martedì 21 luglio 2015

"Se anche avessi la carita`, ma non avessi la fede, niente mi giova..."


No, non e` una parodia di San Paolo. E` un giudizio sulla nostra epoca. Mi e` stato ispirato dalla vicenda di Sarah Fabbri, l'infermiera che ha postato uno sfogo estremamente drammatico sulla morte di un 16enne a Riccione per una pasticca di Ecstasy. Lei faceva parte dell'equipe di rianimazione che non ce l'ha fatta a salvare il ragazzo. Ecco qui la sua testimonianza:

“Ho quasi sempre elogiato il mio mestiere per le tante soddisfazioni che da. Ma chi non è in questi panni non può capire cosa voglia dire dover rimanere impassibili e freddi quando ti trovi un ragazzo di 16 anni sulla barella della sala emergenza alle 4 di mattina in arresto cardiaco per colpa di una pasticca che non avrebbe dovuto prendere. E sei li che lo massaggi impassibile ma nella mente pensi “avanti forza reagisci”, ma nonostante l’ora e mezza di massaggio cardiaco l’onda di quel cuore che già da un po’ non batte, rimane piatta. E dopo aver fatto il possibile ci si arrende all’evidenza che l’alba che stai guardando tu, sfinito, lui non potrà vederla. E pensi ai suoi genitori che ancora non sanno di non poter mai più parlare con lui, litigare con lui, ridere con lui, festeggiare con lui.
Poi arrivano trafelati, sanno che il figlio sta male ma non che giace steso, freddo ed esangue su un lettino. E allora il medico glielo comunica e lì una delle scene peggiori a cui mai si possa assistere. I pianti, le grida, i malori… “rivoglio il mio bambino vi prego” e tu sei li che non puoi far niente se non continuare ad essere professionale.
Non siamo avvocati, non siamo banchieri, ne cassieri, ne muratori… per NOI il lavoro non finisce al marcatempo, ce lo portiamo a casa con tutti i risvolti che comporta. E mentre sei in macchina stanco per il turno di notte, distrutto per le scene a cui hai assistito, scoppi a piangere e scarichi finalmente tutta la rabbia che hai contro le ingiustizie che a volte riserva la vita.
SEDICI ANNI, CAZZO.
Io spero solo che un giorno si possa andare a raccogliere uno ad uno tutti quelli che fanno della droga un business, per poi chiuderli nel loro caro Cocoriccò e sganciare una bomba a mano che non faccia rimanere di loro neanche il ricordo.
Sono arrabbiata, sono stanca e sono triste perché il vostro caro Dio poteva donarlo a noi il potere di fare miracoli.
Salvare una vita umana è più importante del moltiplicare i pani e i pesci.
E VAFFANCULO, perché quando ci vuole ci vuole.
Riposa in pace angelo bello….
Sarah" 

Come ormai avviene di solito, la Rete ha reagito in maniera isterica e scomposta scatenando una pioggia di insulti gratuiti e inaspettati. Si sono offesi i medici, si sono offesi i proprietari di discoteche, si sono offesi i promotori della legalizzazione delle droghe e buoni ultimi anche i cattolici per via dell'invettiva e del sarcasmo finale contro Dio.

Da credente non mi sento offeso, ma rattristato si. Rattristato dalla totale diseducazione al senso religioso cristiano in cui abbiamo lasciato le nuove generazioni. Che gelo si prova a leggere quello sprezzante "il vostro Dio", buttato li` come se la cosa non la riguardasse per niente, come se fosse roba ormai per pochi bigotti fissati, o peggio ancora come se Dio fosse un carnefice che condanna le sue creature alla sofferenza e alla morte. 

Sarebbe banale osservare che Gesu` moltiplicando i pani ha salvato almeno cinquemila vite, senza contare i miracoli di resurrezione che ha operato. E probabilmente se ci fossero un giro piu` cristiani forse circolerebbe un po` meno Ecstasy. Ma ormai il Dio cristiano (insisto su questo termine, con altre divinita` non si osa) e` diventato la testa di turco contro cui sfogare ogni sorta di odio, di risentimento, di frustrazione. Proprio come la folla che sputava addosso a Cristo!

Conosco bene questa tentazione di rabbia perche` la provo ogni giorno quando vedo declinare inesorabilmente i miei anziani genitori, e mi prende esattamente il senso di smarrimento e di impotenza che ha provato lei, perche` il peggio potrebbe succedere da un momento all'altro, anzi certamente succedera`. Ho conosciuto l'abbandono senza ritorno quando una mia grande amica e` morta di cancro dopo una lunga e dolorosissima agonia. Ma checche` ne pensino gli atei, la fede non e` un anestetico, se mai fa sentire di piu` la preziosita` di una vita e il dolore per vederla spegnersi.

E allora il punto qual e`? Che non puo` bastare un cuore grande e generoso, non possono bastare impegno, professionalita`, entusiasmo, di fronte allo scandalo del limite e della morte. A Sarah Fabbri e a tanti altri come lei la carita` non manca (1). Il suo senso di umanita`, la sua immedesimazione con la sofferenza degli altri sono assolutamente ammirevoli. Ma proprio come conseguenza della diseducazione al senso religioso cristiano lei "cade" drammaticamente sulle altre due virtu`: la fede e la speranza. Certo, la fede puo` ridursi a "discorso corretto e pulito": si possono dire tutte le parole "giuste" e lasciare l'altro indifferente o ancora piu` ostile. La speranza troppo spesso viene scambiata con l'utopia, anche in ambito cristiano. Da dove ripartire, allora?

Dal riconoscimento di essere bisognosi noi per primi. Di essere manchevoli, di non essere Dio onnipotente (cosa che la ragazza rinfaccia a Dio ma in realta` rimprovera a se stessa). E` qui lo schianto di Sarah. In nessun punto della sua testimonianza emerge la consapevolezza che la prima persona ad avere bisogno di aiuto e` lei. Potra` sembrare una bestemmia, e forse lo e`, ma questo atteggiamento mi sembra speculare alla mentalita` che ha condotto all'uccisione di Eluana Englaro. Tanto per chi si prodiga a favore degli altri ma solo a partire da se` quanto per chi sostiene la soppressione degli altri a partire da se`, la vita e` un'avventura insensata, crudele, ultimamente cattiva. In entrambi i casi l'orizzonte e` chiuso a ogni speranza.

Come diventera` questa ragazza tra qualche anno? Cosa vuol dire quando scrive che vuole diventare "una brava infermiera"? Ha gia` dimostrato di esserlo, molto al di sopra della media! Io spero tantissimo che non perda nulla della sua umanita`, che la sua generosita` non si rovesci nella rassegnazione e nel cinismo. Spero che lei incontri quanto prima qualcosa di vero e soprattutto qualcuno dal quale lei accetti di farsi aiutare. Chissa`, forse un viaggio in Paraguay e una visita alla comunita` di Padre Aldo Trento potrebbero farle cambiare qualche idea...

Giovanni Romano

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(1) Qui ovviamente si intende la "carita`" nel senso volontaristico di "impegno per gli altri", non come la virtu` teologale dell'amore per Dio che si trasforma in positivita` per la vita e amore per il prossimo.

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