domenica 31 dicembre 2006

L'è 'l dì de mort, alegher!

Che bell'anno questo, proprio da ricordare. Un suicida alla vigilia di Natale e un impiccato a Capodanno.

Allegria, gente.

Giovanni Romano

Il Capodanno degl zombi

Non abbiamo ancora finito di seppellire Welby e già un altro piagnisteo mediatico si affaccia all'orizzonte. Chi vuole, vada a vedere il sito dell'ANSA.

"Il papa' di Eluana: mia figlia in un limbo legale"

Con la rapidità del lampo, si passa da chi vuole disporre a ogni costo della propria vita a chi comincia a disporre della vita altrui. Anche noi abbiamo bisogno della nostra Terry Schiavo, che diamine! siamo forse da meno degli americani?


Quest'anno, perdonatemi, gli auguri non mi sento di darli a nessuno. Auguro soltanto, alle persone che mi sono care, di scampare alla barbarie che avanza.


Giovanni Romano

Il Natale svuotato

Per me personalmente questo è stato un anno mediocre, a voler essere caritatevoli. Ma ben più grave mi sembra la situazione intorno a me. Credo che questo sia il primo Natale dove nessuno, o molto pochi, si sia sentito "più buono".

Abbiamo tolto di mezzo un'ipocrisia sentimentale, si dirà. Secondo me è solo un trionfo e una consacrazione del cinismo, perché ci è venuto a mancare persino l'ultimo richiamo, l'ultimo freno esterno al nostro egoismo. Come si fa a sentirsi "buoni" quando uno come Welby reclama tanto insistentemente la morte, e così facendo svilisce la vita? Come si fa a sentirsi "buoni" quando i conviventi reclamano inesistenti "diritti" (non parliamo delle coppie gay), e così facendo sviliscono non solo l'uomo e la donna, ma anche l'impegno del matrimonio? Come si fa a sentirsi "buoni" quando si emargina e si schernisce Gesù Bembino, che è la fonte e la causa di questa bontà?

E' stato un Natale in cui, forse davvero per la prima volta nella storia, nessuno ha atteso più niente, nessuno ha sollevato lo sguardo.

Forse ci sentiremo "buoni" solo perché il governo, bontà sua, prima o poi ci raddoppierà la razione di cannabis. Così almeno potremo dimenticare la Finanziaria e i nostri dispiaceri, l'inquietudine del cuore che nessun consumismo e nessuna rivendicazione di "diritti" potranno mai imbavagliare.
Giovanni Romano


giovedì 28 dicembre 2006

Dedicato a chi sbeffeggia i santi e crede ai fanti...

I laicisti si scandalizzano perché la Chiesa venera i santi. Che dire dei massoni, i cui alti capi si fanno chiamare "venerabili"? Scherniscono Dio per inchinarsi davanti a degli uomini, ancora vivi per giunta...

Giovanni Romano

Luci accese e cervelli spenti

Togliere le luci di Natale "per rispetto ai musulmani" è tanto ingiustificato quanto stupido. Proprio oggi (24/ dicembre) ho visto in piazza un magrebino che vendeva dei set completi... di lampade natalizie!

Giovanni Romano

domenica 24 dicembre 2006

Buon Natale, ma non a tutti

Così, Natale finalmente è arrivato... e passerà. Per tante ragioni personali, questo è un Natale dove non aspetto nulla, credo anzi che l'anno prossimo mi darà di meno di quel che ho avuto negli anni precedenti, e forse mi toglierà delle persone care. Ma non sono solo i miei problemi personali che mi hanno depresso. Penso alle minacce che gravano sul mondo, alla stoltezza degli elettori cattolici che hanno votato un governo quale quello che abbiamo adesso, alle minacce alla vita, alla famiglia, alla morte naturale.

Per questo, stavolta, non sono buonista, e non auguro Buon Natale a tutti. In particolare non auguro Buon Natale:

  • Ai radicali e a chi la pensa come Welby;
  • Ai protestanti che si sono servizievolmente prestati per il funerale di un suicida;
  • Al ministro Mussi che ha tolto il veto italiano alla manipolazione e all'uccisione degli embrioni;
  • A Corrado Augias, Margerita Hack, Veronesi, i Verdi, tutti i laicisti in generale
  • Ai pacifisti che non hanno mai niente da dire quando vengono perseguitati i cristiani;
  • Ai "profeti" del "dialogo" a tutti i costi, anche a spese della verità;
  • A chi, anche tra il clero, ritiene che sia sufficiente pensare di essere cristiani senza dirlo;
  • Ai guitti strapagati come Fiorello, Crozza e De Sica che con intrepido coraggio prendono in giro la Chiesa che non può difendersi e se la fanno sotto quando c'è da criticare l'islam;
  • A chi riduce il Natale a predica moralistica contro il consumismo, e non si accorge che nel frattempo hanno tolto di mezzo il Bambino Gesù.
E' solo una piccola parte della mia lista di esclusioni, credo che riempirei due pagine. Ma anche a me stesso non auguro un Natale particolarmente buono. L'ho vissuto troppo da lontano, l'angoscia per quello che sta accadendo mi ha tolto il gusto e la gioia dell'attesa, e lo stupore dell'avvenimento.

E allora auguro Buon Natale

  • A chi è semplice di cuore tanto da essere grato che nasce un Bambino;
  • A chi sa affrontare e sopportare dignitosamente la propria sofferenza, e riesce a dare speranza agli altri;
  • A chi, anche per una volta all'anno, guarda alla vita in modo diverso, senza rancore, e spera nell'Altro che viene, e che lo può salvare.
Giovanni Romano

Una testimonianza silenziosa contro Welby

Nel palazzo in cui abito c'è lo studio di un avvocato. Conoscevo di vista la sua segretaria, una ragazza svelta, solare, sempre sorridente e gentile. La domenica non mancava mai alla Messa. Da un po' di tempo non la vedevo più ma non davo importanza alla cosa, pensavo fosse perché gli orari non coincidevano, o che lei avesse finito il praticantato.

Invece ho saputo che da settembre le era stato diagnosticato un cancro che ormai l'ha invasa tutta. Non c’è più speranza. Ma quello che colpisce è che, pur soffrendo atrocemente, lei non recrimina, non bestemmia, non sta a rimpiangere una vita finita troppo presto. Avrebbe detto anzi: "Forse Gesù mi vuole accanto a lui perché io faccia del bene da lassù, e preghi per chi resta".

Non si è esibita in piagnistei mediatici, non ha scritto libri per invocare il “diritto” di morire, non ha convocato radio, TV e agenzie di stampa (anche se l'avesse fatto, per una credente non sarebbero venuti). Ha semplicemente offerto la sua sofferenza. La tragedia è che ormai il mondo non solo ignora questi sacrifici silenziosi, ma nemmeno più li stima. Già Gaetano Salvemini riteneva ogni conversione di fronte alla morte come puro esito di paura o rimbecillimento (e francamente non vedo perché Mons. Bello lo ammirasse tanto).

Si può soltanto immaginare lo scandalo e il disprezzo che le parole della ragazza desterebbero tra i sostenitori dell'eutanasia, quelli che promettono di continuare la "battaglia" di Welby. La definirebbero senz’altro una fanatica, un'esaltata, un'ignorante, una pazza, una bigotta. Il che dimostra, se non altro, che la decisione di darsi la morte non è una faccenda esclusivamente personale (come dicono loro), ma dalla sua accettazione o dal suo rifiuto dipende il futuro, o la distruzione, di tutta la società.

La signorina se ne andrà in silenzio, solo Dio e chi l'ha conosciuta si accorgeranno della sua testimonianza. Io spero, quando verrà il mio turno, di ricordarmi di lei per avere il coraggio di affrontare la mia fine. E gli altri ciancino pure di "morte dignitosa".

Giovanni Romano

P.S.: Vergogna ai protestanti che si sono servizievolmente prestati per i funerali "religiosi" a Welby. Del cristianesimo hanno tradito tutto quel che era possibile tradire. E noi a "dialogare" con loro! Una pura perdita di tempo.

sabato 23 dicembre 2006

L'abbaglio di Michele Brambilla

Non capisco proprio come Michele Brambilla possa parlare di "sconfitta delle ideologie" a proposito del caso Welby su "Il Giornale" di oggi. E' esattamente il contrario: l'ideologia si è impadronita anche degli aspetti più intimi e privati dell'esistenza. Aggiungo che non ho paura del chiasso mediatico su Welby. Ho paura della tranquilla accettazione dell'eutanasia che queste chiassate ci porteranno.

Giovanni Romano

giovedì 21 dicembre 2006

L'idolo della modernità

Con il compatimento che si riserva di solito ai ritardati mentali irrcuperabili, Massimo Cacciari scriveva oggi sul "Corriere" che la "trincea" della Chiesa è inutile, la modernità è inarrestabile.

Ma alla Chiesa non interessa costruire trincee. Alla Chiesa interessa solo che il cuore dell'uomo non s'indurisca definitivamente nel male, e non cada nell'abisso che egli stesso si fabbrica, come nel caso dell'eutanasia.

La "modernità" come la intende Cacciari è forse un idolo che esige sacrifici umani?

Giovanni Romano

lunedì 18 dicembre 2006

Eutanasia del Presepe 2

E' di queste ore la notizia che il consiglio regionale della Liguria ha respinto, con un risicatissimo margine, la proposta dell'opposiozione di centrodestra di incoraggiare i pubblici uffici a esporre il presepe.

Non c'è affatto da stupirsi del laicismo della regione Liguria. In Canada o negli USA, poi, dove esporre il Presepe o l'albero di Natale è praticamente un reato, una proposta del genere non sarebbe stata nemmeno presa in considerazione. Ma è triste pensare che si pensi a imporre per legge il Presepe. Fino a qualche anno fa non ci sarebbe stato bisogno di circolari e di decreti: ci sarebbe voluta una circolare per farlo sparire.

Come abbiamo potuto rinunciare alla gioia che il Presepe ci dava, in nome di un "rispetto" che novantanove volte su cento è soltanto paura o vergogna di noi stessi? Chi ce ce le ha potute instillare così facilmente? La nostra apostasia è tanto più pericolosa perché è tacita, non ha ragioni, è pura sottomissione alla mentalità laicista.

E' inutile lamentarsi e accusare gli altri, dobbiamo fare prima di tutto un esame di coscienza noi. Cosa ci è successo, e da quanto tempo questo stava succedendo? Perché non abbiamo voluto vedere? Fino a qualche tempo fa, ci commuoveva Gesù Bambino. Ora Gesù è diventato quasi una parola sconveniente, figuriamoci se bambino.

Nostro Signore aveva già previsto che ci si sarebbe scandalizzati di Lui (Mt 11,5), ma aveva anche definito "beati" quelli che non si sarebbero fatti irretire o ricattare da questa mentalità. Mai come ora la fede è riportata impreriosamente alla sua autenticità, non avrà niente di sentimentale anche perché il mondo intorno si è fatto cento volte più arido, cinico e bugiardo.

Non si tratta di sbandierare i simboli, loro non potranno più rassicurarci. Il Presepe si reggeva fintantoché si è retta la dignità e il significato della famiglia, cioè di un rapporto che regge alle avversità, oltre al signficato e al valore dei figli. Ma che ne può sapere del Presepe una "cultura" che permette i PACS? Che ne sa del Presepe una subcultura che permette l'eutanasia dei bambini, o nella migliore delle ipotesi considera il bambino una disgrazia, un impedimento, un peso, un fastidio che impedisce lo shopping e le vacanze?

Il Presepe dà fastidio per il suo significato umano prima ancora che religioso. E lasciando da parte le idiozie ireniste sul "dialogo", guardiamo in faccia una buona volta l'odio del mondo a Cristo e alla vita.

Giovanni Romano

domenica 17 dicembre 2006

Eutanasia del Presepe

Molto opportunamente, un editoriale di "Avvenire" qualche giorno fa notava che l'ostilità dei musulmani al Presepe spesso è una scusa da parte di insegnanti laicisti per sfogare la lro ostilità contro la Chiesa. Posso confermarlo con un'esperienza diretta: l'anno scorso, due mie alunne musulmane collaborarono senza problemi, e senza alcuna pressione da parte nostra, alla preparazione di bellissimi presepi.

Ma resta ugualmente il problema di quanto siano numerosi, e mediaticamente agguerriti, gli insegnanti italiani che prendono a pretesto l'arrivo di alunni musulmani per togliere di mezzo il Presepe. Reduci frustrati del '68, e i cascami loro allievi? Cristiani idiotamente "buonisti"? Semplici fifoni che tacciono per amor di quieto vivere? Probabilmente tutte e tre le cose. Ma il Presepe è diventato un'astrazione soprattutto per noi "cattolici" italiani.

Quest'anno ad esempio nella mia scuola il Presepe non si farà. E non per una accresciuta presenza islamica (è addirittura diminuita), semplicemente per disinteresse, perché nessuno si è prestato per montarlo, e le offerte dell'anno scorso si sono rivelate troppo scarse per rifarlo grande e bello com'era.

Non incolpiamo dunque i musulmani, ma la nostra ignavia e il nostro disincanto, magari mascherato di attivismo equosolidale.

Giovanni Romano

L'inconsistenza "oceanica" dei cattolici

Il caso Welby tiene ormai banco da settimane, fino a essersi trasformato in un tormentone. Sono fin troppo chiari gli scopi che si propone di raggiungere questo ennesimo piagnisteo mediatico (avevano provato con Coscioni ma gli era andata male): porre il principio che la vita non è intengibile, e annientare il risultato morale del referendum sulla legge 40, mai digerito dalla stampa laicista (ricordo che Radio 24, con particolare slealtà, non dette nemmeno la notizia del fallimento del quorum nella sua edizione delle 15, a seggi ormai chiusi). Ciò che sta avvenendo in questi giorni è sia la vendetta per quel fallimento, sia il rilancio per una biopolitica ancora più inumana e arbitraria.

Ma qual è stata la reazione del mondo cattolico, a parte la voce coraggiosa del Papa e di alcuni vescovi? Niente, silenzio assoluto, o al massimo assensi di routine. Di fronte alle "veglie" organizzate dai radicali in 50 città (credo che il numero però sia gonfiato, varrebbe proprio la pena di verificare) dove sono i milioni di persone che hanno fatto la fila per andare a vedere il feretro del Papa Santo, Giovanni Paolo II? Dov'è il milione di giovani della GMG? Dove sono i 30.000 o 50.000 presenti bisettimanalmente all'Angelus di Papa Benedetto XVI? Fedeli, o soltanto turisti del sacro? Perché i sacerdoti non hanno il coraggio di invitare i fedeli a veglie di preghiera per la vita, non in 50, ma in 50.000 parrocchie? Che ne è di queste folle tanto sorridenti quanto smemorate? Aveva forse ragione Giovanni Testori a parlare di "idiota allegria cattolica"?

E' facile vivere momenti di grande commozione e intensità, più facile ancora quando si è in tanti, ben chiusi nel nido caldo della parrocchia, del movimento, del gruppo scout o quel che volete voi. Ma molto più difficile testimoniare Cristo da soli, nel proprio ambiente, nel proprio condominio, di fronte ai propri colleghi sprezzanti e ostili verso la religione (quella cattolica, non certo quella islamica, hanno troppa fifa! E poi l'islam, religione senza misteri e senza sacerdozio, è molto più compabile col potere laicista che non il cristianesimo).

Noi cattolici stiamo dando il triste spettacolo di un enorme corpo senza braccia per agire, e soprattutto senza la testa per pensare e rispondere ai sofismi e al bombardamento mediatico dei radicali e dei mass-media. Un gigante, non dico coi piedi d'argilla, ma inconsapevole della propria forza, e troppo riluttante a usarla, anche perché abbiamo interiorizzato e trasformato in paralizzanti complessi di colpa tutte le accuse, anche quelle più infondate e ingiuste, contro la nostra fede.

Abbiamo teso la mano al "mondo", ma il "mondo" è rimasto quello di cui parla il Vangelo di Giovanni: il luogo dell'ostilità e dell'odio a Cristo. Troppo ingenuamente abbiamo pensato che bastasse essere "cristiani coerenti", cioè buoni a volte fino alla stupidità (dimenticando Mt 10,16), docili pagatori di tasse, volenterosi sgobboni sul lavoro, piamente tolleranti verso tutte le opinioni, disposti anche a criticare e ingiuriare la Chiesa, per farci amare e accettare dagli altri. Non potevamo sbagliarci più di così, e le conseguenze sono state duplici. Una gran parte dei fedeli se n'è andata, banalizzando la fede in un superficiale buonismo irenista. E quelli che sono rimasti, coloro che veramente hanno voluto percorrere la strada della coerenza evangelica, si sono resi conto che l'odio del mondo non è diminuito nei loro confronti, anzi è aumentato. Basti pensare a Frére Roger, Annalena Tonelli, Suor Leonella Sgorbati, Don Andrea Santoro.

Con questo non voglio dire che i cristiani debbano farsi volgarmente "furbi", adeguarsi al cinismo di questo mondo e tornare a usare la forza e la sopraffazione. Dico soltanto che gli attuali avvenimenti devono renderci consapevoli di quale sia il prezzo reale dell'aderire a Cristo, che comporta il coraggio della testimonianza esplicita e non solo della vita coerente (con buona pace del pelagianesimo alla Tettamanzi), l'emarginazione sul lavoro, l'imbavagliamento mediatico, persino le aggressioni verbali e fisiche.

Non ci sono sconti. E non è il numero che ci renderà forti di fronte al mondo, ma la consapevolezza di una inesorabile diversità tra noi e il mondo, la consapevolezza di una ricchezza e di una libertà che il mondo non possiede, per quanto grandi possano sembrare le sue conquiste.

Invece di auto-colpevolizzarci, dovremmo recuperare un sano orgoglio, anzi una sana gratitudine per la grazia che Dio ci ha fatto venendo nella carne, abbracciando e salvando la nostra vita e la nostra morte. al di là di ogni falsa sicurezza nei nostri meriti, nella nostra bontà, nella nostra volontà di "dialogo", sarà lo stupore dell'avvenimento cristiano, e della sua radicale diversità rispetto al cinismo del mondo, a renderci capaci di contrattacco contro un pensiero tanto inumano come quello laicista che imperversa e imperverserà sempre più.

Giovanni Romano

Poveri rapinatori giocherelloni!

Avete notato che, ogniqualvolta un rapinatore viene ucciso da un poliziotto, specie in Campania, immancabilmente si scopre che il malcapitato "aveva un'arma giocattolo"? Si direbbe che siano i poliziotti, brutti cattivoni, a far fuori i poveri rapinatori giocherelloni che volevano solo spaventare un po' la gente con armi innocue.

Ma andate a chiederlo ai tabaccai uccisi con armi vere, o andate a chiederlo a un tabaccaio che ho conosciuto io, cui i banditi hanno spaccato la testa a colpi di calcio di fucile fino a mandarlo in coma. Andate a chiederlo alle guardie giurate dei furgoni portavalori, se erano armi giocattolo i fucili d'assalto che sono stati usati contro di loro!

Io sospetto che sia la stampa a truccare la realtà a favore dei delinquenti, quando è il loro turno di essere presi a bersaglio da quelli che credevano facili prede.


Giovanni Romano

sabato 16 dicembre 2006

Ma per Welby non provo compassione

Ho letto su "Avvenire" delle lettere che esprimevano, nobilmente, comprensione e solidarietà con i sentimenti di Welby, anche se non per la sua disperata scelta di morire. In molti hanno scritto che in realtà il suo cercare caparbiamente la morte conteneva una “richiesta di aiuto”.

Probabilmente sarò degno dell’inferno, e farò una fine peggiore della sua, ma ho guardato nei suoi occhi, e non vi ho letto richieste di aiuto a vivere, bensì rabbia, rancore, aggressività impotente, più o meno come un suicida che prende a pugni chi vuole impedirgli di buttarsi giù.

Non provo quindi nessuna “comprensione” per questa grottesca corsa contro la morte, quasi una gara a chi arriva primo. Perché tanta fretta di farsi ammazzare, se le condizioni stanno comunque peggiorando? Per affermare il principio che a lui, e solo a lui, spetta il momento di decidere quando vivere e quando morire. E’ la rottura alla radice di qualsiasi rapporto umano, perché gli altri diventano solo passivi esecutori della volontà di morire, anziché presenze che possono aiutare e condividere anche un momento doloroso come quello della morte.

Devo anzi confessare di provare io rancore verso Welby, che strepita le sue rivendicazioni di morte proprio nei giorni in cui Cristo nasce e viene a dare speranza agli uomini con la Sua vita (il che include anche il Suo sacrificio, che da quel momento in poi non ha reso inutile il dolore). Il suo atteggiamento, che ne sia consapevole o meno, è quello di un anticristo. Grazie a lui passerò uno dei Natali più tristi e inquieti della mia vita, per paura di quel che avverrà dopo che gli daranno inevitabilmente ragione (prova a opporti all'ondata mediatica!): sarà aperta la strada all’eutanasia, fino a renderla obbligatoria per quelle che saranno giudicate (da chi?) “vite a perdere”.

Già pochi giorni dopo lo scoppio del caso Welby, dalla Campania un’anziana madre tutta in lacrime chiedeva la “dolce morte” per i suoi due figli gravemente ritardati che lasciava dietro di sé. Che si pensi tanto facilmente a togliere di mezzo la vita (e per giunta disporre di quella altrui) anziché averne cura lo dovremo a Welby e suo al corteo di becchini. Possa Dio confonderli e dannarli!

E di fronte alle “veglie” blasfeme che chiedono la morte, la Chiesa dovrebbe avere il coraggio di mobilitarsi per organizzare veglie di preghiera e scongiurare il dilagare della menzogna e del delirio di morte che ci ha preso. In pochi giorni è stato disfatto –con lucida determinazione- tutto il risultato del referendum sulla legge 40.

Ci sono due ulteriori considerazioni da fare. Primo, a nesuno è venuto in mente che la "sedazione terminale" invocata da Welby somiglia molto all'iniezione letale praticata sui condannati a morte negli USA. E nei giorni scorsi uno di loro ci ha messo trenta minuti di agonia atroce, per morire, tanto che è stato necessario ripetere la dose mortale. Niente garantisce che la morte di Welby, né di alcun altro nelle sue condizioni, sia "dolce" e "indolore".

Non lo fu nemmeno per Ramon Sampedro, l'idealizzato protagonista del film "il mare dentro". Le rivelazioni della donna che lo aiutò a morire, che si è decisa a parlare solo dopo che il suo reato è caduto in prescrizione, ci hanno fatto sapere che Sampedro non morì fulminato dal cianuro, ma agonizzò per circa un quarto d'ora, con rantoli tanto spaventosi che lei si chiuse terrorizzata nel bagno. Ci scandalizziamo per la morte atroce di un criminale, accettiamo tranquillamente che Welby rischi di fare la stessa fine. Ma sappiamo ragionare o no?

Secondo: a mio parere, la Chiesa ha sbagliato quando ha concesso ai suicidi la sepoltura in terra consacrata. Non che questo importi qualcosa a Welby & C., ma era un segno forte, non buonista, che ammoniva l’uomo sulla gravità del suo gesto e sull’eternità del suo destino.

Grazie, Welby, per aver rubato un po' di voglia di vivere a chi sta lottando in condizioni difficili come le tue. Grazie per averci oscurato e reso triste il Natale, grazie infine per aver allontanato un po' di più gli esseri umani gli uni dagli altri.

Con profonda avversione,

Giovanni Romano

lunedì 11 dicembre 2006

E hanno pure il coraggio di lamentarsi!

Un Prodi terreo in viso è passato attraverso una contestazione ben più massiccia e sentita dei trenta-quaranta scalmanati di cui ha parlato la TV di regime. Sono poi arrivate, puntuali, condanne e scomuniche, si è parlato di "clima incivile".

Lungi da me difendere qualsiasi tipo d'intolleranza. Ma dov'erano questi signori quando si gridava impunemente "buffone" a Berlusconi (con la benedizione della magistratura), o quando uno scalmanato vero gli ha tirato addosso il cavalletto di una macchina fotografica? Dov'era la loro solidarietà, il loro senso civico? Dov'era questa gente, quando Genova fu messa a ferro e fuoco, anche qui del tutto impunemente?

Solo adesso che sono loro il bersaglio della contestazione, dopo averci spietatamente taglieggiati con la finanziaria, si accorgono di avere allevato una generazione d'intolleranti e di violenti?

La loro cretinaggine fa il paio solo con la loro ipocrisia.

Giovanni Romano

lunedì 4 dicembre 2006

Good riddance, Casini!

Ormai è certo. Casini lascia la Casa della Libertà. In un certo senso è un bene. Meglio una situazione chiara, pur se negativa, a qualunque ambiguità. E Casini era stato fin troppo ambiguo da quando, eletto presidente della Camera, quasi mai aveva trovato il coraggio di sfidare il "politically correct", sperando forse di farsi accettare nei salotti buoni.

Ricordo che solo in occasione del referendum sulla legge 40 ebbe il coraggio di dichiararsi pubblicamente per l'astensione, ma non subito. Nei primi giorni fu ambiguo come al solito, dichiarando che non avrebbe fatto sapere fino all'ultimo momento se avrebbe votato o no. Fu qualche buona tirata d'orecchi, più che una improbabile crisi di coscienza, a fargli cambiare parere.

Se il Polo non fosse tanto povero nei principi (basti pensare a un meschino intrigante come Fini) e inarticolato quanto al modo di esprimerli, la dipartita di Casini sarebbe un evento da salutare con sollievo, non certo con rimpianto.

Good riddance, Casini!

Giovanni Romano

Appello e commento contro Rule of Rose

Il videogame dal titolo "Rule of Rose", prodotto e distribuito in Giappone a marchio Sony e in arrivo a breve in Italia sotto altro marchio, che ha come oggetto sevizie ad una bambina di 10 anni e come obiettivo di gioco la sua sepoltura da viva, ha scosso le coscienze di molti italiani.

I media si sono occupati con sconcerto di questo caso, che supera la soglia di cio' che puo' essere considerato lecito, legittimo e ragionevole e peraltro rappresenta l'ennesimo episodio di un'escalation di violenza nei contenuti dell'entertainment video. La correlazione tra la violenza dei videogames (immagini ripetute e scene "vissute" in modo attivo, con un alto livello di concentrazione) e l'innalzamento del tasso di aggressivita' nei giovani e giovanissimi, e' stata oggetto di molte ricerche e confermata anche da uno studio comparativo di uno dei maggiori esperti in materia, il Prof. Craig Anderson.

Mentre la Presidente della Commissione Parlamentare per l'Infanzia, On. Anna Serafini, sostiene che "la violenza dei videogiochi fa perdere il confine fra bene e male", la Prof.sa Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dello sviluppo all'Universita' La Sapienza di Roma, dichiara a Panorama che "la cosa preoccupante e' la filosofia che pervade questi giochi. Si vince se si e' piu' violenti. Viene premiata la violenza e la criminalita' e il ragazzo puo' abituarsi, in una sorta di inquietante adattamento cognitivo".

E' sotto gli occhi di tutti l'aumento dei casi di violenza perpetrata da giovani su altri giovani, su persone disabili o diverse, sui propri genitori, sugli anziani, ed e' difficile pensare che questo fenomeno non sia legato all'aumento della violenza e dell'aggressivita' nelle immagini e nei messaggi ai quali i ragazzi, attraverso videogames, cinema e televisione, sono continuamente sottoposti.

In questo contesto, la produzione e l'immissione sul mercato di prodotti di entertainment con contenuti devianti, cinici e con finalita' di gioco esplicitamente contrarie al rispetto della vita e della legge, non puo' che essere considerato da parte di un'impresa un GRAVISSIMO ATTO DI IRRESPONSABILITA' SOCIALE.

Gli intellettuali, i professionisti, gli uomini e le donne firmatari di questo appello sono legati dalla convinzione che le ragioni del business e del profitto non possono giustificare scelte d'impresa che possono produrre effetti dannosi per i singoli individui, per le famiglie e per l'intera societa'.

Su questa base CHIEDONO alle singole imprese dell'entertainment video e alle loro rappresentanze di settore di RINUNCIARE ad iniziative di produzione e commerciali basate su prodotti dal contenuto così palesemente violento e antieducativo per i giovani, al fine di NON ALIMENTARE il fenomeno dilagante del bullismo, della violenza e della criminalita' giovanile e contribuire, invece, alla crescita di una generazione sana, retta e cosciente dei valori e del rispetto dell'essere umano e della legalita'.


Ovviamente non c'è alcuna speranza che queste proteste vengano ascoltate. C'è da aspettarsi, piuttosto, che vengano tacciate di "oscurantismo" e "bigottismo clericale". Tuttavia io non solo pubblico un tale appello, che condivido in pieno, ma aggiungo di mio la seguente riflessione che mi è venuta in mente non appena ho letto il testo del messaggio:

A dire il vero, avevo letto una recensione del gioco, definito "perverso e inquietante" (ma quasi fosse un complimento) dalla rivista sulla quale era pubblicata. Credo che lo scopo del gioco non sia il seppellimento della bambina ma impedire che venga seppellita da un'orda di bambini sadici e pazzi. Il che, ovviamente, non toglie nulla alla crudeltà del gioco né alla sua perversione morale. Per questo gli va detto assolutamente NO.

Il punto è che questo è il gioco più perfetto che si possa immaginare per una società orfana come la nostra. Orfana è la vittima predestinata, la più indifesa per definizione. Orfani sono anche i suoi carnefici. Senza adulti, Senza nessuno che gli voglia bene e gl'insegni il senso del bene e del male, i bambini possono scatenare i propri istinti più demoniaci. E se questi sono i bambini, figuriamoci gli adulti!

La mentalità che vuole il bambino "perfetto", altrimenti lo scarta e lo abortisce (e questo vale anche per l'eutanasia), in realtà teme e demonizza i propri discendenti. Li vede ormai come pericoli potenziali, alieni, mostri, non certo figli, perché nessuno ormai si prende la responsabilità di essere genitore, né gli è permesso di farlo. La mania di istituzionalizzare e medicalizzare ogni problema, sterilizzando o uccidendo la famiglia, ci ha portati a costruire il Grande Orfanotrofio dove si può ammazzare per puro capriccio.

Meditate, gente, meditate (se ne siamo ormai capaci).

Giovanni Romano

martedì 28 novembre 2006

L'ultimo sussulto della coscienza


Mi ha particolarmente colpito questa lettera che riporto dal "Foglio" di oggi. Raramente ho trovato un giudizio tanto lucido e preciso sulla mistificazione massmediale operata da Welby in favore dell'eutanasia.

Giovanni Romano


lunedì 27 novembre 2006

Bulimia

Mangio troppo perché la vita mi va di traverso.


Giovanni Romano

Sono gli hackers i veri censori della Rete

Riporto qui il comunicato stampa del sito http://www.culturacattolica.it, oscurato dagli hackers per aver osato criticare lo spot lesbico di Lino Banfi:

Quando la libertà di pensiero fa paura, meglio ingaggiare qualche hacker o qualche maneggione!

Certo chi non ha problemi di famiglia regolare con i figli a carico, per cui conta soltanto «l'amore», ha molto tempo per impedire con tutti i mezzi di esprimersi a chi vuole invece difendere un tipo di famiglia che invece i figli li genera e desidera educarli!

Ci è capitato questo: abbiamo pubblicato sul sito www.culturacattolica.it un intervento critico sulla fiction televisiva di Lino Banfi, Il Padre delle spose, in onda da lunedì 20 novembre 2006 su RaiUno. Abbiamo chiesto come minimo di spostare lo spettacolo in seconda serata (mentre non abbiamo chiesto di «oscurare» la fiction, come ci accusa Repubblica sul suo sito).

Abbiamo ricevuto un mare di insulti e di accuse gratuite, ma quello che è più grave un attacco al sito che lo ha reso inutilizzabile per molto tempo. Così ci ha scritto il responsabile del servizio: «Da ieri sera il server *** è sotto un attacco DDOS che interessa solo la visibilità dei siti in rete.
[...] Dopo una pausa di circa 8 ore, nelle quali avevamo filtrato tutti gli IP attaccanti, questa mattina è ripreso un nuovo attacco. I nostri tecnici sono all'opera per filtrare tutti i nuovi indirizzi IP relativi all'attacco e riportare alla visibilità i siti presenti sul server».

Ci chiediamo (e lo chiediamo a tutti coloro che ci hanno accusato di volere mettere il bavaglio a chi la pensa diversamente): ma non c'è altro modo per esprimere il proprio dissenso da chi ha altre opinioni che quello di bloccare la sua capacità espressiva? Ci hanno detto che è ora che la Chiesa non interferisca nelle questioni della vita civile, e perché allora c'è chi interferisce sul diritto degli uomini di esprimere il proprio parere? Voltaire diceva: «non condivido nulla di quanto tu dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo». Dobbiamo essere proprio noi a ricordarlo ai paladini della libertà di espressione?

Da troppo tempo si accusano i cattolici di imporre le loro idee, e poi, quando si è a corto di idee e di ragioni, si fa di tutto per oscurare e impedire la loro capacità di presenza e di espressione.

Chiediamo solidarietà a chi ha a cuore il diritto di tutti di potersi esprimere liberamente.

Grazie di cuore. La difesa della libertà di uno significa la difesa della libertà di tutti.
CulturaCattolica.it


Esprimo la mia
solidarietà più piena a questo sito bene informato, indipendente e coraggioso.

Giovanni Romano

giovedì 23 novembre 2006

E' questo il modo di accogliere i turisti?

Di recente, sono stato a Trani, bellissima città pugliese sulle rive dell'Adriatico (lo dico per i miei lettori stranieri! :-).

Si parla molto di rilancio del turismo
come risorsa del Sud dopo anni di improduttive "cattedrali nel deserto" (come se un vescovo fosse così stupido da averne mai costruita una proprio lì!), ma poi, arrivati al dunque, ecco cosa attende il turista non appena ha finito di percorrere il viale che lo porta al mare...

Non c'era proprio nessun altro posto per collocare quei cassonetti? E' possibile essere tanto bestialmente ignoranti da non capire che una vista come questa è un pugno nell'occhio per chi abbia un minimo di sensibilità per il bello?

Trani, evidentemente, s'illude di vivere di rendita attraverso la sua mer
avigliosa cattedrale (vedi foto a destra), il suo centro storico o il suo porto che, se fosse ben valorizzato, potrebbe farla diventare la Porto Ercole del Sud (ricordo che per qualche anno lo yatch della famiglia Natuzzi era ormeggiato proprio qui). Ma una città veramente turistica non vive di soli monumenti, bensì deve curare ogni particolare nell'ambiente che li circonda. Altrimenti si lascia l'impressione di un grande cinismo e di una grande, stupida insensibilità.


Giovanni Romano

domenica 12 novembre 2006

venerdì 20 ottobre 2006

L'ennesima porcheria "umanitaria"

A quanto pare ci stiamo avvicinando a grandi passi verso la legalizzazione della cannabis (in realtà è la marijuana) "a scopo terapeutico", come terapia del dolore.

Da ora in poi, oltre ad avere il padre o la madre sofferenti, li avremo pure tossicodipendenti...

Giovanni Romano

domenica 15 ottobre 2006

L'uomo che piace alla donna

Una donna è attratta non dall'uomo che guarda solo lei, ma dall'uomo che sa guardare oltre se stesso.

Giovanni Romano

Ironia cattolica e seriosità laica

Come mai, quando l'ironia la fanno i laicisti, è "satira" o "trasgressione", e quando la fanno i cattolici è una "caduta di stile"?

Giovanni Romano

venerdì 13 ottobre 2006

Ma la Bibbia ha sempre ragione?

"Ho visto l'empio trionfante / ergersi come cedro rigoglioso; / sono passato e più non c'era, / l'ho cercato e più non si è trovato". (Dal salmo 37)

Io, in compenso, ho trovato un altro empio, ancora più cattivo e incavolato del primo...

Giovanni Romano

Pluralismo alla Prodi

Qualcuno mi spiega perché l'Italia è l'unico paese dove, per garantire il pluralismo, l'utente che non ha il digitale terrestre potrà vedere due canali in meno?

Giovanni Romano

martedì 10 ottobre 2006

sabato 7 ottobre 2006

Prove tecniche di dhimmitudine

E’ da tempo ormai che disprezzo il mio lavoro d’insegnante, il suo anonimato senza carriera, il suo magro stipendio, l’irrilevanza sociale e l’ipocrita retorica della “missione” predicataci da chi un’aula non l’ha mai vista e nemmeno ha intenzione di metterci piede. Ma un uomo coraggioso come il professor Robert Redeker mi ha restituito almeno in parte la fierezza per la dignità intellettuale del mio ruolo. Ha avuto il coraggio di parlare dove tanti cattedratici, cantautori, registi e giornalisti ben pagati preferiscono tacere o dire il falso per paura, conformismo o connivenza. Ha avuto il coraggio, lui laico, di difendere laicamente il Papa. Ha avuto il coraggio di andare contro le finzioni buoniste dominanti, che sono i migliori alleati dell’estremismo islamico.

Uno sconosciuto, appunto, nemmeno protetto dalla fama e dalle conoscenze altolocate di Oriana Fallaci, un bersaglio tanto più facile per gli integralisti musulmani che già si credono padroni dell’Eurabia... pardon, dell’Europa. E per questo tanto più coraggioso.

La risposta del sistema è stata immediata: il pugno e il bastone che non si lesinano contro questa categoria che Nietzsche definiva con disprezzo: “tenuta al guinzaglio moralmente e materialmente”. Quello del preside – presumibilmente minacciato anche lui – è comunque un gesto d’inqualificabile vigliaccheria.

Spero che altri Redeker abbiano il coraggio di rompere il muro dell’omertà e della paura. Al Professore auguro che qualcuno lo aiuti a trovare quanto prima un lavoro più consono alle sue doti e al suo coraggio.

Giovanni Romano

giovedì 28 settembre 2006

Maria rispedita a forza in Bielorussia. I farisei saranno soddisfatti.

Una vicenda triste davvero. Per la bambina in primo luogo, rispedita a forza lontano da una famiglia che le ha voluto bene ed è stata capace di rischiare per lei il tutto per tutto. Per la famiglia Giusto, che da questa esperienza esce emotivamente distrutta. E anche per la miopia e il fariseismo delle associazioni delle famiglie affidatarie, troppo preoccupate di soddisfare i propri bisogni emotivi per mostrare solidarietà a una bambina tanto gravemente traumatizzata, e per interrogarsi sulla qualità degli orfanotrofi bielorussi. Va comunque detto che la Bielorussia non ha esitato a ricattare ignobilmente anche loro, creando un'assurda "guerra tra poveri" con la famiglia Giusto.

Questa vicenda mi ha fatto capire quanto siano vuote e mistificatrici le parole “dialogo” e “legalità” quando nei fatti significano schiacciare i più deboli e chi li vuole difendere.

Giovanni Romano

domenica 17 settembre 2006

"La verità ti fa male, lo so"...

Questo cantava Caterina Caselli, e questo si dovrebbe dire oggi, a muso duro, alle folle islamiche che minacciano il Papa e, giacché ci sono, si dedicano al loro sport preferito, la caccia al cristiano (è notizia di queste ore che a Mogadiscio un' "operatrice umanitaria" è stata assalita e uccisa da un commando di uomini armati. Il faziosissimo Televideo ha ammesso che era una suora solo in ritardo, e a bocca storta).

La verità fa male all'islam, si vede. Nemmeno uno su centomila dei musulmani che stanno ingiuriando, minacciando, bruciando e assassinando ha letto una sola delle parole del Pontefice. Tantomeno i capi e i giornalisti che stanno aizzando le folle a sangue freddo. "Avvenire" ha scritto che "Le proteste sono nate dalle parole del Papa riportare in modo incompleto e frammentario dalle agenzie di stampa". Ma perché, allora, le agenzie lo hanno fatto? Per aizzare deliberatamente la tensione a livelli intollerabili? Per costringere e umiliare anche il Papa?

E' evidente che il mondo islamico si sente più che mai sicuro di sé di fronte all'Occidente "molle" e "corrotto", cerca lo scontro e la provocazione a tutti i costi. Sembra di guardare una versione tragicamente aggiornata dellla favola del lupo e dell'agnello, con il lupo che urla e strepita tanto più forte quanto più si atteggia a vittima, e tanto più arrogante quanto più sa che anche nella Cristianità c'è chi è disposto a fargli da sponda. Ora si vede realmente cosa c'è dietro alla parola "relativismo": chinare la testa e dar ragione a chi minaccia di più.

Cristo si è mai scusato per una sola delle parole che ha detto, anche quando questo ha mandato in bestia chi gli era nemico? Anche quando poteva costargli -e Gli è costato- la vita? Potremo sempre vivere nella paura, guardandoci timorosamente dietro le spalle nel timore di offendere qualcuno? E si è proprio sicuri che sarebbe un bene convivere con chi, oltre a invaderci, è pronto a offendersi a ogni pie' sospinto? Andrea Riccardi può scrivere tutte le sciocchezze che vuole. Quello che sappiamo è che, di questo passo, saremo annientati e sottomessi.

Quello che mi ha profondamente ferito, più ancora delle violenze islamiche, è stato il comportamento della BBC. All'inizio ha completamente ignorato la visita del Papa in Baviera, e probabilmente non avrebbe detto niente se non fosse scoppiato questo putiferio fomentato ad arte. Poi si è supinamente allineata alla versione dei fondamentalisti islamici. Sul suo sito, per fortuna, compare anche il discorso di Regensburg che ha provocato l'ira dei musulmani. Era offesa richiamare la verità storica? Era offesa ricordare che Maometto non raccomandava la diffusione dell'Islam con la violenza? Era offesa ricordare che Dio non si compiace degli spargimenti di sangue?

La conversazione citata dal Papa si svolge, guarda caso, durante uno degli innumerevoli assedi subiti da Costantinopoli a opera dei musulmani, e che culmineranno con la presa e l'orribile strage del maggio 1453. I musulmani si risentono di questo? Perché non chiedono loro scusa di quanto hanno fatto ai cristiani, da più di milletrecento anni?

Stia attento però chi cerca guai a tutti i costi. Potrebbe trovarli, un giorno o l'altro, e in questo caso, se i musulmani dovessero subire a loro volta l'ira dei cristiani (la cui pazienza, ricordiamolo, ha un limite) avrebbero da ringraziare solo se stessi.

Giovanni Romano

giovedì 31 agosto 2006

domenica 27 agosto 2006

Lettera postuma ad Angelo Frammartino


Caro Angelo,

ora che finalmente tacciono le voci dei politici, dei giornalisti, dei pacifisti e anche dei chierici, lascia che ti ricordi con alcune povere parole, perché la tua morte, e le circostanze efferate in cui è avvenuta, mi ha colpito davvero molto. E soprattutto mi ha colpito, e fatto tenerezza, la tua faccia, l’espressione di timidezza indifesa di un giovane non apatico né protervo. Sarà una frase fatta, ma avresti davvero l’età per essere mio figlio, e questo ti rende caro, nonostante io abbia idee radicalmente contrarie alle tue.

Al di là di tutta la retorica della tua morte come “seme di pace”, il tuo assassinio è stato particolarmente brutale e vigliacco. Il figlio di Allah che ti ha ucciso ha manifestato un solo rimorso: di aver sbagliato persona, di non avere assassinato un ebreo. Era venuto a Gerusalemme apposta per questo. Non ha avuto nemmeno il coraggio di affrontarti da uomo a uomo. Ha colpito alle spalle come un rettile velenoso, da quel rettile velenoso che era.

Cos’avrai pensato in quel momento, oltre al dolore improvviso, oltre alla scoperta inorridita che la vita ti stava sfuggendo, che ancora pochi attimi e tutto sarebbe stato buio, senza respiro, senza voce, senza udire più niente? Hai capito almeno perché ti hanno colpito? Hai capito perché hanno scelto proprio te? Con quella barba e quei capelli ricci potevi veramente sembrare un ebreo. Ma c’era qualcosa di peggio. Per chi ti ha ucciso non faceva forse nessuna differenza; ti hanno scelto semplicemente perché eri un “occidentale”. Uno spregevole kafir, un infedele che meritavo solo la schiavitù o la morte.

Forse tu eri andato in Israele già sicuro di dove fossero le ragioni e i torti. La ragione era tutta dei palestinesi, il torto tutto d’Israele. Non so se questa sicurezza ti sia rimasta fino all’ultimo istante, quando ti hanno pugnalato. Ma certo in quel momento avrai capito da dove veniva veramente l’odio.

In un suo bellissimo e polemico saggio su Ghandi, George Orwell poneva due domande inquietanti. Primo: è possibile che una cultura possa essere giudicata pazza alla luce dei criteri di un’altra? Secondo: esiste sempre una correlazione necessaria tra un’azione generosa e una risposta amichevole? Alla luce di quanto è ti è successo (e quanto è successo a tanti ebrei, di cui la stampa non ha parlato), direi che la risposta è nel primo caso, no nel secondo. La lama che ti ha colpito è solo la conseguenza di una cultura che alimenta un odio impermeabile a qualunque confronto, a qualunque apertura, persino a qualunque gesto generoso dell’altro. L’odio non passa a colpi di volontariato.

Parlando della tua morte, un tuo amico anche in quel momento ha velatamente accusato gli israeliani, quando ha detto che “abbiamo seguito tutte le procedure di sicurezza, non ci siamo avventurati in vicoli o zone a rischio”. Come se non fosse il mestiere del terrorista colpire dove la gente si sente più sicura! Come se non fosse evidente che nessuno può fermare una mano omicida, quando ha deciso di colpire, e specialmente a tradimento!

Non ho da dirti altro, ragazzo mio. Mi dispiace davvero che i tuoi sogni si siano infranti tanto brutalmente. Ma si sono infranti perché erano sogni, perché non tenevano conto di quanto possa essere profondo e pericoloso l’odio, quando è fomentato da una religione che predica il disprezzo e l’annientamento dell’altro.

Spero solo che ti lascino riposare in pace. Fare retorica su di te, non lasciasi interrogare da quel che ti è accaduto, come forse si è fatto anche ieri ad Assisi, sarebbe tradirti.

Addio,

Giovanni Romano

I due scudetti della Juventus

Non è ancora iniziato il campionato, e la Juventus ha già vinto incontestabilmente due scudetti: quello dell’antipatia e quello dell’arroganza.

Giovanni Romano

giovedì 20 luglio 2006

Chi è il filantropo?

Il filantropo è colui che risolve [male] i problemi degli altri dopo aver risolto [bene] i propri.

Giovanni Romano

N.B:
Tra [] la forma più acida.

mercoledì 12 luglio 2006

Hackers al di là della retorica

Ieri il TG2 delle 13 ha trasmesso un servizio su un gruppo di quattro hackers pescati dopo lunghe e laboriose indagini. "E' stato particolarmente difficile prenderli", ha commentato l'investigatore, "già è quasi impossibile prenderne uno, figuriamoci una banda organizzata come questa". Avevano defacciato e rovinato centinaia di siti tra le organizzazioni più in vista, anzi questo era il movente -ormai un ritornello- che hanno addotto per la loro impresa. Semplicemente la voglia di attaccare ciò che si distingue, quello che s'impone all'attenzione degli altri, dimostrare di essere i più forti, i più furbi e i più bravi. Come infantilismo, immaturità e teppismo non c'è male.

La vicenda si è conclusa con un finale da Libro Cuore: nonostante la condanna, i quattro hanno trovato lavoro proprio in alcune delle multinazionali da loro attaccate. Dove, non c'è bisogno di dirlo: nel settore della sicurezza informatica. Ritorna trionfante il mito dell'hacker come Robin Hood che combatte i cattivi Sceriffi della Rete. Un mito che il giornalista del TG2 si è ben guardato dal mettere in discussione.

Noi invece proviamo a farlo, e con una considerazione molto semplice: queste persone, all'apparenza tanto sfrontate nei confronti dell'autorità, hanno una fifa blu di violare i siti realmente pericolosi. Mai, ad esempio, si è visto un hacker che abbia violato il sito di una qualunque organizzazione legata ad Al Quaeda. Saranno stati cancellati o adulterati i discorsi del Papa o di Bush, mai quelli di Bin Laden o il video della decapitazione di ostaggi da parte dei terroristi islamici. A onta degli slogan politicamente corretti con cui questa gente va imbrattando i siti, mai hanno lasciato un messaggio di protesta o di rifiuto della violenza e del terrorismo in faccia ai terroristi veri. Sempre ideologia, mai umanità.

Si capisce subito il perché. Il Vaticano, la Casa Bianca o la Microsoft oltre più di una denuncia non possono fare. Ben altro è mettersi contro gente che, se tutto va bene, è capace di recapitare a domicilio una bomba, una coltellata o un colpo di pistola, senza contare le vendette contro il resto della famiglia.

Chiamateli pure eroi, se volete. E loro si considerino pure eroi, per quel che m'importa. Per me sono soltanto piccoli sporchi vigliacchi.

Giovanni Romano

domenica 11 giugno 2006

Carte sporche e coscienze pulite

Nel mio paese, almeno fino a qualche tempo fa, chi era tornato dall'emigrazione in un altro paese diceva spesso: "Ah, ma in Svizzera ti arrestano, se solo butti una carta per terra!". Agli occhi della buona gente questo rigore, evidentemente, era una grande prova di civiltà.

Questo dimostra, se non altro, che chi aveva potuto vedere il mondo non trovava più “naturale” la sporcizia e l’abbandono anarcoide caratteristici di certi paesi del Sud (ho conosciuto un anziano signore che ha avuto seri problemi di riadattamento dopo una vita di lavoro passata a Torino). Ma purtroppo dimostrava anche un grosso abbaglio, del tutto al di fuori dell’intuizione della gente semplice. Ammettiamo pure che in Svizzera, o in qualunque altro posto “civile”, la severità arrivi fino all’arresto di chi getta una carta per terra (a Singapore lo fanno per davvero). Ma come mai gli stessi svizzeri o gli stessi cittadini di Singapore che arrestano lo straniero “sporco” e “trasandato” aprono le porte del Grand Hotel al mafioso che ricicla montagne di denaro, quello sì veramente sporco?

E’ facile esercitare una severità draconiana contro gli sprovveduti, probabilmente gente indifesa socialmente ed economicamente. Ma forse sarebbe meglio che certi paesi “civili” guardassero un po’ meno alle carte sporche, e facessero più attenzione alle coscienze pulite.

Giovanni Romano

venerdì 2 giugno 2006

Abbiamo la Repubblica, ma non abbiamo le navi...


Approfittando della ricorrenza del 2 giugno, e lasciando perdere il modo in cui l'hanno celebrata, vorrei riflettere su una questione apparentemente marginale: la mancanza d’identità repubblicana delle nostre navi militari.

Mi spiego: dalla costituzione del Regno d’Italia fino alla proclamazione della Repubblica, il nome delle navi da guerra italiane era preceduto dalla sigla RM (Regia Marina). Dalla proclamazione della Repubblica in poi, la sigla è stata ovviamente tolta, ma senza trovare nessun altro equivalente. Così, ad esempio, l’incrociatore portaelicotteri “Garibaldi” è indicato solo come “Nave Garibaldi”.

Un po’ freddo, non vi pare? Perché non premettere, orgogliosamente, la sigla NR (Nave della Repubblica) al nome di ciascuna unità militare? O ci vergogniamo delle nostre forze armate, come fa la sinistra, salvo spedirle a combattere senza nemmeno dichiararlo, come D’Alema contro la Serbia?

Giovanni Romano

Il ruggito del coniglio

Da quasi un mese lo sento, verso mezzanotte. E con me lo sente tutto il quartiere. E forse lo sente tutta la città. Un urlo, l’urlo di una moto tirata esageratamente al massimo. Il ruggito rabbioso di una staccata, un rettilineo d’Estramurale a fulmine, una botta di frenata, l’urlo di un’altra staccata, più lontano, finché non svanisce. E poi di nuovo, all’improvviso, il gioco ricomincia. Ma per poco. Quasi mai oltre le due volte.

Sarebbe facile lamentarsi del chiassone, del disturbatore, chiedere l’intervento della PS, dei Carabinieri, dei Vigili Urbani, dell’esercito e dei paracadutisti. Ma chi c’è sopra quella moto, e cosa vuole dire con quei ruggiti notturni? Provocazione, solitudine, sfida, rabbia, bravata, senso di vuoto? Perché logorare un bel motore accelerando e decelerando all’impazzata? Perché non andare fuori città, e scatenare lì la moto in tutta la sua potenza?

Che domanda ingenua! Il Nostro forse non è un vero centauro. Non ama la moto, ma l’effetto che produce attraverso la moto. Fuori città non c’è nessuno, tutti quei ruggiti si perderebbero nel vuoto indifferente della notte deserta. Lui ha bisogno di noi, di un pubblico che deve ascoltarlo per forza. Ha bisogno di farsi sentire, di sentire lui quanto è bello e grosso e potente il suo giocattolo. Perché senza il suo giocattolo, chissà, nessuno si accorgerebbe che esiste. E’ sulla moto che si sente forte, forse perché il suo io è debole. Debole da far pietà, e lo dico senza disprezzo. Provo pietà per quelle bravate sempre uguali a se stesse, per quella moto che gira in tondo senza scopo, e per una vita che –s’intuisce- al di là del rumore con cui si tenta di soffocare l’inquietudine, si condanna anch’essa a girare in tondo senza scopo.

Giovanni Romano

venerdì 12 maggio 2006

No, non è la BBC (e meno male!)

Giovedì 11 maggio, verso le 18, seguivo grazie al decoder il notiziario della BBC. Uno o due giorni prima in Irlanda del Nord era stato ammazzato un ragazzo cattolico di 15 anni da un gruppo di protestanti.

Finalmente il famoso giornalismo anglosassone dei “fatti-separati-dalle-opinioni”, ma non so perché a me sembrava una tavola fredda. E quali erano questi fatti? Un approfondimento sull’attentato di Londra, un lungo servizio dallo Sri Lanka su una sanguinosa battaglia navale tra esercito cingalese e le “Tigri” Tamil, un resoconto da Mogadiscio sulla battaglia per la conquista della città (che sembra cadere sempre più in mano agli islamisti filo-Al Quaeda). Ma sul ragazzo irlandese nemmeno una parola. Già archiviato e dimenticato.

Come se fosse normale ammazzare un cattolico per motivi settari.

Giovanni Romano

Magliette a strisce

Da un paio d'anni ormai mi sono completamente disinteressato del calcio, in parte per snobismo intellettuale, ma soprattutto perché, con l'avvento di Moggi & C., sentivo che la qualità si era abbassata, ed ero persuaso che "tanto è tutta una combine". E poi mi chiedevo anche perché quelli che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese debbano appassionarsi per le vicende di gente strapagata, ai cui occhi la "gente comune" è meno che polvere.
C'è una cosa che francamente non capisco. come ha potuto un signor nessuno come Moggi non tanto arrivare alla carica di direttore generale della Juventus (nella vita ognuno è libero di cogliere le sue grandi occasioni) quanto arrivarci a condizioni che qualunque ditta seria avrebbe rifiutato su due piedi. Come è possibile, infatti, che l'abbiano nominato "direttore generale a tampo indeterminato", praticamente a vita, del tutto indipendentemente dalla stessa proprietà? Come ha fatto la Juventus, una squadra che si vantava della propria probità e serietà, mettersi nelle mani di un faccendiere di quella risma? E perché le altre "grandi" tacciono? Chi c'era, e chi c'è, dietro Moggi e gli altri?
Domande che probabilmente resteranno senza risposta. Ma non ho nessun sentimento di malevola rivalsa per quello che si sta scoprendo in questi giorni. Al contrario, mi dispiace molto. Perché al di fuori dei giochi, delle combines, dell'isteria mediatica, il calcio è davvero un bello sport. Specialmente quello praticato. Preferisco il più scalcinato dei campetti di periferia al più patinato dei talk-show.
Un consiglio a Moggi & C.: toglietevi le magliette a strisce delle grandi squadre e preparatevi a indossare altri vestiti, anch'essi a strisce. E' quello che meritate!
Giovanni Romano

mercoledì 10 maggio 2006

L'elezione di Napolitano: un’occasione mancata per il centro-destra

Probabilmente, nel momento in cui sarà pubblicato questo post, il Presidente della Repubblica sarà già stato eletto, e come da previsioni sarà l’On. Giorgio Napolitano. Nelle intenzioni del centrodestra, e specialmente di Berlusconi e Bossi, dovrebbe essere un presidente “diminuito” perché eletto con i soli voti del centrosinistra. In realtà, io credo, è una grossa occasione mancata per il centro-destra in un momento di tensioni particolarmente gravi all’interno e all’estero, quando era necessario recuperare un consenso e superare le logiche meschine di schieramento politico, ricomponendo almeno in parte gli strappi di una campagna elettorale troppo aggressiva.

D’accordo, si può tacciare il centro-sinistra di arroganza per aver voluto spingere a tutti i costi, sulle prime, la candidatura di D’Alema (anche se in politica spingere una candidatura spesso equivale a “bruciarla”). Tuttavia il nome di Napolitano era la migliore scelta possibile. Non soltanto dal punto di vista tattico (se si volevano creare tensioni nel centrodestra, lo scopo è stato raggiunto in pieno) ma anche da quello sostanziale. Una candidatura seria sia perché Napolitano, da non pochi anni, era fuori dai giochi di partito grazie alla sua carica di senatore a vita (anche lui, probabilmente, “giubilato” ai suoi tempi perché non allineato al 100% con la linea ufficiale del PCI), sia per il suo impeccabile curriculum come Presidente della Camera.

Eleggendo Napolitano entro i primi tre scrutini, il centrodestra sarebbe rientrato nel gioco politico e avrebbe dato un segnale importante di unità nazionale e senso dello stato. Quel che mi riesce difficile da capire, a parte la vivissima avversione personale di Berlusconi per il comunismo e i comunisti, è come mai egli abbia deciso di accodarsi supinamente alle posizioni della Lega, un partito marginale e in calo di consensi all’interno dello stesso centro-destra.

Affinità culturale? Probabile. Ma è proprio sulla cultura, sull’immagine, sulla tanto cruciale “egemonia” che si gioca la partita! Indubbiamente il centro-sinistra ha vinto ancora una volta su questo terreno, perché è riuscito nuovamente ad accreditare la propria immagine di “Partito degli Onesti” (o piuttosto dei Fabbricanti di Onestà, che non è la stessa cosa…). Tanto è stata martellante e insinuante la propaganda di sinistra, che non è praticamente possibile pensare a un cattolico come a una personalità credibile per la carica di Presidente della Repubblica. E i vecchi “galantuomini” liberali dello stampo di Croce o Einaudi appartengono ormai al passato.

Realisticamente, il centro-destra avrebbe dovuto scegliere la strada del male minore. Proprio la parte politica che sostiene di combattere le aberrazioni e le derive ideologiche e di sostenere la Patria doveva dimostrarsi in grado di preferire la persona, passando sopra all’ideologia, nell’interesse del Paese.

Un altro errore, in prospettiva molto più grave, ha commesso la premiata ditta Berlusconi & Bossi: disinteressandosi dell’elezione del Presidente, ha dimostrato di svilire e misconoscere una carica che invece sta riscuotendo sempre più consenso e popolarità tra il popolo italiano, vista come un polo di equilibrio in uno scontro avvelenato. L’elezione del Presidente, una volta trovato un nome ragionevolmente accettabile, non era questione di scontro con la sinistra. I terreni di scontro saranno altri, e il Polo fa malissimo a logorarsi e dividersi già da ora.

Giovanni Romano

venerdì 5 maggio 2006

Il Corano, la Croce, il bordello

Giovedì scorso, se ben ricordo, il TG 2 delle ore 13,00 trasmise un servizio, che definire di cattivo gusto è poco, sui preparativi che fervono nei bordelli di Monaco di Baviera per accogliere i tifosi degli imminenti campionati mondiali di calcio (si noti, tra parentesi, che l'evento ha attirato in città anche centinaia di prostitute "abusive", segno che legalizzare certi commerci non elimina affatto il malaffare. I narcofili prendano nota).

Uno dei più intraprendenti tra i tenutari di "case chiuse" aveva fatto installare all'ingresso un gigantesco cartellone: una donna in atteggiamento invitante, circondata dalle bandiere di tutti gli stati partecipanti alla kermesse sportiva. E' accaduto però qualcosa che il solerte imprenditore non aveva previsto: si sono presentati da lui alcuni giovani musulmani a volto coperto (evidentemente era gente del posto) e gli hanno intimato, pena la vita, di togliere o di oscurare le bandiere dell'Iran e dell'Arabia Saudita, perché entrambe recano impressi alcuni tra i più sacri versetti del Corano.

Il brav'uomo si è ovviamente affrettato a ubbidire. La telecamera della RAI ha ripreso infatti i "buchi neri" in corrispondenza delle due bandiere offese. Ma ha ripreso anche altre bandiere, quella svedese e quella norvegese ad esempio, che recano chiaramente l'insegna della Croce. Senza parlare della bandiera svizzera, di quella portoghese, della maltese, insomma di tutte le bandiere nate da una chiara origine cristiana. Per la Croce non si è mosso nessuno. Nessuno si è presentato, né incappucciato né a viso scoperto. Oso avanzare il dubbio che se si fossero presentati dei cristiani in atteggiamento non dico minaccioso ma risentito, la polizia sarebbe intervenuta subito. E poi, siamo realisti: quale tra i tiepidissimi cristiani nordeuropei avrebbe provato un moto d'indignazione? E se anche l'avessero provato, probabilmente si sarebbero subito autocensurati per la loro "intolleranza".

Che dire? Le conclusioni sono ovvie. I giovani musulmani non hanno nemmeno pensato a rivolgersi a un giudice, anche perché quello che volevano dimostrare era di avere il controllo del quartiere e soprattutto quanto fosse "superiore" l'islam verso i disprezzati kafir, gli infedeli cristiani e occidentali.

Certo, nessuno gli contesta il diritto di difendere l'onorabilità della loro religione, ma lascia amareggiati il modo in cui l'hanno fatto, e ancor più l'indifferenza assoluta dei cristiani, che hanno visto letteralmente prostituire la Croce senza alzare un dito.

Giovanni Romano

lunedì 17 aprile 2006

Il Codice da Vinci e la narcosi della coscienza

Riporto questa notizia dal Televideo di oggi:
Ore 5.00 Sondaggio Usa, per 13% Gesù era sposato

La morte di Cristo sulla croce è "una leggenda" per il 13% degli statunitensi e il 17% dei canadesi, convinti altresì che Gesù fosse sposato e avesse figli. Sono i risultati di un sondaggio Ipsos- CanWest su un campione di 1.600 perso- ne,realizzato nella settimana pasquale. Secondo il vicepresidente della società di sondaggi, il dato -sorprendentemente alto in 2 Paesi tradizionalmente religiosi e conservatori- sarebbe legato al successo del "Codice da Vinci"."Ci mostra il potere di una storia, un romanzo, per modellare l'opinione pubblica".

Ci sarebbe più di una osservazione da fare. Prima di tutto l'esiguità estrema del campione rispetto a una popolazione che abbraccia i due terzi del continente nordamericano. In secondo luogo, e specialmente con l'esperienza di numerose elezioni politiche, è fin troppo facile far dire ai sondaggi quel che si vorrebbe sentire. In terzo luogo, definire "religioso e conservatore" il Canada, un paese ormai completamente scristianizzato, anzi nemico del cristianesimo, specialmente nella sua élite culturale e politica (lo so per esperienza diretta) è quantomeno fuorviante.

Ma non c'è solo questo. Merita un approfondimento l'osservazione del videdirettore della Ipsos-CanWest sul potere che ha una storia nel modellare l'opinione pubblica. E' un'osservazione più superficiale di quello che sembra, perché nasconde un punto fondamentale: USA e Canada sono paesi a maggioranza protestante, dove la Bibbia viene sì letta, ma letta e interpretata soggettivamente, secondo il principio del libero esame di luterana memoria. Fin troppo facile, quindi, che ognuno legga e interpreti solo ciò che preferisce, ignorando tutto il resto. Soprattutto, la Bibbia letta in questo modo prima o poi diventa solo una storia, un romanzo, una fantasia come tante altre, e non "tiene" di fronte a nessuna interpretazione che viene dopo.

C'è un'altra osservazione da fare, altrettanto importante. Dire che Gesù fosse "sposato e con figli", secondo il codice culturale ormai dominante in USA e Canada, non significa affatto affermare che fosse un uomo responsabile, un padre di famiglia capace di dar vita a una aggregazione duratura, stabile, piena d'affetto. Significa al contrario due cose:

  1. Che fosse incapace di trattenere i desideri della carne, sottomesso all'istinto sessuale come tutti (il che, ovviamente, non solo schernisce la verginità, ma libera un sacco di gente -specialmente il 13% di cui sopra- dalla fatica di seguirlo sulla strada del dominio di sé);
  2. Che fosse divorziabile come tanti altri, che fosse disposto cioè a trattare gli altri -la donna in particolare- non come esseri che avessero ognuno un valore infinito -come nei Vangeli- ma per soddisfare un tornaconto esclusivamente suo.

In conclusione, questa "ricerca" offre un comodo alibi per non credere, per non impegnarsi, per dare anzi al lettore il sollievo di sentirsi colto, "iniziato", e di vedere Cristo ridimensionato alle sue misure più basse. Quanto è comodo poter guardare Cristo dall'alto in basso e dire: "Chi è questo scocciatore che pretende di dirmi come mi devo comportare? Chi si crede di essere?".

Libri come Il codice Da Vinci, con il contorno delle "ricerche" altrettanto pseudo-scientifiche che li accompagnano, non sono che una ennesima conferma della narcosi della coscienza occidentale.

Giovanni Romano

venerdì 14 aprile 2006

Lettera aperta ai vegetariani, animalisti & C.

Cari amici,

come da un po' di tempo a questa parte, all'avvicinarsi della Pasqua voi state cercando di far sentire in colpa noi cristiani per la "strage" di agnelli pasquali, che per i più oltranzisti di voi è un chiaro segno dell'"ipocrisia" e della "violenza" del cristianesimo. In questo, la TV vi dà sempre più man forte, sponsorizzando campagne così etiche che più etiche non si può.
Vorrei sapere, allora, perché non avete mai avuto niente da ridire sul fatto che ormai, nelle mense scolastiche (quelle pubbliche, ovviamente) si serve carne anche nei Venerdì di Quaresima agli alunni cattolici, senza alternative (come rilevava ieri "Avvenire").
A parte il fatto che io non condivido la dieta vegetariana, specialmente per i bambini (ai quali i più fanatici di voi negano persino il latte), perché l'organismo ha bisogno delle proteine nobili della carne, mi chiedo se voi credete davvero di salvarvi l'anima con quel che mangiate o non mangiate. Ricordo ancora le acrobazie e i sofismi con cui si è cercato di far passare Cristo per un vegetariano, quando invece nel Vangelo è scritto chiaramente: "Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo!". (Matteo, 15,11).
E troppo spesso dalla vostra bocca escono discorsi arroganti, di disprezzo e di condanna per chi non la pensa come voi, i puri e i migliori per definizione. Fece bene San Francesco (che è stato snaturato come giuggiolone pacifista) a opporsi vittoriosamente alla deriva spiritualista di alcuni suoi frati (poi probabilmente confluiti nell'eresia) che volevano imporre la dieta vegetariana. E rattrista, invece, che in più di una famiglia cattolica si adotti acriticamente il vostro modo di pensare, che sotto il manto del pacifismo e dell'armonia con la natura nasconde vergogna di sé e disprezzo verso l'uomo.
Giovanni Romano

giovedì 13 aprile 2006

E voi credete che staranno zitti?

Bene, le elezioni politiche sono arrivate... e sono ormai passate. I risultati sono acquisiti, e ci tocca sciropparci cinque anni di buonismo, laicismo, omosessualità e tasse.
Qualcuno, scioccamente, si è chiesto cosa faranno i satiri di regime, tutti allineati e coperti a sinistra, ora che il governo è cambiato e Berlusconi non è più lì a fare da bersaglio.
Poveri illusi! I satiri non resteranno affatto disoccupati. Ma non per criticare il nuovo potere. L'esempio di Forattini, fatto licenziare da D'Alema, Per dare calci a chi è a terra o in minoranza: Berlusconi, e molto probabilmente la Chiesa, con la quale questi signori hanno molti conti da regolare dopo la sconfitta del referendum.
Aspettiamoci una satira ancora più conformista e meschina di quella cui eravamo abituati.
Giovanni Romano

giovedì 23 marzo 2006

Grazie, Giuliana Sgrena, di avermi fatto vergognare di essere italiano

Secondo me c'è solo una cosa peggiore delle spudorate promesse elettorali: le geremiadi degli intellettuali laici e di sinistra (Umberto Eco tra i primi) che minacciano di "andare in esilio" (dorato, ovviamente) se dovesse vincere il centrodestra, e poi altrettanto ovviamente restano in patria a godersi cattedre, onori e prebende. Anche perché, all'estero, tutto sommato non è che siano famosissimi...
Io invece, sottoproletario della cultura, non posso nemmeno sognare di andarmene in esilio, né dorato né straccione, nella sciagurata ipotesi di una vittoria di quella sinistra che annovera tra i suoi -degni- rappresentanti anche una Giuliana Sgrena. Io sì che avrei motivo di vergognarmi di chi definisce spietatamente "mercenario" un uomo come Quattrocchi!
Oltre a mostrare una terribile mancanza di solidarietà umana, ha fatto mostra di uno squallido accecamento ideologico. E peggio ancora ha dato l'ennesima prova che il paese è davvero spaccato in due parti che si disconoscono a vicenda. Non un solo esponente della sinistra, almeno che io sappia, ha levato la sua voce per difendere dal fango la reputazione di Quattrocchi, che così è stato assassinato la seconda volta.
Che dialogo è possibile con gente come lei? Queste elezioni sono anche un conflitto di culture, di visioni del mondo totalmente incompatibili. La sinistra è per l'etica (i cui parametri, ovviamente, li detta lei nel proprio esclusivo interesse). La destra -almeno quella che intendo io- non guarda all'irreprensibilità etica come i terzomondisti, i pacifisti, gli ecologisti e ogni risma di isteristi, ma alla posizione che prende un uomo di fronte a una realtà senza appello come la morte, come la pallottola che tra meno di venti secondi gli sarebbe entrata nella testa. E lì è stato grande. No ha chiesto pietà, non ha frignato come invece ha fatto proprio la Sgrena.
Viviamo nelle stesse città, abitiamo negli stessi condomini, percorriamo le stesse strade, ma ormai ci separa un muro invalicabile di risentimento e di avversione. Prospettiva pericolosissima per l'avvenire.
Mi dispiace doppiamente per il povero Nicola Calipari che è morto per difendere una come lei.
Giovanni Romano

domenica 5 marzo 2006

Bravo Calderoli!

Non ritiro nulla di quel che ho scritto contro il ministro Calderoli, ma di fronte ai minacciosissimi attacchi di Al Zawairi devo ammettere che ha mostrato grande coraggio e grande dignità. E' un onore dar fastidio ad Al Quaeda. Pur con tutta la sua rozzezza, Calderoli ci mostra che il re è nudo, mostra il vuoto l'ignavia delle nostre auto-flegellazioni, e ci ricorda che con delinquenti di quella specie non è possibile nessun dialogo, solo la guerra. La santa guerra per difenderci.


Giovanni Romano

giovedì 2 marzo 2006

Animalisti

Gli animalisti solo quelli che trattano i cani meglio degli uomini e gli uomini peggio dei cani.

Giovanni Romano

domenica 26 febbraio 2006

C.S. Lewis e il "dialogo" con l'islam

A cominciare dal racconto Il cavallo e il ragazzo, nelle Cronache di Narnia di C. S. Lewis compare il regno antagonista di Calormen.

Le sue caratteristiche -il dispotismo, la crudeltà, l'arroganza religiosa, l'aggressività contro Narnia e l'ostilità a Cristo/Aslan, alludono evidentemente all'islam, anche se (ingenua "foglia di fico"!) i Calormeniani bevono gli alcoolici.

Questa teocrazia dispotica non può ovviamente accettare la libertà di Narnia. Anche se ha formalmente sottoscritto con essa un trattato di amicizia, Calormen non smette di cercare l'occasione per attaccarla a tradimento e sottometterla una volta per tutte. Ma i Narniani, a differenza dell'Eurabia... oops, della UE, non hanno verso Calormen un atteggiamento di soggezione né di "tolleranza" motivata dalla paura.

Il momento in cui Lewis esprime con la massima acutezza il contrasto tra Narnia/Cristianità e Calormen/islam è quando Sasha, il protagonista del racconto, incontra per la prima volta gli ambasciatori Narniani:

"Non c'erano lettighe e portantini, ma una mezza dozzina di persone che camminava a piedi. Sasha non aveva mai visto uomini così. Avevano, come lui, pelle e capelli chiari. Non erano vestiti come la gente di Calormen e per la maggior parte avevano le gambe scoperte dal ginocchio in giù; indossavano tuniche eleganti e dai colori decisi come l'azzurro intenso, il giallo solare e il verde dei boschi. Al posto dei turbanti portavano elmi d'acciaio e d'argento, alcuni con pietre preziose incastonate, uno con due alette laterali; e tra gli uomini del corteo c'era chi aveva la testa scoperta. Al fianco portavano spade lunghe e diritte, non le scimitarre curve di Calormen, e invece dell'aria misteriosa e solenne tipica dei Calormeniani, camminavano tranquillamente, senza darsi arie, ma ridevano e scherzavano fra loro; uno fischiettava. Si vedeva che avrebbero fatto amicizia volentieri con chiunque lo avesse desiderato, ma che non si sarebbero curati di chi non ne voleva sentirne parlare. Shasta pensò che in vita sua non aveva mai visto niente di così affascinante.

Mi sembra questo l'atteggiamento giusto da tenere con l'islam. Amicizia a chi la vuole, ma messuna vergogna, nessun servilismo. E spada al fianco, caso mai dovesse servire...


Giovanni Romano

mercoledì 22 febbraio 2006

La squallida vigliaccheria della folla

Triste copione davvero. Nel sud della Nigeria, dove i cristiani sono la maggioranza, sono stati i musulmani incolpevoli a dover pagare per le stragi di cristiani del Nord. La BBC, a dire il vero, ha dedicato a questa strage uno spazio maggiore che non a quello dei cristiani massacrati, ma ovviamente il punto non è questo.

Il punto è che persone completamente innocenti, da una parte e dall'altra, sono state uccise.

Il punto è che i "vendicatori" di una parte e dell'altra si sono vigliaccamente fatti forti del numero contro gente inerme.

Il punto è che questa catena d'odio e di vendette, oltre a non avere fine, non colpisce mai gli effettivi responsabili delle violenze, e ne genera altre.

Avevo scritto, in un appunto privato, che l'islam raccoglierà i frutti dell'odio che sta seminando. Ma quelle famiglie massacrate erano forse colpevoli? Il diritto di legittima difesa dei cristiani non comporta certo il massacro gratuito di innocenti!

Considerazioni banali, le mie. Certo. Ma non è forse atrocemente banale quello che sta avvenendo, un canovaccio visto mille volte nella storia, dove le parti di vittima e di carnefice sono già assegnate da sempre?

Ha ragione Stephen Dedalus nell'Ulisse di Joyce: "La storia è un incubo dal quale sto cercando di liberarmi".

Ma forse ci si libera soltanto da morti.

Giovanni Romano

lunedì 20 febbraio 2006

Le scuse A CHI?

Due sono le notizie interessanti di queste ore (domenica 19 febbraio 2006, ore 21.47): la prima è che il giornale danese Posten si è profuso in scuse ai musulmani con una lettera pubblicata su un quotidiano arabo. Kaputt definitivo per la libertà di espressione.

La seconda è che, sempre per via di queste vignette, 15 incolpevoli cristiani che vivono nel nord musulmano della Nigeria sono stati ammazzati, le loro case bruciate, le chiese rase al suolo. Questo, ovviamente, senza contare due cristiani pakistani altrettanto incolpevoli uccisi in queste ore, le chiese altrettanto rase al suolo, le case altrettanto bruciate.

Forse sarebbe stato meglio che il giornale danese, anziché chiedere scusa ai sentimenti feriti dei musulmani, si scusasse con le famiglie dei cristiani trucidati anche a causa sua.

Giovanni Romano

domenica 19 febbraio 2006

Il vento del deserto islamico

Soffia un vento di paura, un gelo di morte. L’islam sembra essersi nuovamente lanciato nella sua folle corsa per la conquista del mondo. Si uccidono i cristiani in Nigeria, in Turchia, nelle Filippine, e l'Occidente che ha rinnegato le radici cristiane sembra immobile,, paralizzato come sotto lo sguardo di un serpente maligno.

Si è parlato molto, e giustamente, del martirio di Don Santoro in Turchia. Quasi nessuno però, nemmeno nella Chiesa, ha citato il caso dei sette martiri filippini assassinati dal gruppo Abu Sayaf. Prima di ucciderli, hanno chiesto –agli adulti almeno- se fossero cristiani o musulmani, e tutti loro si sono dichiarati cristiani. Forse non avevano alternative, probabilmente non conoscevano la shadada (la dichiarazione di adesione alla fede islamica), fatto sta che messi alle strette, con la morte in faccia, nessuno ha rinnegato. Anche loro dovrebbero essere ricordati come martiri di una lista che si fa sempre più lunga.

L’arma contro la rabbia islamica sta nella preghiera, non nelle magliette di Calderoli.

Giovanni Romano

sabato 18 febbraio 2006

Tripoli, bel suolo d’odio…

Quando lessi “Storia del Terzo Reich” di William Shirer mi meravigliai che ministri, ambasciatori, generali, vescovi, professori universitari, giornalisti, insomma la créme de la créme dell’opinione pubblica si fosse comportata verso Hitler in modo tanto ingenuo quanto stupido. Un bambino di cinque anni, pensai, avrebbe ragionato molto meglio. E non riuscivo a capire come una cosa del genere fosse potuta accadere.

I perché forse li ho capiti, ma grazie al ministro Calderoli (spero già ex, mentre scrivo queste righe) almeno ho visto anche come possono accadere delle asinerie di questa portata. Non riesco davvero a capacitarmi come un adulto responsabile, nonché ministro della Repubblica, sia stato tanto superificiale da provocare una crisi di prim’ordine con la Libia, e per di più nelle stesse ore in cui i servizi di sicurezza ci stanno avvertendo che in Italia il rischio attentati si sta facendo sempre più alto. Con l’ira che percorre il mondo islamico, c’è da meravigliarsi che la polizia libica non abbia sparato dall’altra parte!

Ma è mai possibile che Calderoli non si sia reso conto delle conseguenze del suo gesto? E’ mai possibile che non abbia capito come la sua esibizione sia stata, oltre che di cattivo gusto, gratuitamente, stoltamente provocatoria, nel momento stesso in cui l’opinione pubblica musulmana è violentemente sovraeccitata mentre quella occidentale è demoralizzata, insicura, incapace di reagire? E se anche fossimo coraggiosi, intrepidi, sicuri della nostra fede e pronti a batterci fino all’ultimo, sarebbe giusto spargere il sale sulle ferite dei musulmani? Non che essere un campione della libertà di espressione, Calderoli si è rivelato un provocatore solitario e gratuito, peggio dei disobbedienti che hanno aggredito la fiaccola olimpica.

Calderoli ha sperperato quel poco di legittimazione morale che l’Italia, e con essa l’Occidente, poteva rivendicare nei confronti della violenza incontrollata degli islamici, specialmente dopo l’assassinio di Don Santoro. Il suo gesto è di una gravità inconcepibile, non solo per il deterioramento delle relazioni con la Libia e il mondo islamico, ma soprattutto perché ha ribaltato le posizioni tra aggressore e aggredito. Ora sono i musulmani a potersi lamentare di essere vittime di discriminazione e odio. Ora potranno avanzare sempre più pretese per saziare i loro non piccoli appetiti, sicuri che nessuno potrà in buona coscienza rifiutarle.

Tra le altre gravi conseguenze, l’atto del ministro mette in pericolo il governo di Tripoli, che aveva fatto sforzi per avvicinarsi quanto meno agli interessi occidentali, e rischia di creare una sponda fondamentalista proprio di fronte alle nostre coste. Inoltre oscurerà per molto tempo, sui media, le persecuzioni dei cristiani per mano degli islamici. E infine, come se non fosse già abbastanza grave, regalerà l’Italia alla sinistra, che potrà presentarsi come l’alfiere del “dialogo”, e l’unica in grado di stornare l’ira islamica dal paese (a prezzo, ovviamente, di uno sradicamento totale della propria identità, storia e cultura).

Grazie, (ex) ministro Calderoli. Grazie di aver sprecato la rimonta, vera o presunta, di Berlusconi. Grazie di aver fatto dimenticare Don Santoro. Grazie per tutto l’odio che è riuscito a tirare addosso all’Italia e ai cristiani.

DEUS, QUOS PERDERE VULT, DEMENTAT.

Giovanni Romano

lunedì 13 febbraio 2006

In difesa di Angela Pellicciari

Questa è la lettera che ho inviata oggi alla redazione di un quotidiano in risposta all'attacco contro la prof.ssa Angela Pellicciari, di cui ha parlato in data odierna anche Pierluigi Battista sul Corriere della Sera con un coraggioso intervento a favore di una docente "non allineata":

Stimatissimo Direttore,

vorrei esprimere la mia solidarietà alla Prof.ssa Angela Pellicciari, segnalata ieri (o piuttosto esposta alla gogna mediatica) per aver fatto leggere ai suoi alunni alcuni testi di Hitler, con lo scopo di mostrarne la profonda, omicida avversione contro la Chiesa cattolica.

Apriti cielo! Tanto è bastato per scatenare contro di lei una vera e propria caccia alle streghe da parte di alcuni genitori, prontamente assecondata dal preside del liceo in cui, evidentemente, ha la sfortuna di insegnare.

Nel Vostro articolo non ho trovato il minimo spazio per una replica della docente, che tra l'altro è autrice di numerosi libri e saggi "controcorrente"
sulla storia del risorgimento. Evidentemente la sentenza è già stata scritta, l'anatema è già stato pronunciato.

Avendo avuto modo di corrispondere brevemente con la Prof.ssa Pellicciari, ho potuto conoscerne la preparazione, la passione per la ricerca e l'equilibrio. L'aggressione contro di lei mi fa tanto più specie quando penso che case editrici con impeccabili credenziali di sinistra hanno recentemente pubblicato testi quali il "Mein Kampf" (Kaos, peraltro molto ben commentato) e gli scritti antisemiti di Lutero (Einaudi) senza che nessuno avesse trovato nulla da ridire.

Credo che il motivo di tanto livore contro la Pellicciari l'abbia chiarito indirettamente il Prof. Tranfaglia. Angela Pellicciari è cattolica e non si vergogna di esserlo, una donna coraggiosa che non si è piegata al conformismo atroce che domina nelle nostre scuole. Sostenere senza uno straccio di prova che la Pellicciari abbia fatto un'apologia del nazismo è un insulto all'intelligenza, prima ancora che un atto di intolleranza.

Distinti saluti,

Giovanni Romano