martedì 26 agosto 2008

Cristiani uccisi in India: l'assordante silenzio dell'ONU e della UE

Di solito le violenze contro i cristiani non "bucano" lo schermo. Intimidazioni, violenze, veri e propri massacri vengono sistematicamente taciuti dai media non cattolici, o le poche volte che se ne parla si ha cura di mettere le parti in conflitto ingiustamente sullo stesso piano, liquidando il tutto come "conflitti interetnici".

Le violenze avvenute nelle ultime ore contro i cristiani dell'Orissa, tuttavia, hanno costretto anche i media più restii a dedicare qualche minuto del loro tempo prezioso alla questione (vedi ad es. la Reuters). Quello che stupisce, leggendo i flashes d'agenzia, è che nessuna istituzione internazionale, a parte il Vaticano, sembra aver alzato un dito per protestare. Il silenzio dell'ONU e della UE, tanto ampollosamente celebrati dall'ex presidente Ciampi e (un po' meno, per fortuna) dall'attuale presidente Napolitano, è vergognoso e insultante. C'è da sperare soltanto nel precedente della risoluzione adottata dal parlamento europeo per opera del suo valoroso vicepresidente Mario Mauro.

Ma soprattutto c'è da sperare nella preghiera di cristiani che non dimentichino, magari in nome del "dialogo", i loro fratelli perseguitati.

Giovanni Romano

sabato 7 giugno 2008

Dai, sorridi alla vita! :-(

Se guardi la pubblicità, quanta gente sorride! Ma se vai per la strada, quanta gente vedi sorridere?


Giovanni Romano

giovedì 5 giugno 2008

Ecco dove è finito il voto cattolico...

Nel mio post precedente mi ero chiesto se la Commissione Diocesana di Trani avesse considerato dov'era finito il voto cattolico. A questa mia domanda ha risposto oggi "Avvenire" nel trafiletto che cito integralmente qui di seguito. A quanto pare, ben il 56.4% del voto cattolico che andò all'Unione nel 2006 è andato perso, certamente a causa delle ambiguità, degli inganni e delle spregiudicatezze dei "cattolici adulti" sui temi etici. La ricerca però afferma che di questo voto cattolico mancato non hanno beneficiato né il Pdl né l'UDC, ma genericamente "altri partiti". Quali, di grazia? Quelli della sinistra arcobaleno? Conoscendo l'ingenuità (per non dire la dabbenaggine) di tanti cattolici praticanti, non mi meraviglierei più di tanto, ma credo che le conclusioni del Prof. Segatti siano quantomeno "self serving", dal momento che provengono dall'area cattolica più schierata a sinistra.

Che senso ha, ad esempio, dire che "un gruppo maggioritario di cattolici praticanti oggi vota per il Pdl, ma questo probabilmente perché la maggioranza degli elettori italiani ha fatto questa opzione"? E' vero che in Italia i cattolici praticanti sono una minoranza rispetto a quelli nominali, ma è vero anche che i cattolici rappresentano, fino a prova contraria, la maggioranza assoluta dell'elettorato italiano. Non sono stati i cattolici a seguire la maggioranza, per il semplice fatto che essi stessi costituiscono la maggioranza, e come tali hanno deciso.

Resta poi inspiegabile il dato del 20,3% di consensi persi dal PD che sarebbe andato a fantomatici "altri partiti"? Mi chiedo quali. Se la sinistra arcobaleno non è riuscita a eleggere un solo rappresentante, se l'UDC ce l'ha fatta soltanto per il rotto della cuffia e soltanto in Sicilia, possibile che una percentuale così vistosa di voti in libera uscita sia andata dispersa senza lasciare traccia? C'è dunque seriamente da dubitare dell'attendibilità di un sondaggio del genere, al quale lo stesso Avvenire non ha dato tutto sommato grande risalto.

Una cosa è certa comunque: l'impatto etico delle scelte del governo Prodi è stato devastante, lo scollamento con le convinzioni più profonde del nostro popolo è stato politicamente suicida, e la scossa è stata decisiva per la coscienza di molti cattolici. Fortunatamente per il paese.

Giovanni Romano

Solo il 43,6% dei cattolici che sostenne Prodi ha votato per il Pd alle Politiche dell’aprile scorso

ROMA. Il Pd non ha saputo catturare alle elezioni di aprile la fiducia della maggior parte dei cattolici che nel 2006 avevano votato per l’Unione: per l’esattezza solo il 43,6% di quanti scelsero la coalizione di Prodi 2 anni fa hanno votato il Pd alle ultime politiche. È quanto emerge da uno studio condotto dal professore Paolo Segatti dell’Università di Milano e presentato durante un convegno dei Cristiano sociali. Dalla ricerca risulta che la disaffezione è minore tra i cattolici praticanti rispetto ai non praticanti. Segatti comunque ridimensiona la lettura che vede in questi dati una «fuga del voto cattolico» verso il centrodestra. «È possibile che oggi un gruppo maggioritario di cattolici praticanti voti per il Pdl; ma questo probabilmente perché è la maggioranza degli elettori italiani che ha fatto questa opzione. I due campioni più o meno combaciano in termini percentuali». In realtà, secondo il docente, «il Pd ha perso molti voti al centro», come è spiegato in una tabella che fotografa i flussi rispetto alle elezioni del 2006. Tra i cattolici praticanti che votarono Unione solo il 43,6% ha scelto ad aprile il Pd; il 2,3% è passato all’Udc e il 5,2% al Pdl; mentre il 20,3% ha scelto altri partiti.

lunedì 2 giugno 2008

Quei cattolici che santificano lo stato e laicizzano la Chiesa…

Uno dei crucci – purtroppo rimasti ignorati – sia di Papa Giovanni Paolo II che dell'attuale Papa Benedetto XVI è la proliferazione incontrollata di documenti ecclesiali sui più svariati argomenti, tanto che qualche giornalista dalla penna graffiante ha coniato un calembour giustamente celebre: "E il Verbo si fece carta". Non sono completamente d'accordo, perché la Chiesa non solo ha il diritto, ma anche il dovere di pronunciarsi e dare giudizi su quello che avviene intorno a lei, più che mai ora che i valori cristiani sono pesantemente sotto attacco.

Tuttavia non sempre i documenti ecclesiali – specialmente quelli prodotti in periferia – rispecchiano adeguatamente gli insegnamenti del Magistero, e certe prese di posizione possono dare adito a perplessità anche gravi tra i fedeli.

A questo proposito, mi sembrano particolarmente indicativi due recenti documenti della Commissione diocesana Pastorale Sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato (non è la parodia dell'introduzione ai "Promessi Sposi": le maiuscole sono tutte nell'originale), Arcidiocesi di Trani. Se li prendo in considerazione solo ora, è perché solo ora ho avuto il tempo di esaminarli con la serietà e l'approfondimento che meritano. Dal momento che non si tratta di questioni dottrinali bensì di orientamento politico, mi sentirò libero di criticarli laicamente (questo avverbio, tra parentesi, ricorre nei due testi in maniera quasi ossessiva).

Il primo s'intitola: "Verso le elezioni politiche del 13 e 14 aprile", e rappresenta un richiamo ai cattolici sull'orientamento da assumere nell'imminenza del voto. Com'è giusto, non viene data alcuna indicazione quanto ai partiti da votare, ma mi sembra che il linguaggio, scrupolosamente pesato col bilancino del "politicamente corretto", contenga a dir poco delle pesanti ambiguità e omissioni molto vistose. Finché ci si tiene sulle generali il discorso resta sempre corretto e pulito, inattaccabile in via di principio. Come non essere d'accordo, ad esempio, con affermazioni quali:

"Nessuno può rivendicare esclusivamente per sé l'autorità della Chiesa" (Gaudium et Spes, parr.75 e 43)

Molto ben detto, anche perché bisogna evitare il pericolo di una "religione civile" tanto esteriore quanto vuota e ultimamente oppressiva. E tuttavia, questo giusto principio di precauzione rischia di diventare, se abusato, un atteggiamento rinunciatario, un auto-imbavagliamento della Chiesa e dei cattolici di fronte a un mondo sempre più consapevolmente secolarizzato, quando i cattolici stessi cominciano a mettere tutte le opinioni indistintamente sullo stesso piano, anche quelle più contrarie non tanto alla Chiesa quanto all'uomo stesso.

E' proprio vero, ad esempio, che il cattolico "deve mettersi in atteggiamento di attento ascolto dell'altro senza la pretesa di possedere la verità in ordine alla soluzione dei problemi sociali"? Certo, la Chiesa non ha tra i suoi compiti la soluzione dei problemi umani, ma questo non significa che i cattolici debbano censurare il loro modo diverso di accogliere e di trattare l'umano che né il liberalismo né tantomeno il socialismo hanno conosciuto. Il cattolico deve ascoltare attentamente l'altro, ma non mi sembra che negli ultimi tempi gli altri abbiano ascoltato attentamente i cattolici, nemmeno quando erano in un milione al Family Day! E' davvero sullo stesso piano l'opinione di chi si fa avvocato dell'eutanasia, dell'aborto e della manipolazione genetica rispetto a quella di chi afferma che l'essere umano possiede diritti inalienabili dal concepimento fino alla morte naturale? Su quest'argomento, la Commissione tace in modo assoluto.

Mi ha poi lasciato esterrefatto il tono reticente e ambiguo di questa frase:

… anche i valori cosiddetti 'non negoziabili' vanno incarnati e mediati – secondo coscienza – nel temporale hic et nunc, utilizzando le modalità e gli strumenti previsti allo scopo dall'ordinamento democratico e pluralista.

Non so dove la Commissione abbia visto torme di inferociti sanfedisti avventarsi con manganelli e asce contro le sedi del partito radicale o di quello socialista (mentre è avvenuto il contrario coi banchetti del Movimento per la Vita), ma quel che dà veramente a pensare è il tono quasi infastidito quando si toccano i "cosiddetti (!) valori non negoziabili" (fossi stato in voi, cari amici della Commissione, quelle virgolette non le avrei usate). Perché mai "cosiddetti"? Chiamarli così è stato forse uno sghiribizzo del Papa? Che significa poi che tali valori vanno "mediati"? Storicamente, temo che la parola "mediazione" sia costata all'Italia il divorzio e l'aborto, leggi firmate fa cattolici fin troppo inclini a "mediare". E poi, "secondo coscienza". Ma la coscienza soggettiva è un assoluto? Per i protestanti, forse, ma per il cattolico la Chiesa è precisamente il luogo dove la coscienza si forma, e viene messa in guardia da un soggettivismo che può diventare presunzione e arbitrio. Questo lo abbiamo visto nell'atteggiamento supponente di tanti cattolici "adulti" (qui invece le virgolette ci stanno proprio bene!).

Eppure è proprio nei sopra citati documenti conciliari che si sarebbe potuto trovare un inquadramento molto più preciso della questione. Il citato paragrafo 43, ad esempio, mette impietosamente a nudo il nocciolo della questione:

La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo.

Queste parole non vanno lette in senso solo etico, ma molto più a fondo in senso ontologico. La dissociazione tra la fede e la vita diventerebbe particolarmente grave in politica, se i cattolici, in nome di una democrazia senza valori e ridotta a puro gioco formale, acconsentissero a votare norme eticamente inaccettabili. Se è vero, com'è vero, che la costituzione è la casa di tutti, come mai molti cattolici non hanno trovato niente da dire quando è stato messo sotto attacco l'articolo 29 a colpi di PACS e DICO? Non vi siete accorti allora quanto si cercasse di scardinare la costituzione? Vi preoccupate tanto della laicità delle istituzioni ma a quanto pare non ve ne importa nulla del laicismo al quale si è tentato di piegarle!

Lo stesso paragrafo 75 della Gaudium et Spes non è affatto così neutro, dal punto di vista etico, come appare dalla citazione che ne è stata fatta. Contiene anzi un'affermazione capitale sul principio di sussidiarietà:

Si guardino i governanti dall'ostacolare i gruppi familiari, sociali o culturali, i corpi o istituti intermedi, né li privino delle loro legittime ed efficaci attività, che al contrario devono volentieri e ordinatamente favorire.

Quanto ai cittadini, individualmente o in gruppo, evitino di attribuire un potere eccessivo all'autorità pubblica, né chiedano inopportunamente ad essa troppi servizi e troppi vantaggi, col rischio di diminuire così la responsabilità delle persone, delle famiglie e dei gruppi sociali.

Ognuno può vedere quanto il Governo Prodi e la sinistra abbiano favorito questo principio… ma anche di questo nel documento della Commissione non c'è traccia. L'idea complessiva che emerge dalla lettura è quella di una grande piattezza, di una notte dove tutti i gatti sono bigi.

Vediamo ora il secondo documento, sempre della stessa commissione (ma stavolta citata pudicamente con le minuscole, meno male). Anche qui le inesattezze non mancano, e qualcuna di loro è addirittura sbalorditiva.

Le elezioni politiche e amministrative di aprile u.s. hanno innovato profondamente il panorama politico: il cd. 'bipolarismo ingessato', che ha dominato la scena negli ultimi 14 anni, si è frantumato e dalle sue ceneri sono nate due formazioni partitiche (PD e PDL) a chiara 'vocazione maggioritaria'; i partiti di estrema destra, la sinistra arcobaleno e il partito socialista non sono riusciti a far eleggere propri esponenti al Parlamento; la Lega Nord e l'Italia dei Valori hanno aumentato la rispettiva base elettorale; l'U.D.C., alleandosi con la Rosa Bianca, ha dato vita ad una formazione di centro fortemente identitaria ed è riuscita a far eleggere al Parlamento propri candidati.

Sarebbe un'analisi abbastanza corretta se non sorvolasse con disinvoltura sul fatto che l'UDC è sì riuscita a far eleggere propri rappresentanti, ma soltanto in Sicilia. L'ambizione – o la velleità – di Casini di fare da "ago della bilancia" è completamente naufragata, così come è naufragata l'iniziativa fin troppo ambiziosa di Ferrara di una lista monotematica. Certo, il richiamo al "voto utile" avrà avuto la sua importanza, ma secondo me l'errore di fondo sia del centro cattolico che di Ferrara è aver voluto fare campagna sui temi etici (Ferrara in maggior misura, comunque) completamente a prescindere dal Pdl, che pure da sempre ha compreso – e più di una volta difeso – questi valori. Una miopia grave ma comprensibile: l'ideologismo fin qui dominante ha sistematicamente negato qualsiasi dignità morale e intellettuale a chi non si è mai riconosciuto nella sinistra. Un "razzismo etico" che ha finito per ignorare ciecamente il paese reale. A suo rischio e pericolo, come l'esito delle urne ha confermato.

Ma più ancora che la defaillance del centro, queste elezioni hanno portato un risultato di portata storica ben maggiore: la parabola del comunismo in Italia si è conclusa. Si può dire che queste elezioni chiudono il ciclo iniziato con il 18 aprile 1948, quando alla sinistra sfuggì il potere che sembrava a portata di mano. Stavolta però, se posso azzardare una simile previsione, non si tratta di un semplice risultato elettorale ma anche di un cambiamento culturale: gli italiani hanno detto risolutamente NO alle derive etiche propugnate dal centrosinistra, alla liberalizzazione delle droghe, alla distruzione della famiglia, a una fiscalità invadente e oppressiva, alla stagnazione economica, a uno statalismo tanto autoreferenziale quanto onnivoro. E soprattutto hanno detto BASTA alla rappresentazione falsa e ideologica che la sinistra ha fatto del Paese, quasi ne fosse l'unica interprete autorizzata. Forse sarà veramente possibile, da ora in poi, ragionare sul nostro passato – e sul nostro futuro – con categorie diverse da quelle ormai stantie del marxismo o del post-marxismo.

Quanto al voto cattolico, il documento della Commissione si limita a constatare che "i cattolici hanno votato partiti diversi; il pluralismo politico dei cattolici è un dato ormai acquisito". Vero, ma non dice quanto e come si è spostato il voto cattolico, rispetto alle elezioni precedenti. Siamo proprio sicuri che le prese di posizione contro il Magistero di "cattolici adulti" del calibro di Prodi e della Bindi non abbiano avuto alcun effetto? Siamo proprio sicuri che molti elettori cattolici non si siano accorti dell'irrilevanza, della degnazione e a volte dell'aperta ostilità con cui sono stati trattati i "teodem" nel Partito Democratico? Altro che "convivenza plurale", come sostiene Padre Sorge! E a prezzo di quali acrobazie di coscienza quei signori si saranno mantenuti attaccati alle poltrone?

Al contrario, è stato nel Pdl che i cattolici hanno potuto esprimere la loro cultura più liberamente e da molto più tempo, pur se certamente non manca un agguerrito "laicismo di destra" che in futuro probabilmente si farà sentire (Fini e Prestigiacomo in primo luogo). Questo conferma, tra parentesi, l'intuizione del Magistero che i cattolici non possono delegare a nessun partito la rappresentanza degli interessi loro propri, ma devono avere il coraggio di essere protagonisti e soprattutto testimoni, non esitare a portare in politica il loro specifico senza gettarselo dietro le spalle in nome di una male intesa "laicità".

In nessun modo la facoltà dei politici cattolici di svolgere il mandato ricevuto equivale a una cambiale in bianco sugli orientamenti etici. In nessun modo, per i cattolici, le realtà terrene sono "autonome" al punto da costringerli al silenzio o peggio ancora alla connivenza quando s'indirizzano contro l'uomo. La "richiamata, declamata e proclamata" autonomia dei politici cattolici non può in nessun modo prescindere da quel che si dichiara nello stesso paragrafo 16 della Gaudium et Spes citato
da Padre Sorge (ma chissà perché queste altre parole non si è sentito in dovere di citarle…):

L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato… Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo verità numerosi problemi morali, che sorgono tanto nella vita privata quanto in quella sociale. Quanto più, dunque, prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità.

Si noti che il Concilio non ha paura di parlare di verità e di norme oggettive, l'esatto contrario del relativismo che certi uomini di chiesa cercano oggi di spacciare per "dialogo"! E' vero che la Gaudium et Spes aggiunge:

Tuttavia succede non di rado che la coscienza sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo essa perda la sua dignità.

Ma ogni possibile equivoco è immediatamente dissipato da quel che viene dopo:

… ciò non si può dire quando l'uomo poco si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all'abitudine del peccato.

Ancora una volta il Concilio non ha paura di pronunciare la parola proibita: verità. Non si potrebbe immaginare un ritratto più calzante dei giorni nostri, quando le coscienze sono così addormentate (anche perché poco richiamate) da aver fatto l'abitudine al peccato, e sono diventate realmente indifferenti alla verità e al bene. Né aiuta a risvegliarle un ossequio alla "laicità delle istituzioni" che si rifiutasse di mettere in discussione degli orientamenti apertamente laicisti e anticristiani. Anche quando Padre Sorge cita l'autonomia delle realtà terrene, quasi bastassero a se stesse, e si appoggia al paragrafo 36 della Gaudium et Spes, chissà perché "dimentica" l'ammonimento che quello stesso paragrafo contiene:

Se invece con l'espressione « autonomia delle realtà temporali » si intende dire che le cose create non dipendono da Dio e che l'uomo può adoperarle senza riferirle al Creatore, allora a nessuno che creda in Dio sfugge quanto false siano tali opinioni.

Ma non è finita. E' stupefacente come Padre Sorge riesca a non citare le due potenti, lapidarie affermazioni che chiudono splendidamente il paragrafo 36 e valgono non solo per il credente, ma per l'uomo in quanto tale:

La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce. (…)Anzi, l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa.

Dobbiamo dire che era integralista anche il Concilio? O piuttosto che i documenti conciliari sono molto meno "relativisti" di quanto qualcuno vuole farli apparire?

Ci sarebbe ancora molto da discutere sulle ultime affermazioni di Padre Sorge (ad esempio, la famiglia è una risorsa per il paese, non una semplice destinataria di aiuti che lo stato dovrebbe erogare più o meno di malavoglia) ma penso che ormai il quadro sia sufficientemente chiaro. Una sola cosa vorrei raccomandare a certi cattolici: state attenti a non laicizzare la Chiesa e sacralizzare indebitamente quelle che sono solo istituzioni umane.

Giovanni Romano

venerdì 30 maggio 2008

Blair vuole dedicare la vita alla fede. Resta da sapere quale...

L'altro ieri la BBC ha pubblicato un articolo sulla svolta religiosa dell'ex premier britannico Tony Blair. La trovate qui, e la riporto nella mia traduzione:


 

L'ex primo ministro Tony Blair ha promesso di "trascorrere il resto della propria vita" nel tentativo di unire le religioni del mondo.

Ha dichiarato che la fede potrebbe essere "una forza civilizzatrice nella globalizzazione", utile a mettere insieme le persone per risolvere problemi quali la malaria e la povertà estrema. Mr Blair, che è ora un inviato di pace in Medio Oriente, ha dichiarato alla rivista TIME che la fede religiosa gli ha dato "forza" mentre era al potere. La sua intenzione è quella di varare una "fondazione per la fede" a New York entro venerdì 30.

Mr Blair, di recente convertito al cattolicesimo, ha dichiarato: "La fede è una parte del nostro futuro, ed essa, oltre ai valori di cui è portatrice, sono parte essenziale di quel che può far funzionare la globalizzazione".

"Una cosa fantastica"

La sua fondazione cercherà di mettere insieme le religioni per affrontare problemi globali quali l'ottavo Programma di Sviluppo per il Millennio delle Nazioni Unite, che spaziano dall'eliminazione della povertà estrema fino al raggiungimento della sostenibilità ambientale. Una delle sue priorità immediate sarà combattere la diffusione della malaria. Mr Blair ha dichiarato: "Se si riesce a mettere insieme al lavoro le chiese, le moschee e i fedeli di religione ebraica per fornire le reti fondamentali necessarie per eliminare la malaria, che cosa fantastica sarebbe!. Questo mostrerebbe la fede in azione, mostrerebbe l'importanza della cooperazione tra le fedi, e mostrerebbe quel che la fede può fare per il progresso". Ha aggiunto inoltre che sarebbe possibile "raggiungere una maggiore comprensione tra le diverse fedi religiose, così da poter elaborare piattaforme d'azione comuni per queste fedi e affrontare alcuni di maggiori problemi del mondo".

L'addetto stampa di Mr Blair Alasdair Campbell, quando gli sono state poste domande sulla fede del suo principale, rispose una volta con l'osservazione divenuta celebre che il governo "non menzionava Dio". Ma Mr Blair, che ora ha 55 anni, di recente si è pronunciato apertamente sulla questione molto più che durante i suoi 10 anni a Downing Street. Analizzando le decisioni da lui prese come primo ministro, ha detto a TIME: "Non si può avere una linea diretta con Dio e ottenere le risposte. La cosa peggiore in politica è quando si è talmente timorosi di perdere popolarità che non si è più disposti a fare quel che si pensa sia la cosa giusta. Quel che la fede può fare non è dire quel che è giusto, ma darti la forza per farlo".

Mr Blair non riceve compensi per il suo ruolo di inviato di pace in Medio Oriente per conto del "Quartetto" dell'ONU, degli Stati Uniti, dell'UE e della Russia, ma percepisce consulenze ben retribuite per la società assicuratrice Zurich e la banca d'affari JP Morgan, oltre alla somma stimata di 5 milioni di sterline per le sue memorie di Downing Street.


 

Stupisce la mancanza assoluta di coscienza e di riflessione in quel che Blair dice. Non un dubbio, non un rimorso, non un ripensamento per lo scempio bioetico morale di cui il suo governo, e lui in primo luogo, è stato ed è responsabile. Solo la marcia trionfale verso il "progresso", ispirata a un positivismo ossificato e ottuso, degno tutt'al più del Balletto Excelsior. E quest'uomo sarebbe un cattolico! Certi cattolici meglio perderli che trovarli…


 

Giovanni Romano


 

sabato 24 maggio 2008

Il paradiso di Zapatero (e l’inferno dei cattolici)


Dal sito Catholicnewsagency traduco una notizia che arriva dalla Spagna dell'ineffabile Zapatero. Per ora l'abbiamo scampata bella, in futuro non si sa, specialmente se l'UE darà una mano ai laicisti di casa nostra:


Un arcivescovo difende il diritto di praticare la fede in risposta ai "dieci comandamenti" del secolarismo


MADRID, 22 maggio 2008 ore 03,53 – L'arcivescovo emerito di Pamplona Fernando Sebastian difende il diritto dei cattolici a vivere senza restrizioni la propria fede in risposta alla pubblicazione dei "dieci comandamenti" del secolarismo da parte di un giornale schierato nell'area del partito socialista.

L'arcivescovo ha riassunto i "comandamenti" elencati dal quotidiano Publico e li ha definiti "una barriera per escludere i cristiani dalla società".

  1. Insegnerai con uguaglianza verso tutti. Si capisce che l'uguaglianza imposta dal secolarismo non fa alcun riferimento a Dio o a ogni altra religione, nemmeno alla trascendenza dell'essere umano.
  2. Non predicherai fuori dal pulpito. Questo significa che l'espressione religiosa può essere tollerata soltanto dentro le chiese. L'insegnamento della religione a scuola dev'essere eliminato.
  3. Non imporrai i tuoi simboli allo stato. Gli atti ufficiali devono essere rigorosamente secolari. I funerali di stato e persino i matrimoni cattolici della famiglia reale non saranno permessi.
  4. Non mischierai quello che appartiene alla terra con quello che appartiene al cielo. Niente inni, niente bandiere, niente funzionari pubblici alle cerimonie religiose, niente simboli religiosi negli affari ufficiali dello stato.
  5. Non monopolizzerai le vacanze.
    Cercheranno di eliminare le feste religiose e renderle commemorazioni civili.
  6. Non invaderai le pubbliche istituzioni. Con l'eccezione dei cappellani ospedalieri, dei cappellani militari e dell'esistenza dell'Ordinariato militare.
  7. Noi controlleremo il vostro patrimonio.
    La Chiesa dovrà riconoscere che le cattedrali, i musei e i monasteri sono proprietà pubblica.
  8. Noi faciliteremo l'apostasia. Qui non c'è bisogno di spiegazioni.
  9. Tu non apparirai nei media di stato. I programmi religiosi dovranno essere eliminati dai media statali.
  10. Nemmeno un centesimo alla Chiesa. No n sarà accettabile neanche destinare una porzione del proprio reddito alla Chiesa rispetto al proprio reddito.

L'Arcivescovo ha dichiarato che secondo questi comandamenti "La Chiesa. I cattolici, la religione cristiana non meritano la stessa considerazione e assistenza che viene data agli sport, ai film o ai concorsi di bellezza. L'unica cosa che gli resta è multarci per essere cattolici", ha aggiunto.

L'Arcivescovo ha anche difeso il diritto dei cittadini a esprimere pubblicamente [la loro fede], dicendo: "I cittadini hanno perfettamente diritto di vivere e agire in modo religioso in tutte le aree della vita personale, familiare e sociale, secondo la nostra coscienza e in accordo coi nostri desideri. Non c'è autorità umana che possa metterlo fuori legge".

L'Arcivescovo Sebastian ha avvertito che i secolaristi sono mossi da un concetto totalitario dello stato. Secondo questa mentalità, lo stato è una sorta di Essere Supremo che è al di sopra di noi e ci dice come vivere. Ma questa non è la realtà", ha detto. "E' lo stato che deve conformarsi alla società di cui è al servizio, non viceversa. L'essenza della democrazia è questa. L'opposto è dittatura e totalitarismo".

"Nel caso della religione, l'unica cosa che lo stato deve fare, e non è molto, è proteggere la libertà dei cittadini così che ognuno possa esercitare ed esprimere liberamente la propria religione, secondo la propria coscienza, senza molestare o attaccare i diritti legittimi di alcuno. Il giusto secolarismo, dunque, così come la lotta contro il settarismo, consiste nel fatto che lo stato protegge la libertà religiosa dei cittadini di praticare la religione in cui credono, senza immischiarsi nelle questioni religiose che sono oltre la sua competenza", ha aggiunto.

"Se noi cattolici spagnoli vogliamo rimanere liberi e responsabili, dovremo cominciare ad affrontare seriamente queste questioni. Non è materia solo per i vescovi, ma qualcosa che riguarda direttamente tutta la società e tutti i cittadini. Quello che è a rischio non sono i privilegi dei preti, ma la libertà dei cittadini spagnoli di vivere liberamente secondo la propria coscienza".

Tradotto da Giovanni Romano


Fonte:
Catholicnewsagency

domenica 11 maggio 2008

Maremma amara, suore dolciastre e bambini fritti



Dal sito Culturacattolica leggo una notizia che ormai non sconcerta più di tanto: il Corriere della Sera è partito lancia in resta a sostegno delle "famiglie arcobaleno" (che Rino Cammilleri con folgorante perspicacia ha definito "omocolore"). Le "famiglie" omosessuali, insomma, con particolare riferimento ai bambini che ci vivono. In accordo al più vieto politically correct, il Corrierone descrive la loro situazione in termini addirittura lirici:

Margherita Bottino, psicologa, e Daniela Danna sociologa, descrivono i figli degli omosessuali come bambini più tolleranti, meno conformi agli stereotipi di genere.

A parte il fatto che essere maschio o femmina è un dato biologico, non uno "stereotipo di genere", quel che fa impressione non è tanto questa mistificazione grossolana (e al Corriere si stanno ancora chiedendo come mai le vendite sono in calo...). No, quel che fa veramente paura sono il buonismo e la vigliaccheria di certo "mondo cattolico" di fronte a questa mentalità.

Il Corriere infatti nota con soddisfazione che

In Maremma una coppia manda il bimbo in un asilo di suore perché non c’è quello comunale: “Il piccolo è stato accolto così bene che le maestre per rispettarlo non hanno festeggiato la festa della mamma e del papà”.

Questa mi sembra la vera notizia orribile. Non solo le suore hanno peccato gravemente di rispetto umano, forse per paura di essere messe alla gogna mediatica (ma questo non le scusa. Avevano il dovere di dare testimonianza, costi quel che costi); si sono spinte addirittura fino al punto di cancellare la festa della famiglia naturale. Sembra di essere in pieno Brave New World: i bambini sono concepiti soltanto in provetta, la famiglia naturale non esiste più, anzi le parole più sconce sono diventate "padre" e "madre".

Che delle suore abbiano potuto fare questo, e che nessun Vescovo, per quanto io ne sappia, sia intervenuto con la massima energia per richiamarle, dà tutta la misura di come tanto "mondo cattolico" sia diventato del inconsistente e buonista fino all'idiozia. Ma queste brave suorine maremmane faranno bene a tenere presente l'ammonimento di Nostro Signore, che a quanto pare se ne infischiava altamente del politically correct:

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini (Mt 5,13)


Naturalmente, penso che le brave suorine di cui sopra da ora in poi si guarderanno bene dal parlare ai bambini di Dio Padre o di Maria Madre di Dio, per non offendere la suscett... pardon, la sensibilità delle famiglie omocolore.


Giovanni Romano

Immagino che dobbiamo anche ringraziarli...

Oggi quasi tutta la stampa prende atto con soddisfazione che il corteo anti-Israele di Torino "si è concluso pacificamente", e poco ci manca che si si profondano in lodi sperticate agli organizzatori e ai partecipanti.

Ma cosa c'è di speciale in tutto questo? Dimostrare pacificamente non era una loro gentile concessione. Era il loro preciso dovere di cittadini democratici in uno stato democratico che non si rassegna a diventare quel che Oriana Fallaci, con giustificato disprezzo, chiama "Eurabia". Se le leggi valgono per tutti, compresa quella di manifestare pacificamente, non vedo perché ne dovessero essere esentati, a qualsiasi titolo, i manifestanti di Torino. E quindi non vedo alcuna ragione per lodarli.


Giovanni Romano

Tre diavoli al colloquio di lavoro


Sul sito Insidecatholic ho trovato questa storiella molto divertente -e istruttiva- che riporto in traduzione:

"Un giorno Satana ebbe bisogno di un assistente. Pubblicò quindi un annuncio sulla "Gazzetta Infernale" e al colloquio di lavoro si presentarono tre candidati. A tutti e tre i diavoli Satana fece la stessa domanda: "Cosa faresti per portare all'inferno il maggior numero di gente?".

Il primo rispose: "Direi a tutti che Dio non esiste".

Il secondo rispose: "Direi a tutti che il diavolo non esiste".

Il terzo rispose: "Direi a tutti che per pentirsi c'è sempre tempo".

"Ok, sei assunto", disse Satana al terzo.


Giovanni Romano

mercoledì 30 aprile 2008

Berlusconi e la cambiale con gli italiani


Non sappiamo ancora cosa farà il nuovo esecutivo, al di là di tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Da parte mia, mi auguro un governo che abbia il coraggio di togliere molte norme (quelle introdotte a tradimento da Livia Turco in primo luogo, o quelle inutilmente vessatorie sugli assegni circolari) anziché aggiungere gride a gride.

Ma l'impegno più preciso che il governo ha preso con noi italiani, prima ancora che sulle tasse, è sulla sicurezza. Non so quali e quanti saranno i vincoli all'azione del nuovo governo, ma posso dire fin d'ora che almeno a parole si annuncia un esecutivo più duro, con meno remore rispetto al Berlusconi 2 per via dell'azzeramento di Casini. Ora però il governo deve dimostrare di mantenere le sue promesse, e tante, troppe leggi ne impacciano l'azione e vanificano il desiderio di giustizia dei cittadini.

Come fare a garantire una sicurezza reale senza essere velleitari o peggio ancora inutilmente forcaioli? Come fare a dar voce al vero senso di giustizia degli italiani senza cadere in cacce alle streghe? Come fare, d'altra parte, a impedire sentenze troppo "disinvolte" da parte di una magistratura tutta politicizzata contro il Pdl? Hic Rhodus, hic salta!

Caro Berlusconi, mi consenta: Lei ha detto di aver firmato un contratto con gli italiani. Ma forse, più che di un contratto, sarebbe giusto parlare di una cambiale, e non da poco. A Lei ora l'obbligo di onorarla, e a stretto giro di emissione.

Giovanni Romano

Trani brucia?


Questo rottame carbonizzato è ciò che resta di una delle due automobili bruciate ieri sera in una "tranquilla" via di un "tranquillo" quartiere residenziale di Trani. Da notare che il fatto è avvenuto in un'ora non particolarmente tarda: le 11 di sera.

Perché? Vandalismo? Intimidazione? Vendetta? E chi lo sa? Certo è che meno di due settimane fa un giovane con precedenti penali per droga è stato gambizzato nella ex zona 167. Certo è che proprio ieri sera, quasi in contemporanea con questo rogo, un ragazzino di 14 anni è stato accoltellato da un 19enne arrivato fresco fresco dalla Sicilia. Certo è che il suddetto galantuomo (il quale ha riservato un'accoglienza un po' vivace, diciamo così, agli agenti che lo hanno arrestato) stamattina era di nuovo a piede libero, mentre il 14enne ferito avrà la pena di una dozzina di giorni d'ospedale, e senza uscita anticipata.

Il commento lo rimando al post successivo.



Giovanni Romano

Livia Turco, il giorno dello sciacallo


Con un colpo a sorpresa, con la slealtà tipica dei laici DOC, la ministra Livia Turco ha promulgato le nuove linee guida sulla fecondazione artificiale, annullando completamente i risultati del referendum sulla legge 40. Bel rispetto della volontà popolare! E' dubbio se la ministra di un governo dimissionarivio avesse o meno la facoltà di emanare un decreto che probabilmente esorbita dai suoi poteri. In ogni caso, benvenuti al Supermarket dei Bambini Sani.

Giovanni Romano

domenica 20 aprile 2008

Casini l'asino di Buridano


Le elezioni appena trascorse non sono state avare di sorprese. Se la vittoria berlusconiana era tutto sommato prevedibile, molto meno lo era la scomparsa totale dell’estrema sinistra e dei Verdi, nonché (fortunatamente) la disfatta completa del laicismo becero, fazioso e ignorante di Boselli. Con una saggezza forse superiore a quella dei suoi governanti, il popolo italiano ha drasticamente semplificato il quadro politico. Come ha rilevato anche la stampa estera, per la prima volta da molti anni in Italia ci sono un vero governo e una vera opposizione.

Dallo tsunami si sono salvati in pochi. Il risultato più sorprendente, in fondo, è stato proprio quello dell’UDC. Dopo una campagna elettorale particolarmente rancorosa contro gli ex alleati, e altrettanto aspra, almeno a parole, contro la sinistra, ora il partito si trova in mezzo al guado, e non può illudersi in nessun modo di fare da “ago della bilancia”. L’errore di Casini è stato cercare di promuovere i “valori” cristiani ignorando completamente il Popolo della Libertà, che in questi valori bene o male si riconosce molto più della sinistra. Ora non può tornare indietro, perché la frattura con Berlusconi è stata troppo pesante, ma non può nemmeno sbilanciarsi più di tanto verso una sinistra in cui il laicismo, sia pure in versione più “morbida”, è tutt’altro che sopito. Certo che tra le ambiguità buoniste di Veltroni e l’indifferenza etica di Berlusconi e Fini c’è poco da scegliere…

Giovanni Romano

domenica 24 febbraio 2008

LA "RECONQUISTA" DI CUBA


Forse è un caso che il viaggio a Cuba del Card. Bertone si svolga in piena coincidenza con l'abbandono del potere da parte di Fidel Castro. A me sembra tuttavia che, quanto meno nei toni e nel rilievo quasi papale che ha assunto, la visita faccia parte di un piano consapevole di "reconquista cattolica" di Cuba.

Prima di tutto, il fatto stesso che il viaggio è stato possibile dimostra un netto cambiamento del clima nelle relazioni. Alla lunga freddezza seguita dopo la visita di Giovanni Paolo II, ora che il regime si sta indebolendo (nessuno può pensare seriamente che Raul Castro rappresenti una soluzione valida o di lunga durata), la Chiesa cerca di riguadagnare l'egemonia più importante, quella culturale.

In un certo senso, la strategia del Vaticano è quella di ricreare un bastione cattolico alle porte degli USA. E' un gioco terribilmente serio, perché gli Stati Uniti non hanno mai tollerato uno stato cattolico nella loro sfera d’influenza. Basti pensare a come sono nati gli stati sudamericani, o a come sono stati trattati i cattolici messicani, oppure al nervosismo statunitense di fronte alla prospettiva di un Québec indipendente, sia pure composto da cattolici ormai completamente "normalizzati" secondo il modello liberal. Basti pensare anche alla pesante penetrazione delle sette e delle denominazioni protestanti in Sudamerica, abbondantemente foraggiate dalle loro organizazioni nordamericane.

Per questo non stupisce che a Cuba il Card. Bertone non abbia parlato esplicitamente di libertà ma di famiglia e di vita, quasi a costruire in anticipo un bastione contro il secolarismo prossimo venturo. La libertà probabilmente arriverà comunque a Cuba, speriamo tra non molto. Quel che veramente interessa alla Chiesa in questo momento è l'uso responsabile di questa libertà. Nei discorsi di Bertone pro vita e pro famiglia, non c’è soltanto una polemica indiretta con gli USA, ma anche un attacco esplicito e diretto al regime cubano, che ha fatto per molto tempo dell’aborto libero uno dei suoi capisaldi.

La Chiesa ha intuito che la vera libertà di Cuba passa attraverso la ricostruzione di un tessuto umano che viene prima della politica. I discorsi del Cardinale Bertone, non che essere astratti, sono quanto di più concreto in questo momento si possa offrire ai cubani e alle loro speranze di libertà.

Giovanni Romano

sabato 26 gennaio 2008

Le mie scuse al Papa e alla Chiesa

Lo ammetto, mi sono sbagliato di grosso e di brutto. Avevo del tutto sottovalutato - proprio come i 67 sapientoni - cosa significa sfidare una forza spirituale come la Chiesa. Ho ragionato esattamente come i suoi nemici, misurando tutto in termini di successo, d'insuccesso e d'immagine. In questo modo ho peccato di disfattismo, anche se dovrò chiarire quel che intendo dire esattamente con questo termine.

Ma il Cardinale Ruini, con il suo appello semplice e diretto ai fedeli, ha fatto saltare in aria tutti gli schemi e tutti i calcoli. Ha mostrato che esiste un popolo cattolico che, per quanto piuttosto interte, confuso e addormentato da decenni di postconcilio, si sta finalmente svegliando alla consapevolezza di quello che sta avvenendo. Mi dispiace davvero di non averlo notato. Non ho avuto fede.

Questo non significa assolutamente che ai cattolici o ai cristiani sarà garantito il successo. Il disfattismo del cristiano non sta nell'aspettarsi la sconfitta. Sta nel disperare della verità, rinunciare a battersi per essa, comunque vada a finire. Perché la difesa della verità, fosse fatta anche da dieci persone soltanto, non è mai uguale a zero, e a volte porta a risultati insperati.

E da questo punto di vista ci sono due specie di disfattismo: il mio, che misura tutto sull'esito e subisce la soggezione intellettuale degli antireligiosi, e quello ancora più sottile di un Mons. Plotti, arcivescovo di Pisa, che rimprovera non i contestatori del Papa, ma chi lo difende, di alzare striscioni e "di non saper stare tra la gente come gli altri" (cioè grigi come gli altri, addormentati come gli altri, con la testa nella sabbia come gli altri). Insomma, tacere per non attirare rappresaglie. Un rivoltante appello all'anonimato e al conformismo, condito col solito appello ambiguo e melenso a "non alzare steccati", e tanto più grave perché viene da un vescovo di primo piano, che dovrebbe guidare i fedeli che gli sono affidati e non sviarli.

Giovanni Romano

mercoledì 16 gennaio 2008

La Débâcle della Chiesa


E' difficile giudicare la ritirata di Papa Benedetto XVI. Dico subito che non mi colloco tra coloro che lo hanno lodato, né tantomeno tra quelli che sostengono come la sua rinuncia sia stata una "vittoria" contro il fanatismo e l'intolleranza che gli hanno impedito di parlare. Le condanne -tutte tardive- non modificano di una linea il fatto crudo che in una università statale, quindi pagata anche coi soldi dei cattolici, i fanatici antireligiosi hanno riportato una vittoria completa. Non solo dal punto di vista dell'ordine pubblico bensì, molto più a fondo, anche da quello culturale e dell'immagine.

Ma la mia, lo ammetto, può essere un'accusa più che temeraria. Cercherò allora di spiegarmi il più a fondo e il più obiettivamente possibile.

Direi che la virulenza della contestazione di un gruppo anche numericamente insignificante ma molto agguerrito, sia di docenti che di studenti, ha spiazzato tutti. E soprattutto ha dimostrato quanto sia radicato e paralizzante il complesso d'inferiorità dei cattolici nei confronti della pseudo-cultura laicista.

Che gli anticristiani e gli atei abbiano cercato d'impedire al Papa di parlare non fa meraviglia. E' il loro sporco mestiere. Quello che fa meraviglia però è la passività assoluta, la mancanza totale di reazione tempestiva ed efficace da parte dei tanti gruppi cattolici pur presenti in Università.

E' vero però che, mentre gli autonomi, i collettivi, i disobbedienti e compagnia bella sono militarmente organizzati in proporzione inversa alla diffusione e alla popolarità delle loro idee, i cattolici, almeno sinora, si sono sempre sentiti maggioranza, e non hanno mai sentito il bisogno di darsi un'organizzazione quasi paramilitare. Per questo, anche la forza cattolica più attivamente presente in Università -Comunione e Liberazione- è stata probabilmente colta di sorpresa e non è riuscita a organizzare una contro-mobilitazione che però avrebbe portato certamente allo scontro fisico (cosa che il Papa avrà voluto evitare).

Questo però non toglie nulla alla gravità del sopruso che hanno subito tanto il Papa quanto tutti i cattolici. Al momento della sua elezione. Papa Benedetto XVI, con grande umiltà, aveva invitato i fedeli a pregare perché non si lasciasse prendere dalla paura e non fuggisse davanti ai lupi. Purtroppo è successo precisamente questo. Il pastore è fuggito.

Possiamo fargliene una colpa? No e si. No, perché Cristo stesso più di una volta fuggì di fronte ai suoi nemici, quando però non era ancora giunta la sua ora, e nessuno, credo, pretenderebbe da un vecchio ultraottantenne il coraggio spaccone da Braccio di Ferro. O di San Pietro, per restare in argomento.

Sì, invece, se si guardano le conseguenze più ampie del suo ritiro. A ragione o torto, il Papa ha dato l'idea non solo di essere fisicamente vulnerabile, ma soprattutto di non saper opporre la sua testimonianza e i suoi argomenti di fronte all'odio e all'intolleranza cieca. Di fatto, è come aver nuovamente accettato la separazione tra fede e ragione contro la quale il Papa si è tanto tenacemente battuto. E se qualcuno pensa che alla politica o ai media verrà un soprassalto di dignità e comprensione, si sbagliano di grosso. Al contrario: interpreteranno la rinuncia all'invito come un segno di debolezza non solo del Papa in quanto individuo, ma dello stesso pensiero cattolico, che corre a rinchiudersi in Piazza San Pietro e in sacrestia perché ha paura del confronto con il mondo esterno. Al mondo piace chi vince, purtroppo, anche se Cristo stesso non ebbe paura di fare la figura del perdente.

Ma quei quattro scalzacani che si gloriano di aver fermato il Papa si limiteranno forse a questo? No, gli attacchi alla Chiesa e al cristianesimo diventeranno sempre più pesanti, dato che la Chiesa manca del coraggio di reagire. Già in queste ore il Parlamento porta avanti caparbiamente l'ideologia del "gender". E se il Papa non ha il coraggio di sostenere pubblicamente la propria posizione, con quale autorità la Chiesa potrà dire no a questa manipolazione idologica, come pure ai matrimoni gay, all'eugenetica, all'aborto? E come potrà il Papa chiedere rinunce e sacrifici dai cristiani in un mondo tanto ostile, se lui per primo si è eclissato?

I commentatori dicano quello che vogliono e cerchino di girare la frittata quanto gli pare. All'Università di Roma ha vinto una cultura che ormai scopertamente vuole sbarazzarsi di Dio e di Cristo. Ha vinto la cultura dell'uomo autosufficiente, che esclude dal suo orizzonte Dio e chiunque fa riferimento a Dio. A questa cultura andava data una risposta fermissima e personale, una testimonianza pubblica che purtroppo non c'è stata. Ora i credenti si sentiranno più soli, anche moralmente più in balia del politicamente corretto e di un sentimento sempre più paralizzante d'inferiorità verso chi li sta relegando con disprezzo nelle sacrestie.

Giovanni Romano

martedì 15 gennaio 2008

Università l'Insipienza


Dopo la rinunzia del Papa, mi aspetto come prossima mossa il rogo dei libri di autori cattolici sulle scalinate dell'Università l'Insipienza.

Riporto integralmente, qui sotto, il comunicato stampa di Comunione e Liberazione, ma mi chiedo: nei giorni scorsi loro dov'erano? E' vero o no che hanno avuto la maggioranza nei consigli di facoltà? E allora perché non si sono fatti sentire? Perché non si sono fatti sentire le altre migliaia di docenti della Sapienza? O è stata l'informazione di regime ad aver dato spazio esclusivamente ai contestatori?

Comunque una cosa è certa: dalle ore 17 di oggi, in quanto cattolico, sono diventato ufficialmente un cittadino di serie B.
Giovanni Romano

Comunicato stampa

Comunione e Liberazione: Sapienza, un’altra vergogna per l’Italia


I Papi hanno potuto parlare ovunque nel mondo (Cuba, Nicaragua, Turchia, etc.). L’unico posto dove il Papa non può parlare è La Sapienza, un’università fondata, tra l’altro, proprio da un pontefice.

Questo mette in evidenza due fatti gravissimi:

1) l’incapacità del governo italiano a garantire la possibilità di espressione sul territorio italiano di un Capo di Stato estero, nonché Vescovo di Roma e guida spirituale di un miliardo di persone. Piccoli gruppi trovano, di fatto, protezioni anche autorevoli nell’impedire ciò che la stragrande maggioranza della gente attende e desidera;

2) la fatiscenza culturale dell’università italiana, per cui un ateneo come La Sapienza rischia di trasformarsi in una “discarica” ideologica.

Come cittadini e come cattolici siamo indignati per quanto avvenuto e siamo addolorati per Benedetto XVI, a cui ci sentiamo ancora più legati, riconoscendo in lui il difensore – in forza della sua fede – della ragione e della libertà.

Milano, 15 gennaio 2008.




Il "Pecora Day" dell'Università La Sapienza



Gli accademici, quanto più sono paludati, tanto più sembrano portati a comportamenti gregari, irriflessi e aberranti. E' il caso del famoso "manifesto dei 67" contro la visita del Papa all'Università "La Sapienza" (che dopo questa scomposta gazzarra rischia di essere ribattezzata "Università l'Insipienza"). E' il caso del manifesto firmato contro Magdi Allam qualche mese fa. Fu il caso dell'infame manifesto (una vera condanna a morte) firmato da oltre 800 intelletuali à la page, qualcuno lautamente stipendiato ancor oggi (vedi Eco e Moravia), contro il Commissario Calabresi.

In entrambe le eventualità, una parte almeno della nostra cultura accademica (non quella realmente di primo piano, per fortuna) ha dato la prova di un provincialismo, di una grettezza e di un dogmatismo penosi e sconcertanti. Quelli che si sono da sempre impancati a maestri di "tolleranza" si sono rivelati i più intolleranti, settari e ignoranti.

Vorrei
però sapere dove sono i cattolici in questo momento. I semplici cattolici dell'Università, intendo, non i loro rappresentanti ufficiali. Può darsi che la stampa e i media di regime li abbiano censurati, ma se così non fosse stanno dimostrando una passività, un'apatia e una remissività non meno grave del conformismo dei loro avversari. Non capiscono che se imbavagliano il Papa, più nessun cattolico potrà parlare? Il manifesto dei 67 è oggi l'equivalente morale del "Manifesto della Razza" del 1938. Stessa faziosità, stessa pseudo-cultura, stessa ignoranza paludata di paroloni. E soprattutto stesso razzismo intellettuale.

Qual è però il destino di tanti "manifesti"? Certamente fanno danno, e molto anche, ma nella storia ben pochi, o nessuno, ha lasciato un segno. Oltre ai manifesti citati sopra, ricordo il caso di un manifesto firmato da cento professori universitari di fisica tedeschi sotto Hitler, che denunciavano la teoria della relatività come "un'impostura ebraica" (!). La storia ha provveduto a consegnare quelle cento persone e le loro idee all'oblio e al disprezzo che meritavano.

Così auguriamo ai pecoroni firmatari di questo manifesto, e a chi li sostiene.

Giovanni Romano

lunedì 14 gennaio 2008

TG2: smancerie ai delfini, eutanasia ai bambini.


Da molti mesi, ormai, il TG2 delle 13 (non so quello della sera) dedica uno spazio fisso a storie di animali. Vanno forte le balene, gli orsi, i caprioli, i cani, i gatti e ovviamente i delfini. C’è un chiaro intento ideologico in tutta questa insistenza sulle storie di animali: “dimostrare” che sono uguali a noi, e che devono avere “diritti” uguali ai nostri.
Idea più che mai mistificatoria, in realtà. Da quello che ho visto in più di una occasione, direi che in troppi casi ”l’amore per gli animali” è un’ottima scusa per disprezzare gli esseri umani, o quanto meno per non prendersi cura di loro. Penso a quell’allevatore di gazze che le aveva così bene ammaestrate da aver divorziato dalla moglie e rotto coi figli. Penso a quel gorillino appena nato in Germania, ricoverato d’urgenza nel reparto terapia intensiva dei bambini, amorosamente coccolato e assistito con ogni cura, mentre il giornalista commentava tutto tronfio “sembra proprio un bambino”. Ma se per curare un animale i medici avessero tolto il posto-letto a un bambino che ne aveva bisogno, cosa sarebbe stato se non un OMICIDIO?
Infine l’ultimo caso, non ricordo nemmeno quando. In Olanda, un delfino ferito viene sollecitamente raccolto da alcuni volontari, trasportato “con un mezzo speciale” fino a un “apposito centro per la cura dei delfini feriti” (proprio così!) dove gli viene messa a disposizione “un’apposita casetta dentro una vasca tutta per lui”. Commovente davvero! Peccato che l’Olanda sia anche il primo paese al mondo ad avere autorizzato l’eutanasia sui bambini. Per i quali, presumibilmente, scarseggiano i volontari, i mezzi appositi e le casette fabbricate a bella posta.
“L’amore per gli animali” dà il grande vantaggio di scaricarsi la coscienza con il sentimentalismo. Ma “amarli” in quel modo finisce per togliere cure e rispetto all’uomo. Per questo trovo ambigue e tristi vicende come queste, e meritevoli non di lode, ma di biasimo e disprezzo.
Giovanni Romano