sabato 11 febbraio 2006

Bambini credenti e atei vecchi

Un sacerdote che conobbi ormai tanti anni fa, di una soprendente aridità spirituale, scriveva nel suo ultimo libro, dedicato alla questione dell'esistenza di Dio ("C'è o non c'è?") che "nel cuore di ogni ateo sonnecchia un bambino credente, e nel cuore di ogni credente sonnecchia un bambino ateo".

A me sembrò da subito un'analisi arbitraria. Prima di tutto, ateismo e fede non sono sullo stesso piano, e parificarli artificiosamente è possibile solo se si riduce la fede a un semplice sistema dottrinale, come l'ateismo. La frase allora suonerebbe così: nel cuore di ogni dottrinario credente sonnecchia un dottrinario ateo, e viceversa. Non ci sarebbe mai nessuna conversione, nessun vero cambiamento.

Ma c'è anche una riflessione più profonda che smonta l'equivoco. Il credente può essere bambino (spalancato fiduciosamente alla realtà, come un bambino che si sveglia pieno di entusiasmo per il giorno che viene), l'ateo no, mai. I bambini non nascono atei. Bisogna farli diventare tali. Il bambino è semplice, l'ateo no. Il bambino si meraviglia di tutte le cose; l'ateo invece come può meravigliarsi per qualcosa che non esiste?

Che senso poteva avere dunque la falsa equiparazione tracciata dal sacerdote, se non quello di voler confondere i lettori ingenui, e offrire scappatoie a chi voleva liberarsi dal fastidio di credere?

Giovanni Romano

sabato 4 febbraio 2006

Vignette sataniche

Nel suo ultimo grande saggio, “Reflections on Gandhi”, scritto nel 1948, George Orwell osservava che la non-violenza di Gandhi aveva avuto successo non per una qualche “superiorità morale”, ma perché gli inglesi condividevano almeno in parte alcuni dei valori propugnati dal Mahatma. Ma cosa sarebbe successo se Gandhi si fosse trovato di fronte a un nemico culturalmente alieno, insensibile o sprezzante della resistenza disarmata, come Hitler o i giapponesi? Orwell concludeva il ragionamento con una domanda inquietante: “E’ possibile, per una cultura, essere giudicata pazza alla luce dei criteri di un’altra”?

Di fronte a ciò che sta succedendo in queste ore nel mondo islamico, e non solo, sento di affermare che la risposta è SI. E’ anzi una conclusione scontata, che solo i più ciechi e irriducibili profeti del “dialogo” si ostinano ancora a negare. Come pure l’altra conclusione che scaturisce necessariamente dalla vicenda: lo scontro di civiltà è già in atto, ben prima dell'11 settembre. A negarlo contro ogni evidenza siamo noi occidentali. Psicologicamente, ci troviamo nella stessa condizione di una popolazione che abita da secoli sulle pendici di un vulcano. Quando la montagna si risveglia, brontola, scuote la terra, manda boati e lapilli, proprio quelli che vivono più vicino trovano mille modi per esorcizzare, minimizzare, negare il risveglio del mostro. La realtà è troppo penosa e terrificante, richiede decisioni drastiche e uno strappo radicale che nessuno ha il coraggio di affrontare. Fino al momento in cui il vulcano erutta, e non lascia scampo a nessuno.

Segnali più pericolosi il vulcano islamico non li potrebbe mandare. E’ notizia di queste ore che a Damasco le ambasciate danesi e norvegesi sono state date alle fiamme. Si è dimostrato ancora una volta che l’islam non riconosce l’immunità diplomatica (avremmo dovuto saperlo fin dal sequestro degli americani all’ambasciata di Teheran), dunque non accorda alcuna considerazione agli “infedeli”. Una violazione enorme e scandalosa del diritto internazionale, un atto di guerra di cui ogni buon musulmano, ovviamente, si guarda bene dal chiedere scusa.

Più che la reazione musulmana, tutto sommato prevedibile, quel che interessa prendere in esame qui sono due aspetti: le vignette in sé, e la reazione dell’Occidente. Cos’hanno di blasfemo queste vignette? Direi che forse due lo sono: quella che rappresenta Maometto con una bomba nel turbante (ma non dimentichiamo che fu proprio lui a scatenare la guerra santa, mai cessata, contro i popoli di religione diversa), e un’altra che lo rappresenta come uno straccione, un solitario dagli occhi spiritati perduto nel deserto. Ma nel complesso le vignette non sono un attacco gratuito alla religione islamica, come sostengono i musulmani, né sono una caricatura della religione islamica in quanto tale. Piaccia loro o no, queste vignette non sono nate gratuitamente, dal capriccio di alcuni giornalisti in vena di provocazioni (come si vuol dare a intendere in queste ore). Sono nate come reazione a una storia sanguinosa e ormai troppo lunga di attentati, stragi, minacce, infiltrazioni terroristiche, prepotenze quotidiane piccole e grandi perpetrate dai musulmani sia nei paesi islamici che in quelli europei dove la loro penetrazione è già massiccia.

Quelle vignette sono dunque solo la proiezione dei nostri pregiudizi verso l’islam, o piuttosto rivelano delle verità scomode, che gli islamici vorrebbero mettere a tacere con l’intimidazione e la brutalità? Una religione che reagisce tanto violentemente alla minima critica può essere solo accettata o rifiutata in blocco, e la sua reazione esasperata rischia di generare contraccolpi altrettanto esasperati. Questo pone il problema del nostro atteggiamento di fronte a questa sfida inedita solo quanto alla scala globale, non alla sua natura.

Questa vicenda ha almeno avuto il merito di mettere sul tappeto un problema che si credeva rimosso o superato: dove finisce la satira e dove comincia il vilipendio alla religione. Bene hanno fatto il governo danese e quello tedesco a non piegarsi alla richiesta di scuse, senz’altro. Ma in nome di che cosa affermiamo la libertà? Il contenuto della libertà può forse essere il vuoto, il potere di irridere tutto e tutti, Dio compreso? Anche se, lo ribadisco, le vignette erano tutt’altro che gratuite provocazioni, la violenza della reazione musulmana ci fa ri-scoprire che nell’animo umano ci sono delle corde che non si possono toccare impunemente, che non si vive in un vuoto di valori nel quale l’unico criterio dominante è il proprio arbitrio a spese degli altri.

Paradossalmente ma non troppo, è stato il governo degli Stati Uniti uno dei primi a condannare con decisione le vignette. Questo si spiega col fatto che negli USA il rapporto tra stato e fedi religiose non è basato sul laicismo stupido e feroce che imperversa ormai nella UE. Da questo punto di vista, anzi, destano sospetti alcune improvvise conversioni al “rispetto della religione” da parte di uomini politici europei, e di molta gente colta che non vedeva -e non vede- niente di male nella "trasgressione" anticristiana. Proprio loro si scoprono adesso zelanti difensori della fede -islamica- e del "rispetto tra le religioni". Occorre un coltello puntato alla gola per ricordarsi di queste cose? E che valore possono avere una “tolleranza” e un “rispetto” basati soltanto sulla paura? E' la paura, poi, la molla fondamentale dietro tanto parlare di "tolleranza"?

Tuttavia c’è un elemento più sottile, di ordine spirituale, che rende assolutamente asimmetrico il confronto tra islam e cristianesimo. L’ho trovato nel forum della BBC World Service dedicato alla questione delle vignette (vedi http://news.bbc.co.uk/1/hi/talking_point/4678264.stm ). Un lettore scrive testualmente:

Jokes are made about Christainity by so-called Christians. The reason why no one criticises this is because there is barely a Christian religion in the West. How many actually go to church to pray? Compare this with devoted Muslims going to the mosque day in day out, then question the comparable faiths.

Il giudizio è stupido, sprezzante e ingiusto, prima di tutto perché i cristiani non sono culturalmente comparabili ai musulmani. Per loro Dio è Padre, e col Padre a volte si può scherzare un po'. Poi perché per i cristiani, almeno al giorno d'oggi, non è normale uccidere i blasfemi o gli appartenenti ad altre fedi. In secondo luogo perché l’immagine di compattezza oceanica dei fedeli islamici è falsa. Nel suo prezioso libro Kamikaze made in Europe Magdi Allam scrive che i musulmani praticanti alla moschea sono in realtà una minoranza. Tuttavia, è una scomoda verità che l’Occidente non si riconosca più nel cristianesimo. L’avesse fatto, avrebbe compreso meglio quale sarebbe stata la reazione, e avrebbe avuto il coraggio di difendere dal vilipendio alla religione non solo i musulmani che minacciano di sgozzare e uccidere, ma anche i cristiani, che non uccidono e non sgozzano, nemmeno davanti a porcate come La mala educacion o libri bassamente calunniosi come Il codice Da Vinci.

In conclusione, a cosa porterà questa vicenda? A un inevitabile e duraturo peggioramento delle relazioni tra Occidente e islam, a un rafforzamento dell’identità islamica e a un ulteriore decadimento di quella europea, a meno che questa vicenda non apra gli occhi sul pericolo che stiamo correndo, e che Oriana Fallaci, Giuliano Ferrara e Marcello Pera avevano previsto tanto chiaramente. Credo che anche le ripercussioni in campo cristiano e cattolico saranno spiacevoli. Se difendiamo troppo i musulmani rischiamo di passare per oscurantisti religiosi, se non lo facciamo ci guadagneremo il loro implacabile odio (come se già non ci odiassero abbastanza!). Ma soprattutto, due potrebbero essere le conseguenze realmente pericolose a lungo termine: inasprire i cristiani rendendoli più aggressivi nell’asserire la propria identità, e al tempo stesso renderli cinici di fronte alle prediche sulla “tolleranza” e sul “rispetto delle religioni” che saltano fuori solo davanti alla violenza di chi dalla propria "fede" trae la giustificazione per uccidere e usare violenza agli altri.

Giovanni Romano

giovedì 2 febbraio 2006

Dio ci scampi dai giudici Tosti

Dal sito www.adncronos.it

CROCIFISSO: GIUDICE TOSTI, FARO' CAUSA ALL'ITALIA DAVANTI ALLA CORTE EUROPEA

IL CSM HA SOSPESO MAGISTRATO CAMERINO DALLE FUNZIONI E DALLO STIPENDIO

Roma, 1 feb. (Adnkronos) - ''Ho gia' depositato l'appello penale, vorra' dire che faro' causa all'Italia dinanzi alla corte europea''. Lo ha detto all'ADNKRONOS il giudice di Camerino Luigi Tosti, commentando la notizia della decisione del Consiglio superiore della magistartura di sospenderlo dalle sue funzioni e dallo stipendio. Il Csm ha accolto la richiesta in tal senso avanzata dal procuratore generale della Cassazione Francesco Favara, che nei confronti del magistrato ha avviato anche l'azione disciplinare.

Con una sentenza di severità forse inattesa (dato che ormai il vilipendio alla Chiesa e ai cattolici è routine impunita), il giudice Tosti è stato sanzionato per la sua violenta, provocatoria ostilità al Crocifisso. Come da copione, eccolo strillare bene in evidenza sotto le telecamere, e preparare il ricorso alla corte europea. Dati gli ultimi, violenti pronunciamenti anticattolici dell'UE, possiamo star sicuri che la sentenza è già stata scritta. Tosti ne uscirà con l'aureola del martire, e la Chiesa per l'ennesima volta confermerà la sua natura biecamente oscurantista e reazionaria. Non mancherà certamente una severa sanzione al Governo Berlusconi (se sarà ancora in carica) reo di essersi opposto al "pensiero unico" europeo.

Nessuno si è chiesto se non sarebbe legittimo fare istanza di ricusazione di un giudice le cui opinioni sono tanto scopertamente anticristiane da mettere seriamente in dubbio la sua serenità di giudizio in un processo che vede sul banco degli accusati degli imputati di religione cattolica, o peggio ancora dei sacerdoti.

Giovanni Romano

mercoledì 1 febbraio 2006

Macchina della verità e relativismo

Pochi minuti fa stavo ascoltando "TG3 Leonardo", in cui compariva un servizio molto interessante sulla "macchina della verità", ormai messa in pensione, a quanto pare, da una nuova tecnica d'indagine: una tomografia nucleare, che consentirebbe di "leggere" le bugie direttamente dentro il cervello, nel momento stesso in cui le elabora.

Non posso fare a meno di pensare all'assurda contraddizione di un mondo che cerca di scoprire le bugie con mezzi sofisticati al limite del maniacale, ma dove la verità ha ormai perso ogni importanza.

Giovanni Romano

domenica 29 gennaio 2006

Ancora su Hamas

Non ho avuto modo di leggere molti commenti sulla travolgente vittoria elettorale di Hamas, la mia opinione dunque rischia di essere più dilettantesca e approssimata del solito. Tuttava proverò a fare una breve analisi.

In Cisgiordania, con ogni evidenza, non hanno vinto i palestinesi, ha vinto l'islam. Certamente vi sono delle cause ben precise: la frustrazione popolare nei confronti d'Israele, la rabbia contro il regime dispotico e corrotto di Arafat. Ma c'è anche la marea montante del radicalismo islamico anti-ebraico e anti-occidentale, la sensazione che sia arrivata la resa dei conti tanto all'interno quanto con gli "infedeli", l'entusiasmo di essere parte di una umma di livello planetario, la convizione, così pericolosa per il resto dell'umanità e per lo stesso islam, che sia ricominciato il tempo della jihad, delle conquiste e delle aggressioni.

Non so se qualcuno ha visto un legame tra le elezioni iraniane e quelle palestinesi. Pur nella diversità dei contesti, l'elemento comune è appunto il radicalismo sempre più esasperato, e peggio ancora sempre più condiviso dalla popolazione.

E' un cocktail estremamente pericoloso, preludio certo di guerre e di lutti. La questione palestinese non si è mai, in nessun momento, limitata alla Terrasanta, ma in questo momento è di assoluto livello mondiale, più ancora che l'Iraq. Da quel che accadrà in Cisgiordania dipende lo scoppio, o meno, di una guerra mondiale, del tanto paventato scontro di civiltà.

Giovanni Romano

Felice di ritrattare

Contrariamente a quanto avevo scritto nel mio post "La giornata della memoria mutilata", quest'anno la Giornata della Memoria è stata l'occasione di un incontro tra ebrei, cambogiani, ruandesi, forse anche armeni, tutti vittime di stermini e genocidi. Una memoria che, finalmente, non è egoista ma condivisa, occasione d'incontro, per quanto dolente, non di separazione.

Ben venga, allora, la Giornata della Memoria, se questo serve a farci guardare dentro noi stessi, e inorridire del male di cui siamo capaci.

Giovanni Romano

Aforismi 1

Non saranno un granché, ma li garantisco tutti autentici...

· L’aforisma è il parente povero della filosofia, ma lo zio ricco del proverbio.

· Il numero delle chiavi è direttamente proporzionale al numero dei ladri.

· Posso perdonare solo quelli che odio con ammirazione. Mai quelli che odio con disprezzo.

· Lo Stato leggero va bene soltanto a chi ha il portafogli pesante.

· “Non bisogna mai scendere al livello dei criminali…”. Già, ma perché loro ci si trovano tanto bene?

· Dire “ti amo” è infinitamente più facile che dire “ti capisco”.

· Facile imbattersi in un’anima innamorata. Quasi impossibile trovare un’anima sorella.

· Troverai sempre chi è disposto a consolarti nel dolore. Il difficile è trovare chi aiuti a crescere la tua libertà.

· Troppe volte il computer ci riduce a segretari di noi stessi.

· Il “diritto mite” è solo impotenza codificata.

· Guarda sempre dove t'indica un bambino. Non ti mostrerà mai nulla di banale.

· Dove comincia la cattedra finisce la logica.

· Non esistono geni incompresi. L’incompreso permanente è solo un ciarlatano.

· Non crederò mai a nessuno che sia soltanto intelligente.

· La “superiorità morale” è quasi sempre la consolazione impotente dei perdenti.

· Spesso le grandi parole sono il nascondiglio preferito dei piccoli uomini.

· “Dove c’è gusto non c’è perdenza…”, ma c’è tanta sofferenza!

· Nei momenti di crisi, la lacrimuccia facile di oggi si trasforma in molte lacrime amare domani.

· Dopo l’amore della donna, la cosa più bella nella vita è la stima di un uomo intelligente.

· L’occasion fa l’uomo laico.

· Il razzista appartiene alla specie più disgraziata di profeti: quelli che si autoadempiono.

· Il razzista si condanna a sottovalutare sempre chi ha di fronte. Per questo si condanna a molte amare sorprese.

· “Va’ dove ti porta il cuore”? Non è questa la legge della vita. Di' piuttosto: porta il cuore dove devi andare.

· Nessuno è troppo leggero per non fungere, di tanto in tanto, da zavorra.

· La lunghezza di una lettera d'amore è inversamente proporzionale alla vicinanza tra due cuori.

· La vita dei mediocri gira sempre intorno alle premesse.

· L'ordine è l'arte di disporre artisticamente il vuoto.

· Non farei mai conoscere mia moglie a un uomo troppo geloso della sua.

· Il pessimismo è un buon antidoto prima del pericolo, ma un veleno mortale durante.

· I virtuosi raggiungono la pace dei sensi. I fortunati raggiungono la pace nei sensi.

· Il critico si esenta dalla fatica di creare proprio come la remora si esenta dalla fatica di nuotare.

· C'è solo una cosa peggiore del gossip. La nullità di chi li commenta.

· Chi si basta, a me non basta.

· Simona Ventura non presenta. Onnipresenta.

· L’affanno è il pedaggio che si paga alla pigrizia.

· Se ci limiteremo a essere cristiani buoni, non saremo mai cristiani vivi.

· Il primo amore è un volo. Il secondo una mutua.

· Da giovani, la musica è un presentimento. Da vecchi, una rivelazione.

· Si perde realmente fiducia nell’uomo quando si è perduta la fiducia nella donna.

· L’uomo oggi pensa di essere finito quanto all’eterno, ed eterno quanto al finito.

· Scoprire l’amore non significa scoprire che qualcuno ci vuole bene. Significa incontrare qualcuno che è fatto per noi.

· Il silenzio è la colonna sonora delle menti al lavoro.

· Può darsi che l'uomo non sia l'unica specie animale che uccide la prole, ma è l'unica a giustificarlo sui giornali.

· Non sappiamo affrontare l'istante perché abbiamo perso il senso dell'eterno.

· L’appagamento è nemico giurato del miglioramento.

· Non c’è silenzio più profondo di quello che segue un’opera portata a termine.

· Chi odia i libri prima o poi adorerà i moduli.

· Il credente è un cieco che non porta rancore alla luce.

· Il più crudele paradosso che esista al mondo è la gratuità del nascere e la necessità del morire.

· L'aforisma è succo di risentimento spremuto nelle macine dell’indifferenza.

· Chissà perché quando uno è felice, lo fanno subito smettere.

· Abbiamo il dovere di essere pronti, perché i fatti hanno il diritto di accadere.

· L’anarchico vive della società che disprezza.

· La metacognizione è il “reverse engineering” della conoscenza. E come tale difficilmente crea qualcosa di nuovo

Giovanni Romano

venerdì 27 gennaio 2006

"Anna", non "Anne"

Strettamente collegata al messaggio precedente è una riflessione che mi è capitato di fare stamattina mentre ero in libreria. Ho visto l’ultima edizione Einaudi del “Diario di Anna Frank”. La chiamo “Anna”, ma ormai da tempo la casa editrice, in nome forse di una male intesa “correttezza filologica”, ha come distanziato l’autrice dai lettori italiani, adoperando il nome “Anne”. Peggio ancora, sul dorso era indicato solo il cognome, uno scialbo “Frank” che per il lettore profano può anche non significare niente..

Non mi è piaciuto. Quasi per istinto, specialmente dopo aver letto il diario, tendiamo a usare il nome “Anna” perché questa ragazza la sentiamo viva, vicina, una di noi. “Universale”, in letteratura, non significa uno standard asettico e identico per tutti, ma vicinanza a ciascuno, in ciò che ha di più personale e familiare. Universale è ciò che viene fatto proprio in ogni cultura. Anna Frank è una persona splendida, dall’intelligenza acutissima, dal cuore grande e dalle potenzialità gigantesche. “Anne Frank” è già più sgradevolmente lontana, quasi fosse un oggetto di studio da guardare con un certo distacco. “Frank”, poi, è quanto di più frigidamente burocratico si possa immaginare

Fossi stato l’editore, mi sarei imposto per ripristinare il nome “Anna”. E tanto peggio per il “philologically correct”.

Giovanni Romano

La giornata della memoria mutilata

Oggi, come è giusto, si celebra la Giornata della Memoria, dedicata allo sterminio degli ebrei. Quello che accadde nei campi di concentramento è un macigno che grava sulla coscienza del mondo intero. E tuttavia, a costo di essere aggredito sia via Internet o persino fisicamente, dirò che una giornata come questa, così platealmente monopolizzata a senso unico, così grondante di “pensiero unico” da dare la nausea, non mi convince affatto.

Prima di tutto, perché l’immagine che questa giornata trasmette è che solo e soltanto gli ebrei furono le vittime di Hitler. Qui non parlo delle vittime “dimenticate” come gli zingari o gli omosessuali (che hanno comunque i loro forum che li rappresentano) quanto delle vittime “normali” di cui nessuno veramente parla: le ragazze polacche costrette a fare da prostitute ai criminali comuni tedeschi (i Kapò), sparate alla nuca al primo segno di malattia venerea e mandate anche loro al crematorio. I sacerdoti e le suore, i docenti universitari e l’intellighentsia non ebraica di cui molti membri condivisero lo stesso destino degli ebrei, ma che nessuno mai ricorda. Senza contare la spaventosa intolleranza mostrata dagli ebrei contro l’erezione di un Carmelo e di una croce nel campo di concentramento di Auschwitz, a ricordo delle vittime cristiane.

Ci vien detto che si deve ricordare l’Olocausto perché cose del genere non accadano mai più. Giusto. Bisogna però intendersi su questa espressione. Vogliamo dire che queste cose non devono più accadere a nessuno oppure che non devono accadere più ai soli ebrei? La mia domanda non è oziosa. Come mai, infatti, gli ebrei hanno sempre rifiutato di riconoscere che ci sono stati altri genocidi oltre al loro? Gli armeni, i cambogiani, i cristiani di Timor Est non sono stati anche loro soggetti a una politica sistematica di discriminazione e di sterminio? Tra coloro che respingono l’idea dell’Olocausto come unicum ci sono anche autorevoli personalità ebraiche come Claude Levi-Strauss o Noam Chomsky.

E mal si concilia l’ammonimento universale al ricordo della Shoah con la perdurante censura sui crimini del comunismo, quasi che esistessero vittime di serie A e vittime di serie B. Fortunatamente, le più alte coscienze ebraiche hanno sempre inteso la celebrazione della Memoria come un monito a tutta l’umanità e a difesa dell’uomo in quanto tale, non del solo popolo ebreo. Fino a quando la memoria sarà a senso unico, sarà generatrice di nuovi conflitti, non certo pacificatrice.

Mi asterrei dunque dal celebrare la Giornata della Memoria? Certo che no! Ci mancherebbe che dessi ragione a un criminale come il presidente iraniano o ai ciarlatani del negazionismo! Ma lo farei prendendo le mosse dallo straordinario racconto La Madonna Sistina dello scrittore ebreo russo Vasilij Grossman, uno dei pochissimi ad aver tracciato (anche per esperienza personale) un parallelo tra il totalitarismo nazista e quello comunista, individuando la radice comune di entrambi: il rifiuto della dignità umana. Grossman fu uno dei pochissimi a sentire, e ad abbracciare fraternamente, attraverso l’olocausto del suo popolo, la sofferenza e la persecuzione di tutti gli altri uomini.

Giovanni Romano

La vittoria di Hamas, la sconfitta degli exit poll

Lascio agli esperti i giudizi qualificati sulle implicazioni molto preoccupanti della vittoria di Hamas. Da parte mia mi limito a una osservazione più marginale: dovrebbe ormai essere chiara a tutti l’inutilità degli exit poll. Per l’ennesima volta si sono dimostrati tanto indiscreti nei confronti degli elettori quanto completamente fallaci nelle previsioni.

Mi guardo bene dal chiedere che siano proibiti per legge, ma i politici, le TV e i giornali dovrebbero rifiutarsi una buona volta di prenderli in considerazione. Creano solo sensazionalismo fine a se stesso e ci disabituano a a guardare ai fatti, sostituendoli con aspettative truccate da "statistiche". Sarebbe ora che se ne vadano, non rimpianti da nessuno.
Giovanni Romano

mercoledì 25 gennaio 2006

Il buon samaritano e l'eutanasia

Con questo gran parlare di eutanasia e testamento biologico, proviamo un po' a pensare come si dovrebbe riscrivere la parabola del buon samaritano secondo i canoni del "pensiero unico" eco-pacifista-laico:

“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 (…) un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide ed ebbe compassione. 34 Gli si fece vicino, e vedendo le sue ferite, che a suo giudizio gli causavano sofferenze intollerabili, gli fece bere una tazza di cianuro e poi chiamò il crematorio affinché le sostanze organiche del defunto non restassero disperse nell’ambiente”.

Va’, e anche tu fa lo stesso!

Giovanni Romano

Stavolta il Presidente Ciampi ha fatto bene!

Anche i sassi avranno capito che io non sono un ammiratore del Presidente Ciampi. Molte sue prese di posizione mi hanno lasciato freddo a causa di una retorica spesso datata, lontana dalla gente, dai valori della maggioranza e dai suoi veri interessi. Tuttavia, in questi ultimi giorni devo in parte ricredermi. Sarà stata la particolare sincerità del suo ultimo messaggio agli italiani il 31 dicenbre scorso, ma mi è piaciuto soprattutto il suo rinvio della legge-vergogna sull'inappellabilità delle assoluzioni, una legge così spudoratamente truffaldina e ad personam, assurdamente squilibrata a favore dell'imputato, da farmi vergognare di essere italiano.

Fino al momento in cui il Presidente ha imposto autorevolmente l suo "alt". Da questo punto di vista, trovo particolarmente meschino il tentativo di Berlusconi di guadagnare due settimane di tempo per l'approvazione delle ultime sue leggi. Domina un'atmosfera da "si salvi chi può". Se infatti fosse sicuro di essere rieletto, ci sarebbe bisogno di chiedere affannosamente "i minuti di recupero" (e non "dall'84° al 90°", come diceva bugiardamente Giovanardi. Questo per restare nella metafora calcistica).

Senza contare che manipolare il calendario del Parlamento crea un gravissimo precedente, e autorizza anche la sinistra, una volta che sarà al potere, a stravolgere la Costituzione come le pare e piace. Credo che in questi giorni stiamo assistendo a uno strappo molto grave, politico prima ancora che giuridico. La democrazia di regge anche -forse soprattutto- sul rispetto delle regole formali. Averle violate in modo tanto plateale significa che non c'è nulla che rimanga al di sopra delle parti, non c'è un minimo terreno d'intesa sul quale maggioranza e opposizione possano incontrarsi. Lo Stato è di chi se lo prende. Siamo lontani diecimila miglia da qualunque idea di cittadinanza comune.

Tutto sommato, se non ci fosse stato Ciampi a noi cittadini sarebbe potuta andare peggio.

Grazie, Presidente, nonostante tutto.

Giovanni Romano

venerdì 20 gennaio 2006

Ciampi: pluralismo solo per la sinistra

Mi piacerebbe sapere come mai il Presidente Ciampi, così sollecito a intervenire in favore del pluralismo non appena la sinistra perde colpi, tacque ostentatamente all’epoca del referendum, quando stampa, radio e TV erano schierati massicciamente in favore del SI senza concedere alcuna possibilità di contraddittorio. Vorrei sapere come mai il Presidente non ebbe nulla da dire sul silenzio completo dei mass media in occasione dell’aggressione dei no-global a una chiesa di Torino.

Favorire sempre e comunque il laicismo: è questo il “pluralismo” secondo Ciampi?

Giovanni Romano

sabato 24 dicembre 2005

Buon Natale a tutti, nonostante tutto


Per gli auguri natalizi, avrei una lista di esclusioni lunga quanto un braccio, ma poi mi ricordo che Gesù Bambino è venuto per tutti, anche per gli inaciditi come me. E allora non ho il diritto di fare la predica a nessuno, anzi il dovere di pregare e sperare per tutti.

BUON NATALE

Giovanni Romano


sabato 17 dicembre 2005

Così parlò Beppe Grillo...

''Stanno nascendo decine e decine di movimenti no-Tav in tutta Italia, grazie a voi''.

Così Beppe Grillo ha chiuso la grande manifestazione no-TAV a Torino questa sera. E con queste parole ha dimostrato di essere davvero un comico. Ma dove le ha viste, le linee ad alta velocità in tutta Italia? E soprattutto, qui al Sud quando le vedremo?

Il perbenismo di Grillo mi ricorda quello di certe amministrazioni comunali che ostentano pomposamente il cartello "ZONA DENUCLEARIZZATA" senza pensare al ridicolo di cui si coprono, perché da loro nessuno ha mai pensato, né mai penserà, di portare un solo atomo di uranio.

Grillo invece avrebbe urgente bisogno di un atomo di autoironia, cosa di cui a tutt'oggi è assolutamente privo.

Giovanni Romano

Un capolavoro di disinformazione e di menzogna

Mentre rimettevo in ordine cronologico le notizie che quotidianamente mi arrivano via Google, mi sono imbattuto in una autentica perla che mi era sfuggita, datata 4 dicembre 2005, e che mi ha fatto rimanere esterrefatto per la superficialità e il deliberato cinismo con cui è stata stravolta una vicenda di cronaca che invece deve farci riflettere molto seriamente:


Non tollera l'islam Tenta il suicidio a scuola

Quotidiano Nazionale - Italy
VICENZA, 3 dicembre 2005 - E' un problema di immigrazione ''alla rovescia'' quello che ha spinto a un tentativo di suicidio, stamani a Vicenza, una bengalese ...

Pensavo di averne lette in vita mia di castronerie, ma quella che ho riportato qui sopra le batte tutte! La ragazzina, oppressa da un sacco di tabù, chiusa sempre in casa, costretta a sposare un uomo che non conosce nemmeno, cerca di uccidersi... perché è intollerante verso l'islam!

Stasera ho capito che siamo perduti, che non abbiamo speranza, dal momento sui giornali c'è chi è disposto a mentire e a disinformare in modo così osceno. Abbiamo perso il gusto della verità, e con esso quello della libertà. Che l'islam ci faccia schiavi è soltanto una questione di tempo.

Giovanni Romano

giovedì 8 dicembre 2005

Sulla morte di Carla Voltolina - 2

Se ben ricordo, quando morì suo marito il Presidente Pertini, Carla Voltolina impedì la visita del Papa Giovanni Paolo II, suo amico personale, alla salma del marito. Mi sbaglio? Spero proprio di sì.

Di cosa aveva paura, una donna tanto laica, razionale, emancipata? Paura di un'amicizia sincera al di là delle diverse posizioni religiose, politiche e umane? Evidentemente, per salvarsi l'anima le bastava il volontariato...

Giovanni Romano

mercoledì 7 dicembre 2005

Sulla morte di Carla Voltolina - 1

EMAIL INVIATA OGGI ALLA REDAZIONE DI RADIO 3 - PRIMA PAGINA


Spett.le Redazione,

stamane ho sentito il giornalista che conduceva la trasmissione definire Carla Voltolina “la compagna” di Pertini. Si dà il caso che fossero regolarmente sposati davanti alla legge.

Da quando in qua le parole “moglie” o “marito” sono diventate impronunciabili? Forse per far piacere a chi ci vuole imporre i PACS?

Perché questa censura “politically correct”? Chi è scientemente discriminato nei media, i conviventi o piuttosto gli sposati?

Distinti saluti,

Giovanni Romano

giovedì 1 dicembre 2005

Due perle dal "Corriere della Sera"

Compro molto raramente questo giornale, lo confesso. Specialmente da quando ha condotto una battaglia pesante, faziosa e unilaterale per l'abrogazione della legge 40. Tuttavia oggi c'era un inserto culturale che mi aveva colpito e che volevo leggere.

La mia attenzione, però, è stata attirata dalla rubrica dei lettori, con due lettere che sono delle vere "perle" di ottusità e pregiudizio laicista. Le riporto a scorno e vergogna di chi le ha scritte:

TORCIA OLIMPICA - LA BENEDIZIONE

La fiamma olimpica di Torino 2006 passerà dal Vaticano per ricevere la benedizione papale. Ora, è vero che in Italia ci sono molti cattolici, ma ai Giochi olimpici partecipano tutte le nazioni. I giochi sono per tradizione anche il simbolo della pace e fratellanza fra tutti gli uomini, a prescindere dal loro credo religioso. E comunque il fatto che solo la Chiesa cattolica benedica la torcia mi sembra una discriminazione.

Cosa dire, di fronte a una castroneria così monumentale? C'è da restare senza fiato! All'autore è sfuggito:

1) Che la torcia non sarà benedetta in Italia bensì in Vaticano, uno stato estero che nulla ha a che vedere con l'Italia, almeno sul piano del diritto internazionale;

2) Che il credo religioso, con particolare riferimento a quello cattolico, porta pace e fratellanza, e non è in conflitto con le olimpiadi (le quali, non dimentichiamolo, nacquero dall'utopia decoubertiniana di un mondo affratellato al di fuori non delle differenze religiose, ma della religione in quanto tale);

3) Che definire "discriminazione" una benedizione che abbraccia tutto il mondo e tutte le fedi è il colmo dell'imbecillità, a meno che l'autore della lettera non sia andato a chiedere personalmente a Papa Ratzinger se la benedizione valesse solo per gli atleti cattolici, oppure abbia paura che la benedizione papale "contamini" la torcia e faccia venire l'orticaria ai non cattolici, oppure sia un incantesimo che faccia vincere i cattolici lasciando a bocca asciutta gli atleti ortodossi, protestanti, musulmani, buddisti, ba'hai, scintoisti,
animisti e chi più ne ha più ne metta.

Un altro delizioso esempio d'ipocrisia laica lo troviamo in questa lettera, dedicata allo spinoso problema di presentare in società il proprio partner quando non si è sposati. La soluzione proposta è esilarante:


GALATEO - LE PRESENTAZIONI

Tra tanti temi seri vorrei dare un consiglio di galateo. Sono ormai moltissime le coppie di conviventi non sposati e spesso è imbarazzante presentare l'altro/a come partner, compagno, ragazzo, fidanzato, convivente, ecc. Consiglierei di usare il termine "consorte" che indica la persona che condivide il tuo destino ed è una verità certa in questo caso anche se pro tempore. Anche il diritto ecclesiastico non avrebbe niente in contrario e il termine ha una sua naturale accettabilità sociale.

Mi avevano detto che il galateo è ipocrisia codificata, ma fino a questo punto... Tanto per cominciare, il diritto interno della Chiesa cattolica non è il diritto ecclesiastico ma quello canonico (il diritto ecclesiastico è l'insieme delle norme che lo stato italiano adotta verso le confessioni religiose, quella cattolica in particolare). Non serve pontificare dottamente se non si conoscono nemmeno i termini più elementari.

In secondo luogo, è veramente sopraffina l'ipocrisia di definire "consorte" colui/colei che è disposto a mollare alla prima difficoltà o al primo capriccio. Quale sorte è possibile condividere, se non si condivide nel tempo? La soluzione proposta è un ossimoro come il termine "matrimonio per prova". L'ennesimo caso di langue de bois, un fumo ideologico sempre più denso e ipocrica che copre chi non vuole chiamare le cose con il loro nome.

Su una cosa però sono d'accordo senza riserve con l'autore. Il suo non è un tema serio, come non è serio il suo atteggiamento verso la vita.

Giovanni Romano

venerdì 25 novembre 2005

Grazia, affetto e semplicità


La disascalia di questa foto recita: "India: in occasione della festa del villaggio di Gauhati, una mamma sistema al collo del suo piccolo la tradizionale collana di fiori di calendula".

E' un momento inesprimibilmente bello. Non solo per lo sguardo del bambino. Non solo per il gesto tenero e protettivo per la madre. Ma anche per la semplice solennità del gesto, per la bellezza delle vesti. Sono poveri ma hanno un gusto per la bellezza degno di principi.

Mio malgrado, paragono questa foto con la sciatteria, i piercing arroganti, gli ombelichi mostrati senza pudore, i pantaloni scaduti e i capelli a spinaci dei nostri ragazzi.

Chi dei due è il sottosviluppato?

Giovanni Romano