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venerdì 10 ottobre 2025

Il ciclismo salutista che non aiuta la mobilità urbana



Per due anni ho fatto il pendolare in auto tra Corato e Ruvo di Puglia. Percorrevo la strada provinciale 231, ex SS 98, e mi capitava spesso di imbattermi in ciclisti, da soli o in gruppo, attrezzati di tutto punto su biciclette da corsa, con tute e caschi degni del Tour De France.

Confesso che più di una volta mi hanno reso la vita difficile, specialmente quando li ho trovati in gruppo nei pressi di una assurda, pericolosissima strettoia alle porte di Ruvo a causa di lavori mai completati. Ma non è di questo che voglio parlare. Piuttosto, mi colpiva una riflessione: quanti di questi attrezzatissimi ciclisti usano la bici come strumento normale di spostamento all'interno della città, come invece avviene in Emilia Romagna? Praticamente nessuno. Molti di loro - c'è da scommetterci - nella vita quotidiana li ritroviamo al volante di ingombranti SUV.

E allora, a che serve questa forma di ciclismo? E' puro salutismo e poco altro, nella migliore delle ipotesi un turismo ecologico per strade di campagna poco frequentate, ma non ha nessuna incidenza sulla vita quotidiana e sulla mobilità urbana, che almeno da queste parti resta affidata interamente alle auto private, con conseguente perenne intasamento del traffico.

Lo stesso discorso si può fare per le "biciclettate". Sono iniziative estemporanee che in fondo lasciano il tempo che trovano. Si pedala allegramente tutti in gruppo, ben protetti dalla polizia urbana, su strade accuratamente predisposte e sgomberate in anticipo, ma anche qui, finita la festa, si torna alle automobili, non si crea mentalità.

E' vero che - soprattutto ai fondi del PNRR - nei nostri paesi sono state predisposte piste ciclabili, ma la bicicletta, se vuole essere un vero mezzo di trasporto, non ha bisogno di "riserve indiane". Ha bisogno di riconquistare le strade normali. Quante vie della sola Corato ridiventerebbero larghe e transitabili se solo il 20% degli automobilisti tornasse alle due ruote!

A parte l'irrealizzabilità di questo desiderio (la mentalità dell'auto come status symbol, o la pigrizia pura e semplice, è troppo radicata), vanno tenuti presenti due ulteriori ostacoli. Il primo è l'eccesso di regolazioni che minacciano l'uso della bici: si vogliono introdurre obbligatoriamente casco, ginocchiere, parastinchi, guanti e chissà quant'altro. Nemmeno si dovesse partire per un safari. Furono proprio tutte queste regole a dissuadermi dal girare in bicicletta durante un mio viaggio in Canada: poi non meravigliatevi se da quelle parti l'obesità è una piaga sociale. La bicicletta è, e deve rimanere, il mezzo di trasporto più informale che ci sia: inforchi, pedali e vai. Senza attrezzature e senza formalità.

Il secondo ostacolo, paradossalmente, è la diffusione delle pseudo-biciclette elettriche, queste sì dannose per l'ambiente sia per l'inquinamento indiretto causato dalla ricarica delle batterie, sia dai costi di smaltimento delle dette batterie una volta esaurite. Non aiutano a irrobustire il fisico per colpa della "pedalata assistita", diventano pesantissime se le batterie si esauriscono. Senza contare che spesso sono montate da giovinastri o da ragazzini in vena di bullismo. Ditemi voi se veder sfrecciare una pseudo-bici a 50 km/h col semaforo rosso, e col rischio di investire i pedoni, è ciclismo, o piuttosto la sua fine.

Giovanni Romano

domenica 1 gennaio 2012

Piuttosto che fare false promesse...

Da anni ormai si parla - invano - di eliminare il passaggio a livello di Via Trani e di sostituirlo con un sottopassaggio. Opera costosa, di alto impatto ambientale e di lenta realizzazione, che però indubbiamente sveltirebbe il traffico ed eliminerebbe i tempi morti dell'attesa. Tuttavia la realizzazione di quest'opera (come pure dell'ultimo tratto di doppio binario della Bari-Nord da Corato a Barletta) viene rimandata all'infinito in base al ritornello nevrotico: "Non ci sono soldi"

Ma i sottopassaggi sono l'unica soluzione? Certo sono indispensabili, ma presentano anch'essi dei difetti. Grosseto ha interamente abolito i passaggi a livello e li ha sostituiti con sottopassaggi. Va tutto benissimo... fino a quando non piove, perché con una forte pioggia si rischia l'inondazione e chi passa rischia di annegare, Ricordiamo il caso delle tre donne cinesi morte affogate a Prato.La città resta quindi praticamente tagliata in due.

Rimini invece ha preferito un criterio misto: sottopassaggi per la massima parte, ma anche qualche passaggio a livello, specialmente sulla linea secondaria per Ravenna dove il traffico ferroviario non è continuo come sulla Milano-Lecce. Il punto è che a Rimini i passaggi a livello vengono abbassati non più di tre minuti prima del passaggio del treno. La gente si ferma, nessun pedone si azzarda ad attraversare, il treno passa subito e le sbarre si alzano. Molto meno costoso che costruire un sottopassaggio.

E' un criterio, ovviamente, che va bene per le linee di non forte traffico, e a mio parere si può applicare anche sulla Corato-Barletta. Perché gli automobilisti devono aspettare a volte più di dieci minuti? E' anche l'eccessiva attesa che genera comportamenti imprudenti. Cosa costa di più, costruire un sottopassaggio o regolare i timers di abbassamento su un tempo più breve?

Giovanni Romano

N.B: Quello che ho scritto per il passaggio a livello di Corato vale anche per il passaggio a livello di Trani su Via Corato. Anche lì si parla di costruire un sottopassaggio, ancora più distruttivo per il verde e il tessuto urbano, piuttosto che abbreviare i tempi di abbassamento delle sbarre.

giovedì 22 luglio 2010

Corato: Pista ciclabile o riserva indiana?


Come tutto il Sud, la Puglia è sempre stata in ritardo per quanto riguarda la cultura della bicicletta. Basti pensare a che fine ha fatto il velodromo di Monteroni (LE), una vera e propria cattedrale nel deserto, ormai in totale abbandono perché sul territorio mancava una rete di società sportive che volessero o potessero utilizzarlo. Si parlò addirittura di costruirne un altro a Corato, la mia città. Sarebbe stato un inutile doppione che avrebbe fatto la stessa fine di Monteroni, e uno spreco scandaloso di denaro pubblico, solo perché a quell'epoca Corato aveva un consigliere nazionale nella Federazione Ciclismo del CONI Il solo fatto di discuterne fece perdere tempo prezioso per realizzare impianti sportivi più realisti e più adeguati alle nostre necessità.

Corato, in realtà, si presta bene alla bicicletta. Pur essendo pianeggiante e quindi adatto a un uso della bici come mezzo di trasporto e non solo da passeggio, da noi questa mentalità ancora non esiste. Si prende l'auto anche per fare poche centinaia di metri (e poi ci lamentiamo per la crescente obesità!. Parecchi anni fa si videro molti giovani e ragazze in bicicletta durante l'estate, ma non fu altro che una moda.

Un'apparente inversione di tendenza potrebbe essere la pista ciclabile realizzata ai primi di luglio dall'amministrazione comunale lungo tutto il doppio anello dell'Estramurale e del Corso, nonché su alcune vie principali che li collegano. Eccone un esempio nella fotografia in alto.

A Corato si è scelta una pista ciclabile “soft”, non come a Trani dove è stata pesantemente “blindata” con massicci muretti in cemento, e anche gli itinerari sono più razionali, perché non sono finalizzati esclusivamente alle passeggiate, al fitness o al panorama, bensì mettono in grado i ciclisti di raggiungere effettivamente gran parte della città.

Tuttavia le proteste non sono mancate, soprattutto da parte dei negozianti che si affacciano dal lato pista, e che da un giorno all'altro si sono visti diminuire la clientela perché le macchine non possono più parcheggiare di fronte a loro. Già a qualche giorno dopo l'inaugurazione della pista le invasioni da parte di macchine in sosta sono state numerosissime, specialmente nelle vicinanze dei supermercati. La scelta di realizzare la pista ciclabile, poi, non sarà stata dettata da reale interesse per le due ruote, ma più probabilmente dalla necessità di non perdere i finanziamenti per la realizzazione dell'opera.

Il problema vero è: opere del genere promuovono realmente l'uso della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano? Forse sì, perché nei trasporti è l'offerta del servizio che spesso crea la domanda: più treni pendolari ci sono, ad esempio, e più gente prenderà il treno e lascerà a casa l'auto (per questo i tagli alle FS sono assurdi). Analogamente, si sono cominciate a vedere più biciclette che si avventurano lungo la pista ciclabile non appena è stata creata. Tuttavia il progetto ha dei difetti, e forse un errore d'impostazione fondamentale.

Il primo difetto è la mancanza di protezione che mette in pericolo i ciclisti. Il secondo è che la pista ciclabile è a doppio senso di circolazione su strade a senso unico, così che spesso i ciclisti si trovano a pedalare in controsenso rispetto al traffico, e non è facile per loro passare da una parte all'altra della carreggiata, soprattutto sull'Estramurale, La questione di fondo, però, è chiedersi se sia opportuno relegare il traffico ciclistico entro una “riserva indiana” di piste piuttosto strette e non molto sicure. Probabilmente questo è necessario come obiettivo di breve periodo, data la totale ineducazione degli automobilisti, ma l'obiettivo di lungo periodo dovrebbe essere quello d'incoraggiare la gente a usare di meno l'automobile e a spostarsi di più in bici lungo le strade normali, che con meno veicoli diventerebbero comode come le autostrade, senza bisogno di alcuna modifica. E' un'utopia, lo so. Probabilmente auto e bici non possono convivere e dovremo accontentarci delle “riserve indiane”. Ma io continuo a sperare che questa pista ciclabile, con tutti i suoi difetti, almeno cominci a diffondere la mentalità di un uso normale e quotidiano della bici. E se questo succederà, una volta tanto non saranno stati soldi sprecati.

Giovanni Romano