lunedì 1 giugno 2026

Erri De Luca e la schiena dritta

Non ho mai provato molta simpatia per Erri De Luca, ma di lui possiedo un solo libro, Impossibile, che mi destò rabbia e avversione quando lo lessi perché era una sfacciata apologia del terrorismo e una giustificazione a uccidere i "pentiti" (penso all'inferno che dovette passare Leonardo Marino).

Negli ultimi giorni, tuttavia, De Luca si è guadagnato da un lato l'odio e gli insulti della sinistra in cui ha sempre militato, e dall'altra l'apprezzamento di una parte della destra, almeno quella non pregiudizialmente contro Israele. Il motivo, com'è noto, sono le sue dichiarazioni, riportate dal Jerusalem Post in occasione della sua partecipazione al Congresso Internazionale degli scrittori in Israele, cui è intervenuto in videoconferenza:

«Sono vecchio – ha detto – e ho scritto molti libri, ma sono rimasto uno scrittore e un lettore. Le mie convinzioni politiche riguardano la mia coscienza di cittadino, ma non entrano mai nella mia scrittura». [Su questo avrei qualche dubbio, N.d.R].

Com’è noto, De Luca ha un passato di estrema sinistra in “Lotta Continua”. Di questo passato egli ha parlato, inevitabilmente collegandolo al presente. Lo scrittore napoletano ha raccontato (...) che le sue opinioni sulla situazione in Medio Oriente sono profondamente cambiate a un certo punto della sua vita: «La mia adesione alla causa palestinese è stata interrotta improvvisamente nel 1972, alle Olimpiadi di Monaco e con il massacro di Monaco. Il fatto che degli ebrei fossero stati assassinati in Germania mi ha completamente dissociato dalla causa palestinese da quel momento in poi».

E subito dopo è arrivato il colpo decisivo, la dichiarazione categorica che ha fatto di De Luca un uomo a schiena dritta in mezzo a un conformismo tanto piatto quanto vile (il 7 ottobre è stato ormai totalmente dimenticato):

A De Luca è stato poi chiesto del suo essersi definito sionista, e del prezzo pagato per questo. Ecco la risposta: «Non sono mai stato attaccato così tanto in Italia come ora, e sarò attaccato a lungo per queste convinzioni. Ma le mie convinzioni vengono prima dei miei interessi. Sono pronto a perdere tutto per le mie convinzioni».

Quando ho letto questa dichiarazione, confesso, ho tirato un sospiro di sollievo: finalmente uno che non si piega al politicamente corretto, uno che non guarda da una parte sola!

Tuttavia, proprio il suo esempio mi ha stimolato a una ulteriore riflessione: cosa significa, esattamente, essere a schiena dritta? E' una definizione che possiamo applicare in ogni e qualsiasi caso, quando qualcuno non rinuncia alle proprie idee nemmeno davanti all'opposizione del mondo intero?

Dirò cose molto ovvie, ma a me sembra che noi dobbiamo adoperare - e adoperiamo - l'espressione "a schiena dritta" solo quando entrano in gioco dei valori sui quali non si cede. In altre parole, non dobbiamo confondere la schiena dritta con l'arroganza e la protervia. Tutto dipende dalla causa per la quale non si è disposti ad accettare compromessi, né tantomeno offrire delle scuse. Nessuno, ad esempio, si azzarderebbe a definire Adolf Hitler un uomo a schiena dritta, anche se non rinnegò mai le sue idee. Vanni Fucci, che nell'Inferno dantesco continua a insultare Dio, non è un uomo a schiena dritta ma soltanto un protervo. Entrambi, infatti, si oppongono apertamente al bene.

Viceversa, definiamo - non tutti - gente a schiena dritta coloro che non si inginocchiarono in segno di lutto per George Floyd, non per avversione alla sua persona ma per non piegarsi allo sfruttamento ideologico di quella morte, alla colpevolizzazione dell'uomo bianco in quanto tale. Oppure il ragazzino scozzese che non si è prostrato in moschea perché la prostrazione - gesto da schiavi - non è contemplata nel rapporto cristiano tra l'uomo e Dio, che invece è un rapporto tra Padre e figli. In questi due casi, come in quello di Erri De Luca, sono entrati in gioco dei valori, non una semplice ostinazione. Per De Luca, in particolare, si è trattato di dissociarsi pubblicamente dall'identificare una organizzazione terroristica e spietatamente oppressiva come Hamas con il popolo palestinese. Si è trattato di dire NO al terrorismo come strumento normale e quotidiano di sopraffazione e di lotta politica, peggio ancora con il fine ultimo dello sterminio.

Sul complesso delle idee di Erri De Luca non mi ricredo, me ne sento distante, ma il suo coraggio lo impone al rispetto di chi non la pensa come lui ma riconosce la lealtà quando la vede.

Giovanni Romano

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