giovedì 28 settembre 2006

Maria rispedita a forza in Bielorussia. I farisei saranno soddisfatti.

Una vicenda triste davvero. Per la bambina in primo luogo, rispedita a forza lontano da una famiglia che le ha voluto bene ed è stata capace di rischiare per lei il tutto per tutto. Per la famiglia Giusto, che da questa esperienza esce emotivamente distrutta. E anche per la miopia e il fariseismo delle associazioni delle famiglie affidatarie, troppo preoccupate di soddisfare i propri bisogni emotivi per mostrare solidarietà a una bambina tanto gravemente traumatizzata, e per interrogarsi sulla qualità degli orfanotrofi bielorussi. Va comunque detto che la Bielorussia non ha esitato a ricattare ignobilmente anche loro, creando un'assurda "guerra tra poveri" con la famiglia Giusto.

Questa vicenda mi ha fatto capire quanto siano vuote e mistificatrici le parole “dialogo” e “legalità” quando nei fatti significano schiacciare i più deboli e chi li vuole difendere.

Giovanni Romano

domenica 17 settembre 2006

"La verità ti fa male, lo so"...

Questo cantava Caterina Caselli, e questo si dovrebbe dire oggi, a muso duro, alle folle islamiche che minacciano il Papa e, giacché ci sono, si dedicano al loro sport preferito, la caccia al cristiano (è notizia di queste ore che a Mogadiscio un' "operatrice umanitaria" è stata assalita e uccisa da un commando di uomini armati. Il faziosissimo Televideo ha ammesso che era una suora solo in ritardo, e a bocca storta).

La verità fa male all'islam, si vede. Nemmeno uno su centomila dei musulmani che stanno ingiuriando, minacciando, bruciando e assassinando ha letto una sola delle parole del Pontefice. Tantomeno i capi e i giornalisti che stanno aizzando le folle a sangue freddo. "Avvenire" ha scritto che "Le proteste sono nate dalle parole del Papa riportare in modo incompleto e frammentario dalle agenzie di stampa". Ma perché, allora, le agenzie lo hanno fatto? Per aizzare deliberatamente la tensione a livelli intollerabili? Per costringere e umiliare anche il Papa?

E' evidente che il mondo islamico si sente più che mai sicuro di sé di fronte all'Occidente "molle" e "corrotto", cerca lo scontro e la provocazione a tutti i costi. Sembra di guardare una versione tragicamente aggiornata dellla favola del lupo e dell'agnello, con il lupo che urla e strepita tanto più forte quanto più si atteggia a vittima, e tanto più arrogante quanto più sa che anche nella Cristianità c'è chi è disposto a fargli da sponda. Ora si vede realmente cosa c'è dietro alla parola "relativismo": chinare la testa e dar ragione a chi minaccia di più.

Cristo si è mai scusato per una sola delle parole che ha detto, anche quando questo ha mandato in bestia chi gli era nemico? Anche quando poteva costargli -e Gli è costato- la vita? Potremo sempre vivere nella paura, guardandoci timorosamente dietro le spalle nel timore di offendere qualcuno? E si è proprio sicuri che sarebbe un bene convivere con chi, oltre a invaderci, è pronto a offendersi a ogni pie' sospinto? Andrea Riccardi può scrivere tutte le sciocchezze che vuole. Quello che sappiamo è che, di questo passo, saremo annientati e sottomessi.

Quello che mi ha profondamente ferito, più ancora delle violenze islamiche, è stato il comportamento della BBC. All'inizio ha completamente ignorato la visita del Papa in Baviera, e probabilmente non avrebbe detto niente se non fosse scoppiato questo putiferio fomentato ad arte. Poi si è supinamente allineata alla versione dei fondamentalisti islamici. Sul suo sito, per fortuna, compare anche il discorso di Regensburg che ha provocato l'ira dei musulmani. Era offesa richiamare la verità storica? Era offesa ricordare che Maometto non raccomandava la diffusione dell'Islam con la violenza? Era offesa ricordare che Dio non si compiace degli spargimenti di sangue?

La conversazione citata dal Papa si svolge, guarda caso, durante uno degli innumerevoli assedi subiti da Costantinopoli a opera dei musulmani, e che culmineranno con la presa e l'orribile strage del maggio 1453. I musulmani si risentono di questo? Perché non chiedono loro scusa di quanto hanno fatto ai cristiani, da più di milletrecento anni?

Stia attento però chi cerca guai a tutti i costi. Potrebbe trovarli, un giorno o l'altro, e in questo caso, se i musulmani dovessero subire a loro volta l'ira dei cristiani (la cui pazienza, ricordiamolo, ha un limite) avrebbero da ringraziare solo se stessi.

Giovanni Romano

giovedì 31 agosto 2006

I sogni

I sogni sono come i cani idrofobi. Se li accarezzi ti divorano.

Giovanni Romano

domenica 27 agosto 2006

Lettera postuma ad Angelo Frammartino


Caro Angelo,

ora che finalmente tacciono le voci dei politici, dei giornalisti, dei pacifisti e anche dei chierici, lascia che ti ricordi con alcune povere parole, perché la tua morte, e le circostanze efferate in cui è avvenuta, mi ha colpito davvero molto. E soprattutto mi ha colpito, e fatto tenerezza, la tua faccia, l’espressione di timidezza indifesa di un giovane non apatico né protervo. Sarà una frase fatta, ma avresti davvero l’età per essere mio figlio, e questo ti rende caro, nonostante io abbia idee radicalmente contrarie alle tue.

Al di là di tutta la retorica della tua morte come “seme di pace”, il tuo assassinio è stato particolarmente brutale e vigliacco. Il figlio di Allah che ti ha ucciso ha manifestato un solo rimorso: di aver sbagliato persona, di non avere assassinato un ebreo. Era venuto a Gerusalemme apposta per questo. Non ha avuto nemmeno il coraggio di affrontarti da uomo a uomo. Ha colpito alle spalle come un rettile velenoso, da quel rettile velenoso che era.

Cos’avrai pensato in quel momento, oltre al dolore improvviso, oltre alla scoperta inorridita che la vita ti stava sfuggendo, che ancora pochi attimi e tutto sarebbe stato buio, senza respiro, senza voce, senza udire più niente? Hai capito almeno perché ti hanno colpito? Hai capito perché hanno scelto proprio te? Con quella barba e quei capelli ricci potevi veramente sembrare un ebreo. Ma c’era qualcosa di peggio. Per chi ti ha ucciso non faceva forse nessuna differenza; ti hanno scelto semplicemente perché eri un “occidentale”. Uno spregevole kafir, un infedele che meritavo solo la schiavitù o la morte.

Forse tu eri andato in Israele già sicuro di dove fossero le ragioni e i torti. La ragione era tutta dei palestinesi, il torto tutto d’Israele. Non so se questa sicurezza ti sia rimasta fino all’ultimo istante, quando ti hanno pugnalato. Ma certo in quel momento avrai capito da dove veniva veramente l’odio.

In un suo bellissimo e polemico saggio su Ghandi, George Orwell poneva due domande inquietanti. Primo: è possibile che una cultura possa essere giudicata pazza alla luce dei criteri di un’altra? Secondo: esiste sempre una correlazione necessaria tra un’azione generosa e una risposta amichevole? Alla luce di quanto è ti è successo (e quanto è successo a tanti ebrei, di cui la stampa non ha parlato), direi che la risposta è nel primo caso, no nel secondo. La lama che ti ha colpito è solo la conseguenza di una cultura che alimenta un odio impermeabile a qualunque confronto, a qualunque apertura, persino a qualunque gesto generoso dell’altro. L’odio non passa a colpi di volontariato.

Parlando della tua morte, un tuo amico anche in quel momento ha velatamente accusato gli israeliani, quando ha detto che “abbiamo seguito tutte le procedure di sicurezza, non ci siamo avventurati in vicoli o zone a rischio”. Come se non fosse il mestiere del terrorista colpire dove la gente si sente più sicura! Come se non fosse evidente che nessuno può fermare una mano omicida, quando ha deciso di colpire, e specialmente a tradimento!

Non ho da dirti altro, ragazzo mio. Mi dispiace davvero che i tuoi sogni si siano infranti tanto brutalmente. Ma si sono infranti perché erano sogni, perché non tenevano conto di quanto possa essere profondo e pericoloso l’odio, quando è fomentato da una religione che predica il disprezzo e l’annientamento dell’altro.

Spero solo che ti lascino riposare in pace. Fare retorica su di te, non lasciasi interrogare da quel che ti è accaduto, come forse si è fatto anche ieri ad Assisi, sarebbe tradirti.

Addio,

Giovanni Romano

I due scudetti della Juventus

Non è ancora iniziato il campionato, e la Juventus ha già vinto incontestabilmente due scudetti: quello dell’antipatia e quello dell’arroganza.

Giovanni Romano

giovedì 20 luglio 2006

Chi è il filantropo?

Il filantropo è colui che risolve [male] i problemi degli altri dopo aver risolto [bene] i propri.

Giovanni Romano

N.B:
Tra [] la forma più acida.

mercoledì 12 luglio 2006

Hackers al di là della retorica

Ieri il TG2 delle 13 ha trasmesso un servizio su un gruppo di quattro hackers pescati dopo lunghe e laboriose indagini. "E' stato particolarmente difficile prenderli", ha commentato l'investigatore, "già è quasi impossibile prenderne uno, figuriamoci una banda organizzata come questa". Avevano defacciato e rovinato centinaia di siti tra le organizzazioni più in vista, anzi questo era il movente -ormai un ritornello- che hanno addotto per la loro impresa. Semplicemente la voglia di attaccare ciò che si distingue, quello che s'impone all'attenzione degli altri, dimostrare di essere i più forti, i più furbi e i più bravi. Come infantilismo, immaturità e teppismo non c'è male.

La vicenda si è conclusa con un finale da Libro Cuore: nonostante la condanna, i quattro hanno trovato lavoro proprio in alcune delle multinazionali da loro attaccate. Dove, non c'è bisogno di dirlo: nel settore della sicurezza informatica. Ritorna trionfante il mito dell'hacker come Robin Hood che combatte i cattivi Sceriffi della Rete. Un mito che il giornalista del TG2 si è ben guardato dal mettere in discussione.

Noi invece proviamo a farlo, e con una considerazione molto semplice: queste persone, all'apparenza tanto sfrontate nei confronti dell'autorità, hanno una fifa blu di violare i siti realmente pericolosi. Mai, ad esempio, si è visto un hacker che abbia violato il sito di una qualunque organizzazione legata ad Al Quaeda. Saranno stati cancellati o adulterati i discorsi del Papa o di Bush, mai quelli di Bin Laden o il video della decapitazione di ostaggi da parte dei terroristi islamici. A onta degli slogan politicamente corretti con cui questa gente va imbrattando i siti, mai hanno lasciato un messaggio di protesta o di rifiuto della violenza e del terrorismo in faccia ai terroristi veri. Sempre ideologia, mai umanità.

Si capisce subito il perché. Il Vaticano, la Casa Bianca o la Microsoft oltre più di una denuncia non possono fare. Ben altro è mettersi contro gente che, se tutto va bene, è capace di recapitare a domicilio una bomba, una coltellata o un colpo di pistola, senza contare le vendette contro il resto della famiglia.

Chiamateli pure eroi, se volete. E loro si considerino pure eroi, per quel che m'importa. Per me sono soltanto piccoli sporchi vigliacchi.

Giovanni Romano

domenica 11 giugno 2006

Carte sporche e coscienze pulite

Nel mio paese, almeno fino a qualche tempo fa, chi era tornato dall'emigrazione in un altro paese diceva spesso: "Ah, ma in Svizzera ti arrestano, se solo butti una carta per terra!". Agli occhi della buona gente questo rigore, evidentemente, era una grande prova di civiltà.

Questo dimostra, se non altro, che chi aveva potuto vedere il mondo non trovava più “naturale” la sporcizia e l’abbandono anarcoide caratteristici di certi paesi del Sud (ho conosciuto un anziano signore che ha avuto seri problemi di riadattamento dopo una vita di lavoro passata a Torino). Ma purtroppo dimostrava anche un grosso abbaglio, del tutto al di fuori dell’intuizione della gente semplice. Ammettiamo pure che in Svizzera, o in qualunque altro posto “civile”, la severità arrivi fino all’arresto di chi getta una carta per terra (a Singapore lo fanno per davvero). Ma come mai gli stessi svizzeri o gli stessi cittadini di Singapore che arrestano lo straniero “sporco” e “trasandato” aprono le porte del Grand Hotel al mafioso che ricicla montagne di denaro, quello sì veramente sporco?

E’ facile esercitare una severità draconiana contro gli sprovveduti, probabilmente gente indifesa socialmente ed economicamente. Ma forse sarebbe meglio che certi paesi “civili” guardassero un po’ meno alle carte sporche, e facessero più attenzione alle coscienze pulite.

Giovanni Romano

venerdì 2 giugno 2006

Abbiamo la Repubblica, ma non abbiamo le navi...


Approfittando della ricorrenza del 2 giugno, e lasciando perdere il modo in cui l'hanno celebrata, vorrei riflettere su una questione apparentemente marginale: la mancanza d’identità repubblicana delle nostre navi militari.

Mi spiego: dalla costituzione del Regno d’Italia fino alla proclamazione della Repubblica, il nome delle navi da guerra italiane era preceduto dalla sigla RM (Regia Marina). Dalla proclamazione della Repubblica in poi, la sigla è stata ovviamente tolta, ma senza trovare nessun altro equivalente. Così, ad esempio, l’incrociatore portaelicotteri “Garibaldi” è indicato solo come “Nave Garibaldi”.

Un po’ freddo, non vi pare? Perché non premettere, orgogliosamente, la sigla NR (Nave della Repubblica) al nome di ciascuna unità militare? O ci vergogniamo delle nostre forze armate, come fa la sinistra, salvo spedirle a combattere senza nemmeno dichiararlo, come D’Alema contro la Serbia?

Giovanni Romano

Il ruggito del coniglio

Da quasi un mese lo sento, verso mezzanotte. E con me lo sente tutto il quartiere. E forse lo sente tutta la città. Un urlo, l’urlo di una moto tirata esageratamente al massimo. Il ruggito rabbioso di una staccata, un rettilineo d’Estramurale a fulmine, una botta di frenata, l’urlo di un’altra staccata, più lontano, finché non svanisce. E poi di nuovo, all’improvviso, il gioco ricomincia. Ma per poco. Quasi mai oltre le due volte.

Sarebbe facile lamentarsi del chiassone, del disturbatore, chiedere l’intervento della PS, dei Carabinieri, dei Vigili Urbani, dell’esercito e dei paracadutisti. Ma chi c’è sopra quella moto, e cosa vuole dire con quei ruggiti notturni? Provocazione, solitudine, sfida, rabbia, bravata, senso di vuoto? Perché logorare un bel motore accelerando e decelerando all’impazzata? Perché non andare fuori città, e scatenare lì la moto in tutta la sua potenza?

Che domanda ingenua! Il Nostro forse non è un vero centauro. Non ama la moto, ma l’effetto che produce attraverso la moto. Fuori città non c’è nessuno, tutti quei ruggiti si perderebbero nel vuoto indifferente della notte deserta. Lui ha bisogno di noi, di un pubblico che deve ascoltarlo per forza. Ha bisogno di farsi sentire, di sentire lui quanto è bello e grosso e potente il suo giocattolo. Perché senza il suo giocattolo, chissà, nessuno si accorgerebbe che esiste. E’ sulla moto che si sente forte, forse perché il suo io è debole. Debole da far pietà, e lo dico senza disprezzo. Provo pietà per quelle bravate sempre uguali a se stesse, per quella moto che gira in tondo senza scopo, e per una vita che –s’intuisce- al di là del rumore con cui si tenta di soffocare l’inquietudine, si condanna anch’essa a girare in tondo senza scopo.

Giovanni Romano

venerdì 12 maggio 2006

No, non è la BBC (e meno male!)

Giovedì 11 maggio, verso le 18, seguivo grazie al decoder il notiziario della BBC. Uno o due giorni prima in Irlanda del Nord era stato ammazzato un ragazzo cattolico di 15 anni da un gruppo di protestanti.

Finalmente il famoso giornalismo anglosassone dei “fatti-separati-dalle-opinioni”, ma non so perché a me sembrava una tavola fredda. E quali erano questi fatti? Un approfondimento sull’attentato di Londra, un lungo servizio dallo Sri Lanka su una sanguinosa battaglia navale tra esercito cingalese e le “Tigri” Tamil, un resoconto da Mogadiscio sulla battaglia per la conquista della città (che sembra cadere sempre più in mano agli islamisti filo-Al Quaeda). Ma sul ragazzo irlandese nemmeno una parola. Già archiviato e dimenticato.

Come se fosse normale ammazzare un cattolico per motivi settari.

Giovanni Romano

Magliette a strisce

Da un paio d'anni ormai mi sono completamente disinteressato del calcio, in parte per snobismo intellettuale, ma soprattutto perché, con l'avvento di Moggi & C., sentivo che la qualità si era abbassata, ed ero persuaso che "tanto è tutta una combine". E poi mi chiedevo anche perché quelli che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese debbano appassionarsi per le vicende di gente strapagata, ai cui occhi la "gente comune" è meno che polvere.
C'è una cosa che francamente non capisco. come ha potuto un signor nessuno come Moggi non tanto arrivare alla carica di direttore generale della Juventus (nella vita ognuno è libero di cogliere le sue grandi occasioni) quanto arrivarci a condizioni che qualunque ditta seria avrebbe rifiutato su due piedi. Come è possibile, infatti, che l'abbiano nominato "direttore generale a tampo indeterminato", praticamente a vita, del tutto indipendentemente dalla stessa proprietà? Come ha fatto la Juventus, una squadra che si vantava della propria probità e serietà, mettersi nelle mani di un faccendiere di quella risma? E perché le altre "grandi" tacciono? Chi c'era, e chi c'è, dietro Moggi e gli altri?
Domande che probabilmente resteranno senza risposta. Ma non ho nessun sentimento di malevola rivalsa per quello che si sta scoprendo in questi giorni. Al contrario, mi dispiace molto. Perché al di fuori dei giochi, delle combines, dell'isteria mediatica, il calcio è davvero un bello sport. Specialmente quello praticato. Preferisco il più scalcinato dei campetti di periferia al più patinato dei talk-show.
Un consiglio a Moggi & C.: toglietevi le magliette a strisce delle grandi squadre e preparatevi a indossare altri vestiti, anch'essi a strisce. E' quello che meritate!
Giovanni Romano

mercoledì 10 maggio 2006

L'elezione di Napolitano: un’occasione mancata per il centro-destra

Probabilmente, nel momento in cui sarà pubblicato questo post, il Presidente della Repubblica sarà già stato eletto, e come da previsioni sarà l’On. Giorgio Napolitano. Nelle intenzioni del centrodestra, e specialmente di Berlusconi e Bossi, dovrebbe essere un presidente “diminuito” perché eletto con i soli voti del centrosinistra. In realtà, io credo, è una grossa occasione mancata per il centro-destra in un momento di tensioni particolarmente gravi all’interno e all’estero, quando era necessario recuperare un consenso e superare le logiche meschine di schieramento politico, ricomponendo almeno in parte gli strappi di una campagna elettorale troppo aggressiva.

D’accordo, si può tacciare il centro-sinistra di arroganza per aver voluto spingere a tutti i costi, sulle prime, la candidatura di D’Alema (anche se in politica spingere una candidatura spesso equivale a “bruciarla”). Tuttavia il nome di Napolitano era la migliore scelta possibile. Non soltanto dal punto di vista tattico (se si volevano creare tensioni nel centrodestra, lo scopo è stato raggiunto in pieno) ma anche da quello sostanziale. Una candidatura seria sia perché Napolitano, da non pochi anni, era fuori dai giochi di partito grazie alla sua carica di senatore a vita (anche lui, probabilmente, “giubilato” ai suoi tempi perché non allineato al 100% con la linea ufficiale del PCI), sia per il suo impeccabile curriculum come Presidente della Camera.

Eleggendo Napolitano entro i primi tre scrutini, il centrodestra sarebbe rientrato nel gioco politico e avrebbe dato un segnale importante di unità nazionale e senso dello stato. Quel che mi riesce difficile da capire, a parte la vivissima avversione personale di Berlusconi per il comunismo e i comunisti, è come mai egli abbia deciso di accodarsi supinamente alle posizioni della Lega, un partito marginale e in calo di consensi all’interno dello stesso centro-destra.

Affinità culturale? Probabile. Ma è proprio sulla cultura, sull’immagine, sulla tanto cruciale “egemonia” che si gioca la partita! Indubbiamente il centro-sinistra ha vinto ancora una volta su questo terreno, perché è riuscito nuovamente ad accreditare la propria immagine di “Partito degli Onesti” (o piuttosto dei Fabbricanti di Onestà, che non è la stessa cosa…). Tanto è stata martellante e insinuante la propaganda di sinistra, che non è praticamente possibile pensare a un cattolico come a una personalità credibile per la carica di Presidente della Repubblica. E i vecchi “galantuomini” liberali dello stampo di Croce o Einaudi appartengono ormai al passato.

Realisticamente, il centro-destra avrebbe dovuto scegliere la strada del male minore. Proprio la parte politica che sostiene di combattere le aberrazioni e le derive ideologiche e di sostenere la Patria doveva dimostrarsi in grado di preferire la persona, passando sopra all’ideologia, nell’interesse del Paese.

Un altro errore, in prospettiva molto più grave, ha commesso la premiata ditta Berlusconi & Bossi: disinteressandosi dell’elezione del Presidente, ha dimostrato di svilire e misconoscere una carica che invece sta riscuotendo sempre più consenso e popolarità tra il popolo italiano, vista come un polo di equilibrio in uno scontro avvelenato. L’elezione del Presidente, una volta trovato un nome ragionevolmente accettabile, non era questione di scontro con la sinistra. I terreni di scontro saranno altri, e il Polo fa malissimo a logorarsi e dividersi già da ora.

Giovanni Romano

venerdì 5 maggio 2006

Il Corano, la Croce, il bordello

Giovedì scorso, se ben ricordo, il TG 2 delle ore 13,00 trasmise un servizio, che definire di cattivo gusto è poco, sui preparativi che fervono nei bordelli di Monaco di Baviera per accogliere i tifosi degli imminenti campionati mondiali di calcio (si noti, tra parentesi, che l'evento ha attirato in città anche centinaia di prostitute "abusive", segno che legalizzare certi commerci non elimina affatto il malaffare. I narcofili prendano nota).

Uno dei più intraprendenti tra i tenutari di "case chiuse" aveva fatto installare all'ingresso un gigantesco cartellone: una donna in atteggiamento invitante, circondata dalle bandiere di tutti gli stati partecipanti alla kermesse sportiva. E' accaduto però qualcosa che il solerte imprenditore non aveva previsto: si sono presentati da lui alcuni giovani musulmani a volto coperto (evidentemente era gente del posto) e gli hanno intimato, pena la vita, di togliere o di oscurare le bandiere dell'Iran e dell'Arabia Saudita, perché entrambe recano impressi alcuni tra i più sacri versetti del Corano.

Il brav'uomo si è ovviamente affrettato a ubbidire. La telecamera della RAI ha ripreso infatti i "buchi neri" in corrispondenza delle due bandiere offese. Ma ha ripreso anche altre bandiere, quella svedese e quella norvegese ad esempio, che recano chiaramente l'insegna della Croce. Senza parlare della bandiera svizzera, di quella portoghese, della maltese, insomma di tutte le bandiere nate da una chiara origine cristiana. Per la Croce non si è mosso nessuno. Nessuno si è presentato, né incappucciato né a viso scoperto. Oso avanzare il dubbio che se si fossero presentati dei cristiani in atteggiamento non dico minaccioso ma risentito, la polizia sarebbe intervenuta subito. E poi, siamo realisti: quale tra i tiepidissimi cristiani nordeuropei avrebbe provato un moto d'indignazione? E se anche l'avessero provato, probabilmente si sarebbero subito autocensurati per la loro "intolleranza".

Che dire? Le conclusioni sono ovvie. I giovani musulmani non hanno nemmeno pensato a rivolgersi a un giudice, anche perché quello che volevano dimostrare era di avere il controllo del quartiere e soprattutto quanto fosse "superiore" l'islam verso i disprezzati kafir, gli infedeli cristiani e occidentali.

Certo, nessuno gli contesta il diritto di difendere l'onorabilità della loro religione, ma lascia amareggiati il modo in cui l'hanno fatto, e ancor più l'indifferenza assoluta dei cristiani, che hanno visto letteralmente prostituire la Croce senza alzare un dito.

Giovanni Romano

lunedì 17 aprile 2006

Il Codice da Vinci e la narcosi della coscienza

Riporto questa notizia dal Televideo di oggi:
Ore 5.00 Sondaggio Usa, per 13% Gesù era sposato

La morte di Cristo sulla croce è "una leggenda" per il 13% degli statunitensi e il 17% dei canadesi, convinti altresì che Gesù fosse sposato e avesse figli. Sono i risultati di un sondaggio Ipsos- CanWest su un campione di 1.600 perso- ne,realizzato nella settimana pasquale. Secondo il vicepresidente della società di sondaggi, il dato -sorprendentemente alto in 2 Paesi tradizionalmente religiosi e conservatori- sarebbe legato al successo del "Codice da Vinci"."Ci mostra il potere di una storia, un romanzo, per modellare l'opinione pubblica".

Ci sarebbe più di una osservazione da fare. Prima di tutto l'esiguità estrema del campione rispetto a una popolazione che abbraccia i due terzi del continente nordamericano. In secondo luogo, e specialmente con l'esperienza di numerose elezioni politiche, è fin troppo facile far dire ai sondaggi quel che si vorrebbe sentire. In terzo luogo, definire "religioso e conservatore" il Canada, un paese ormai completamente scristianizzato, anzi nemico del cristianesimo, specialmente nella sua élite culturale e politica (lo so per esperienza diretta) è quantomeno fuorviante.

Ma non c'è solo questo. Merita un approfondimento l'osservazione del videdirettore della Ipsos-CanWest sul potere che ha una storia nel modellare l'opinione pubblica. E' un'osservazione più superficiale di quello che sembra, perché nasconde un punto fondamentale: USA e Canada sono paesi a maggioranza protestante, dove la Bibbia viene sì letta, ma letta e interpretata soggettivamente, secondo il principio del libero esame di luterana memoria. Fin troppo facile, quindi, che ognuno legga e interpreti solo ciò che preferisce, ignorando tutto il resto. Soprattutto, la Bibbia letta in questo modo prima o poi diventa solo una storia, un romanzo, una fantasia come tante altre, e non "tiene" di fronte a nessuna interpretazione che viene dopo.

C'è un'altra osservazione da fare, altrettanto importante. Dire che Gesù fosse "sposato e con figli", secondo il codice culturale ormai dominante in USA e Canada, non significa affatto affermare che fosse un uomo responsabile, un padre di famiglia capace di dar vita a una aggregazione duratura, stabile, piena d'affetto. Significa al contrario due cose:

  1. Che fosse incapace di trattenere i desideri della carne, sottomesso all'istinto sessuale come tutti (il che, ovviamente, non solo schernisce la verginità, ma libera un sacco di gente -specialmente il 13% di cui sopra- dalla fatica di seguirlo sulla strada del dominio di sé);
  2. Che fosse divorziabile come tanti altri, che fosse disposto cioè a trattare gli altri -la donna in particolare- non come esseri che avessero ognuno un valore infinito -come nei Vangeli- ma per soddisfare un tornaconto esclusivamente suo.

In conclusione, questa "ricerca" offre un comodo alibi per non credere, per non impegnarsi, per dare anzi al lettore il sollievo di sentirsi colto, "iniziato", e di vedere Cristo ridimensionato alle sue misure più basse. Quanto è comodo poter guardare Cristo dall'alto in basso e dire: "Chi è questo scocciatore che pretende di dirmi come mi devo comportare? Chi si crede di essere?".

Libri come Il codice Da Vinci, con il contorno delle "ricerche" altrettanto pseudo-scientifiche che li accompagnano, non sono che una ennesima conferma della narcosi della coscienza occidentale.

Giovanni Romano

venerdì 14 aprile 2006

Lettera aperta ai vegetariani, animalisti & C.

Cari amici,

come da un po' di tempo a questa parte, all'avvicinarsi della Pasqua voi state cercando di far sentire in colpa noi cristiani per la "strage" di agnelli pasquali, che per i più oltranzisti di voi è un chiaro segno dell'"ipocrisia" e della "violenza" del cristianesimo. In questo, la TV vi dà sempre più man forte, sponsorizzando campagne così etiche che più etiche non si può.
Vorrei sapere, allora, perché non avete mai avuto niente da ridire sul fatto che ormai, nelle mense scolastiche (quelle pubbliche, ovviamente) si serve carne anche nei Venerdì di Quaresima agli alunni cattolici, senza alternative (come rilevava ieri "Avvenire").
A parte il fatto che io non condivido la dieta vegetariana, specialmente per i bambini (ai quali i più fanatici di voi negano persino il latte), perché l'organismo ha bisogno delle proteine nobili della carne, mi chiedo se voi credete davvero di salvarvi l'anima con quel che mangiate o non mangiate. Ricordo ancora le acrobazie e i sofismi con cui si è cercato di far passare Cristo per un vegetariano, quando invece nel Vangelo è scritto chiaramente: "Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo!". (Matteo, 15,11).
E troppo spesso dalla vostra bocca escono discorsi arroganti, di disprezzo e di condanna per chi non la pensa come voi, i puri e i migliori per definizione. Fece bene San Francesco (che è stato snaturato come giuggiolone pacifista) a opporsi vittoriosamente alla deriva spiritualista di alcuni suoi frati (poi probabilmente confluiti nell'eresia) che volevano imporre la dieta vegetariana. E rattrista, invece, che in più di una famiglia cattolica si adotti acriticamente il vostro modo di pensare, che sotto il manto del pacifismo e dell'armonia con la natura nasconde vergogna di sé e disprezzo verso l'uomo.
Giovanni Romano

giovedì 13 aprile 2006

E voi credete che staranno zitti?

Bene, le elezioni politiche sono arrivate... e sono ormai passate. I risultati sono acquisiti, e ci tocca sciropparci cinque anni di buonismo, laicismo, omosessualità e tasse.
Qualcuno, scioccamente, si è chiesto cosa faranno i satiri di regime, tutti allineati e coperti a sinistra, ora che il governo è cambiato e Berlusconi non è più lì a fare da bersaglio.
Poveri illusi! I satiri non resteranno affatto disoccupati. Ma non per criticare il nuovo potere. L'esempio di Forattini, fatto licenziare da D'Alema, Per dare calci a chi è a terra o in minoranza: Berlusconi, e molto probabilmente la Chiesa, con la quale questi signori hanno molti conti da regolare dopo la sconfitta del referendum.
Aspettiamoci una satira ancora più conformista e meschina di quella cui eravamo abituati.
Giovanni Romano

giovedì 23 marzo 2006

Grazie, Giuliana Sgrena, di avermi fatto vergognare di essere italiano

Secondo me c'è solo una cosa peggiore delle spudorate promesse elettorali: le geremiadi degli intellettuali laici e di sinistra (Umberto Eco tra i primi) che minacciano di "andare in esilio" (dorato, ovviamente) se dovesse vincere il centrodestra, e poi altrettanto ovviamente restano in patria a godersi cattedre, onori e prebende. Anche perché, all'estero, tutto sommato non è che siano famosissimi...
Io invece, sottoproletario della cultura, non posso nemmeno sognare di andarmene in esilio, né dorato né straccione, nella sciagurata ipotesi di una vittoria di quella sinistra che annovera tra i suoi -degni- rappresentanti anche una Giuliana Sgrena. Io sì che avrei motivo di vergognarmi di chi definisce spietatamente "mercenario" un uomo come Quattrocchi!
Oltre a mostrare una terribile mancanza di solidarietà umana, ha fatto mostra di uno squallido accecamento ideologico. E peggio ancora ha dato l'ennesima prova che il paese è davvero spaccato in due parti che si disconoscono a vicenda. Non un solo esponente della sinistra, almeno che io sappia, ha levato la sua voce per difendere dal fango la reputazione di Quattrocchi, che così è stato assassinato la seconda volta.
Che dialogo è possibile con gente come lei? Queste elezioni sono anche un conflitto di culture, di visioni del mondo totalmente incompatibili. La sinistra è per l'etica (i cui parametri, ovviamente, li detta lei nel proprio esclusivo interesse). La destra -almeno quella che intendo io- non guarda all'irreprensibilità etica come i terzomondisti, i pacifisti, gli ecologisti e ogni risma di isteristi, ma alla posizione che prende un uomo di fronte a una realtà senza appello come la morte, come la pallottola che tra meno di venti secondi gli sarebbe entrata nella testa. E lì è stato grande. No ha chiesto pietà, non ha frignato come invece ha fatto proprio la Sgrena.
Viviamo nelle stesse città, abitiamo negli stessi condomini, percorriamo le stesse strade, ma ormai ci separa un muro invalicabile di risentimento e di avversione. Prospettiva pericolosissima per l'avvenire.
Mi dispiace doppiamente per il povero Nicola Calipari che è morto per difendere una come lei.
Giovanni Romano

domenica 5 marzo 2006

Bravo Calderoli!

Non ritiro nulla di quel che ho scritto contro il ministro Calderoli, ma di fronte ai minacciosissimi attacchi di Al Zawairi devo ammettere che ha mostrato grande coraggio e grande dignità. E' un onore dar fastidio ad Al Quaeda. Pur con tutta la sua rozzezza, Calderoli ci mostra che il re è nudo, mostra il vuoto l'ignavia delle nostre auto-flegellazioni, e ci ricorda che con delinquenti di quella specie non è possibile nessun dialogo, solo la guerra. La santa guerra per difenderci.


Giovanni Romano