giovedì 23 novembre 2006

E' questo il modo di accogliere i turisti?

Di recente, sono stato a Trani, bellissima città pugliese sulle rive dell'Adriatico (lo dico per i miei lettori stranieri! :-).

Si parla molto di rilancio del turismo
come risorsa del Sud dopo anni di improduttive "cattedrali nel deserto" (come se un vescovo fosse così stupido da averne mai costruita una proprio lì!), ma poi, arrivati al dunque, ecco cosa attende il turista non appena ha finito di percorrere il viale che lo porta al mare...

Non c'era proprio nessun altro posto per collocare quei cassonetti? E' possibile essere tanto bestialmente ignoranti da non capire che una vista come questa è un pugno nell'occhio per chi abbia un minimo di sensibilità per il bello?

Trani, evidentemente, s'illude di vivere di rendita attraverso la sua mer
avigliosa cattedrale (vedi foto a destra), il suo centro storico o il suo porto che, se fosse ben valorizzato, potrebbe farla diventare la Porto Ercole del Sud (ricordo che per qualche anno lo yatch della famiglia Natuzzi era ormeggiato proprio qui). Ma una città veramente turistica non vive di soli monumenti, bensì deve curare ogni particolare nell'ambiente che li circonda. Altrimenti si lascia l'impressione di un grande cinismo e di una grande, stupida insensibilità.


Giovanni Romano

domenica 12 novembre 2006

venerdì 20 ottobre 2006

L'ennesima porcheria "umanitaria"

A quanto pare ci stiamo avvicinando a grandi passi verso la legalizzazione della cannabis (in realtà è la marijuana) "a scopo terapeutico", come terapia del dolore.

Da ora in poi, oltre ad avere il padre o la madre sofferenti, li avremo pure tossicodipendenti...

Giovanni Romano

domenica 15 ottobre 2006

L'uomo che piace alla donna

Una donna è attratta non dall'uomo che guarda solo lei, ma dall'uomo che sa guardare oltre se stesso.

Giovanni Romano

Ironia cattolica e seriosità laica

Come mai, quando l'ironia la fanno i laicisti, è "satira" o "trasgressione", e quando la fanno i cattolici è una "caduta di stile"?

Giovanni Romano

venerdì 13 ottobre 2006

Ma la Bibbia ha sempre ragione?

"Ho visto l'empio trionfante / ergersi come cedro rigoglioso; / sono passato e più non c'era, / l'ho cercato e più non si è trovato". (Dal salmo 37)

Io, in compenso, ho trovato un altro empio, ancora più cattivo e incavolato del primo...

Giovanni Romano

Pluralismo alla Prodi

Qualcuno mi spiega perché l'Italia è l'unico paese dove, per garantire il pluralismo, l'utente che non ha il digitale terrestre potrà vedere due canali in meno?

Giovanni Romano

martedì 10 ottobre 2006

sabato 7 ottobre 2006

Prove tecniche di dhimmitudine

E’ da tempo ormai che disprezzo il mio lavoro d’insegnante, il suo anonimato senza carriera, il suo magro stipendio, l’irrilevanza sociale e l’ipocrita retorica della “missione” predicataci da chi un’aula non l’ha mai vista e nemmeno ha intenzione di metterci piede. Ma un uomo coraggioso come il professor Robert Redeker mi ha restituito almeno in parte la fierezza per la dignità intellettuale del mio ruolo. Ha avuto il coraggio di parlare dove tanti cattedratici, cantautori, registi e giornalisti ben pagati preferiscono tacere o dire il falso per paura, conformismo o connivenza. Ha avuto il coraggio, lui laico, di difendere laicamente il Papa. Ha avuto il coraggio di andare contro le finzioni buoniste dominanti, che sono i migliori alleati dell’estremismo islamico.

Uno sconosciuto, appunto, nemmeno protetto dalla fama e dalle conoscenze altolocate di Oriana Fallaci, un bersaglio tanto più facile per gli integralisti musulmani che già si credono padroni dell’Eurabia... pardon, dell’Europa. E per questo tanto più coraggioso.

La risposta del sistema è stata immediata: il pugno e il bastone che non si lesinano contro questa categoria che Nietzsche definiva con disprezzo: “tenuta al guinzaglio moralmente e materialmente”. Quello del preside – presumibilmente minacciato anche lui – è comunque un gesto d’inqualificabile vigliaccheria.

Spero che altri Redeker abbiano il coraggio di rompere il muro dell’omertà e della paura. Al Professore auguro che qualcuno lo aiuti a trovare quanto prima un lavoro più consono alle sue doti e al suo coraggio.

Giovanni Romano

giovedì 28 settembre 2006

Maria rispedita a forza in Bielorussia. I farisei saranno soddisfatti.

Una vicenda triste davvero. Per la bambina in primo luogo, rispedita a forza lontano da una famiglia che le ha voluto bene ed è stata capace di rischiare per lei il tutto per tutto. Per la famiglia Giusto, che da questa esperienza esce emotivamente distrutta. E anche per la miopia e il fariseismo delle associazioni delle famiglie affidatarie, troppo preoccupate di soddisfare i propri bisogni emotivi per mostrare solidarietà a una bambina tanto gravemente traumatizzata, e per interrogarsi sulla qualità degli orfanotrofi bielorussi. Va comunque detto che la Bielorussia non ha esitato a ricattare ignobilmente anche loro, creando un'assurda "guerra tra poveri" con la famiglia Giusto.

Questa vicenda mi ha fatto capire quanto siano vuote e mistificatrici le parole “dialogo” e “legalità” quando nei fatti significano schiacciare i più deboli e chi li vuole difendere.

Giovanni Romano

domenica 17 settembre 2006

"La verità ti fa male, lo so"...

Questo cantava Caterina Caselli, e questo si dovrebbe dire oggi, a muso duro, alle folle islamiche che minacciano il Papa e, giacché ci sono, si dedicano al loro sport preferito, la caccia al cristiano (è notizia di queste ore che a Mogadiscio un' "operatrice umanitaria" è stata assalita e uccisa da un commando di uomini armati. Il faziosissimo Televideo ha ammesso che era una suora solo in ritardo, e a bocca storta).

La verità fa male all'islam, si vede. Nemmeno uno su centomila dei musulmani che stanno ingiuriando, minacciando, bruciando e assassinando ha letto una sola delle parole del Pontefice. Tantomeno i capi e i giornalisti che stanno aizzando le folle a sangue freddo. "Avvenire" ha scritto che "Le proteste sono nate dalle parole del Papa riportare in modo incompleto e frammentario dalle agenzie di stampa". Ma perché, allora, le agenzie lo hanno fatto? Per aizzare deliberatamente la tensione a livelli intollerabili? Per costringere e umiliare anche il Papa?

E' evidente che il mondo islamico si sente più che mai sicuro di sé di fronte all'Occidente "molle" e "corrotto", cerca lo scontro e la provocazione a tutti i costi. Sembra di guardare una versione tragicamente aggiornata dellla favola del lupo e dell'agnello, con il lupo che urla e strepita tanto più forte quanto più si atteggia a vittima, e tanto più arrogante quanto più sa che anche nella Cristianità c'è chi è disposto a fargli da sponda. Ora si vede realmente cosa c'è dietro alla parola "relativismo": chinare la testa e dar ragione a chi minaccia di più.

Cristo si è mai scusato per una sola delle parole che ha detto, anche quando questo ha mandato in bestia chi gli era nemico? Anche quando poteva costargli -e Gli è costato- la vita? Potremo sempre vivere nella paura, guardandoci timorosamente dietro le spalle nel timore di offendere qualcuno? E si è proprio sicuri che sarebbe un bene convivere con chi, oltre a invaderci, è pronto a offendersi a ogni pie' sospinto? Andrea Riccardi può scrivere tutte le sciocchezze che vuole. Quello che sappiamo è che, di questo passo, saremo annientati e sottomessi.

Quello che mi ha profondamente ferito, più ancora delle violenze islamiche, è stato il comportamento della BBC. All'inizio ha completamente ignorato la visita del Papa in Baviera, e probabilmente non avrebbe detto niente se non fosse scoppiato questo putiferio fomentato ad arte. Poi si è supinamente allineata alla versione dei fondamentalisti islamici. Sul suo sito, per fortuna, compare anche il discorso di Regensburg che ha provocato l'ira dei musulmani. Era offesa richiamare la verità storica? Era offesa ricordare che Maometto non raccomandava la diffusione dell'Islam con la violenza? Era offesa ricordare che Dio non si compiace degli spargimenti di sangue?

La conversazione citata dal Papa si svolge, guarda caso, durante uno degli innumerevoli assedi subiti da Costantinopoli a opera dei musulmani, e che culmineranno con la presa e l'orribile strage del maggio 1453. I musulmani si risentono di questo? Perché non chiedono loro scusa di quanto hanno fatto ai cristiani, da più di milletrecento anni?

Stia attento però chi cerca guai a tutti i costi. Potrebbe trovarli, un giorno o l'altro, e in questo caso, se i musulmani dovessero subire a loro volta l'ira dei cristiani (la cui pazienza, ricordiamolo, ha un limite) avrebbero da ringraziare solo se stessi.

Giovanni Romano

giovedì 31 agosto 2006

I sogni

I sogni sono come i cani idrofobi. Se li accarezzi ti divorano.

Giovanni Romano

domenica 27 agosto 2006

Lettera postuma ad Angelo Frammartino


Caro Angelo,

ora che finalmente tacciono le voci dei politici, dei giornalisti, dei pacifisti e anche dei chierici, lascia che ti ricordi con alcune povere parole, perché la tua morte, e le circostanze efferate in cui è avvenuta, mi ha colpito davvero molto. E soprattutto mi ha colpito, e fatto tenerezza, la tua faccia, l’espressione di timidezza indifesa di un giovane non apatico né protervo. Sarà una frase fatta, ma avresti davvero l’età per essere mio figlio, e questo ti rende caro, nonostante io abbia idee radicalmente contrarie alle tue.

Al di là di tutta la retorica della tua morte come “seme di pace”, il tuo assassinio è stato particolarmente brutale e vigliacco. Il figlio di Allah che ti ha ucciso ha manifestato un solo rimorso: di aver sbagliato persona, di non avere assassinato un ebreo. Era venuto a Gerusalemme apposta per questo. Non ha avuto nemmeno il coraggio di affrontarti da uomo a uomo. Ha colpito alle spalle come un rettile velenoso, da quel rettile velenoso che era.

Cos’avrai pensato in quel momento, oltre al dolore improvviso, oltre alla scoperta inorridita che la vita ti stava sfuggendo, che ancora pochi attimi e tutto sarebbe stato buio, senza respiro, senza voce, senza udire più niente? Hai capito almeno perché ti hanno colpito? Hai capito perché hanno scelto proprio te? Con quella barba e quei capelli ricci potevi veramente sembrare un ebreo. Ma c’era qualcosa di peggio. Per chi ti ha ucciso non faceva forse nessuna differenza; ti hanno scelto semplicemente perché eri un “occidentale”. Uno spregevole kafir, un infedele che meritavo solo la schiavitù o la morte.

Forse tu eri andato in Israele già sicuro di dove fossero le ragioni e i torti. La ragione era tutta dei palestinesi, il torto tutto d’Israele. Non so se questa sicurezza ti sia rimasta fino all’ultimo istante, quando ti hanno pugnalato. Ma certo in quel momento avrai capito da dove veniva veramente l’odio.

In un suo bellissimo e polemico saggio su Ghandi, George Orwell poneva due domande inquietanti. Primo: è possibile che una cultura possa essere giudicata pazza alla luce dei criteri di un’altra? Secondo: esiste sempre una correlazione necessaria tra un’azione generosa e una risposta amichevole? Alla luce di quanto è ti è successo (e quanto è successo a tanti ebrei, di cui la stampa non ha parlato), direi che la risposta è sì nel primo caso, no nel secondo. La lama che ti ha colpito è solo la conseguenza di una cultura che alimenta un odio impermeabile a qualunque confronto, a qualunque apertura, persino a qualunque gesto generoso dell’altro. L’odio non passa a colpi di volontariato.

Parlando della tua morte, un tuo amico anche in quel momento ha velatamente accusato gli israeliani, quando ha detto che “abbiamo seguito tutte le procedure di sicurezza, non ci siamo avventurati in vicoli o zone a rischio”. Come se non fosse il mestiere del terrorista colpire dove la gente si sente più sicura! Come se non fosse evidente che nessuno può fermare una mano omicida, quando ha deciso di colpire, e specialmente a tradimento!

Non ho da dirti altro, ragazzo mio. Mi dispiace davvero che i tuoi sogni si siano infranti tanto brutalmente. Ma si sono infranti perché erano sogni, perché non tenevano conto di quanto possa essere profondo e pericoloso l’odio, quando è fomentato da una religione che predica il disprezzo e l’annientamento dell’altro.

Spero solo che ti lascino riposare in pace. Fare retorica su di te, non lasciasi interrogare da quel che ti è accaduto, come forse si è fatto anche ieri ad Assisi, sarebbe tradirti.

Addio,

Giovanni Romano

I due scudetti della Juventus

Non è ancora iniziato il campionato, e la Juventus ha già vinto incontestabilmente due scudetti: quello dell’antipatia e quello dell’arroganza.

Giovanni Romano

giovedì 20 luglio 2006

Chi è il filantropo?

Il filantropo è colui che risolve [male] i problemi degli altri dopo aver risolto [bene] i propri.

Giovanni Romano

N.B:
Tra [] la forma più acida.

mercoledì 12 luglio 2006

Hackers al di là della retorica

Ieri il TG2 delle 13 ha trasmesso un servizio su un gruppo di quattro hackers pescati dopo lunghe e laboriose indagini. "E' stato particolarmente difficile prenderli", ha commentato l'investigatore, "già è quasi impossibile prenderne uno, figuriamoci una banda organizzata come questa". Avevano defacciato e rovinato centinaia di siti tra le organizzazioni più in vista, anzi questo era il movente -ormai un ritornello- che hanno addotto per la loro impresa. Semplicemente la voglia di attaccare ciò che si distingue, quello che s'impone all'attenzione degli altri, dimostrare di essere i più forti, i più furbi e i più bravi. Come infantilismo, immaturità e teppismo non c'è male.

La vicenda si è conclusa con un finale da Libro Cuore: nonostante la condanna, i quattro hanno trovato lavoro proprio in alcune delle multinazionali da loro attaccate. Dove, non c'è bisogno di dirlo: nel settore della sicurezza informatica. Ritorna trionfante il mito dell'hacker come Robin Hood che combatte i cattivi Sceriffi della Rete. Un mito che il giornalista del TG2 si è ben guardato dal mettere in discussione.

Noi invece proviamo a farlo, e con una considerazione molto semplice: queste persone, all'apparenza tanto sfrontate nei confronti dell'autorità, hanno una fifa blu di violare i siti realmente pericolosi. Mai, ad esempio, si è visto un hacker che abbia violato il sito di una qualunque organizzazione legata ad Al Quaeda. Saranno stati cancellati o adulterati i discorsi del Papa o di Bush, mai quelli di Bin Laden o il video della decapitazione di ostaggi da parte dei terroristi islamici. A onta degli slogan politicamente corretti con cui questa gente va imbrattando i siti, mai hanno lasciato un messaggio di protesta o di rifiuto della violenza e del terrorismo in faccia ai terroristi veri. Sempre ideologia, mai umanità.

Si capisce subito il perché. Il Vaticano, la Casa Bianca o la Microsoft oltre più di una denuncia non possono fare. Ben altro è mettersi contro gente che, se tutto va bene, è capace di recapitare a domicilio una bomba, una coltellata o un colpo di pistola, senza contare le vendette contro il resto della famiglia.

Chiamateli pure eroi, se volete. E loro si considerino pure eroi, per quel che m'importa. Per me sono soltanto piccoli sporchi vigliacchi.

Giovanni Romano

domenica 11 giugno 2006

Carte sporche e coscienze pulite

Nel mio paese, almeno fino a qualche tempo fa, chi era tornato dall'emigrazione in un altro paese diceva spesso: "Ah, ma in Svizzera ti arrestano, se solo butti una carta per terra!". Agli occhi della buona gente questo rigore, evidentemente, era una grande prova di civiltà.

Questo dimostra, se non altro, che chi aveva potuto vedere il mondo non trovava più “naturale” la sporcizia e l’abbandono anarcoide caratteristici di certi paesi del Sud (ho conosciuto un anziano signore che ha avuto seri problemi di riadattamento dopo una vita di lavoro passata a Torino). Ma purtroppo dimostrava anche un grosso abbaglio, del tutto al di fuori dell’intuizione della gente semplice. Ammettiamo pure che in Svizzera, o in qualunque altro posto “civile”, la severità arrivi fino all’arresto di chi getta una carta per terra (a Singapore lo fanno per davvero). Ma come mai gli stessi svizzeri o gli stessi cittadini di Singapore che arrestano lo straniero “sporco” e “trasandato” aprono le porte del Grand Hotel al mafioso che ricicla montagne di denaro, quello sì veramente sporco?

E’ facile esercitare una severità draconiana contro gli sprovveduti, probabilmente gente indifesa socialmente ed economicamente. Ma forse sarebbe meglio che certi paesi “civili” guardassero un po’ meno alle carte sporche, e facessero più attenzione alle coscienze pulite.

Giovanni Romano

venerdì 2 giugno 2006

Abbiamo la Repubblica, ma non abbiamo le navi...


Approfittando della ricorrenza del 2 giugno, e lasciando perdere il modo in cui l'hanno celebrata, vorrei riflettere su una questione apparentemente marginale: la mancanza d’identità repubblicana delle nostre navi militari.

Mi spiego: dalla costituzione del Regno d’Italia fino alla proclamazione della Repubblica, il nome delle navi da guerra italiane era preceduto dalla sigla RM (Regia Marina). Dalla proclamazione della Repubblica in poi, la sigla è stata ovviamente tolta, ma senza trovare nessun altro equivalente. Così, ad esempio, l’incrociatore portaelicotteri “Garibaldi” è indicato solo come “Nave Garibaldi”.

Un po’ freddo, non vi pare? Perché non premettere, orgogliosamente, la sigla NR (Nave della Repubblica) al nome di ciascuna unità militare? O ci vergogniamo delle nostre forze armate, come fa la sinistra, salvo spedirle a combattere senza nemmeno dichiararlo, come D’Alema contro la Serbia?

Giovanni Romano

Il ruggito del coniglio

Da quasi un mese lo sento, verso mezzanotte. E con me lo sente tutto il quartiere. E forse lo sente tutta la città. Un urlo, l’urlo di una moto tirata esageratamente al massimo. Il ruggito rabbioso di una staccata, un rettilineo d’Estramurale a fulmine, una botta di frenata, l’urlo di un’altra staccata, più lontano, finché non svanisce. E poi di nuovo, all’improvviso, il gioco ricomincia. Ma per poco. Quasi mai oltre le due volte.

Sarebbe facile lamentarsi del chiassone, del disturbatore, chiedere l’intervento della PS, dei Carabinieri, dei Vigili Urbani, dell’esercito e dei paracadutisti. Ma chi c’è sopra quella moto, e cosa vuole dire con quei ruggiti notturni? Provocazione, solitudine, sfida, rabbia, bravata, senso di vuoto? Perché logorare un bel motore accelerando e decelerando all’impazzata? Perché non andare fuori città, e scatenare lì la moto in tutta la sua potenza?

Che domanda ingenua! Il Nostro forse non è un vero centauro. Non ama la moto, ma l’effetto che produce attraverso la moto. Fuori città non c’è nessuno, tutti quei ruggiti si perderebbero nel vuoto indifferente della notte deserta. Lui ha bisogno di noi, di un pubblico che deve ascoltarlo per forza. Ha bisogno di farsi sentire, di sentire lui quanto è bello e grosso e potente il suo giocattolo. Perché senza il suo giocattolo, chissà, nessuno si accorgerebbe che esiste. E’ sulla moto che si sente forte, forse perché il suo io è debole. Debole da far pietà, e lo dico senza disprezzo. Provo pietà per quelle bravate sempre uguali a se stesse, per quella moto che gira in tondo senza scopo, e per una vita che –s’intuisce- al di là del rumore con cui si tenta di soffocare l’inquietudine, si condanna anch’essa a girare in tondo senza scopo.

Giovanni Romano