mercoledì 2 dicembre 2009

In Svizzera ha vinto il coraggio, non la paura


Risparmio al lettore il coro delle prefiche laiche e religiose, dall'UE alla Chiesa cattolica, che si sono dette sorprese e scandalizzate per il risultato del referendum svizzero sui minareti. Un risultato che invece avrebbe potuto prevedere chiunque avesse occhi nella testa.



Solo con la peggior malafede di questo mondo si può pretendere che gli svizzeri facessero finta di niente di fronte all'invasione nemmeno più silenziosa e dissimulata dell'islam in Europa. Ma davvero la UE pensava che gli svizzeri sarebbero rimasti ciechi di fronte a episodi come l'assassinio di Theo Van Gogh, la fuga dall'Olanda della deputata Ayaan Hirsi Ali, cui era stata revocata l'immunità parlamentare con inconcepibile vigliaccheria? E in Italia, non abbiamo forse il giornalista Nello Rega minacciato di morte dai fondamentalisti perché ha scritto un libro "scomodo" sulle tattiche d'infiltrazione e di dominio dell'islam nel nostro paese?



Davvero gli svizzeri erano così ciechi da non accorgersi di quel che è successo a pochi chilometri dal loro confine, a Milano, quando migliaia di islamici hanno invaso senza autorizzazione il sagrato del Duomo per una preghiera fatta in spregio e intimidazione dei cristiani? I burocrati della UE pensavano davvero che gli svizzeri si fossero dimenticati che mentre gli islamici hanno la libertà di aprire migliaia di moschee in Europa, non permettono a nessuno di aprire chiese nei loro paesi? O che nessuno avesse sentito parlare delle migliaia di cristiani uccisi, torturati o costretti a emigrare per la loro fede in Sudan, in Pakistan, in Arabia Saudita, in Iraq, in Palestina? E poi, più banalmente, non pochi svizzeri avranno sentito come un'umiliazione l'imposizione agli aerei della Swissair di oscurare il timone di coda quando volano in Arabia Saudita, perché sulla bandiera svizzera c'è la Croce.



E a proposito di minareti: è un caso che i musulmani, ovunque arrivino, fanno in modo da costruirli in modo da sovrastare i campanili cristiani? E' solo un caso che nella mia città, con decine e decine di strade tra cui scegliere, gli islamici abbiano aperto la loro sala di preghiera in via Lepanto? E' solo un caso che a Barletta la loro moschea si trovi in Via Nazareth? Leggete cosa dice un leader islamico che passa per "moderato", il primo ministro turco Erdogan (che Buttiglione, con grande superficialità, aveva paragonato a un "democristiano"): "I minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri caschi, le moschee le nostre caserme e i credenti il nostro esercito" (IL FOGLIO, data odierna, p.I). Come pacifismo e volontà di dialogo non c'è male.



E la UE pretendeva che gli svizzeri si tappassero la bocca, gli occhi e le orecchie di fronte a tutto questo? Forse credevano di avere a che fare con le popolazioni europee, ormai asservite, private delle loro radici, ridotte dai loro governi al mutismo e all'impotenza. Gli svizzeri invece sono un popolo abituato da secoli alla libertà, la sanno difendere e hanno capito d'istinto di non poter andare d'accordo con una religione di sottomissione e sopraffazione come l'islam. Il loro voto non è stato dettato dalla paura ma dal coraggio. Coraggio di sfidare, una piccola nazione come loro, non solo l'ira dell'immenso mondo islamico ma anche il "politicamente corretto" di tutto il mondo e l'irresponsabile buonismo di non pochi ecclesiastici. Il segnale non poteva essere più chiaro: non sono state vietate le moschee ma i simboli della sottomissione e dell'imposizione. E' stato un NO contro l'intimidazione sistematica, la paura mascherata da "tolleranza", la discriminazione e l'umiliazione sistematica dei cristiani, il soffocamento dei nostri simboli "per-non-offendere-le-altre-religioni" (accidenti quanto sono permalose, le-altre-religioni!), la perdita del rispetto di sé che viene quando non si può più dire la verità e si deve vivere sistematicamente nella menzogna e nella dissimulazione.



Forse l'unico commento adeguato al gesto di coraggio degli svizzeri è una breve, bellissima preghiera del poeta ungherese Sandor Petöfi: "Aiutali, Dio della libertà!".


Non so se il resto dell'Europa ne sarà degno.



Giovanni Romano

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