domenica 22 febbraio 2015

Il primo vandalismo è l'incapacità di meravigliarsi

Lo sfregio fatto a Roma dai tifosi olandesi del Feyenoord ha suscitato un'ondata di prevedibile sdegno, di prevedibili polemiche, di prevedibilissimi scaricabarile. Molti si sono scagliati contro il vuoto morale della società olandese, mostrando impietosamente che un permissivismo senza limiti conduce alla violenza gratuita.

Altrettanto prevedibilmente, ora si parla di mettere in sicurezza i monumenti, di aumentare gli effettivi delle forze dell'ordine, di prevenire ulteriori violenze... tutto sommato un triste copione dove le parti sono già distribuite in anticipo tra i vandali, i politici e le forze dell'ordine, destinato probabilmente a ripetersi punto per punto alla prossima invasione di hooligans.

Dal canto mio, mentre guardavo le immagini degli scontri, mi si è affacciata alla mente una domanda: come mai dei monumenti così preziosi come la Barcaccia, per non parlare dei gioielli architettonici di cui Roma è letteralmente zeppa, che da quando furono costruiti sono stati offerti praticamente indifesi alla folla, hanno resistito per secoli e nessuno ha pensato di toccarli? Eppure la Roma del XVI e del XVII secolo, per non parlare di quella di Belli, pullulava di ladri, prostitute, assassini, borsaioli, truffatori, gente poco raccomandabile d'ogni risma. Come mai a nessuno di loro, per decine di generazioni, è venuto in mente di sfregiare i monumenti, le immagini sacre, le fontane? Non risulta che le forze di polizia dell'epoca fossero più numerose o più attrezzate di adesso, se mai il contrario. Che cosa ha protetto realmente i monumenti dalla violenza e dal vandalismo?

Prima di tutto una capacità che forse l'uomo moderno ha perduto: la capacità di meravigliarsi, e con la meraviglia uscire almeno per un attimo da se stesso e andare incontro alla bellezza. La meraviglia è il riconoscimento implicito che quello che abbiamo davanti ci supera, la sua presenza impone rispetto e attenzione. Non ho mai visto invece un bullo o un vandalo capace di questo stupore. Non ne ho mai visto nessuno che non sentisse di bastare completamente a se stesso e non si occupasse soltanto di se stesso. La bellezza, non che incuriosirlo o indurlo al rispetto, lo infastidisce e lo spinge a sfregiarla perché fa risaltare la sua dappocaggine, il suo vuoto, la sua insignificanza. Da questo punto di vista il vandalo è il sintomo di una necrosi sociale ben peggiore di quella dei secoli precedenti. La capacità di ammirazione e di rispetto per la bellezza era una salvaguardia ben più efficace delle recinzioni e delle forze di polizia.

Il secondo fattore, probabilmente, era la diffusione del senso del sacro nel vissuto quotidiano. I protestanti in visita a Roma sghignazzavano nel vedere immagini sacre dappertutto, "persino nella bottega dei salumieri". A parte il fatto che davvero Cristo ha a che vedere con tutto, anche con il modo in cui una persona si guadagna da vivere tra i salumi, quelle immagini erano una sorta di educazione permanente al sacro e alla bellezza, un'educazione di cui i monumenti erano la continuazione e la massima espressione.

In terzo luogo, il senso di appartenenza che la bellezza poteva generare. Forse persino i ladri e le prostitute erano orgogliosi della loro città, non se ne sentivano estranei o alienati (come invece accade oggi con le metropoli moderne) e non avrebbero permesso a nessuno di sfregiarla e manometterla, men che meno per puro capriccio.

Forse è stato già fatta, ma varrebbe la pena fare un'analisi sociologica dei vandali del Feyenoord, accertare se fossero degli emarginati oppure dei cittadini "normali", ma della normalità all'olandese. Possibile che una civiltà tanto "tranquilla", una scuola tanto più "avanzata", uno stato tanto più organizzato e "moderno" abbiano prodotto dei bruti come questi? A che valgono tanta modernità e tanta organizzazione se poi si arriva a questo vuoto, a questa anomia? Che cosa manca a quel modo di vivere, tanto che il senso della bellezza si è completamente atrofizzato? Parafrasando T. S. Eliot, forse quei teppisti sono il prodotto di un sistema sociale talmente perfetto che rende inutile all'uomo essere buono.

SI MONUMENTUM REQUIRIS CIRCUMSPICE.

Giovanni Romano