo conquistò i cuori, le menti, le intelligenze di popolazioni sempre più vaste, fu trovato più umano e persuasivo, più vero della selva di religioni che popolavano il mondo pagano. Mi viene il sospetto che quando Guzzanti invoca rumore di fondo del dibattito pubblico lo faccia in realtà per non ascoltare, per non sentirsi interrogato da quel che non vuole sentire, per non essere costretto a porsi la domanda: “E se avessero ragione?” e dunque per non cambiare vita di conseguenza, in quanto nel cristianesimo dottrina e vita sono tutt'uno. È questo, in fondo, quel che dà fastidio a chi non crede: dover prendere posizione, non poter scegliere a proprio comodo e secondo la propria personale convenienza, doversi confrontare – questo sì, e non teoricamente – con il Realmente-Altro.

Spero di non offendere nessuno se affermo che l'esistenza di un creatore, l'inferno, il paradiso, l'immortalità dell'anima, il giorno del giudizio ecc. siano, fino a spettacolare prova contraria, soltanto delle idee, delle opinioni che si è liberissimi di sostenere purché non si tenti di imporle agli altri come un tabù inviolabile. (…) Un buddista e un cattolico, egualmente persuasi della loro fede, saranno certi di saperla molto lunga sull'origine e il senso dell'uomo e dell'universo, ma almeno uno di loro, al momento del trapasso, avrà una sorpresa.

Se Guzzanti avesse letto il Card. Biffi si sarebbe probabilmente risparmiato questa osservazione, perché è stato proprio questi a scrivere: “Il credente è uno che si aspetta molte sorprese”. Bisogna vedere però quali sorprese. Se ha ragione il buddista, nella migliore delle ipotesi ci aspetta il Nirvana, cioè un indeterminato Nulla o un Tutto ugualmente indeterminato: in entrambi i casi, però, l'io non c'entra più nulla con l'essere. Se ha ragione il cattolico, troverà un mondo notevolmente più vario, animato e gioioso (se va in paradiso) oppure molto, ma molto doloroso (se va all'inferno). In ogni caso un mondo nel quale la sua individualità non scomparirà, ma conoscerà la verità.

E se fossi in Guzzanti starei attento a chiedere “spettacolari prove contrarie”. Primo perché mi ricorda sgradevolmente quel che i farisei dissero a Cristo sulla croce (“Avanti, scendi che ti crediamo!”, e l'avevano visto risuscitare Lazzaro!). Secondo, perché Cristo stesso rifiutò di dare spettacolo dei propri poteri (“Se sei figlio di Dio, buttati giù che verranno gli angeli a sorreggerti”). Terzo, infine, perché se proprio si insiste Dio potrebbe mandarci una “spettacolare prova contraria” come quella che capitò a Sodoma e Gomorra...

Giovanni Romano

giovedì 17 maggio 2012

A quando una giornata contro la cristofobia? Certo non in Inghilterra...



La mano pesante dei tribunali sta perseguitando i cristiani
e li sta costringendo alla clandestinità, dice Lord Carey

I cristiani sono stati scacciati dai loro posti di lavoro e costretti a tenere nascosti i loro valori grazie alla mano pesante dei tribunali, ha dichiarato un ex Arcivescovo di Canterbury.

Lord Carey ha detto che i cristiani vengono trattati da bigotti e stanno affrontando lo stesso tipo di persecuzione cui erano soggetti una volta gli omosessuali.

Ha anche ribadito che la campagna per i diritti umani è andata troppo oltre che ora è politicamente motivata.

In un appello diretto alla Corte Europea dei Diritti Umani, Lord Carey ha ammonito che i credenti stanno venendo “pesantemente insultati” e “costretti ad andare in clandestinità” per opera della magistratura e dello stato.

Il suo attacco viene prima di una storica sentenza sulla libertà religiosa da parte della corte di Strasburgo il 4 settembre.

L'impiegata al check-in Nadia Eweida e l'infermiera Shirley Chaplin sostengono di essere state discriminate quando i loro padroni gli anno proibito di indossare croci sul posto di lavoro.

La corte ascolterà anche il caso di un funzionario di stato civile cristiano che si è rifiutato di condurre cerimonie di unione civile e del consigliere Gary MacFarlane, licenziato per avere ammesso di sentirsi a disagio nel somministrare terapia sessuale alle coppie gay.

Nel suo appello alla corte, letto dal Daily Telegraph, Lord Carey ha detto che l'espressione dei valori cristiani tradizionali è stata “bandita” in Inghilterra man mano che il paese è stato afferrato nella morsa di un “conformismo secolarista di credenze e di condotta”.

I cristiani sono esclusi da molti settori lavorativi semplicemente a motivo della loro fede; fede che non è contraria al bene comune”, ha detto.

Sono ora i cristiani a essere perseguitati, spesso ricercati e incastrati dagli attivisti omosessuali.

I cristiani sono ridotti in clandestinità. Sembra esserci una chiara ostilità contro la fede cristiana e contro i valori giudeo-cristiani. Chiaramente le corti del Regno Unito hanno bisogno di orientamento.

Le corti britanniche hanno mancato di difendere i cristiani in 'un caso dopo l'altro'”, ha detto Lord Carey.

E se le regole contro l'indossare le croci ed esprimere le proprie convinzioni religiose non verranno capovolte, i cristiani dovranno affrontare un “bando religioso” sul lavoro.

C'è anche una spinta a “rimuovere i valori giudeo-cristiani dalla pubblica piazza” dal momento che le corti hanno “sistematicamente applicato le leggi sull'uguaglianza per discriminare contro i cristiani”.

Le persone di fede vengono trattate da “bigotti”, ha detto Lord Carey, aggiungendo: “In un paese dove i cristiani possono essere licenziati per aver manifestato la loro fede, sono svillaneggiati dagli apparati dello stato, vivono nella paura di rappresaglie e anche dell'arresto per avere espresso le loro opinioni in materia di etica sessuale, qualcosa sta andando decisamente storto.

È qualcosa che influenza la bussola etica e morale del Regno Unito”.

Keith Porteous-Wood, direttore esecutivo della National Secular Society, ha dichiarato: “L'idea che esista una qualche specie di soppressione della religione in Inghilterra è ridicola.

Anche nella Convenzione Europea sui Diritti Umani, il diritto alla libertà religiosa non è assoluto – non è una licenza per calpestare i diritti degli altri. Questo sembra essere quel che Lord Carey vuole fare”.

La scorsa settimana David Cameron ha chiamato i cristiani alla “riscossa” in Inghilterra. Ha citato l'avvertimento di Lord Carey secondo il quale i cristiani stanno affrontando una “graduale marginalizzazione” dopo che al consiglio comunale di Bideford nel Devon è stato proibito da un tribunale di aprire le sue sedute con una preghiera.

Il suo impegno per proteggere i cristiani è stato immediatamente sabotato da un documento preparato dall'Home Office che ha dichiarato che i cristiani dovrebbero tenere per sé la loro fede sul posto di lavoro.

E non finisce qui...

(c) Daily Mail, 2012 AD
Unauthorized translation by 
Giovanni Romano

P.S.: Porteous-Wood ha ragione. Nessuno in Inghilterra si sogna in questo momento di sopprimere la religione... musulmana, Sikh o buddista.

venerdì 30 dicembre 2011

Non è successo nei paesi della sha'ria. E' successo in Scozia

Il Daily Mail riporta questa notizia che se fosse vera sarebbe purtroppo tutt'altro che incredibile, anzi rischia di diventare sempre più normale in un paese come il Regno Unito dove la cristofobia è ormai di casa:

 
Un preside e sua moglie sono stati licenziati da un college il cui scopo dichiarato è quello di promuovere il multiculturalismo perché sono cristiani di razza bianca, secondo quando sostengono.

Il professor Malury Nye, 47 anni, dice di essere stato rimosso dall'Al-Maktoum College di Higher Education di Dundee, in Scozia, perché la sua razza e la sua religione sono state considerate dai suoi superiori come una minaccia ai loro fondamentali valori musulmani.

Ha detto che gli scopi dichiarati dal college – il perseguire valori multiculturali – erano un'impostura e che è stato rimosso così da poter essere sostituito da un musulmano.

Sua moglie Isabel Campbell-Nye, 42 anni, aggiunge di essere stata costretta ad abbandonare la sua posizione di direttrice del centro linguistico inglese perché attraeva troppi studenti che non erano né musulmani né arabi.

Il college indipendente, il cui finanziatore è lo sceicco Hamdan Bin Rashid Al-Maktoum, viceré del Dubai, si pubblicizza come un'istituzione votata alla ricerca “che promuove una maggiore comprensione delle diverse religioni e culture in un contesto multiculturale, a beneficio della comunità nel suo complesso”.

La coppia porterà il college davanti a un tribunale del lavoro con l'accusa di discriminazione razziale e religiosa nonché di licenziamento senza giusta causa.

La signora Campbell-Nye presenta anche l'accusa di discriminazione sessuale, a quanto pare perché è sposata con il professor Nye.

La coppia, originaria di Perth, è stata buttata fuori dal college nel giugno scorso e non le è stato permesso di ritornare da allora.

I due sostengono di non avere ricevuto alcuna spiegazione per la loro sospensione, e sono stati licenziati a novembre nonostante la totale mancanza di accuse a loro carico.

La coppia ha anche citato in giudizio il cancelliere del college, Lord Elder – un pari laburista e intimo amico dell'ex primo ministro Gordon Brown – per la sua gestione di quello che essi descrivono come “una farsa di procedimento disciplinare”.

Il professor Nye e sua moglie hanno cominciato a lavorare al college rispettivamente otto e quattro anni fa, decidendo di sposarsi al campus l'anno scorso.

Tuttavia, essi ritengono che i loro tentativi di indirizzare il college in senso più cosmopolita hanno destato le ire dei loro superiori. Il professor Nye ha detto che la sua sospensione è arrivata pochi giorni dopo aver cambiato il nome del college, che in precedenza era “Al-Maktoum Institute for Arabic and Islamic studies”.

La coppia sostene che Abubaker Abubaker, il direttore operativo, e Mirza al-Sayegh, presidente del consiglio di amministrazione e segretario privato dello sceicco, hanno deciso di buttarli fuori perché britannici, bianchi e cristiani.

Il professor Nye ha dichiarato al Telegraph: “Mi è chiaro che c'è una collusione tra questi due individui per fare in modo che io dovessi essere rimosso dalla mia posizione, dal momento che non sono un arabo né un musulmano e che la persona che ha il ruolo di preside debba essere araba e/o musulmana”.

“Avevo pensato che il multiculturalismo e il rispetto delle diversità culturali e religiose fossero i valori basilari del college. Tuttavia credo che un tale multiculturalismo inclusivo non vada più bene per il tipo particolare di visione multiculturale di certi managers e del presidente, ossia l'accettazione delle diverse culture, fintantoché la maggioranza degli studenti sono musulmani e/o arabi e il loro ethos è distintamente islamico. La mia faccia e la mia mancanza di fede islamica evidentemente non vanno più bene”.

Mrs Campbell-Nye dice che Mr Abubaker voleva anche la sua rimozione perché aveva attratto al suo corso d'inglese troppi studenti europei e asiatici, che non erano musulmani.

Ha detto: “Alcuni vengono da un retroterra arabo o musulmano. Tuttavia un numero significativo proviene da altre parti del mondo e da altre culture. Credo che Mr Abubaker si sentisse a disagio perché noi reclutavamo studenti da queste provenienze dal momento che non si adattavano alla sua particolare visione multiculturale della lingua inglese. Le uniche volte che Mr Abubaker m'incoraggiava ad accogliere studenti per il mio corso di lingue inglese erano quando si trattava di arabi o musulmani. Credo che la discriminazione di Mr Abubaker nei miei confronti perché non sono araba, non sono musulmana e sono anche una donna – e perché ho portato al college un buon numero di studenti non musulmani e non arabi al college – sia una ragione significativa per la mia sospensione”.

Nonostante una lista d'attesa per frequentare le sue lezioni di lingua inglese, il college ha chiuso il dipartimento il mese scorso, lasciando in esubero i suoi due tutors rimasti.

Il college, che opera come associazione benefica in partnership con l'Università di Aberdeen, pubblicizza nelle sue brochures che “il multiculturalismo è al centro della nostra mentalità e della nostra struttura. Il nostro ethos multiculturale è tradotto e messo in pratica visibilmente nelle nostre attività quotidiane. Il nostro staff e i nostri studenti provengono da diversi retroterra nazionali, culturali e religiosi, inclusi i musulmani e i non musulmani”, afferma.

Un portavoce del college ha dichiarato: “Possiamo confermare di aver ricevuto una citazione dal tribunale del lavoro e che un procedimento è stato intentato contro di noi a nome del professor Malory e di sua moglie, Isabel Campbell-Nye. Il college, un'istituzione benefica indipendente e senza scopo di lucro, colloca la diversità, il pluralismo religioso e il multiculturalismo fermamente alla base dei suoi programmi di educazione superiore – e delle sue attività quotidiane”, ha detto il portavoce.

“Il college Al-Maktoum difenderà vigorosamente la sua reputazione di centro di eccellenza nel settore dell'educazione superiore, e il buon nome che si è guadagnato negli anni scorsi qui a Dundee, a livello nazionale e a livello internazionale. Il professor Nye è stato licenziato dal suo posto di preside del college dopo un periodo di sospensione a stipendio pieno e un'inchiesta condotta dal cancelliere del college. Sono stati messi in atto provvedimenti per assicurare il funzionamento continuativo e senza problemi del college. Ci stiamo consultando coi nostri avvocati e, di conseguenza, non siamo in grado di commentare oltre sulla questione in questo momento”..

(c) Daily Mail
Unathorized  translation by
Giovanni Romano

martedì 27 dicembre 2011

Da Seattle alla Nigeria, storie di ordinaria cristofobia


Due notizie apparentemente lontanissime tra loro, non solo in senso geografico. La cronaca locale del Seattle Times riporta un episodio significativo datato 24 dicembre: a Wenatchee, nello stato di Washington, un uomo che da cinque anni esponeva un presepe nel giardino di casa sua se l'è visto vandalizzare per tre notti di fila da giovinastri incappucciati. Nonostante avesse installato una webcam di sorveglianza dopo il primo attacco, il proprietario si è detto così sconfortato che dall'anno prossimo rinuncerà probabilmente a installare il presepe. È giusto dire che sul sito del quotidiano gli sono arrivati numerosi messaggi di solidarietà (vedi qui l'articolo).

La seconda notizia viene dalla Nigeria ed è tristemente di pubblico dominio: gli attentati simultanei alle chiese cattoliche (dico cattoliche, non genericamente “cristiane”) sempre durante la vigilia di Natale. È chiaro che non si possono paragonare le bravate teppistiche di Wenatchee con il terrorismo anticristiano della setta Boko Haram, ma vale la pena riflettere un attimo. Gli attacchi vandalici al presepe sono avvenuti in un ambiente a elevata secolarizzazione. Lo stato di Washington è uno dei più liberal degli USA, dove si parla seriamente di legalizzare la marijuana e le “nozze” gay, dove si festeggia molto Halloween ma il Natale dà fastidio, se ne parla quasi con imbarazzo. All'opposto, le stragi in Nigeria sono avvenute in un contesto di acceso fondamentalismo religioso, ed è purtroppo inutile che gli stessi esponenti della gerarchia cattolica cerchino di minimizzare gli scontri negando che si tratti di una guerra di religione. No, questa è veramente una guerra di religione, e le vittime sono state uccise in odium fidei. Gli esiti sono ovviamente diversi ma l'atmosfera di odio, di scherno e di avversione è la medesima. Continuare a mentire a se stessi è peggio ancora che ammettere la realtà, per quanto dura possa essere.

I cristiani non sono odiati perché si comportano male, come qualche vescovo s'illudeva di spiegare. Sono odiati semplicemente perché esistono. Un presepe, con la sua semplicità e la sua mitezza, è un muto rimprovero ai bulli e agli scioperati che non badano a nulla fuorché ai propri istinti. Per i fanatici islamici i cristiani sono un insopportabile segno di contraddizione con la loro libertà, la loro umanità, il loro rispetto per la donna, la loro curiosità verso il mondo e la capacità di cambiarlo. O col vandalismo o con le bombe, si vuole togliere di mezzo l'unica vera novità che il mondo abbia mai conosciuto.

Giovanni Romano