Visualizzazione post con etichetta omosessualismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta omosessualismo. Mostra tutti i post

giovedì 14 maggio 2015

Referendum irlandese sulle "nozze gay": una bambina in ospedale per aver detto NO

In Irlanda è in corso la campagna referendaria per il SI o il NO all'introduzione del "matrimonio" omosessuale, e le intimidazioni, i ricatti, le minacce ai sostenitori del NO stanno crescendo in rabbiosa intensità. Molti politici anche cattolici si sono defilati, o allineati al politicamente corretto, oppure preferiscono tacere. Ma questo episodio di ignobile violenza ai danni di una bambina è veramente troppo, e perciò ho deciso di tradurlo.



Dal sito irlandese TheLiberal.ie, 13 maggio 2015: (testo originale):

SCANDALOSO: UNA BAMBINA DI 10 ANNI IN OSPEDALE DOPO UN ATTACCO ALLA MANIFESTAZIONE PER IL "NO" DA PARTE DEI MILITANTI PER IL "SI"

Una ragazzina di 10 anni è in ospedale questa sera dopo aver sofferto un attacco non provocato in un evento organizzato dai propagandisti per il NO nella Contead di Meath.

Muiream DeClár, 10 anni, era seduta a lato di un camion di propaganda che recava un cartellone di propaganda per il NO, quando la manifestazione è stata distrutta da una banda di giovani che tiravano oggetti, incluse uova.

Muireann è allergica alle uova, e ha sofferto immediatamente una grave reazione anafilattica. La sua vita è stata salvata dalla presenza di spirito della madre, che le ha somministrato adrenalina sul posto. La bambina è stata portata in ospedale,  e si ritiene che sia in condizioni stabili.

L'incidente ha avuto luogo intorno alle 4,30 del pomeriggio all'esterno del centro commerciale Navan, dove i propagandisti per il NO guidati da Paddy Manning stavano interpellando i passanti.

Commentando l'aggressione, Mr. Manning ha detto:

"In tutti i miei anni di attivismo politico, non ho mai assistito a un atto di tale insensatezza, o a una scena così angosciante. Se da un lato gli aggressori non avevano modo di sapere che Muireann aveva un'allergia, avevano tutte le possibilità di accorgersi che era una bambina di dieci anni.

L'atmosfera avvelenata creata dalla campagna per il SI è apertamente da condannare come causa di questa aggressione, e su questo non possono esserci dubbi. L'evento in questione si basava su contatti amichevoli, con cui i sostenitori del NO cercavano di coinvolgere i votanti in una discussione cortese e in un dibattito educato sulla decisione che il paese deve prendere entro una settimana. Che la risposta a questa attività da parte di alcuni in disaccordo con noi fosse mandare una bambina all'ospedale va assolutamente oltre ogni limite.

Richiedo, immediatamente e nei termini più perentori, una condanna assoluta e una presa di distanza da questa aggressione da parte dei leaders della campagna per il SI, compresi i vertici dei partiti politici.

Mi permetto di estendere al mia solidarietà, e la solidarietà di tutti coloro che partecipano alla campagna per il NO a Muiream e alla sua famiglia. Sono diventati le vittime sfortunate di una campagna che ha perso qualunque senso di prospettiva".

(c)TheLiberal.ie
Unauthorized translation by
Giovanni Romano

P.S.: Com'era prevedibile, l'aggressione non si è fermata qui: la madre della bambina ha riferito di aver ricevuto una gran quantità di insulti e minacce via internet (vedi). Fortunatamente, la bambina è fuori pericolo (vedi).

venerdì 14 novembre 2014

Contro il pensiero unico c'è una sola strada: la verità

Mi permetto di riportare il magnifico articolo di Mario Adinolfi a commento dell'indegna, ossessiva campagna anticattolica e ormai anche anticristiana che imperversa su tutti i media, di cui gli insulti e le provocazioni su La7 sono solo l'ultima espressione. Di mio aggiungo solo questo: non è vero, come sosteneva forse troppo ingenuamente mons. Antonio Bello, che i cristiani sono odiati solo perché non sono coerenti. Senza nulla togliere al dovere della coerenza, i cristiani sono odiati perché esistono, perché il loro modo di vivere è in rotta di collisione con un mondo che fa un diritto di ogni voglia e istinto. Piegarsi al "politicamente corretto" non serve a niente, serve solo ad attirarsi un disprezzo ancora maggiore. 

Giovanni Romano

C'E' UNA SOLA STRADA
di Mario Adinolfi per La Croce


Guardavo le Femen a La7 bestemmiare Dio, insultare Papa Francesco e la Chiesa, con il plauso della giovane conduttrice che l'indegna gazzarra aveva voluto e organizzato, con un ospite disgustato che non reggeva e se ne andava dallo studio. Guardavo tutto quel caos, quella paccottiglia ideologica senza capo né coda con parole sconclusionate, inutili tette al vento e lancio ossessivo di anticoncezionali. Guardavo dopo aver visto su un altro canale lo show in assoluto più amato dai giovani, che piace anche a me per via della gara tra talenti musicali, che si era aperto con una canzone "contro l'omofobia degli estremisti cattolici" e si era snodato con continui quanto generici attacchi alla religione e al Vaticano.

Guardavo sgomento le Femen, Giulia Innocenzi, Fedez, Hozier, il rapper gayfriendly e tutti avevano un solo obiettivo: demolire la Chiesa, tra applausi obbligatori, senza dissenso possibile. Con la giovane conduttrice a ripetere quattro volte come un'ossessa davanti a qualche ragazzo dubbioso in studio: "Non capisco come un giovane italiano del 2014 possa essere contrario alle Femen". E io, che pure in Chiesa sono pecora nera, mi chiedevo: "Non è che è finita, non è che abbiamo già perso?".

Pensavo alle mazzate che ho preso per aver chiesto alla tv dei vescovi di non srotolare per favore il tappeto rosso davanti a Luxuria che già parla a reti unificate, pensavo a quelle istantanee che ho preso sui social per aver protestato con undici parole contro lo show delle Femen, pensavo all'autocensura che mi ero imposto quando ho saputo che l'arcidiocesi di Milano aveva "chiesto scusa" (chiesto scusa) per aver cercato di sapere a tutela delle famiglie in quali scuole si insegnassero ai bimbi dai quattro ai sei anni o appena più grandicelli le virtù del sesso anale e il fatto che maschio e femmina sono convenzioni sociali intercambiabili secondo la più bieca ideologia del gender, pensavo alla censura che avevo imposto io a un amico che aveva scritto un ottimo pezzo sulle sentenza della Cassazione che ha definito la pratica dell'utero in affitto "contraria alla dignità umana" e di conseguenza ha tolto un bambino ad una coppia che se l'era andato a comprare in Ucraina, non volevo che ti colpissero le stesse grandinate di insulti che colpiscono me, scusa Lorenzo Ciampoli.

Pensavo che abbiamo una grande responsabilità, grava personalmente su ciascuno di noi, dobbiamo decidere. Sono due le strade possibili: o pensiamo che la caotica paccottiglia ideologica a favore del matrimonio gay, dell'utero in affitto, delle teorie del gender sia ormai inarrestabile ed è inutile mettersi di traverso, dunque prepariamoci a vedere nel 2015 varate in Italia normative sul "matrimonio egualitario" e la "stepchild adoption", solo come primo assaggio di una devastazione antropologica che trasformerà le persone in cose, i bambini in oggetto di compravendita, gli uteri in oggetti di locazione, il diritto di un figlio ad aver una madre e un padre in un vago ricordo da sacrificare sull'altare della nuova idolatria del genitore 1 e 2; oppure pensiamo che contro questa folle, insensata deriva ci batteremo con tutte le forze e susciteremo un'opinione pubblica in grado di resistere e dire no a questa paccottiglia ideologica, senza remore e senza autocensure, senza complessi d'inferiorità o tentazioni d'ossequio al pensiero unico che sembra imperante e invece è violento perché è fragile.

Per quanto mi riguarda c'è una sola strada e non me ne frega niente se testimoniare la verità espone al massacro, magari anche a dover star sotto al fuoco amico. Sappiatelo, però: se vorrete percorrere quella strada, nella bisaccia dovete mettere tanto coraggo. Una delle più note soubrette italiane, solo per aver retwittato un video da me postato per informare con puntualità sull'eutanasia, è da giorni sotto la gragnuola di insulti della teppaglia Lgbt che con violenza si è organizzata in rete per mandare un messaggio chiaro e ridurre al silenzio chiunque osi mettere in discussione i loro dogmi: o ti uniformi al pensiero unico o da mattina a sera ti faremo sentire reietta. La soubrette, comunque, è strutturata e resiste.

C'è una sola strada e nel tempo degli strani inviti a Luxuria, delle arcidiocesi che chiedono scusa, di Repubblica che racconta che sulle unioni gay c'è l'ok dei massimi vertici ecclesiali e manco arriva una smentita, in questo tempo faticosissimo abbiamo capito che quella strada dovremo percorrerla "a spalle scoperte". Però grazie a questo piccolo quotidiano che non è neanche ancora uscito in edicola e ha già attorno tanto affetto, grazie al tour di Voglio la mamma in cui ho incontrato decine di migliaia di persone in teatri e palazzetti, grazie al coraggio che mettete battendovi come leoni anche sui social network, ho capito che le spalle ce le copriamo insieme.

C'è una sola strada, perché se stiamo zitti passano le leggi e passano subito. Poi non meravigliamoci, non scandalizziamoci, non lanciamo allarmi se leggiamo che in Germania i genitori che non mandano i bambini di quattro anni a lezione di sesso anale e ideologia del gender vengono arrestati e tradotti in carcere, che in Francia hanno arrestato padri di famiglia per la sola colpa di aver addosso la maglietta di Manif pour tous che riproduce i bambini con mamma e papà e dunque è omofoba, se in Gran Bretagna si viene arrestati per omofobia in base al principio per cui "sei omofobo se la vittima ritiene che sei omofobo". Non lamentiamoci perché sono dirette e logiche conseguenze delle norme emanate. Se la mobilitazione delle Sentinelle In Piedi, dei circoli VLM, di La Manif Pour Tous Italia, di Costanza Miriano, di Marco Scicchitano, di padre Maurizio Botta dei Cinque Passi (oggi alle 17 alla Chiesa Nuova alle 21 ripartono, non mancate), di tanto popolo coraggioso non ci fosse stata, oggi il ddl Scalfarotto sarebbe legge e quegli arresti con condanne fino a sei anni di carcere ci sarebbero anche in Italia. Certo che la mobilitazione costa, le Sentinelle sono state massacrate di botte in alcune piazze e hanno raccontato che erano "fautrici di violenza". Il primo prezzo da pagare è che ribalteranno la verità, diranno a Davide che è Golia. Siete disposti a lottare come Davide, anche con un po' d'astuzia e di baldanza contro la forza brutale del pensiero unico? Siete disposti a farlo senza avere neanche le spalle coperte? Per me non c'è alternativa. O questo o le norme che da questo pensiero unico violento e irrazionale saranno rapidamente partorite, contro i bambini, contro la vita, contro la famiglia. C'è una sola strada.

Guardavo le Femen insultare la Chiesa e Papa Francesco e pensavo. Pensavo anch'io: l'irrazionale è ineluttabile, ciò che è senza senso e dunque ingiusto sta prevalendo. Era mezzanotte, quasi m'addormentavo addolorato. Meno male che è arrivato Gilbert Keith Chesterton a svegliarmi: "La cosa più saggia è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale". C'è una sola strada. Non subiremo, non sussurreremo.

giovedì 11 settembre 2014

È informazione questa?

"Tutto ciò che esiste 'non esplicitamente'
è come se non esistesse"
(Ryszard Kapuscinski)



La foto di sinistra si riferisce a una manifestazione pro-gay tenuta a Olbia il 18 maggio scorso.

Quella a destra si riferisce all'incontro sul libro "Voglio la Mamma" del giornalista e deputato Mario Adinolfi, tenutosi a Modena un paio di giorni fa.

Secondo voi, su quale dei due incontri si è dilungata la stampa, e su quale ha completamente taciuto?

Un aiutino: andate a leggere questo link...

E poi chiedetevi se viviamo ancora in un paese libero.

Giovanni Romano

mercoledì 10 settembre 2014

Conferenza sul gender - 22 agosto 2014

Pubblico qui il testo della conferenza che ho tenuto a Castellaneta Marina (TA) il 22 agosto scorso. È stato per me un grande onore introdurre la corposa, documentatissima relazione del professor Boscia. La sig.ra Antonacci purtroppo è stata trattenuta da impegni non rinviabili.


La nostra conversazione inizia da una contrapposizione presente già nel titolo di questa conferenza: "Famiglia – Famiglie". Questo plurale, introdotto di recente, indica un arricchimento o piuttosto un'ambiguità, una forzatura, un voler trattare come equivalenti delle forme di convivenza che equivalenti non sono affatto?

Possiamo trovare una traccia per rispondere a questa domanda già nella seconda parte del titolo: si cerca di inculcare l'idea che essere maschio o femmina non sia un dato di "natura" ma una costruzione "culturale" imposta dalla società. (Ecco perché vi invito a non cadere in un'altra trappola: usate il termine "famiglia naturale" anziché "famiglia tradizionale").

Non credo di dovermi attardare molto a descrivere una situazione che ormai probabilmente già conoscete. Siamo diventati familiari con parole come "omofobia", “transfobia”, "gay pride", "unioni civili", "nuovi diritti", “fecondazione eterologa” e via dicendo.

Ma cosa c'è dietro queste parole che ci vengono martellate quasi quotidianamente dai media? Abbiamo davvero più diritti per tutti? Viviamo davvero in una società più aperta, più tollerante, più democratica, più genuinamente aperta all'altro, o stiamo piuttosto  assistendo al suo contrario, a una sistematica campagna di falsificazione, di intimidazione, di soffocamento di ogni voce non dico di critica ma di semplice perplessità, di minacce e discriminazioni verso chi la pensa diversamente, soprattutto contro i cristiani che vogliono vivere coerentemente la propria fede? Il cristianesimo è soltanto un'anticaglia superata, una sopravvivenza di superstizioni medievali, un ammasso di proibizioni sessuofobe che discriminano e opprimono i “diversi”? A voler essere caritatevoli, è una dottrina umanitaria bene intenzionata ma superata che avrebbe urgente bisogno di un “aggiornamento”? Oppure può indicare ancora oggi, così come è sempre stato e così com'è, la strada per una “vita buona” a livello individuale, familiare e sociale, e viene osteggiato perché ricorda verità scomode a una mentalità che non tollera più limiti, giudizi o critiche?

Sono domande che non possono essere trattate esaurientemente in questa sede, e alla quali, del resto, il magistero della Chiesa ha sempre risposto, specialmente a partire da San Giovanni Paolo II. Io mi limiterò a trattare la questione dal punto di vista giuridico. È soprattutto sul piano giuridico, infatti, che si può comprendere a fondo la trappola della contrapposizione natura/cultura, cosa ci aspetta e cosa si sta cercando davvero di realizzare.

Attraverso le leggi, si sta cercando di scardinare il dato di natura. Come ho detto prima, si pretende che non si nasca più maschi o femmine, ma che si possa diventarlo, o diventare qualsiasi altra cosa uno voglia. Questo è evidente già nella manipolazione del linguaggio giuridico, che punta all'alterazione del linguaggio comune, perché noi pensiamo, ci raffiguriamo, viviamo il mondo attraverso il linguaggio. In tutti i paesi che hanno introdotto il “matrimonio” omosessuale, sono state eliminate dai documenti dell'anagrafe e dalle leggi le parole “padre” e “madre”, sostituite da “genitore 1” e “genitore 2”. La parola “genere” sta gradualmente soppiantando il termine “sesso” tanto che in Australia un uomo è riuscito a ottenere che sulla sua carta d'identità non comparisse l'appartenenza all'uno o all'altro sesso. Negli USA si sta andando anche oltre: l'amministrazione Obama starebbe seriamente valutando se considerare “hate crime” (istigazione all'odio) l'uso dei termini “padre” e “madre”. È una notizia che proviene da una fonte poco attendibile, ma data la mentalità che si sta cercando di diffondere, non mi sentirei di considerarla del tutto infondata.

In Italia si è seguita una strategia più indiretta: “anticipare” le leggi con semplici provvedimenti burocratici (e quindi non soggetti a controllo democratico), confidando nella disattenzione del pubblico ponendo i cittadini di fronte al fatto compiuto. Ad esempio, all'inizio di quest'estate i moduli per l'iscrizione alle scuole di Milano erano stati alterati, sostituendo le parole “padre” e “madre” con le definizioni gelidamente burocratiche che ho citato prima. Solo la rivolta dei genitori, che hanno cancellato manualmente quegli obbrobri , ha indotto le scuole a ritirare quei moduli che non erano stati autorizzati da nessuno. Oppure l'introduzione nelle scuole, all'insaputa dei genitori – e degli stessi insegnanti non coinvolti nel progetto – di opuscoli di aperta propaganda omosessuale. Questo ve lo illustrerà a fondo la Signora Antonacci. Immaginate come deve sentirsi un insegnante di diritto che deve deve spiegare ai ragazzi che un atto amministrativo è una fonte secondaria, tenuta a seguire le indicazioni della legge, e poi constatare che nella realtà questo principio viene sistematicamente violato dalle stesse istituzioni! Ma sto ancora insegnando diritto ai miei alunni, o solo parole vuote?

In effetti, siamo in presenza di un deficit di democrazia su tutti i fronti. Il primo fronte è l'inconsistenza dei politici cattolici o semplicemente pro-famiglia all'interno delle istituzioni. I pochi coraggiosi vengono sconfessati e lasciati soli dai loro stessi partiti. Ricordiamo la fine che ha fatto la sottosegretaria Biancofiore, costretta alle dimissioni per essersi espressa contro il “matrimonio” omosessuale. Tutti cercano di adeguarsi al linguaggio “politicamente corretto”, e se per caso sgarrano di una linea scatta il linciaggio mediatico, che termina più o meno come i processi-farsa nella Corea del Nord o nella Cina di Mao: le pavide scuse della vittima, che comunque non viene risparmiata e resta marchiata per tutta la vita. Come nel caso del sig. Barilla contro il quale si è scatenata una campagna mondiale di odio e di menzogne, costretto a rimangiarsi tutte le sue convinzioni e a piegarsi in modo abbietto di fronte alle ingiunzioni della lobby gay.

Un altro strumento giuridico che distrugge la democrazia sono le sentenze. La legge 40 vieta la fecondazione artificiale? Niente paura, basta una sentenza per annullarla in un attimo! Un referendum votato a larghissima maggioranza rifiuta le nozze gay, come è avvenuto in California con la famosa “Proposition 8” (e la California è uno degli stati più “liberal” degli USA, badate bene!)? Anche qui è bastato un solo giudice per cancellare la volontà di milioni di persone. Come pure è stata annullata dai giudici la volontà popolare in ogni stato degli USA che ha cercato di definire il matrimonio come l'unione stabile tra uomo e donna. Una vera e propria guerra asimmetrica, ed è facile immaginare che dietro questo sistematico annullamento, che ci ha resi irrilevanti come cittadini, c'è una precisa strategia di marginalizzazione di ogni opinione dissenziente, così da spingerle sempre di più verso l'area dei comportamenti penalmente perseguibili.

Il terzo fronte è quello della repressione sempre più dura del dissenso. È notizia dell'altro ieri che in Spagna un vescovo cattolico, Mons. Juan Antonio Reig Pia, è stato assolto dal tribunale di Madrid dall'accusa -promossa dalle associazioni gay- di “violare i diritti umani” e di “mettere in pericolo la vita di molti omosessuali”. La sua colpa? Aver pronunciato queste testuali parole: «Tu sei un figlio di Dio. Sei stato creato ad immagine e somiglianza di Dio e sei stato creato come uomo e come donna. (...) Molte leggi hanno dimenticato questo, sono state recentemente approvate, andando a sminuire la sacralità della persona, la grandezza dell’amore, ed a dimenticare la differenza sessuale tra uomo e donna!». (…) «Non si rispetta la sacralità della vita umana perché si è dimenticato Dio e quello che 
han detto i Profeti. La vita non è riconosciuta nella sua origine e nel suo termine, le normative chiamano “morte degna” l’eutanasia per anziani e per chi viva situazioni difficili. Allo stesso modo si vareranno leggi, che non approveranno, né rispetteranno la grandezza di quel che è l’uomo e la differenza sessuale a lui intrinseca rispetto a ciò che viene chiamato “transessualità”.

Ditemi un po' voi cosa c'è di criminale in queste parole! Ditemi un po' voi se in questo momento, in Spagna o in qualsiasi altro paese occidentale è più in pericolo la vita degli omosessuali o quella dei bambini che ancora devono nascere!

Infine, si vuole creare a tutti i costi un'atmosfera di panico e di allarme, perché con il pretesto dell'emergenza è più facile far passare leggi liberticide. Ricordate il caso del ragazzo romano che si suicidò perché “vittima del bullismo omofobico”? E ricordate l'incendio doloso al liceo Socrate di Roma “In prima linea contro le discriminazioni basate sulla differenza di genere”? Entrambe le notizie furono sparate in prima pagina con grande enfasi per convincerci che ci si trovava di fronte a a una “emergenza omofobia”. Ma “L'omofobia” non c'entrava in nessuno dei due casi: nel primo, il ragazzo si era ucciso perché depresso, e nel secondo i colpevoli erano quattro teppisti che si erano vendicati della loro bocciatura (il che fa capire quanto poco ormai la scuola riesca a educare o almeno a fermare i violenti). Naturalmente le smentite non furono certo pubblicate con lo stesso rilievo delle accuse. L'importante era aver creato l'atmosfera giusta.

Nel documentatissimo dossier Omofobia o eterofobia? pubblicato nel gennaio di quest'anno, l'Avv. Gianfranco Amato dimostra che in Italia una “emergenza omofobia” non esiste:

Nel giugno 2013, l'istituto demoscopico SWG pubblicava il sondaggio “Scenari di un'Italia che cambia”, dal quale emergeva, su un campione di 1.500 italiani, un'aperta ostilità (al punto di essere definiti “nemici”) nei confronti degli evasori fiscali per il 47%, delle mafie per il 46%, dei politici per il 32%, delle banche per il 31%, dei criminali per il 27%, dei poteri forti per il 19%, dei lobbisti per il 18%, per i fannulloni per il 19%, degli immigrati per il 12%, delle persone incivili per il 10%, dell'Unione Europea per il 5%, dei ricchi per il 3%, dei grandi imprenditori per il 2%, per i manager per il 2%, per i meridionali per l'1%, dei settentrionali per l'1%, per i piccoli imprenditori dello 0,3%. Nessuno si è espresso contro gli omosessuali o i transessuali, o li ha dichiarati “nemici”.

Tuttavia i nostri politici si stanno dimostrando totalmente impermeabili all'evidenza e al buon senso. La prova più inquietante è il cosiddetto disegno di legge Scalfarotto (dal nome del suo promotore, il deputato del PD Ivan Scalfarotto da sempre promotore dei “diritti” della lobby omosessuale). Questo disegno di legge, già approvato dalla Camera e in fase di imminente approvazione al Senato, dov'era stato temporaneamente fermato (ma ripartirà a settembre, come ha fatto sapere l'on. Giovanardi), prevede l'introduzione del reato di “omofobia” come specifica aggravante dei crimini commessi per motivi di odio razziale e religioso, una pena massima di 18 mesi di reclusione e un periodo di “rieducazione” obbligatoria presso una associazione LGBT. Da cattolico, attendo fiduciosamente un'analoga proposta di legge che preveda una rieducazione obbligatoria dei bestemmiatori presso Radio Maria...

Di fronte alle critiche che gli sono state mosse (non esiste una definizione scientificamente accettabile di “comportamento omofobico”, il disegno di legge contrasta sia l'articolo 21 della Costituzione sulla libertà di opinione, sia l'articolo 3 sull'uguaglianza di tutti di fronte alla legge), l'on. Scalfarotto si è difeso affermando che la legge “protegge espressamente il diritto di opinione”. 

Effettivamente il testo licenziato dalla Camera e presentato al Senato è piuttosto annacquato rispetto a quello originalmente presentato dallo stesso Scalfarotto il 13 marzo 2013. Ma il merito non è certamente suo, perché nella stesura originale e nella sua relazione di accompagnamento non accennava minimamente a nessuna libertà di opinione. Al contrario alcune delle sue affermazioni erano decisamente pericolose. Ad esempio, il disegno di legge proponeva di sostituire all'espressione propaganda di idee discriminanti (di cui al decreto legge 26 aprile 1993 n.122) la mera diffusione. Chiunque può vedere che questo è un concetto interpretabile con larghissimo arbitrio: sotto questa mannaia l'omelia di un sacerdote, la citazione di un versetto biblico, il rifiuto di partecipare a una festa di matrimonio gay o la semplice espressione del proprio disagio di fronte a una coppia omoparentale sarebbero tutti da considerare “diffusione di idee discriminanti” e come tali da punire con la reclusione fino a un anno e sei mesi. Altrettanto dicasi per la sostituzione della parola finalità con la ben più vaga motivi, e istigazione (comportamento definito con molta precisione dal Codice Penale, ad esempio nell'art.414) con incitamento. Inoltre l'art. 5 del disegno di legge stabiliva che la circostanza aggravante dell'”omofobia” “è sempre considerata prevalente sulle ritenute circostanze attenuanti”. Come difesa della libertà di espressione non c'è male.

Infine, il diritto viene sempre più calpestato da una legislazione che definire spionistica, invasiva e tendenziosa è poco. L'avv. Amato ci mette in guardia ancora un volta sul progetto di “monitoraggio dell'omofobia” che dovrebbe avvenire, secondo l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni (UNAR), coinvolgendo a livello locale

(…) le reti di prossimità quali ad esempio i centri regionali antidiscriminazione, i nodi provinciali, le antenne UNAR e le altre strutture messe in campo agli organismi del decentramento amministrativo (circoscrizioni, municipi eccetera) con l'obiettivo di intercettare e raggiungere in modo capillare le sacche di discriminazione omofoba presenti nel nostro paese. 

Commenta l'Avv. Amato: 

Poiché non è precisato, occorre chiedersi cosa siano le "antenne UNAR: uffici, sportelli, organismi di controllo, delatori sotto copertura, spie? 

E c'è di peggio: 

"... è stato attivato un indirizzo di posta elettronica dedicato (...) cui possono essere inviate, anche in forma anonima, segnalazioni di atti discriminatori".

Ma vi rendete conto delle conseguenze? Introdurre le denunce anonime significa, ad esempio, che se mi volessi sbarazzare di un rivale scomodo sul lavoro dovrei semplicemente inviare una email anonima e denunciarlo per “omofobia”. In Inghilterra, la valutazione dell'esistenza di una comportamento “omofobico” è rimessa... alla vittima, che così potrà aggravarlo o attenuarlo a piacimento. Provvedimenti come questi deteriorano la convivenza sociale, perché mettono la libertà, i diritti, il coraggio di esprimere le proprie idee in mano all'arbitrio di una minoranza e agli interessi di pochi. Mi sembra che mai gli esseri umani siano così distanti tra loro come in quest'epoca dove si parla tanto di “amore”!

Penso che possiamo fermarci qui, e mi scuso per non essere stato più esauriente o più chiaro. 

Permettetemi di concludere citando un brano di Albert Camus che medita su un aforisma di Eràclito. Credo sia la migliore sintesi del tema di questo incontro, del costo che comporta staccarsi dalla nostra natura e inseguire il sogno folle che la realtà debba piegarsi al nostro arbitrio. Scriveva Eràclito: “Il Sole non oltrepasserà i suoi limiti, altrimenti le Erinni, custodi della giustizia, sapranno scoprirlo”.

 E Camus commenta: 

“Noi, che abbiamo scardinato l’universo e lo spirito, ridiamo di quella minaccia. Accendiamo in un cielo ebbro i Soli che vogliamo. Ma questo non toglie che i limiti esistano, e noi lo sappiamo. All’estremo delle nostre demenze, fantastichiamo di un equilibrio che ci siamo lasciati alle spalle e che ingenuamente crediamo di ritrovare in fondo ai nostri errori. […] La nostra ragione ha fatto il vuoto. Finalmente soli, portiamo a compimento il nostro dominio su un deserto.
 (Albert Camus, L’Estate, 1948)

Grazie.

Giovanni Romano

mercoledì 12 giugno 2013

Il bavaglio alla famiglia - La lettera mai pubblicata del Forum delle Associazioni Familiari

Da tempo penso che sarebbe opportuno uno studio sulle strategie di neutralizzazione della volontà popolare maggioritaria in nome dei "nuovi diritti". Tali strategie sono essenzialmente due: gli interventi della magistratura che "creano" diritti e smontano il risultato dei referendum (basta ricordare cosa accadde in California con il referendum sulla Proposition 8 che riconosceva come legittimo solo il matrimonio tra uomo e donna, approvato a larghissima maggioranza e annullato dai giudici) e la censura mediatica. Un esempio è la lettera molto chiara che il Forum delle Associazioni Familiari ha inviato al Corriere della Sera che aveva pubblicato con molto zelo gli interventi a favore delle "nozze" gay. Va da sé che il Corriere si è ben guardato dal dare voce all'opinione contraria. Pubblico qui questo intervento sperando che qualcuno lo legga e lo rilanci, da sotto i massi della censura laica.

Giovanni Romano

Per far sentire la voce delle famiglie sul tema dei diritti delle persone omosessuali a seguito degli interventi di Stefania Prestigiacomo (9 giugno), di Barbara Pollastrini (10 giugno) e di Ivan Scalfarotto (11 giugno), tutti ospitati dal Corriere della sera, il Forum inviato una lettera, a firma del presidente Francesco Belletti, al direttore De Bortoli.

La lettera, che è stata con molta cortesia respinta, diceva:

Gli interventi pubblicati dal Corriere erano tutti orientati a caldeggiare l’urgente riparazione di un ipotetico torto, subìto dalle persone omosessuali per i cosiddetti diritti civili negati. In base a tali illuminati interventi, l’Italia, in quanto cattolica, impedirebbe l’avanzare della civiltà dominante del nord Europa, che ha concesso la gioia del matrimonio alle coppie omosessuali. Quasi che il nostro Paese sia una landa incivile e arretrata perché gli omosessuali non possono sposarsi. Anche la citazione del card. Martini appare strumentalizzata, per convertire alla più moderna fede omosessualista quella “parte reazionaria del popolo cattolico” che non l’ha ancora abbracciata.
 Ma sono davvero negati, questi diritti? E quali? Il diritto ad amarsi? Il diritto a convivere? Il diritto a non avere i propri redditi assommati nel computo delle imposte? Il diritto a nessun obbligo giuridico di mantenimento verso alcuno? Sarebbe invece più serio evidenziare che oggi le coppie omosessuali hanno molti meno obblighi rispetto alle coppie sposate: possono avere due prime case senza problemi fiscali, sono trattate con inusuale riguardo da fisco, pubbliche amministrazioni, aziende, mass media, istituzioni. Anche la richiesta di estensione di strumenti come la reversibilità delle pensioni o la quota di “legittima”, in termini di eredità, sono connessi, nelle proposte in discussione oggi, come nuovi diritti, totalmente scollegati da quei doveri di reciprocità, di stabilità, di fedeltà, di assistenza e cura, che la famiglia invece esige. Il progetto di legge Galan per le “unioni omoaffettive”, per esempio, chiede tutto ciò, ma consente di sciogliere tale unione dopo soli tre mesi di separazione. Bell’impegno, per chi poi pretende reversibilità permanente della pensione!
 Stupisce che questi “paladini” dei cosiddetti diritti civili siano gli stessi che rimangono drammaticamente e costantemente silenziosi di fronte all’urgenza di dare finalmente una mano alle famiglie che ogni giorno costruiscono l’Italia, curano i propri figli, li preparano ad essere cittadini di domani, assistono i propri anziani e disabili, garantiscono la coesione sociale, subiscono sistematicamente un fisco che penalizza i carichi familiari, mentre sono abbandonate nei loro bisogni, senza nulla in cambio che una quotidiana diffamazione, perché la famiglia pare solo il luogo della violenza.
 È invece evidente a tutti che l’Italia ha retto alla crisi soprattutto grazie alle famiglie, che hanno saputo gestire di generazione in generazione i propri risparmi a beneficio dei figli e dei nipoti, sostenere i propri giovani disoccupati, accudire i propri figli disabili e genitori anziani. Altro che Italia arretrata, reazionaria, etc., Proprio sulla centralità della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna si fonda questa meravigliosa rete di solidarietà che tiene insieme il Paese.
 Come opportunamente ricordava Francesco D’Agostino (Avvenire, 8 giugno) “il matrimonio non esiste per garantire la sensibilità dei coniugi, ma per consentire la costruzione di comunità familiari, alle quali la società (per mezzo dello Stato) affida i progetti intergenerazionali di convivenza”. Custodire i diritti individuali delle persone si può e si deve, con gli strumenti giuridici necessari. Attaccare la famiglia eterosessuale e genitoriale per questo è invece pessima scelta, che i movimenti di persone omosessuali per primi dovrebbero riconoscere come perdente. E anche il prezioso tema della lotta all’omofobia e a ogni discriminazione non deve essere brandito come un’arma per gli interessi di pochi, ma diventare terreno di confronto e di condivisione per il bene di tutti.

Bari - Roma, 11.6.2013

martedì 27 marzo 2012

Perché sono grato ad Antonio Tabucchi

Forse ricorderete come fu ostracizzato Rocco Buttiglione dalla carica di commissario europeo nel 2004 per la sua posizione di cattolico sugli omosessuali e l'omosessualismo. A nulla gli servì difendersi -in modo un po' goffo in verità, e anche alquanto ambiguo- sostenendo che le sue erano solo opinioni personali che non avrebbero inciso in alcun modo sulla sua condotta di alto responsabile della UE. E a nulla gli servì invocare l'arcinota e abusatissima frase di Voltaire "Detesto ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo".

Qui non m'interessa ricordare l'ignobile linciaggio morale al quale venne sottoposto, né m'interessa richiamare l'attenzione sul fatto ben più pericoloso che un cattolico, secondo la vulgata UE, non dovrebbe avere nemmeno diritto alle sue opinioni private.

Qui m'interessa richiamare quello che scrisse Antonio Tabucchi sull'Unità del 25 ottobre 2004, il giorno dopo la cacciata di Buttiglione. C'è un passo particolarmente significativo che vale la pena di citare, a pagina 1. L'autore discute le affermazioni di un  soi-disant "razzista" con cui gli è capitato di parlare in treno:

Probabilmente si attendeva che gli rispondessi che si trattava di una opinione personale sacrosanta, e che mi sarei fatto ammazzare piuttosto che impedirgli di esprimere la sua opinione, secondo quell’adagio devastante falsamente attribuito a Voltaire che in Italia è servito da sdoganamento alle dichiarazioni più nefande. Poiché al contrario del falso adagio illuminista... ecc. .

Anche qui non m'interessa discutere il merito dell'articolo ma questa affermazione assolutamente sorprendente. Delle due l'una: o ha mentito la secolare vulgata illuminista, sempre pronta a sbandierare la "tolleranza" (ma mai verso i cattolici e i credenti in generale) oppure ha mentito Tabucchi pur di dare addosso a Buttiglione. E temo purtroppo che sia stato Tabucchi a mentire, perché non ha portato la minima prova di affermazioni tanto apodittiche e di tale portata.

Dico "temo purtroppo" perché vorrei proprio che Tabucchi avesse ragione. Se fosse vero quello che lui ha affermato, se fosse vero che mai Voltaire avesse pronunciato o scritto quella frase, i cattolici si sentirebbero finalmente liberi dal benché minimo debito di gratitudine, dalla benché minima soggezione intellettuale verso la iena di Ferney.E di questo gli sarei perennemente grato.

Quasi certamente la frase di Tabucchi è solo una battuta polemica. Ma c'è un altro punto dell'articolo sul quale vale la pena che i cattolici riflettano anche oggi:

E poi: possibile che un uomo fornito di saldi principi quali quelli dell’onorevole Buttiglione si dica disposto a sacrificarli, direi a rinnegarli, promuovendo l’integrazione sociale e i diritti civili di categorie o di persone di cui ha un’opinione così negativa? Possibile, mi chiedo, che un uomo di pensiero sia disposto a rinunciare agli ideali su cui si basano la sua filosofia e la sua morale per un modesto impiego da parlamentare europeo?

Ferma restando la prova d'intolleranza laicista che ha dato la UE in quell'occasione. bisogna ammettere che Tabucchi non aveva tutti i torti. Troppi compromessi rischiano di rendere i cattolici "a Dio spiacenti ed a' nimici Sui". Quando lo scontro arriva a livelli di tale asprezza, forse un cattolico farebbe meglio ad andarsene da istituzioni così contaminate scuotendo con disprezzo la polvere dalle sue scarpe.

Giovanni Romano

domenica 2 ottobre 2011

USA: Nasce la Marriage Anti-Defamation League

UNA NUOVA ALLEANZA PER APPOGGIARE CHI VIENE MINACCIATO
PERCHÉ DIFENDE IL MATRIMONIO

Washington, 26 settembre 2011 /05:40pm – La National Organization for Marriage ha annunciato il 22 settembre di aver varato la Marriage Anti-Defamation Alliance, un nuovo progetto per difendere la libertà di esprimere senza paura di minacce o di punizioni la propria convinzione che il matrimonio è l'unione di un uomo e di una donna.

“Ho l'impressione che ci siano troppi di noi che sono convinti che il matrimonio è l'unione di marito e moglie per stigmatizzarci o marginalizzarci tutti quanti se ci mettiamo insieme”, ha detto Maggie Gallagher, co-fondatrice della National Organization for Marriage.

Gallagher ha detto alla CNA il 26 settembre che l'alleanza è stata creata come risposta “a un numero sempre maggiore di casi, sia pubblici che privati, di persone il cui modo di vivere è minacciato perché dissentono dal matrimonio omosessuale”.

“I sostenitori del matrimonio omosessuale stanno cercando di creare un'America in cui gli americani educati, capaci d'amore, rispettosi della legge hanno paura di dichiararsi a favore dell'idea che il matrimonio sia l'unione di marito e moglie, per paura di rappresaglie che variano da insulti e invettive come 'fomentatore di odio' e 'bigotto' a conseguenze pratiche come la perdita del lavoro”, ha detto.

L'alleanza non è un progetto legale, ha spiegato la Gallagher, quanto piuttosto un tentativo di accrescere la consapevolezza e il sostegno a favore di quelli che hanno dovuto affrontare minacce ingiuste a causa della loro visione del matrimonio.

La Gallagher ha detto che l'alleanza mira a “far girare la voce su quello che sta realmente succedendo, perché non viene adeguatamente riferito”.

L'alleanza è anche progettata “per creare una comunità in cui altre persone alle quali questo sta accadendo si sentiranno sicure di esprimersi apertamente e sentiranno che qualcuno si prende cura di quello che sta loro capitando”.

Una volta che siano stati raggiunti questi due scopi, i partecipanti saranno anche in grado di “sviluppare strategie per insistere sul rispetto sociale per entrambe le parti nel dibattito sul matrimonio omosessuale”, ha detto.

Il sito web della Marriage Anti-Defamation Alliance afferma che essa è dedicata all'idea che “nessun americano deve aver paura di esercitare i diritti civili fondamentali: la libertà di parola, di fare donazioni, di organizzarsi, di firmare petizioni, o di votare per il matrimonio come unione di marito e moglie”.

L'alleanza ha messo in rete di recente un video di Frank Turek, un responsabile di seminari sulla leadership che ha perso il suo contratto con la Cisco e la Bank of America dopo che gli addetti alle relazioni umane [sic!] hanno scoperto che aveva scritto un libro in cui sosteneva che il matrimonio non dovrebbe essere ridefinito.

In risposta, l'alleanza ha iniziato una campagna di reclami da parte dei consumatori diretta verso la Bank of America nello stato del North Carolina, dove si trova la direzione generale della compagnia.

“Abbiamo contattato un piccolo numero di clienti della Bank of America nell'area di Charlotte, gli abbiamo riferito quel che è successo a Frank Turek e gli abbiamo chiesto di chiamare la compagnia per far sapere ai banchieri che i clienti non apprezzano questo tipo di maltrattamenti”, ha detto la Gallagher. “Negli ultimi giorni più di 1.400 persone hanno chiamato per protestare”.

“L'esperienza di Frank Turek mostra che c'è bisogno urgente di un'iniziativa di contrasto alle diffamazioni, non chissà quando, ma proprio adesso in America”, ha concluso la Gallagher.

Copyright (c) CNA
Unauthorized translation by
Giovanni Romano