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venerdì 29 luglio 2022

Il caso Meade: quando il tempo NON è galantuomo

 


La battaglia di Gettysburg (1-3 luglio 1863) non fu soltanto la più sanguinosa in assoluto della Guerra di Secessione, fu anche la battaglia che decise il corso del conflitto a favore degli stati del Nord. Avesse vinto il generale Lee, probabilmente i sudisti sarebbero stati in grado di marciare fino a Washington e imporre quanto meno un trattato di pace che avrebbe costretto gli unionisti a riconoscere la Confederazione. Le cose, come sappiamo, andarono diversamente: i sudisti furono fermati con gravissime perdite da cui l'esercito di Lee non si riprese più. Da quel momento in poi l'iniziativa passò definitivamente nelle mani dei nordisti che due anni dopo costrinsero il Sud alla resa.

Le perdite, come si è detto, furono terribili da ambo le parti, e quasi uguali: 23.055 per il Nord, 23.231 per il Sud (tra morti, feriti e dispersi), ma il Nord era più popoloso, il suo esercito era meglio equipaggiato, con una struttura industriale più sviluppata così che poté rimpiazzare le perdite e passare all'offensiva, mentre il Sud da quel momento dovette ripiegare su una difensiva oramai senza più prospettive.


La battaglia, però, fece un'altra vittima nel campo nordista: proprio il generale che l'aveva vinta, George G. Meade. Dapprima fu acclamato come un eroe, e quasi subito divenne bersaglio di una violenta campagna denigratoria che ne sminuì il ruolo e ne macchiò la reputazione ben oltre la morte. Solo in tempi molto recenti si sta finalmente rivalutando non solo la sua azione di comando a Gettysburg ma anche il suo valore come stratega.



Può sembrare strano che Meade non sia stato pubblicamente rivalutato oggi, in un'America completamente in preda alla cancel culture, in cui si stanno rimuovendo sistematicamente le statue dei generali sudisti e ogni documento di parte confederata. Come mai allora, ci si chiede, non celebrare proprio il generale che vinse gli schiavisti del Sud? (Ironia della sorte: tanto Lee quanto "Stonewall" Jackson erano personalmente contrari alla schiavitù).

La storia è raccontata in un lungo articolo di Historynet.com, che mi ha dato da pensare per via del terribile potere che può avere una stampa irresponsabile e faziosa nel falsare deliberatamente la verità e peggio ancora farla passare nei libri di storia.


Ma procediamo con ordine. Com'è noto, l'episodio culminante della battaglia di Gettysburg fu l'inutile carica dei virginiani del generale Pickett contro le linee nordiste, che si risolse in un massacro e costrinse i sudisti a ripiegare. Ma la battaglia era stata in bilico nei due giorni precedenti, con scontri estremamente sanguinosi che avevano visto vacillare i nordisti più di una volta. Un comandante nordista, in particolare, il generale Daniel Sickles, contravvenne agli ordini di Meade e fece avanzare isolatamente il suo corpo d'armata, creando un pericoloso vuoto nella linea del fronte ed esponendo le sue truppe agli attacchi dei sudisti da ogni direzione. L'intero esercito nordista si trovò in pericolo di accerchiamento, e fu solo la prontezza di Meade nell'afferrare la situazione e inviare immediatamente rinforzi nel punto critico a impedire lo sfondamento dei sudisti. In questo scontro particolarmente cruento Sickles perse una gamba per un colpo di cannone.

Ma la cosa era destinata ad avere uno strascico ben più amaro. Dopo la battaglia, passato l'entusiasmo iniziale, Meade venne criticato per non avere immediatamente incalzato i sudisti ormai quasi in rotta. In verità anche le sue truppe, per quanto vittoriose, erano decimate e sfibrate, non certo in grado di condurre un inseguimento. Fu forse per questo motivo che il presidente Lincoln, particolarmente severo coi suoi generali, nominò comandante supremo quello che sarebbe stato il vincitore della guerra, Ulysses S. Grant, che con la sua energica azione mise rapidamente in ombra Meade, il quale, tuttavia, anche da subordinato collaborò sempre lealmente con lui.

Ma la vera battaglia di Meade, da quel momento in poi, si svolse sui giornali e negli uffici del Ministero della Difesa. A guidare il fronte dei diffamatori fu proprio Sickles (ex membro del Congresso prima della guerra, con importanti appoggi politici), che una volta rimessosi dall'amputazione cominciò ad attaccare il suo ex-superiore con articoli e lettere, rivendicando meriti inesistenti. Grant fece ben poco per difendere Meade, ache se più di una volta lo assicurò - ma sempre in privato - della sua stima e della sua amicizia, e se non altro fece in modo che Lincoln lo promuovesse di grado, sia pure inconcepibilmente in ritardo rispetto ad altri comandanti meno meritevoli di lui.

Triste a dirsi, le voci di discredito seminate da Sickles trovarono ampia eco nella stampa, Meade divenne da un giorno all'altro un inetto, un vigliacco, un incapace che si era lasciato sfuggire la vittoria definitiva, e peggio ancora che aveva messo in pericolo lui, Sickles, lasciandolo solo a combattere eroicamente contro l'intero esercito sudista.

Meade, da persona riservata e seria qual era, non replicò mai a questi attacchi sulla stessa scala di Sickles, salvo sfogarsi privatamente con la moglie e protestare in via amministrativa con il Ministero della Guerra, e fu costretto addirittura a difendersi di fronte a una commissione d'inchiesta che se non altro appurò qualcuna delle menzogne di Sickles. Il generale concluse la guerra sempre al fianco di Grant, che non invitò né lui né il suo stato maggiore alla cerimonia della resa di Appomattox il 9 aprile 1865. Meade morì quasi dimenticato il 6 novembre 1872; Sickles, che fino all'ultimo lo coprì di fango, morì ultanovantenne nel 1914.

Il lato più deprimente di questa vicenda è che per molto tempo le calunnie di Sickles passarono dai giornali ai manuali di storia, tanto da aver sminuito il ruolo e la figura di Meade fino ai giorni nostri. Per questo l'articolo mi ha colpito: è fin troppo evidente come una stampa completamente asservita e irresponsabile può accodarsi a una versione distorta dei fatti, assassinare una personalità, falsificare la storia e far diventare verità le menzogne più grossolane. E non esistevano ancora i social!

I paralleli con la recente storia italiana sono fin troppo ovvi. Quante personalità, da Craxi ad Andreotti fino a Berlusconi, sono state ignobilmente mostrificate dai media? Quanti studiosi sono stati accusati di "putinismo" solo per aver portato alla luce fatti scomodi? Meade ha dovuto aspettare più di un secolo e mezzo perché almeno si iniziasse a riabilitare la sua memoria, ma una attesa così lunga smentisce l'idea che il tempo è galantuomo, perché intere generazioni di americani si sono succedute nella convinzione che egli fosse quasi il responsabile di una sconfitta anziché il generale della vittoria.

E noi, quanto dovremo aspettare per un giudizio più sereno e obiettivo sulla nostra storia?

Giovanni Romano

sabato 28 novembre 2015

Una strage che fa comodo a chi vive di stragi

Il pazzoide - o forse l'agente provocatore - che ha assalito una clinica abortista della Planned Parenthood a Colorado Springs negli USA - ha distrutto in mezza giornata il lavoro di mesi, anche di anni, condotto dalle organizzazioni pro-life che si sono battute e si battono, spesso di fronte a una opposizione durissima e violenta, all'ostilità mediatica delle star e degli opinionisti più in vista (basti pensare a Oprah Winfrey). Per non parlare dell'amministrazione Obama, una delle più ideologiche e divisive che l'America si sia mai data, che ha elevato l'aborto a "diritto umano fondamentale".

Tutto il lavoro paziente di persuasione, di dialogo, di accoglimento del dolore e della sofferenza di donne indotte o spinte ad abortire o dai loro uomini o plagiate dalla mentalità edonista per cui il bambino è solo un peso, tutto questo lavoro è andato in fumo proprio quando, lentamente ma sicuramente, il movimento pro-life stava guadagnando terreno e più di una clinica della Planned Parenthood era stata chiusa perché i medici e gli infermieri erano diventati tutti obiettori. Un metodo molto più pericoloso agli occhi degli abortisti, perché una coscienza risvegliata è molto più forte che non le bombe e i fucili.

Al di là della scontata condanna della violenza, questa strage dovrebbe far riflettere su quanto sia stata grave la ferita che l'amministrazione Clinton prima, quella Obama poi, hanno inflitto alla coscienza di un popolo che nel corso degli anni ha vissuto l'aborto con un disagio via via maggiore.

Fa davvero specie che Radio24, nel riferire oggi la notizia, abbia usato il termine "consultorio familiare" per una istituzione dove l'unico "consiglio" è quello di abortire e dove l'omicidio di bambini è pratica normale e quotidiana.

Questa strage è stata il miglior regalo possibile per chi vive sulla strage dei neonati.

Giovanni Romano

venerdì 27 gennaio 2012

Contro l'Ungheria menzogne a sangue freddo - E l'Italia sta anche peggio

Stamane, in una trasmissione su Radio1 RAI, una giornalista ungherese denunciava la "censura sulla stampa" che sarebbe stata istituita nel proprio paese. Comprendo tanta indignazione. Ai suoi occhi, come a quelli dell'eurocrazia al potere, il governo Orban ha tre gravissime colpe:

  1. Ha fatto esplicito riferimento alle radici cristiane del paese nella sua Costituzione;
  2. Sempre nella sua Costituzione, ha solennemente proclamato il diritto alla vita del concepito;
  3. Ha un governo democraticamente eletto.
 Ma quella giornalista mentiva sapendo di mentire. Proprio oggi Reporters Sans Frontières ha pubblicato la mappa della libertà di stampa nel mondo, ripresa anche dal Daily Mail, che ha segnalato con preoccupazione una diminuzione della libertà di stampa negli USA e in Gran Bretagna.

Quello che c'interessa qui è però  la tabella allegata alla mappa con la graduatoria mondiale di tutti i paesi. E si fanno scoperte sconcertanti, non certo lusinghiere per l'Italia che si piazza al 61° posto, addirittura dopo la Bosnia-Erzegovina, e ben al di sotto dell'Ungheria (40° posto).


Cliccando per ingrandire l'immagine, si nota a colpo d'occhio che l'Ungheria è colorata di giallo (situazione "soddisfacente" anche se non proprio ottimale) mentre l'Italia scivola verso l'arancione ("Notevoli problemi"). Da notare che Reporters Sans Frontières non ha mai fatto sconti a nessuno. E nonostante questo la nostra stampa ha il coraggio di criticare il governo Orban!

Fino a che punto di mistificazione siamo arrivati! Basterebbe questo solo esempio a far capire quanto la nostra stampa, e in particolare quella di sinistra, è asservita ai veri poteri forti, e quale brutale schiacciamento di un paese libero si sta organizzando in queste ore da parte della cricca laicista di Bruxelles.

Giovanni Romano

mercoledì 11 gennaio 2012

Storica sentenza della Corte Suprema: le organizzazioni religiose non sono obbligate ad assumere chi è contrario alle loro convinzioni

di Adam Liptak

WASHINGTON – In una decisione di grande importanza sulla libertà religiosa, la Corte Suprema ha riconosciuto per la prima volta una “eccezione di ministero” alle leggi sulla non-discriminazione nel posto di lavoro, affermando che le chiese e gli altri gruppi religiosi devono essere liberi di scegliere i propri responsabili senza interferenze da parte del governo.

“L'interesse della società nell'implementazione delle leggi sulla non discriminazione nel posto di lavoro è indubbiamente importante”, ha scritto il presidente John G. Roberts Jr. a nome dell'opinione unanime di tutta la Corte. “Ma lo è anche l'interesse dei gruppi religiosi a scegliere chi predicherà le loro convinzioni, chi insegnerà la loro fede, chi porterà avanti la loro missione”.

La sentenza ha dato solo poche linee guida sul modo in cui le corti debbano decidere chi dev'essere considerato “ministro del culto”, dichiarando che la Corte è stata “riluttante ad adottare una formula rigida”. Due opinioni concorrenti hanno offerto proposte contrastanti.

Il caso, Hosanna-Tabor Church vs. Equal Employment Opportunity Commission, n.10-533, è stato portato all'attenzione della Corte da Cheryl Perich, ex insegnante in una scuola di Redford, nel Michigan, parte del Sinodo della Chiesa Luterana del Missouri, la seconda maggiore denominazione luterana negli Stati Uniti. La Perich ha dichiarato di essere stata licenziata per aver perseguito una rivendicazione di discriminazione sul lavoro a motivo di una disabilità, la narcolessia.

La Perich ha insegnato in gran parte materie secolari ma ha anche dato lezioni di religione e ha frequentato la cappella con la sua classe.

“E' vero che i suoi doveri religiosi prendevano solo 45 minuti di ciascuna sua giornata lavorativa”, ha scritto il presidente Roberts, “e che il resto del tempo era dedicato a insegnare materie secolari”.

“La questione di fronte a noi, tuttavia, non è una di quelle che si possono risolvere col cronometro”, ha scritto.

Invece, la Corte ha preso in considerazione parecchi fattori. La Perich era un'insegnante “vocazionale” che aveva completato il corso di studi religioso e che la scuola considerava un ministro del culto. È stata licenziata, ha dichiarato la scuola, per aver violato la dottrina religiosa scegliendo la strada del contenzioso giudiziario anziché cercare di risolvere la disputa all'interno della chiesa.

Il presidente Roberts ha dedicato parecchie pagine della sua opione alla storia della libertà religiosa in Inghilterra e negli Stati Uniti, concludendo che un principio animatore dietro le clausole sulla libertà religiosa del Primo Emendamento è stato di proibire al governo di interferire negli affare interni dei gruppi religiosi in generale e nella selezione dei loro responsabili in particolare.

“L'Establishment Clause impedisce al governo di nominare i ministri del culto”, ha scritto, “e la Free Exercise Clause gli impedisce di interferire con la libertà dei gruppi religiosi di sceglierseli”.

L'amministrazione Obama ha dichiarato ai giudici che avrebbero dovuto analizzare il caso della Perich essenzialmente con gli stessi criteri che se fosse stata impiegata da una chiesa, da un sindacato, da un club o da ogni altro gruppo dotato dei diritti di libera associazione a norma del Primo Emendamento. Questa posizione è stata accolta con sferzanti critiche quando il caso è stato discusso a ottobre, ed è stata sonoramente bocciata nella decisione di mercoledì.

“Una posizione del genere è difficile da mettere d'accordo con il testo dello stesso Primo Emendamento, che dedica un'attenzione tutta particolare ai diritti delle organizzazioni religiose”, ha scritto il presidente Roberts. “Non possiamo accettare la rimarchevole opinione che gli articoli di fede non abbiano nulla da dire sulla libertà di una organizzazione religiosa di scegliere i propri ministri”. [La sottolineatura è mia, N.d.T.].

Richiedere la riassunzione della Perich “avrebbe apertamente violato la libertà della chiesa”, ha scritto il presidente Roberts. E altrettanto sarebbe stato accordare a lei e ai suoi avvocati un risarcimento in denaro, ha continuato, dal momento che questo “avrebbe operato come una punizione contro la chiesa per aver terminato il suo rapporto con un ministro indesiderato”.

In un'opinione concorrente, il giudice Clarence Thomas ha scritto che le corti non dovrebbero occuparsi di decidere chi abbia titolo all'eccezione di ministero, lasciando la determinazione ai gruppi religiosi.

“La questione se un dipendente sia o meno un ministro del culto è essa stessa religiosa nella sua natura, e la risposta varierà di molto”, ha scritto. “I tentativi dei giudici di modellare una definizione giuridica di 'ministro del culto' attraverso una linea di demarcazione ben definita o attraverso un'analisi multifattoriale rischiano di mettere in posizione di svantaggio quei gruppi religiosi le cui convinzioni, pratiche e affiliazioni sono al di fuori del 'mainstream' oppure sgraditi a qualcuno”.

In una seconda opinione concorrente, il giudice Samuel A. Alito Jr., affiancato dalla collega Elena Kagan, ha scritto che sarebbe un errore focalizzarsi sui ministri del culto, un titolo che è usato in generale dalle denominazioni protestanti e “raramente, se non mai” dai cattolici, dagli ebrei, dai musulmani dagli indù o dai buddisti. Né il concetto di ordinazione dovrebbe essere al centro dell'analisi, ha aggiunto il giudice Alito.

Piuttosto, ha aggiunto, l'eccezione “dovrebbe applicarsi a ogni 'dipendente' che abbia la responsabilità di condurre un'organizzazione religiosa, guidi un servizio di preghiera o importanti cerimonie religiose nonché rituali, o funga da messaggero o maestro della fede di questa”.

Durante il dibattimento a Ottobre, alcuni giudici hanno espresso la preoccupazione che una decisione onnicomprensiva proteggerebbe i gruppi religiosi dalle cause intentate da dipendenti che dichiarassero di essere stati oggetto di ritorsioni, ad esempio, per aver denunciato abusi sessuali.

Il presidente Roberts ha scritto che la decisione di mercoledì ha lasciato in piedi la possibilità di condurre inchieste penali, nonché le altre garanzie.

“Ci sarà abbastanza tempo per occuparsi dell'applicabilità dell'eccezione ad altre circostanze”, ha scritto, “se e quando si presenteranno”.

Laurie Goodstein ha contribuito al servizio da New York.

Copyright (c) The New York Times, 2012
Unhautorized translation by Giovanni Romano

sabato 7 gennaio 2012

La dignità di Santorum e la derisione del "politically correct"

SANTORUM DIFENDE IL LUTTO PER LA PERDITA
DEL SUO BAMBINO PREMATURO



Che un padre sia attaccato perché ha fatto il funerale del suo bambino nato prematuro è un segno grave dell'imbarbarimento in cui ci sta facendo cadere una mentalità di morte totalmente incapace di affrontare la realtà.

Washington, 7 gennaio 2012 / 07:51 am (CNA) – Il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali Rick Santorum ha detto che solo coloro che “non riconoscono la dignità di ogni vita umana” potrebbero pensare che lui sia un tipo “alquanto bizzarro” per come ha affrontato la perdita di suo figlio nel 1996.

Per coloro che pensano che un bambino sia soltanto “un grumo di tessuto che si dovrebbe scartare e buttare via”, il riconoscere l'umanità di un bambino morto è qualcosa “che dovrebbe essere messa in ridicolo”, ha dichiarato l'ex senatore della Pennsylvania durante un incontro elettorale nell'Iowa il 2 gennaio.

Santorum è stato criticato di recente dai commentatori politici per le sue azioni a seguito della morte del suo bambino prematuro Gabriel, morto solo due ore dopo la sua nascita.

In un'intervista alla Fox News, Santorum ha spiegato che lui e sua moglie, Karen, hanno deciso di portare a casa il proprio figlio, “fargli il funerale e poi dargli sepoltura quella sera stessa”.

Hanno anche mostrato il bambino ai suoi fratellini, così che potessero avere la possibilità di vedere il piccolo.

Santorum ha detto che è stata “una potente esperienza di guarigione per tutti noi” e che lo ha aiutato a “riconoscere la dignità” della vita di suo figlio e “ad affermare il suo ricordo” per tutta la sua famiglia.

In un servizio della Fox News del 2 gennaio, il commentatore politico Alan Colmes ha criticato Santorum per “alcune delle cose pazzesche che ha detto e fatto, come l'aver portato il suo bambino di due ore morto subito dopo la nascita e aver giocato con lui un paio d'ore, così che i suoi altri figli avrebbero saputo che il bambino era reale”.

In un'intervista del 5 gennaio con la giornalista Rachel Maddow della MSNBC, anche l'editorialista del Washington Post Eugene Robinson ha deriso Santorum e sua moglie per aver portato a casa il loro figlio “per far finta di dormire con lui, di presentarlo al resto della famiglia”.

“Lui non è un po' strano”, ha detto Robinson, “lui è tutto strano”.

Ma Robinson e Colmes parlavano “da un pozzo d'ignoranza apparentemente senza fondo”, secondo Peter Wehner, docente universitario presso l'Ethics and Public Policy Center.

In un articolo sulla rivista Commentary datato 5 gennaio, ha chiarito che gli esperti di salute mentale spesso consigliano di passare del tempo con un bambino nato e morto prematuramente come metodo per elaborare il lutto.

L'American Pregnancy Association consiglia i genitori dei bambini morti prematuramente che “possono trovare conforto nel guardare, nel toccare, nel parlare al vostro bambino” e che possono voler permettere ai loro altri figli di vedere anch'essi il bambino (1)

Fare il funerale del bambino può essere anch'essa una parte naturale nell'elaborazione del lutto, ha scritto l'associazione nel suo sito web, spiegando che questo si può fare facendo il bagno e vestendo il bambino, o anche leggendogli e cantandogli una ninna-nanna.

Wehner si è scagliato contro “la particolare gioia maligna” mediante la quale i commentatori politici hanno mostrato “una crudeltà immotivata” verso Santorum.

“Robinson non prova nessun disagio a mettere alla berlina un uomo e di sua moglie che hanno provato il peggiore degli incubi possibili per dei genitori, la morte del loro bambino”, ha detto.

Wehner ha dichiarato inoltre che quanto è accaduto ha mostrato come “l'ideologia e la partigianeria politica” possono “sfigurare” la mente e il cuore di certe persone, rendendole malvagie quando si arriva al disaccordo politico.

Santorum ha detto che Colmes lo ha poi chiamato per scusarsi. Colmes ha scritto su Twitter di aver parlato con Santorum e sua moglie e che loro avevano “accettato con magnanimità le mie scuse per un commento che li aveva feriti”.

Da parte sua, Robinson non si è scusato quando è stato interrogato sull'argomento da Joe Scarborough nella rubrica “Morning Joe” della MSNBC il 6 gennaio.

Sebbene avesse detto che “non avrei voluto dire quel che ho detto in quel modo”, Robinson ha anche ribadito la sua convinzione che le opinioni di Santorum sono “estremiste” e che come columnist sente un obbligo morale di esprimere le sue convinzioni.

(c) Catholic News Agency, 2012

Unhautorized translation by
Giovanni Romano
 
(1) Io stesso ho avuto una sorellina morta dopo un giorno solo di vita. I miei genitori me la mostrarono, anche se avevo un anno soltanto, e celebrarono il suo funerale in una piccola, straziante bara bianca.

martedì 27 dicembre 2011

Da Seattle alla Nigeria, storie di ordinaria cristofobia


Due notizie apparentemente lontanissime tra loro, non solo in senso geografico. La cronaca locale del Seattle Times riporta un episodio significativo datato 24 dicembre: a Wenatchee, nello stato di Washington, un uomo che da cinque anni esponeva un presepe nel giardino di casa sua se l'è visto vandalizzare per tre notti di fila da giovinastri incappucciati. Nonostante avesse installato una webcam di sorveglianza dopo il primo attacco, il proprietario si è detto così sconfortato che dall'anno prossimo rinuncerà probabilmente a installare il presepe. È giusto dire che sul sito del quotidiano gli sono arrivati numerosi messaggi di solidarietà (vedi qui l'articolo).

La seconda notizia viene dalla Nigeria ed è tristemente di pubblico dominio: gli attentati simultanei alle chiese cattoliche (dico cattoliche, non genericamente “cristiane”) sempre durante la vigilia di Natale. È chiaro che non si possono paragonare le bravate teppistiche di Wenatchee con il terrorismo anticristiano della setta Boko Haram, ma vale la pena riflettere un attimo. Gli attacchi vandalici al presepe sono avvenuti in un ambiente a elevata secolarizzazione. Lo stato di Washington è uno dei più liberal degli USA, dove si parla seriamente di legalizzare la marijuana e le “nozze” gay, dove si festeggia molto Halloween ma il Natale dà fastidio, se ne parla quasi con imbarazzo. All'opposto, le stragi in Nigeria sono avvenute in un contesto di acceso fondamentalismo religioso, ed è purtroppo inutile che gli stessi esponenti della gerarchia cattolica cerchino di minimizzare gli scontri negando che si tratti di una guerra di religione. No, questa è veramente una guerra di religione, e le vittime sono state uccise in odium fidei. Gli esiti sono ovviamente diversi ma l'atmosfera di odio, di scherno e di avversione è la medesima. Continuare a mentire a se stessi è peggio ancora che ammettere la realtà, per quanto dura possa essere.

I cristiani non sono odiati perché si comportano male, come qualche vescovo s'illudeva di spiegare. Sono odiati semplicemente perché esistono. Un presepe, con la sua semplicità e la sua mitezza, è un muto rimprovero ai bulli e agli scioperati che non badano a nulla fuorché ai propri istinti. Per i fanatici islamici i cristiani sono un insopportabile segno di contraddizione con la loro libertà, la loro umanità, il loro rispetto per la donna, la loro curiosità verso il mondo e la capacità di cambiarlo. O col vandalismo o con le bombe, si vuole togliere di mezzo l'unica vera novità che il mondo abbia mai conosciuto.

Giovanni Romano

giovedì 6 ottobre 2011

Report: Facebook, Apple e Google censurano i contenuti religiosi

Nashville, Tennessee, 4 ottobre 2011 – 06:15. Le più importanti piattaforme multimediali e i providers praticano politiche che ostacolano l'evangelizzazione cristiana e censurano la libertà di parola si questioni controverse di attualità come l'aborto e il matrimonio, dichiara un nuovo report.

“Le idee cristiane e altri contenuti religiosi si trovano di fronte a un pericolo chiaro e imminente di censura da parte delle piattaforme basate sul Web”, afferma il rapporto del National Religious Broadcasters' dal titolo: “La vera libertà nell'età dei media”.

Se il contenuto cristiano viene “censurato” dalle nuove piattaforme mediali come iTunes App Store, Facebbok, Google o i fornitori di accesso a Internet, “la Buona Notizia del Vangelo potrebbe diventare un'altra vittima della discriminazione religiosa istituzionalizzata”, ha dichiarato il presidente dell'organizzazione Frank Wright nella prefazione al rapporto.

La National Religious Broadcasters fu fondata nel 1944 per combattere le regole governative e le decisioni di politica aziendale da parte dei maggiori networks radiofonici che ostacolavano la possibilità da parte dei ministri del Vangelo di comprare tempo di trasmissione.

Alcune nuove compagnie mediatiche hanno messo al bando i contenuti cristiani, mentre altre hanno delle posizioni pubbliche che rendono la censura “del tutto inevitabile”.

Eccetto il servizio di microblogging Twitter, tutte le nuove piattaforme multimediali e i servizi presi in esame hanno politiche “chiaramente contrastanti con i valori della libertà di parola presenti nella Costituzione degli Stati Uniti”, ha affermato il rapporto.

Le nuove compagnie mediatiche rispondono a “forze di mercato” e alle domande di “gruppi di pressione” che invocano la “censura” su opinioni altrimenti lecite.

Come esempio di “censura anticristiana” il rapporto ha citato la rimozione, da parte dell'App Store di iTunes, dell'app con la Dichiarazione di Manhattan che difendeva il matrimonio tradizionale. Il negozio online ha rimosso anche una app di Exodus International la quale affermava che l'omosessualità è una condotta inappropriata che si può cambiare attraverso una trasformazione spirituale.

Il motore di ricerca Google ha rifiutato di accettare una pubblicità pro-vita da parte di un'organizzazione cristiana in Inghilterra e la sua branca cinese ha stilato una lista nera di termini religiosi. Le direttive pubblicitarie dell'azienda mettono esplicitamente al bando la frase “l'aborto è un omicidio” per la ragione che si tratta di linguaggio “truculento”.

Il rapporto ha citato anche Facebook e altre piattaforme per una politica che mette al bando le pubblicità “di argomenti religiosi con rilevanza politica”.

Frattanto, Facebook è diventato partner dei sostenitori dei diritti dei gay per bloccare i contenuti “anti-omosessuali” e la partecipazione a programmi di coscientizzazione sul problema dell'omosessualità. Questo fa pensare che i contenuti cristiani che criticano l'omosessualità, il “matrimonio gay” o altre pratiche saranno a rischio di censura.

Apple, Faceook, MySpace, Google, Comcast, AT&T e Verizon proibiscono tutti “il linguaggio fomentatore di odio” che il rapporto del National Religious Broadcasters definisce un termine “pericolosamente vago e politicamente corretto” che spesso viene applicato per “soffocare” i comunicatori cristiani.

“Le attuali convergenze tecnologiche di queste nuove piattaforme multimediali fanno pensare che queste pratiche che impediscono la libertà di parola e politiche tese a rimuovere la coscienza si consolideranno sempre più, a meno che non si intraprendano immediatamente delle azioni correttive”, ha affermato il rapporto.

Il rapporto ha suggerito anche che le compagnie dovrebbero seguire “un paradigma basato sulla libertà di parola” guidato dalle regole fondamentali del Primo Emendamento, anche dove non si applichino strettamente alle compagnie private. Ha anche invocato l'adozione di legislazione o di regole a livello federale per proibire “la censura dei punti di vista”.

“Quando abbiamo iniziato il nostro progetto John Milton per la libertà di parola religiosa(1), ho avvertito che si preparava una tempesta perché le compagnie “new media” come Apple, Facebook e Google stavano prendendo in considerazione la possibilità di censurare e di escludere dai loro siti i contenuti cristiani”, ha dichiarato il settembre scorso il senior vice president del National Religious Broadcasters' Craig Parshall.

“Ora, poco più di un anno dopo, dopo aver terminato il nostro studio ad ampio raggio, sono convinto che i diritti alla libertà di parola religiosa dovranno affrontare un uragano sul Primo Emendamento se non si agisce immediatamente”.

Copyright (c) CNA
Unauthorized translation by
Giovanni Romano

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(1) Si fa riferimento alla celebre orazione “Aeropagitica” con la quale John Milton prese coraggiosamente posizione a favore della libertà di opinione (N.d.T.).

domenica 2 ottobre 2011

USA: Nasce la Marriage Anti-Defamation League

UNA NUOVA ALLEANZA PER APPOGGIARE CHI VIENE MINACCIATO
PERCHÉ DIFENDE IL MATRIMONIO

Washington, 26 settembre 2011 /05:40pm – La National Organization for Marriage ha annunciato il 22 settembre di aver varato la Marriage Anti-Defamation Alliance, un nuovo progetto per difendere la libertà di esprimere senza paura di minacce o di punizioni la propria convinzione che il matrimonio è l'unione di un uomo e di una donna.

“Ho l'impressione che ci siano troppi di noi che sono convinti che il matrimonio è l'unione di marito e moglie per stigmatizzarci o marginalizzarci tutti quanti se ci mettiamo insieme”, ha detto Maggie Gallagher, co-fondatrice della National Organization for Marriage.

Gallagher ha detto alla CNA il 26 settembre che l'alleanza è stata creata come risposta “a un numero sempre maggiore di casi, sia pubblici che privati, di persone il cui modo di vivere è minacciato perché dissentono dal matrimonio omosessuale”.

“I sostenitori del matrimonio omosessuale stanno cercando di creare un'America in cui gli americani educati, capaci d'amore, rispettosi della legge hanno paura di dichiararsi a favore dell'idea che il matrimonio sia l'unione di marito e moglie, per paura di rappresaglie che variano da insulti e invettive come 'fomentatore di odio' e 'bigotto' a conseguenze pratiche come la perdita del lavoro”, ha detto.

L'alleanza non è un progetto legale, ha spiegato la Gallagher, quanto piuttosto un tentativo di accrescere la consapevolezza e il sostegno a favore di quelli che hanno dovuto affrontare minacce ingiuste a causa della loro visione del matrimonio.

La Gallagher ha detto che l'alleanza mira a “far girare la voce su quello che sta realmente succedendo, perché non viene adeguatamente riferito”.

L'alleanza è anche progettata “per creare una comunità in cui altre persone alle quali questo sta accadendo si sentiranno sicure di esprimersi apertamente e sentiranno che qualcuno si prende cura di quello che sta loro capitando”.

Una volta che siano stati raggiunti questi due scopi, i partecipanti saranno anche in grado di “sviluppare strategie per insistere sul rispetto sociale per entrambe le parti nel dibattito sul matrimonio omosessuale”, ha detto.

Il sito web della Marriage Anti-Defamation Alliance afferma che essa è dedicata all'idea che “nessun americano deve aver paura di esercitare i diritti civili fondamentali: la libertà di parola, di fare donazioni, di organizzarsi, di firmare petizioni, o di votare per il matrimonio come unione di marito e moglie”.

L'alleanza ha messo in rete di recente un video di Frank Turek, un responsabile di seminari sulla leadership che ha perso il suo contratto con la Cisco e la Bank of America dopo che gli addetti alle relazioni umane [sic!] hanno scoperto che aveva scritto un libro in cui sosteneva che il matrimonio non dovrebbe essere ridefinito.

In risposta, l'alleanza ha iniziato una campagna di reclami da parte dei consumatori diretta verso la Bank of America nello stato del North Carolina, dove si trova la direzione generale della compagnia.

“Abbiamo contattato un piccolo numero di clienti della Bank of America nell'area di Charlotte, gli abbiamo riferito quel che è successo a Frank Turek e gli abbiamo chiesto di chiamare la compagnia per far sapere ai banchieri che i clienti non apprezzano questo tipo di maltrattamenti”, ha detto la Gallagher. “Negli ultimi giorni più di 1.400 persone hanno chiamato per protestare”.

“L'esperienza di Frank Turek mostra che c'è bisogno urgente di un'iniziativa di contrasto alle diffamazioni, non chissà quando, ma proprio adesso in America”, ha concluso la Gallagher.

Copyright (c) CNA
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Giovanni Romano

domenica 27 marzo 2011

Se tutti i cattolici avessero il coraggio di quest'uomo...

UN ELETTRICISTA “ACCENDE” LA BATTAGLIA PER LA VITA

RIFIUTANDO DI LAVORARE PER UNA CLINICA ABORTISTA

Di Dave Hrbacek


St. Paul, Minnesota, 24 marzo 2011 / 09:34am – Un biglietto nel bagno della casa di Tim e Nicole Roach a Faribault, Minnesota, recita: “Gratitudine. Ricordati sempre di contare le tue benedizioni”.


“Doveva dire: 'Augusto, lavati le mani e i denti'”, scherzava Nicole,riferendosi a suo figlio di nove anni.

Il biglietto è arrivato a proposito di recente mentre la famiglia, che appartiene alla parrocchia della Divina Misericordia di Faribault, continua a lottare contro la disoccupazione di Tim, iniziata nel luglio 2009, quando è stato licenziato dal suo lavoro di elettricista. E la coppia è stata costretta ad approfondire ancora di più il concetto di gratitudine quando di recente una grossa benedizione è apparsa all'improvviso per poi svanire in una manciata di secondi.

A metà febbraio, Tim ha ricevuto una telefonata dal suo sindacato locale con la notizia che ogni lavoratore licenziato agogna di udire: un'offerta di lavoro.

Non sarebbe potuta arrivare in un momento migliore. L'indennità di disoccupazione di Tim stava quasi per finire. Tim non riusciva quasi a credere a quello che la voce dall'altro capo del telefono gli stava offrendo: un impiego da capomastro per almeno 11 mesi, con un salario da 65,000 a 70,000$ l'anno.

Perfetto, ha pensato Tim. Poi sono arrivate le cattive notizie: avrebbe dovuto lavorare alla costruzione di una nuova clinica della Planned Parenthood [la principale organizzazione abortista americana, N.d.T.] nell'University Avenue di St. Paul. Il meglio del meglio si è mutato nel peggio del peggio quando lui ha respinto l'offerta nel giro di pochi secondi.

“L'ottovolante ha cominciato a precipitare di brutto”, ha detto Tim, 38 anni. “Lui [il sindacalista] non era proprio sicuro che in quel posto si sarebbero praticati degli aborti. In un certo senso ha cercato di essere evasivo, penso, per cercare di indurmi a dire sì.Ma io gli ho detto: 'Aspetta un momento. E' la Planned Parenthood'”.

Alle
prese con difficoltà finanziarie

E, da un momento all'altro, Tim è tornato a essere un disoccupato senza prospettive immediate. Con l'indennità di disoccupazione destinata a finire questo mese. Fortunatamente sua moglie Nicole, 37 anni, lavora a tempo pieno come specialista di mezzi di comunicazione per la scuola elementare Akin Road di Farmington. Eppure, la famiglia, che include anche la figlia undicenne Adeline, sta sulle spese.

Anche se Tim non ha perso tempo a rifiutare l'offerta – la conversazione al telefono è durata circa un minuto – Nicole è stata un po' più lenta ad accettare la decisione, soprattutto perché è lei a gestire il bilancio familiare e ha avuto a che fare con il disagio finanziario dovuto alla lunga disoccupazione di Tim.

“La prima cosa che volevo che facesse era giustificare (di prendere l'offerta di lavoro)”, ha detto lei, quando Tim la chiamò dopo averla rifiutata. “E' solo una clinica”. No che non lo è!

“In tutta questa vicenda, la nostra fede si è approfondita”, ha detto Nicole. “Sentiamo di essere stati messi alla prova. Abbiamo scelto di seguire la nostra fede”.

Per qualche osservatore esterno, questo è un altro modo importante di essere pro-life. Forse non altrettanto diretto come un picchettaggio di fronte a una clinica abortista, tuttavia manda un coordinatrice dell'ufficio arcidiocesano per il matrimonio, la messaggio sulla santità della vita umana, dice Sharon Wilson, famiglia e la vita.

Poco tempo dopo la sua decisione, la storia di Tim ha fatto il giro della rete via posta elettronica. E' arrivata al computer di Padre Erik Lundgren, viceparroco della Divina Misericordia, che ne ha fatto parola in una delle sue omelie. Nel vangelo di quella domenica, Gesù dice ai Suoi discepoli che non si può servire sia Dio che il denaro.

“Ho proprio pensato che fosse un esempio ispiratore per tutti nella nostra parrocchia, un esempio dello zelo che è necessario per noi cattolici nel dibattito e nella lotta a favore della vita”,

ha detto Padre Lundgren. “E' un esempio d'ispirazione anche per me sacerdote. Qui alla Divina Misericordia, le parole 'Gesù, confido in Te' sono scritte sul fonte battesimale, e questo è il nocciolo della questione”.


Questo è il genere di fiducia che la famiglia Roach sta prendendo mentre Tim continua a cercare un lavoro. Il suo progetto a lungo termine è di iniziare un'attività in proprio, ma avrà bisogno di guadagnare e risparmiare denaro perché questo accada. Nel frattempo, desidera prendere qualunque lavoro che possa trovare. Un elemento positivo è il senso di pace che lui e Nicole stanno sperimentando, e che non c'era fino a pochi mesi fa.

“Negli ultimi sei mesi, abbiamo imparato a prendere le nostre preoccupazioni e le nostre paure e affidarle a Dio”, ha detti Nicole. “Quello che è avvenuto ha davvero cambiato me e la mia fede. Mi sento orgogliosa di essere cattolica e di prendere posizione contro l'aborto”.

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Giovanni Romano