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sabato 9 luglio 2022

"NATURE" contro natura

Poco tempo prima che la sentenza della Corte Suprema USA ripristinasse il diritto a vivere dei bambini non nati ribaltando la Roe vs. Wade, mi ero imbattuto in questo articolo, probabilmente della rivista Nature:




Com'è ovvio, ciascuna delle due parti ha mobilitato i propri esperti, e questo lungo articolo elenca tutta una serie di ragioni per cui l'aborto sarebbe medicalmente, moralmente e persino economicamente (!) benefico per la società.

Non starò a riassumere questi argomenti, ciascuno può andare a leggerseli sull'articolo che ho citato. Ma ciò che mi ha lasciato realmente esterrefatto è stata una nota finale del curatore, così politicamente corretta che più corretta non si può, un'affermazione scientificamente così infondata e ridicola da fare strame di tutte le argomentazioni addotte in precedenza. Eccola:


A beneficio di chi non conosce l'inglese, traduco:

Nota del curatore: Nature riconosce che gli uomini transgender e le persone non-binarie possono diventare gravidi e avere bisogno dell'assistenza medica con l'aborto. In questo articolo noi usiamo il termine "donna" per rispecchiare il modo in cui i partecipanti vengono menzionati negli studi che citiamo, e come ci si riferisce a queste persone negli atti del tribunale.

La sottolineatura e l'evidenziazione sono mie.

Qui si va contro la più elementare evidenza scientifica perché si parla esplicitamente di uomini (lasciamo perdere la categoria nebulosa delle "persone-non-binarie") che "potrebbero diventare gravidi". Anche se si favoleggia di devastanti quanto improbabili interventi chirurgici, l'uomo non può diventare gravido. In questo modo non solo si violenta la scienza, ma si opera una ulteriore violenza semantica: il termine "donna", in questo contesto, diventa una mera convenzione, con il risultato di cancellare la sua identità, il suo volto, la sua dignità.

Non so se questo mettere le mani avanti sia stato dettato ai redattori dalla convinzione ideologica (certamente non dall'esperienza) oppure, più probabilmente, dalla paura degli attacchi violentissimi della lobby lgbt. Una cosa è certa: se la scienza deve piegarsi all'ideologia e alla paura ha già abdicato al suo ruolo, e la sua ritirata segna l'inizio di nuovi Secoli Bui, ben peggiori di quelli che si attribuiscono falsamente al Medioevo.

Giovanni Romano



lunedì 27 febbraio 2017

La Terra e le sue sette sorelle

Il 22 febbraio scorso i notiziari di tutto il mondo hanno riportato la scoperta, davvero sensazionale, di un sistema solare con 7 pianeti simili alla Terra, tre dei quali sarebbero adatti a ospitare la vita. Per i dettagli rimando a questo articolo pubblicato dal Messaggero.

La scoperta, com’è naturale, ha suscitato una marea di commenti, e se è vero quanto diceva Umberto Eco di Internet, la maggioranza di quelli che ho letto sono stati negativi, superficiali o tutte e due le cose. Si parte dal solito argomento:“Perché destinare tanti soldi all’esplorazione dello spazio se sulla Terra i problemi sono ben altri?”, dimenticando quanti benefici le esplorazioni spaziali hanno già apportato ai materiali resistenti al freddo e al calore, alla medicina e alla chirurgia, ai sistemi di sicurezza, alle comunicazioni, ai trasporti e alla geolocalizzazione, tanto per citarne solo alcuni.

Una versione apparentemente più raffinata dell’obiezione di cui sopra è l’ironia con cui Michele Serra ha pontificato dalla sua “Amaca”: “Arrivare a quei sette pianeti e colonizzarli? No, per carità! L’idea di avere dei pianeti di ricambio ci incoraggerebbe a distruggere ancora di più il nostro con le guerre, l’inquinamento, il riscaldamento globale”… ecc. ecc. ecc. Naturalmente si è ben guardato dal citare l’aborto come una delle principali cause di distruzione della vita umana sulla Terra, ma sarebbe stato pretendere troppo. Di effetto Serra ce n’è già abbastanza!

Un’altra obiezione “classica” è: “Abbiamo scoperto sette pianeti simili alla Terra. E con questo? Non potremo mai raggiungerli né loro potranno mai mettersi in contatto con noi. Perché allora tanto entusiasmo?”. Effettivamente 40 anni/luce sembrano pochi, ma come ha giustamente osservato Luciano De Crescenzo (che di formazione è un ingegnere, non dimentichiamolo) un messaggio radio e la relativa -eventuale- risposta impiegherebbero complessivamente ottant’anni. Se vogliamo avere un’idea più precisa di quanto sia abissale questa distanza basta fare un semplice calcolo. I sette pianeti del sistema Trappist-1 sono distanti circa 3,78432^14 km, vale a dire 378.432 miliardi di km. Un’astronave che viaggiasse a 28.000 km/h impiegherebbe 1.542.857 anni per un viaggio di sola andata. Pare di essere in un racconto come I sette messaggeri di Dino Buzzati: nell’immensità dello spazio e del tempo i contatti si perdono, i messaggi diventano sempre più rari, le voci si affievoliscono fino a tacere per sempre.

Risparmio infine al lettore tutte le barzellette -politiche o meno- che hanno preso spunto dalla vicenda, e vengo al cuore del problema. Io non credo che questa scoperta sia superflua, e nemmeno che siano stati soldi sprecati. Al di là di tutti i discorsi che possiamo fare sull’allocazione più o meno giusta delle risorse, noi esseri umani siamo una incoercibile sete di infinito, di scoperte, di “oltre”. Una vita o una civiltà che si condannassero a non scoprire nulla sono sterili e morte già in anticipo. Con buona pace di Dante, le umane genti non si accontentano del “quia”, o quanto meno desiderano scoprire cosa c’è oltre l’orizzonte (lo stesso Dante ha reso Ulisse una figura immortale proprio per il suo tentativo di andare oltre).

In secondo luogo, sono proprio le scoperte apparentemente più astratte ad aprire la strada a sviluppi imprevedibili fino a quel momento. Senza scomodare Einstein e la teoria della relatività, basti pensare alla scoperta delle onde radio da parte di James Clerk Maxwell: fu una scoperta “a tavolino”, ma quanta strada si è fatta da allora in poi! Oppure diamo un’occhiata alla macchina di Turing, un modello teorico senza il quale i computers non sarebbero nemmeno pensabili (incluso quello con cui sto scrivendo e quelli di voi che mi state leggendo). Cosa sappiamo degli sviluppi che potrebbe avere la scoperta delle onde gravitazionali sugli spostamenti tra le varie parti dell’Universo?

In terzo luogo, tanta insistenza quasi spasmodica nel voler trovare la vita al di fuori della Terra dovrebbe farci riflettere. Questa ansia rivela un altro dei bisogni fondamentali del genere umano, quello di socializzare, di condividere la propria esistenza anche oltre i confini del proprio pianeta. Non importa se, come ci ha avvertito Stephen Hawking, il contatto con gli alieni potrebbe essere pericoloso. L’importante è scoprire l’Altro perché attraverso questo incontro si approfondisce la conoscenza della realtà e si arriva a capire sempre più chi siamo noi.

Anche qui, tuttavia, non si può fare a meno di notare una profonda contraddizione: quelle poche cellule che su Marte o sui sette pianeti farebbero gridare al miracolo della vita, sulla Terra, nel ventre di una donna, sono considerati niente altro che un grumo di cui ci si può disfare e ci si disfa a piacimento. È la prova che il nostro sguardo sulla realtà non è tanto di stupore quanto di pretesa e di dominio.

I sette pianeti del Trappist-1, forse per loro fortuna, sono al di là della nostra portata almeno per il prevedibile futuro. Non sappiamo cosa potrà venire da questa scoperta, ma di fronte all’ignoto la parola più vera spesso spetta al poeta più che allo scienziato. Per questo mi piace concludere con questi splendidi versi che fanno giustizia di molte sciocchezze e di molte saccenti obiezioni:

(…) Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.
(Eugenio Montale, “Satura”)


Giovanni Romano

sabato 28 novembre 2015

Una strage che fa comodo a chi vive di stragi

Il pazzoide - o forse l'agente provocatore - che ha assalito una clinica abortista della Planned Parenthood a Colorado Springs negli USA - ha distrutto in mezza giornata il lavoro di mesi, anche di anni, condotto dalle organizzazioni pro-life che si sono battute e si battono, spesso di fronte a una opposizione durissima e violenta, all'ostilità mediatica delle star e degli opinionisti più in vista (basti pensare a Oprah Winfrey). Per non parlare dell'amministrazione Obama, una delle più ideologiche e divisive che l'America si sia mai data, che ha elevato l'aborto a "diritto umano fondamentale".

Tutto il lavoro paziente di persuasione, di dialogo, di accoglimento del dolore e della sofferenza di donne indotte o spinte ad abortire o dai loro uomini o plagiate dalla mentalità edonista per cui il bambino è solo un peso, tutto questo lavoro è andato in fumo proprio quando, lentamente ma sicuramente, il movimento pro-life stava guadagnando terreno e più di una clinica della Planned Parenthood era stata chiusa perché i medici e gli infermieri erano diventati tutti obiettori. Un metodo molto più pericoloso agli occhi degli abortisti, perché una coscienza risvegliata è molto più forte che non le bombe e i fucili.

Al di là della scontata condanna della violenza, questa strage dovrebbe far riflettere su quanto sia stata grave la ferita che l'amministrazione Clinton prima, quella Obama poi, hanno inflitto alla coscienza di un popolo che nel corso degli anni ha vissuto l'aborto con un disagio via via maggiore.

Fa davvero specie che Radio24, nel riferire oggi la notizia, abbia usato il termine "consultorio familiare" per una istituzione dove l'unico "consiglio" è quello di abortire e dove l'omicidio di bambini è pratica normale e quotidiana.

Questa strage è stata il miglior regalo possibile per chi vive sulla strage dei neonati.

Giovanni Romano

sabato 11 ottobre 2014

Senzatomica? O senza riflettere?

Stamattina ho dovuto accompagnare una delle mie classi a un incontro promosso dall'organizzazione Senzatomica per sensibilizzare gli studenti sul tema delle armi atomiche e la necessità di un disarmo nucleare.

Molti degli argomenti toccati erano effettivamente importanti: la caduta della contrapposizione Est-Ovest (risorta tuttavia di recente su base nazionale e non più ideologica con la crisi ucraina) ha paradossalmente favorito il proliferare di armi atomiche nelle mani di stati non controllati dalle grandi potenze come il Pakistan e l'India, per non parlare della Corea del Nord e dell'Iran, e soprattutto il pericolo che materiale fissile vada a finire nelle mani di terroristi, creano uno scenario che definire altamente preoccupante è poco.

Opportuno anche il richiamo alla responsabilità personale di ciascuno di noi, perché la pace o la guerra cominciano dai nostri rapporti quotidiani. Eppure qualcosa di questo fervorino bene intenzionato non mi ha convinto.

Nel video di presentazione, ad esempio, si afferma che con il solo 4% delle spese militari attualmente impegnate nel mondo (1.464 mld $ annui) si potrebbe risolvere il problema della fame, della malnutrizione e dell'istruzione di tutti i bambini poveri del mondo. Peccato che il filmato non abbia fatto notare che proprio quell'ONU che sostiene la campagna di Senzatomica spende a sua volta miliardi di dollari per finanziare massicce campagne di aborto, contraccezione  e sterilizzazione negli stessi paesi poveri che si pretende di salvare. Col risultato che sono stati uccisi molti milioni di bambini innocenti, finora molti di più di quanto abbia provocato qualsiasi esplosione atomica. Di questa guerra ai poveri nel filmato non compare la minima traccia.

C'è stato anche un forte richiamo alla mobilitazione della gente comune, ma da quello che ho potuto vedere il movimento Senzatomica è un movimento di èlite, composto da politici, scienziati e tecnocrati, ai quali la mobilitazione della gente comune serve solo come massa di manovra. Scontati poi i soliti richiami ai cambiamenti climatici (sui quali l'influenza dell'uomo è ancora tutta da dimostrare, già Leopardi ne parlava nello Zibaldone) con l'unico risultato di creare un'atmosfera di panico e allarme permanente in cui è più facile far passare leggi duramente repressive e affidare il potere a una minoranza di "illuminati".

Di questi predicozzi, lo confesso, sento sempre meno il bisogno.

Giovanni Romano

sabato 4 febbraio 2012

La donna che dormiva


Nel suo libro Le Quatre-Vingt Treize (Il Novantatré) Victor Hugo descrive una scena della Rivoluzione Francese che ho trovato particolarmente ripugnante. Durante il processo a Luigi XVI di fronte alla Convenzione, un deputato si era addormentato sul suo banco. Dovettero scuoterlo quando venne il suo turno di pronunciare la sentenza. Lui aprì a malapena gli occhi, bofonchiò “la morte” e si riaddormentò.

Che si potesse disporre con tanta leggerezza della vita di un essere umano ha ridimensionato di molto ai miei occhi il valore di qualsiasi rivoluzione che si pretenda migliore dell'epoca che l'ha preceduta. Qualcosa del genere è avvenuto in Inghilterra nelle scorse settimane a proposito di un dibattito molto infuocato sull'aborto, dove una deputata laburista alla Camera dei Comuni non ha fatto altro che dormire mentre in commissione si discuteva della vita di migliaia di innocenti. Traduco integralmente l'articolo deiDaily Mail da cui proviene la notizia. Ai lettori non sfuggirà il taglio decisamente pro-abortista nella parte in cui ci si allarma per la decurtazione dei “diritti” (!) delle donne. La mia ammirazione va invece a chi cerca di difendere il valore della vita umana in quello che oggi è lo stato più scristianizzato, cinico e disperato che esista al mondo.

Ma ancor più significativa è cieca la superficialità di chi, chiamato a responsabilità tanto gravi, dà talmente scontato l'omicidio legalizzato da permettersi di dormire mentre si sta decidendo sulla vita.

Diane Abbott “è caduta addormentata a Westminster
durante un dibattito cruciale sulle leggi sull'aborto”

di Simon Walters

La portavoce della sanità per il Partito Laburista, Diane Abbott, si è ritrovata al centro di una nuova aspra polemica la notte scorsa a causa delle proteste per essersi addormentata durante un dibattito sulle leggi in materia di aborto tenutosi a Westminster.

Le accuse sono venute alla luce dopo le improvvise dimissioni della Abbott da un comitato parlamentare istituito per discutere se alle donne dovesse essere offerto un servizio di consulenza indipendente quando decidono di terminare o meno una gravidanza.

La sua collega di commissione, la deputata conservatrice Nadine Dorries ha sostenuto che le dimissioni di Mrs. Abbott sono arrivate dopo che lei non aveva avuto virtualmente nessuna parte in nessuno dei tre incontri della commissione.

Mrs. Abbott ha vivacemente negato di essersi appisolata. Ma Mrs. Dorries, che ha condotto una campagna per la restrizione dei criteri abortivi, ha detto che lei “ha dormito” per tutta la durata della prima riunione, “non si è presentata” alla seconda ed è “arrivata in ritardo” per la terza.

Mrs. Dorries ha sostenuto che a un certo punto il presidente della commissione, il ministro della sanità Anne Milton, ha alzato la voce per cercare di svegliare la sonnecchiante Mrs. Abbott.

Il deputato per il collegio di Peterborough Steward Jackson ha confermato le dichiarazioni della Dorries dicendo: “Io sedevo praticamente di fronte a Diane Abbott durante una riunione, e lei stava certamente dormendo durante una parte dell'incontro”.

La Abbott e la Dorries si sono duramente scontrate nella trasmissione Newsnight sul secondo canale della BBC, durante la quale la presentatrice Kirsty Walk ha sfidato la Abbott a pronunciarsi sulle accuse di essersi addormentata.

La commissione è stata istituita l'anno scorso dopo che l'appello di Mrs. Dorries affinché alle donne fosse offerta una consulenza indipendente sull'aborto non era riuscito a ottenere l'appoggio dei membri del parlamento.

La Dorries sosteneva che organizzazioni come il British Pregnancy Advisory Service non possono garantire una consulenza imparziale perché ricevono fondi per eseguire aborti.

I critici affermano che la proposta di Mrs. Dorries potrebbe minacciare il diritto di una donna a terminare la propria gravidanza.

Quando il suo piano non è riuscito ad avere l'appoggio della Camera dei Comuni, il governo si è impegnato ad allestire una commissione per ascoltare l'opinione pubblica. Questa commissione è costituita da membri del parlamento che rappresentano le opposte posizioni.

La Dorries ha dichiarato: “La condotta di Diane durante le riunioni è stata sconcertante. Non ha contribuito quasi per nulla. Ha dormito durante la prima riunione, così tanto che quando il ministro si è rivolto a lei, ha dovuto alzare la voce perché a quanto pare Diana non l'aveva ascoltata perché si era appisolata”.

“Non si è presentata alla seconda riunione ed è arrivata in ritardo per la terza. Per quanto mi ricordi, il suo intervento più lungo in tutte e tre le riunioni è stato per spiegare come mai fosse in ritardo”.

Mrs. Abbott ha negato di “essersene andata sbattendo la porta” dalla commissione. Ha detto di essersi dimessa perché era convinta che la commissione fosse “un espediente” per favorire le opinioni della Dorries sull'aborto.

Mrs. Dorries ha dichiarato: “Io sospetto che la vera ragione per cui si è dimessa è perché se le si chiedesse quale sia stato il suo contributo, lei non sarebbe in grado di dirlo. Lei non è adatta a fungere da portavoce sulla salute per conto dell'opposizione”.

Ieri sera [27 gennaio 2012, N.d.T.] un portavoce di Mrs. Abbott ha dichiarato: “Diane è stata presente in due riunioni e sfortunatamente ha dovuto assentarsi in una occasione. Nadine è un po' stupida quando dice che Diane ha dormito durante una riunione. È un tentativo di deviare l'attenzione dai problemi reali”.

Agli inizi di [gennaio] Mrs. Abbott era stata oggetto di una bufera di critiche a proposito del suo commento sui “bianchi che dividono per comandare” dopo il processo agli assassini razzisti dell'adolescente nero Stephen Lawrence.

Il leader laburista Ed Milliband l'ha costretta a scusarsi.

Copyright (c) The Daily Mail, 2012
Unauthorized translation by
Giovanni Romano

domenica 27 marzo 2011

Se tutti i cattolici avessero il coraggio di quest'uomo...

UN ELETTRICISTA “ACCENDE” LA BATTAGLIA PER LA VITA

RIFIUTANDO DI LAVORARE PER UNA CLINICA ABORTISTA

Di Dave Hrbacek


St. Paul, Minnesota, 24 marzo 2011 / 09:34am – Un biglietto nel bagno della casa di Tim e Nicole Roach a Faribault, Minnesota, recita: “Gratitudine. Ricordati sempre di contare le tue benedizioni”.


“Doveva dire: 'Augusto, lavati le mani e i denti'”, scherzava Nicole,riferendosi a suo figlio di nove anni.

Il biglietto è arrivato a proposito di recente mentre la famiglia, che appartiene alla parrocchia della Divina Misericordia di Faribault, continua a lottare contro la disoccupazione di Tim, iniziata nel luglio 2009, quando è stato licenziato dal suo lavoro di elettricista. E la coppia è stata costretta ad approfondire ancora di più il concetto di gratitudine quando di recente una grossa benedizione è apparsa all'improvviso per poi svanire in una manciata di secondi.

A metà febbraio, Tim ha ricevuto una telefonata dal suo sindacato locale con la notizia che ogni lavoratore licenziato agogna di udire: un'offerta di lavoro.

Non sarebbe potuta arrivare in un momento migliore. L'indennità di disoccupazione di Tim stava quasi per finire. Tim non riusciva quasi a credere a quello che la voce dall'altro capo del telefono gli stava offrendo: un impiego da capomastro per almeno 11 mesi, con un salario da 65,000 a 70,000$ l'anno.

Perfetto, ha pensato Tim. Poi sono arrivate le cattive notizie: avrebbe dovuto lavorare alla costruzione di una nuova clinica della Planned Parenthood [la principale organizzazione abortista americana, N.d.T.] nell'University Avenue di St. Paul. Il meglio del meglio si è mutato nel peggio del peggio quando lui ha respinto l'offerta nel giro di pochi secondi.

“L'ottovolante ha cominciato a precipitare di brutto”, ha detto Tim, 38 anni. “Lui [il sindacalista] non era proprio sicuro che in quel posto si sarebbero praticati degli aborti. In un certo senso ha cercato di essere evasivo, penso, per cercare di indurmi a dire sì.Ma io gli ho detto: 'Aspetta un momento. E' la Planned Parenthood'”.

Alle
prese con difficoltà finanziarie

E, da un momento all'altro, Tim è tornato a essere un disoccupato senza prospettive immediate. Con l'indennità di disoccupazione destinata a finire questo mese. Fortunatamente sua moglie Nicole, 37 anni, lavora a tempo pieno come specialista di mezzi di comunicazione per la scuola elementare Akin Road di Farmington. Eppure, la famiglia, che include anche la figlia undicenne Adeline, sta sulle spese.

Anche se Tim non ha perso tempo a rifiutare l'offerta – la conversazione al telefono è durata circa un minuto – Nicole è stata un po' più lenta ad accettare la decisione, soprattutto perché è lei a gestire il bilancio familiare e ha avuto a che fare con il disagio finanziario dovuto alla lunga disoccupazione di Tim.

“La prima cosa che volevo che facesse era giustificare (di prendere l'offerta di lavoro)”, ha detto lei, quando Tim la chiamò dopo averla rifiutata. “E' solo una clinica”. No che non lo è!

“In tutta questa vicenda, la nostra fede si è approfondita”, ha detto Nicole. “Sentiamo di essere stati messi alla prova. Abbiamo scelto di seguire la nostra fede”.

Per qualche osservatore esterno, questo è un altro modo importante di essere pro-life. Forse non altrettanto diretto come un picchettaggio di fronte a una clinica abortista, tuttavia manda un coordinatrice dell'ufficio arcidiocesano per il matrimonio, la messaggio sulla santità della vita umana, dice Sharon Wilson, famiglia e la vita.

Poco tempo dopo la sua decisione, la storia di Tim ha fatto il giro della rete via posta elettronica. E' arrivata al computer di Padre Erik Lundgren, viceparroco della Divina Misericordia, che ne ha fatto parola in una delle sue omelie. Nel vangelo di quella domenica, Gesù dice ai Suoi discepoli che non si può servire sia Dio che il denaro.

“Ho proprio pensato che fosse un esempio ispiratore per tutti nella nostra parrocchia, un esempio dello zelo che è necessario per noi cattolici nel dibattito e nella lotta a favore della vita”,

ha detto Padre Lundgren. “E' un esempio d'ispirazione anche per me sacerdote. Qui alla Divina Misericordia, le parole 'Gesù, confido in Te' sono scritte sul fonte battesimale, e questo è il nocciolo della questione”.


Questo è il genere di fiducia che la famiglia Roach sta prendendo mentre Tim continua a cercare un lavoro. Il suo progetto a lungo termine è di iniziare un'attività in proprio, ma avrà bisogno di guadagnare e risparmiare denaro perché questo accada. Nel frattempo, desidera prendere qualunque lavoro che possa trovare. Un elemento positivo è il senso di pace che lui e Nicole stanno sperimentando, e che non c'era fino a pochi mesi fa.

“Negli ultimi sei mesi, abbiamo imparato a prendere le nostre preoccupazioni e le nostre paure e affidarle a Dio”, ha detti Nicole. “Quello che è avvenuto ha davvero cambiato me e la mia fede. Mi sento orgogliosa di essere cattolica e di prendere posizione contro l'aborto”.

Copyright (c) CNA

Unauthorized translation by
Giovanni Romano

domenica 9 gennaio 2011

Tucson - Sei morti contro la causa della vita

La sparatoria di Tucson, dove sono state uccise sei persone e dove la deputata pro-aborto Gabrielle Gifford lotta tra la vita e la morte, non è solo un crimine abominevole di per sé, ma è il colpo più duro che sia stato sferrato contro la causa della vita negli Stati Uniti.
Proprio quando le resistenze contro l'abortismo e le manipolazioni genetiche stavano diventando realmente forti nell'opinione pubblica, proprio quando Obama era stato costretto a fare marcia indietro sul "favor mortis" e il testamento biologico, l'assurdo gesto di un criminale ha riportato indietro l'orologio di almeno trent'anni, forse irreparabilmente.
Ora la causa dell'aborto e della sperimentazione occisiva contro gli embrioni ha la sua martire, e i media -anche qui in Italia, naturalmente- hanno colto l'occasione per scagliarsi contro chiunque la pensa diversamente dal pensiero unico dell'aborto e delle manipolazioni genetiche. Fascistodi, nazistoidi, violenti, intolleranti e chi più ne ha più ne metta. Viene quasi il dubbio, in quest'epoca avvelenata dai sospetti, che il tempismo deell'attentato alla Gifford sia stato un po' troppo ben scelto per essere casuale, un po' come lo squilibrato che dette fuoco al Reichstag, guarda caso, fece mirabilmente il gioco di Hitler e dei nazisti. Quelli veri.
Giovanni Romano

domenica 1 febbraio 2009

Obama finanzia l'aborto - Il danno e le beffe

Tutti i media hanno riportato la notizia che Obama ha tolto il sacrosanto veto di Bush ai fondi federali destinati all'aborto. Che uno stato si faccia pubblicamente carico di eliminare esseri umani è una notizia grave in sé, ma nessuno, che io sappia, si è ricordato di un'infamia ancora più grossa commessa dalla UE, quando sotto la presidenza del "cattolico adulto" Romano Prodi provvide sollecitamente a subentrare agli Stati Uniti nel finanziamento delle organizzazioni abortiste, naturalmente a spese dei contribuenti europei.

Ora che Obama ha proprio deciso, non sarebbe il caso che almeno l'UE ci togliesse dal groppone questo ingiusto balzello? Oppure la tassa sull'aborto resterà perpetuamente a nostro carico, come le accise sulla benzina per la Guerra d'Etiopia, mai abolite dal lontano 1936?

Giovanni Romano