sabato 4 febbraio 2012

La donna che dormiva


Nel suo libro Le Quatre-Vingt Treize (Il Novantatré) Victor Hugo descrive una scena della Rivoluzione Francese che ho trovato particolarmente ripugnante. Durante il processo a Luigi XVI di fronte alla Convenzione, un deputato si era addormentato sul suo banco. Dovettero scuoterlo quando venne il suo turno di pronunciare la sentenza. Lui aprì a malapena gli occhi, bofonchiò “la morte” e si riaddormentò.

Che si potesse disporre con tanta leggerezza della vita di un essere umano ha ridimensionato di molto ai miei occhi il valore di qualsiasi rivoluzione che si pretenda migliore dell'epoca che l'ha preceduta. Qualcosa del genere è avvenuto in Inghilterra nelle scorse settimane a proposito di un dibattito molto infuocato sull'aborto, dove una deputata laburista alla Camera dei Comuni non ha fatto altro che dormire mentre in commissione si discuteva della vita di migliaia di innocenti. Traduco integralmente l'articolo deiDaily Mail da cui proviene la notizia. Ai lettori non sfuggirà il taglio decisamente pro-abortista nella parte in cui ci si allarma per la decurtazione dei “diritti” (!) delle donne. La mia ammirazione va invece a chi cerca di difendere il valore della vita umana in quello che oggi è lo stato più scristianizzato, cinico e disperato che esista al mondo.

Ma ancor più significativa è cieca la superficialità di chi, chiamato a responsabilità tanto gravi, dà talmente scontato l'omicidio legalizzato da permettersi di dormire mentre si sta decidendo sulla vita.

Diane Abbott “è caduta addormentata a Westminster
durante un dibattito cruciale sulle leggi sull'aborto”

di Simon Walters

La portavoce della sanità per il Partito Laburista, Diane Abbott, si è ritrovata al centro di una nuova aspra polemica la notte scorsa a causa delle proteste per essersi addormentata durante un dibattito sulle leggi in materia di aborto tenutosi a Westminster.

Le accuse sono venute alla luce dopo le improvvise dimissioni della Abbott da un comitato parlamentare istituito per discutere se alle donne dovesse essere offerto un servizio di consulenza indipendente quando decidono di terminare o meno una gravidanza.

La sua collega di commissione, la deputata conservatrice Nadine Dorries ha sostenuto che le dimissioni di Mrs. Abbott sono arrivate dopo che lei non aveva avuto virtualmente nessuna parte in nessuno dei tre incontri della commissione.

Mrs. Abbott ha vivacemente negato di essersi appisolata. Ma Mrs. Dorries, che ha condotto una campagna per la restrizione dei criteri abortivi, ha detto che lei “ha dormito” per tutta la durata della prima riunione, “non si è presentata” alla seconda ed è “arrivata in ritardo” per la terza.

Mrs. Dorries ha sostenuto che a un certo punto il presidente della commissione, il ministro della sanità Anne Milton, ha alzato la voce per cercare di svegliare la sonnecchiante Mrs. Abbott.

Il deputato per il collegio di Peterborough Steward Jackson ha confermato le dichiarazioni della Dorries dicendo: “Io sedevo praticamente di fronte a Diane Abbott durante una riunione, e lei stava certamente dormendo durante una parte dell'incontro”.

La Abbott e la Dorries si sono duramente scontrate nella trasmissione Newsnight sul secondo canale della BBC, durante la quale la presentatrice Kirsty Walk ha sfidato la Abbott a pronunciarsi sulle accuse di essersi addormentata.

La commissione è stata istituita l'anno scorso dopo che l'appello di Mrs. Dorries affinché alle donne fosse offerta una consulenza indipendente sull'aborto non era riuscito a ottenere l'appoggio dei membri del parlamento.

La Dorries sosteneva che organizzazioni come il British Pregnancy Advisory Service non possono garantire una consulenza imparziale perché ricevono fondi per eseguire aborti.

I critici affermano che la proposta di Mrs. Dorries potrebbe minacciare il diritto di una donna a terminare la propria gravidanza.

Quando il suo piano non è riuscito ad avere l'appoggio della Camera dei Comuni, il governo si è impegnato ad allestire una commissione per ascoltare l'opinione pubblica. Questa commissione è costituita da membri del parlamento che rappresentano le opposte posizioni.

La Dorries ha dichiarato: “La condotta di Diane durante le riunioni è stata sconcertante. Non ha contribuito quasi per nulla. Ha dormito durante la prima riunione, così tanto che quando il ministro si è rivolto a lei, ha dovuto alzare la voce perché a quanto pare Diana non l'aveva ascoltata perché si era appisolata”.

“Non si è presentata alla seconda riunione ed è arrivata in ritardo per la terza. Per quanto mi ricordi, il suo intervento più lungo in tutte e tre le riunioni è stato per spiegare come mai fosse in ritardo”.

Mrs. Abbott ha negato di “essersene andata sbattendo la porta” dalla commissione. Ha detto di essersi dimessa perché era convinta che la commissione fosse “un espediente” per favorire le opinioni della Dorries sull'aborto.

Mrs. Dorries ha dichiarato: “Io sospetto che la vera ragione per cui si è dimessa è perché se le si chiedesse quale sia stato il suo contributo, lei non sarebbe in grado di dirlo. Lei non è adatta a fungere da portavoce sulla salute per conto dell'opposizione”.

Ieri sera [27 gennaio 2012, N.d.T.] un portavoce di Mrs. Abbott ha dichiarato: “Diane è stata presente in due riunioni e sfortunatamente ha dovuto assentarsi in una occasione. Nadine è un po' stupida quando dice che Diane ha dormito durante una riunione. È un tentativo di deviare l'attenzione dai problemi reali”.

Agli inizi di [gennaio] Mrs. Abbott era stata oggetto di una bufera di critiche a proposito del suo commento sui “bianchi che dividono per comandare” dopo il processo agli assassini razzisti dell'adolescente nero Stephen Lawrence.

Il leader laburista Ed Milliband l'ha costretta a scusarsi.

Copyright (c) The Daily Mail, 2012
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Giovanni Romano

giovedì 2 febbraio 2012

David Attemborough: non si può escludere l'esistenza di Dio

 “CI  POTREBBE ESSERE UN DIO”, AMMETTE DAVID ATTEMBOROUGH: 

L'ANZIANO CONDUTTORE DICE CHE CREDERE NELL'EVOLUZIONE NON E' INCOMPATIBILE CON LA RELIIGIONE

Di Kerry Mcqueeney, Daily Mail 29 gennaio 2012

È famoso in tutto il mondo per le sue analisi sulla storia evolutiva del pianeta nei suoi sbalorditivi studi documentaristici del mondo naturale.

Tuttavia, in un'ammissione che fa a pugni con la posizione evoluzionista tenuta dai programmi naturalisti che presenta, Sir David Attenborough ha detto che l'esistenza di Dio potrebbe essere una possibilità.

L'ottantacinquenne presentatore ha rivelato stamattina [29 gennaio 2012, N.d.T.] che, pur essendo agnostico, non ha escluso l'esistenza di un essere supremo.

Sir David ha fatto questi commenti mentre veniva intervistato nel programma Desert Island Discs, trasmesso da Radio 4 stamattina.

Ha detto agli ascoltatori di non credere che la comprensione dell'evoluzione sia incompatibile con la fede religiosa.

Il veterano documentarista, ospite in occasione del settantesimo anniversario della trasmissione, ha ammesso che pur essendo ancora agnostico non poteva escludere la possibilità di un potere superiore.

Ha detto alla presentatrice di Desert Island Disc Kirsty Young: “Non penso che uno studio e un'accettazione della storia della vita, lunga 4 miliardi di anni, sia in alcun modo contraddittoria con la fede in un essere supremo. E non mi spingo fino ad affermare di essere ateo”.

Se le sue ultime affermazioni sono tutte da seguire, sembrerebbe che le opinioni di Sir David sulla religione si stiano gradualmente ammorbidendo man mano che diventa più vecchio.

Tre anni fa, in un'intervista al Daily Mail, sembrava meno convinto dell'esistenza di Dio.

Descrivendosi come agnostico piuttosto che ateo, disse di essere “un po' infastidito” per non poter pronunciarsi più decisamente a favore di un'opinione piuttosto che dell'altra.

Ha detto di non avere alcun retroterra religioso nella sua vita, aggiungendo: “Vorrei quasi averlo avuto, così potrei dire di aver rifiutato la fede dei miei genitori ma, per quanto io ne sappia, loro non avevano alcuna fede religiosa”.

Suo fratello, il celebre attore e regista Sir Richard Attenborough, condivide le sue opinioni agnostiche.

Tuttavia nel 2008 sir Richard disse che quasi desiderava di credere davvero in Dio, perché questo gli avrebbe dato conforto – o almeno qualcuno da incolpare – dopo aver perso una figlia e una nipote nello tsunami asiatico.

Sir David, che ha anch'egli dovuto sopportare una perdita quando sua moglie Jane morì di emorragia cerebrale nel 1997, ha pure lui ammesso che la fede in Dio potrebbe rendere più facile elaborare il lutto.

Ha aggiunto: “Oh sì, posso capire che se voi credete rivedrete la persone dopo la morte, le persone che avete amato, sarebbe una grande consolazione. Ma tuttavia non riesco a vedere alcuna prova di questo”.

Ha detto che man mano le persone invecchiano, il loro itinerario umano si fa meno complesso, aggiungendo: “Quando avete venti o trent'anni la vita si prende come una spacconata. Tutto si riduce a dire: “Come ci arrivo ci arrivo, posso remare, e quando ci sarò arrivato saprò come affrontarlo”.

“Ma vi dico che quando si arriva a 82 anni, le vostre opinioni sono molto differenti. Si è molto meno sicuri di tutto”.

Nell'intervista odierna a Radio 4, Sir David ha parlato anche della controversia che si è sollevata sull'uso delle riprese di orsi polari in uno zoo nella recente serie della BBC Frozen Planet.

Ha sostenuto che gli autori del documentario avevano la necessità di presentare un quadro completo del ciclo di vita di quegli animali.

(c) Daily Mail, 2012
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Giovanni Romano

venerdì 27 gennaio 2012

Contro l'Ungheria menzogne a sangue freddo - E l'Italia sta anche peggio

Stamane, in una trasmissione su Radio1 RAI, una giornalista ungherese denunciava la "censura sulla stampa" che sarebbe stata istituita nel proprio paese. Comprendo tanta indignazione. Ai suoi occhi, come a quelli dell'eurocrazia al potere, il governo Orban ha tre gravissime colpe:

  1. Ha fatto esplicito riferimento alle radici cristiane del paese nella sua Costituzione;
  2. Sempre nella sua Costituzione, ha solennemente proclamato il diritto alla vita del concepito;
  3. Ha un governo democraticamente eletto.
 Ma quella giornalista mentiva sapendo di mentire. Proprio oggi Reporters Sans Frontières ha pubblicato la mappa della libertà di stampa nel mondo, ripresa anche dal Daily Mail, che ha segnalato con preoccupazione una diminuzione della libertà di stampa negli USA e in Gran Bretagna.

Quello che c'interessa qui è però  la tabella allegata alla mappa con la graduatoria mondiale di tutti i paesi. E si fanno scoperte sconcertanti, non certo lusinghiere per l'Italia che si piazza al 61° posto, addirittura dopo la Bosnia-Erzegovina, e ben al di sotto dell'Ungheria (40° posto).


Cliccando per ingrandire l'immagine, si nota a colpo d'occhio che l'Ungheria è colorata di giallo (situazione "soddisfacente" anche se non proprio ottimale) mentre l'Italia scivola verso l'arancione ("Notevoli problemi"). Da notare che Reporters Sans Frontières non ha mai fatto sconti a nessuno. E nonostante questo la nostra stampa ha il coraggio di criticare il governo Orban!

Fino a che punto di mistificazione siamo arrivati! Basterebbe questo solo esempio a far capire quanto la nostra stampa, e in particolare quella di sinistra, è asservita ai veri poteri forti, e quale brutale schiacciamento di un paese libero si sta organizzando in queste ore da parte della cricca laicista di Bruxelles.

Giovanni Romano

Sessantamila persone, Dio mio, sessantamila!

Cinque anni fa, nell'ormai defunta (e rimpianta) libreria Anima Mundi qui a Corato, assistetti alla presentazione del libro della Dott.ssa Anna Zeligowsky, una farmacista ebrea i cui genitori, ebrei polacchi, furono gli unici superstiti delle rispettive famiglie durante la seconda guerra mondiale. Ciascuno dei due non sapeva nulla dell'altro. Ciascuno dei due riuscì a scampare per conto proprio allo sterminio. Si conobbero e si sposarono subito dopo la fine della guerra.
La madre e il padre lasciarono un diario della propria esperienza, e la figlia li ha uniti in modo tipograficamente molto originale: uno è capovolto rispetto all'altro, così che le narrazioni convergono anche materialmente verso il centro del libro.

Ma non fu questo che mi colpì, quella sera. Né furono le storie pur drammatiche dei suoi genitori, perché avevo ascoltato testimonianze anche più atroci. Fu un particolare apparentemente secondario, riportato quasi per inciso. Dal ghetto in cui viveva il padre della signora non si salvò quasi nessuno, furono uccise sessantamila persone.

Non so se riesco a descrivere l'effetto che mi fece quella frase. In quel momento mi si abbuiò la vista, vidi distintamente una folla che veniva verso di me e mi passava accanto senza fermarsi. Erano donne, uomini, bambini, vecchi. Nessuno parlava, nessuno correva. Tutti guardavano fisso davanti a sé, e dietro di loro c'era un'oscurità spaventosa, un buio assoluto. Sembravano emergere da quel buio per andare verso un altro buio ancora peggiore. Una folla di fantasmi condannati a morte.

Ecco, sessantamila persone è un numero che si può capire, che si può afferrare, che rende atrocemente visibile l'enormità del crimine commesso. Sessantamila persone è un paese dove ancora ci si conosce almeno di vista con tanti, un paese dove si parla col vicino, col vigile, si va a prendere il giornale dal giornalaio, si vede la madre di famiglia che batte i panni sul balcone, si guardano i bambini che tornano da scuola o il vecchio curvo con il bastone, è un paese dove si vede la gente nascere e morire e ciascuno ha un volto, fosse pure sepolto in un angolo della memoria. E tutto questo paese, tutte queste esistenze, assassinate in un colpo solo! Sessantamila persone!

Non sono mai riuscito né mai riuscirò a visualizzare sei milioni di persone. Sono una cifra troppo grande, che dà ragione al ributtante cinismo di Stalin: "La morte di un solo uomo è una tragedia. La morte di centomila persone è una statistica". Ma sessantamila è una ferita che mi brucia ancora adesso, non è possibile anestetizzarla in nessun modo. Sessantamila volti che non finiranno mai di interrogarmi.

Giovanni Romano

lunedì 16 gennaio 2012

Paranoia politicamente corretta

Ieri il Corriere della Sera riportava un'intervista alla titolare del Welfare, la signora Fornero. A parte le dichiarazioni alquanto scontate sul mercato del lavoro, sull'occupazione dei giovani, delle donne, dei cinquantenni e via dicendo, l'articolo si apriva mettendo in grande risalto una dichiarazione della ministra: "Non chiamatemi 'la' Fornero (...) Dite 'Fornero' e basta, così come dite 'Monti'". 

A me personalmente piacerebbe non nominare nessuno dei due, ma le parole della Fornero erano tutt'altro che un capriccio estemporaneo. Il Corriere commentava infatti con entusiasmo: "Non è una lezione di grammatica, ma un'esortazione anti maschilista quella del ministro del Lavoro Elsa Fornero, che ieri pomeriggio si è rivolta così a giornalisti e pubblico del Circolo dei lettori di Torino".

Ma da quando in qua menzionare uomo e donna è maschilista e offensivo? Dov'è finita la rivendicazione dell'identità femminile? L'essere umano con le sue specificità, la donna in particolare, è condannato a essere cancellato dietro la funzione che ricopre? E' un truismo notare che le parole della Fornero non fanno altro che subordinare la donna a modelli maschili e maschilisti. Sotto questo aspetto, il suo invito suona addirittura grottesco.

Dietro le parole della Fornero c'è un grigio conformismo politicamente corretto che sconfina quasi nella paranoia, come di chi si guarda nevroticamente dietro le spalle nel timore di essere colto in fallo. E questo timore appesantisce costantemente ogni discorso che diventa forzato e inquisitorio senza la scioltezza e la libertà che vengono dal vivere l'evidenza. E naturalmente è sottesa l'ideologia del gender dove l'uomo o la donna non esistono più, ma soltanto ruoli da ricoprire a piacimento da esseri asessuati o polisessuati.

Ma se censuriamo delle evidenze tanto elementari, cos'altro potrà salvarsi dal capriccio e dalla manipolazione, da discorsi falsi e falsificatori? Quanto a me non mi eserciterò a mentire a me stesso, e continuerò imperterrito a distinguere tra l'uomo e la donna. Con buona pace della signora Fornero e del signor Monti.

Giovanni Romano

domenica 15 gennaio 2012

500 visualizzazioni di troppo?

Chiedo un favore a chi visita il mio blog. Normalmente il numero di contatti quotidiani su questa pagina si aggira sugli 11-15, e 20 nei giorni di punta. Quando postai la traduzione dell'articolo su Rick Santorum (che infatti ora è il primo dei miei post più popolari) il numero dei contatti ebbe un'improvvisa, violenta impennata: oltre 500 in una sola volta. Ma non fu per l'argomento. Controllando la provenienza, mi accorsi che venivano quasi tutti da un sito russo di spamming e quasi certamente di hacking. 

Da quel momento, inoltre, per un paio di giorni mi è stato impossibile segnalare direttamente i miei posts su Facebook perché Blogger segnalava la presenza di un link a un sito sospetto di "sondaggi" online, che scoprii visualizzando il codice HTML della pagima. Oggi il problema sembra essere scomparso, ma "stranamente" sono scomparsi dal log anche quei 500 contatti anomali.

Si è trattato quasi certamente di un attacco informatico, non so se a me personalmente o a Blogger in generale. Vi chiedo di segnalarmi se visualizzando la mia pagina vi compaiono avvisi strani del tipo "Sei il milionesimo visitatore, hai vinto una BMW, clicca qui per ritirare il premio!"), finestre popup che rifutano di chiudersi oppure se il browser tenta di dirottarvi verso altri siti. Grazie per le segnalazioni.

Giovanni Romano

giovedì 12 gennaio 2012

Recensione - "Sposati e sii sottomessa" di Costanza Miriano

SPOSATI E SII SOTTOMESSA
Pratica estrema per donne senza paura

Che il libro di Costanza Miriano fosse controverso fin dal titolo me l'aspettavo, anche se il sottotitolo introduce già uno dei suoi principali leitmotive: una salutare, frizzante autoironia. Ma non mi aspettavo assolutamente il dibattito furioso, accanito, che si è scatenato su Facebook tra alcuni miei amici, tutti lettori di grande preparazione e di provata fede cattolica. Un dibattito combattuto a colpi di citazioni bibliche e magisteriali che è trasceso nel risentimento personale fino ad arrivare alle cancellazioni tra persone che si conoscevano e si stimavano da molto tempo.

Perché tanta asprezza? La querelle girava appunto intorno alla parola “sottomissione”, tra chi si ribellava all'idea che il libro reintroducesse il modello della famiglia patriarcale e del padre-padrone, e chi invece difendeva a spada tratta la famiglia “tradizionale” (in realtà, non c'è niente di “tradizionale” nella famiglia composta dall'uomo e dalla donna, ogni coppia ama per la prima volta, genera per la prima volta, sbaglia e si perdona per la prima volta).

In quel dibattito non ero intervenuto perché non avevo il libro, e anche per carenza di preparazione specifica sui documenti del Magistero. Ma ora che l'ho letto mi sento di esprimere un parere approfondito che quasi certamente scontenterà tutti, perché mi sembra che entrambe le parti, nel furore della polemica, abbiano perso di vista alcuni punti fondamentali.

Innanzitutto, chi si aspetta un arcigno trattato dottrinario, pesante, infarcito di citazioni libresche, resterà meritatamente deluso. Da molto tempo non mi capitava di leggere un libro fresco, brioso, pieno di spiritosa inventiva come questo. La Miriano, giornalista professionista, dimostra un notevolissimo talento nell'evocare a raffica un fuoco d'artificio di situazioni, di caratteri, di libri e di autori, accostando acrobaticamente i pannolini e San Girolamo, il biberon e Fred Buscaglione, il lavoro in TV e i compiti per casa dei bambini. In ogni frase si sente spumeggiare la vita. Osservo di passaggio che una simile capacità di guardarsi intorno e di notare tante cose è segno di una personalità molto libera e realizzata. La “sottomissione” di cui parla la Miriano non pare dunque avere effetti deleteri sulla creatività.

Ma con questo siamo ancora alla superficie. Dietro la felicità della scrittura e la brillantezza dello stile c'è un'ossatura estremamente robusta, delle convinzioni cattoliche molto profonde che costituiscono il vero pregio dell'opera. Più che sulla sottomissione, il libro ruota intorno a una constatazione molto semplice: l'uomo e la donna si realizzano nei rapporti, e possono realizzarsi pienamente solo in un rapporto definitivo di dono e di gratuità qual è il matrimonio. La prima parola non è infatti “Sottomettiti” ma “Spòsati”. Questo sembra essere sfuggito tanto a coloro che hanno criticato la Miriano quanto a quelli che hanno contrattaccato per difenderla forse con troppo zelo. Prima ancora che dosare i poteri e i doveri col bilancino, il matrimonio è anzitutto condivisione e accoglienza dell'altro così com'è, un cammino dove niente può essere dato per scontato ma che fa crescere man mano che si procede e si ha il coraggio della fedeltà. E la diversità dei sessi conduce alla diversità dei ruoli prima ancora che alla rivendicazione dei poteri.

Per questo ogni capitolo è introdotto da una lettera a un soggetto ben determinato e tratta un argomento ben determinato. Così, scherzosa nella forma ma ferma nella sostanza, la Miriano accompagna, suggerisce, esorta i suoi destinatari a prendere posizione di fronte alla loro vita, e farlo attraverso la strada di un legame certo e irrevocabile. I suoi consigli non potrebbero andare più controcorrente rispetto alla nostra cultura del disimpegno e della provvisorietà. Basti leggere le lettere all'amico che convive e rifiuta di sposarsi, a un'amica che passa da un uomo all'altro, alla coppia troppo perfetta che bastava a se stessa e si scopre in crisi, a un collega che non si decide ad avere bambini. Tutti richiamati alla bellezza della vita attraverso un impegno senza sconti con la realtà, ma sorretto da una serena fiducia in Dio. Tutta roba molto, ma molto indigesta per il “politically correct”.

Last but not least, un altro dei motivi profondi del libro – purtroppo passato del tutto sotto silenzio nella summenzionata polemica – è la fecondità. I bambini compaiono dappertutto nel libro, dalla prima all'ultima pagina. Il donarsi all'altro non è fine a se stesso ma, anche nella fatica, è per una gioia più grande, la gioia di una vita che cresce, da tutelare e da accompagnare. Non per niente le ultime pagine, dedicate al destino dei figli, sono le uniche dove si avverte una certa trepidazione.

Se un uomo leggesse le pagine della Miriano illudendosi di vedersi riverito e adulato come un sultano, è meglio che se lo scordi. Questo libro non è solo per donne senza paura, è anche per uomini senza paura. Senza paura di amare le proprie spose e di esserne amati, senza paura dei propri limiti e di quelli dell'altra, senza paura di addentrarsi nel tempo che passa, e senza paura di rivolgersi a un Altro per chiedere la forza di affrontare il cammino più decisivo della propria esistenza. Citando Chesterton, la Miriano sostiene che l'avventura più eccitante della vita non è la trasgressione ma l'ortodossia. Il matrimonio è veramente una pratica estrema, perché nella sua essenza è un'avventura che come unico limite ha solo la morte. E l'Autrice riassume tutta la grandezza e la dignità dirompente di questa avventura in una osservazione folgorante: “Che vivi a fare se non costruisci qualche cosa che ti superi?”.

Giovanni Romano

mercoledì 11 gennaio 2012

Storica sentenza della Corte Suprema: le organizzazioni religiose non sono obbligate ad assumere chi è contrario alle loro convinzioni

di Adam Liptak

WASHINGTON – In una decisione di grande importanza sulla libertà religiosa, la Corte Suprema ha riconosciuto per la prima volta una “eccezione di ministero” alle leggi sulla non-discriminazione nel posto di lavoro, affermando che le chiese e gli altri gruppi religiosi devono essere liberi di scegliere i propri responsabili senza interferenze da parte del governo.

“L'interesse della società nell'implementazione delle leggi sulla non discriminazione nel posto di lavoro è indubbiamente importante”, ha scritto il presidente John G. Roberts Jr. a nome dell'opinione unanime di tutta la Corte. “Ma lo è anche l'interesse dei gruppi religiosi a scegliere chi predicherà le loro convinzioni, chi insegnerà la loro fede, chi porterà avanti la loro missione”.

La sentenza ha dato solo poche linee guida sul modo in cui le corti debbano decidere chi dev'essere considerato “ministro del culto”, dichiarando che la Corte è stata “riluttante ad adottare una formula rigida”. Due opinioni concorrenti hanno offerto proposte contrastanti.

Il caso, Hosanna-Tabor Church vs. Equal Employment Opportunity Commission, n.10-533, è stato portato all'attenzione della Corte da Cheryl Perich, ex insegnante in una scuola di Redford, nel Michigan, parte del Sinodo della Chiesa Luterana del Missouri, la seconda maggiore denominazione luterana negli Stati Uniti. La Perich ha dichiarato di essere stata licenziata per aver perseguito una rivendicazione di discriminazione sul lavoro a motivo di una disabilità, la narcolessia.

La Perich ha insegnato in gran parte materie secolari ma ha anche dato lezioni di religione e ha frequentato la cappella con la sua classe.

“E' vero che i suoi doveri religiosi prendevano solo 45 minuti di ciascuna sua giornata lavorativa”, ha scritto il presidente Roberts, “e che il resto del tempo era dedicato a insegnare materie secolari”.

“La questione di fronte a noi, tuttavia, non è una di quelle che si possono risolvere col cronometro”, ha scritto.

Invece, la Corte ha preso in considerazione parecchi fattori. La Perich era un'insegnante “vocazionale” che aveva completato il corso di studi religioso e che la scuola considerava un ministro del culto. È stata licenziata, ha dichiarato la scuola, per aver violato la dottrina religiosa scegliendo la strada del contenzioso giudiziario anziché cercare di risolvere la disputa all'interno della chiesa.

Il presidente Roberts ha dedicato parecchie pagine della sua opione alla storia della libertà religiosa in Inghilterra e negli Stati Uniti, concludendo che un principio animatore dietro le clausole sulla libertà religiosa del Primo Emendamento è stato di proibire al governo di interferire negli affare interni dei gruppi religiosi in generale e nella selezione dei loro responsabili in particolare.

“L'Establishment Clause impedisce al governo di nominare i ministri del culto”, ha scritto, “e la Free Exercise Clause gli impedisce di interferire con la libertà dei gruppi religiosi di sceglierseli”.

L'amministrazione Obama ha dichiarato ai giudici che avrebbero dovuto analizzare il caso della Perich essenzialmente con gli stessi criteri che se fosse stata impiegata da una chiesa, da un sindacato, da un club o da ogni altro gruppo dotato dei diritti di libera associazione a norma del Primo Emendamento. Questa posizione è stata accolta con sferzanti critiche quando il caso è stato discusso a ottobre, ed è stata sonoramente bocciata nella decisione di mercoledì.

“Una posizione del genere è difficile da mettere d'accordo con il testo dello stesso Primo Emendamento, che dedica un'attenzione tutta particolare ai diritti delle organizzazioni religiose”, ha scritto il presidente Roberts. “Non possiamo accettare la rimarchevole opinione che gli articoli di fede non abbiano nulla da dire sulla libertà di una organizzazione religiosa di scegliere i propri ministri”. [La sottolineatura è mia, N.d.T.].

Richiedere la riassunzione della Perich “avrebbe apertamente violato la libertà della chiesa”, ha scritto il presidente Roberts. E altrettanto sarebbe stato accordare a lei e ai suoi avvocati un risarcimento in denaro, ha continuato, dal momento che questo “avrebbe operato come una punizione contro la chiesa per aver terminato il suo rapporto con un ministro indesiderato”.

In un'opinione concorrente, il giudice Clarence Thomas ha scritto che le corti non dovrebbero occuparsi di decidere chi abbia titolo all'eccezione di ministero, lasciando la determinazione ai gruppi religiosi.

“La questione se un dipendente sia o meno un ministro del culto è essa stessa religiosa nella sua natura, e la risposta varierà di molto”, ha scritto. “I tentativi dei giudici di modellare una definizione giuridica di 'ministro del culto' attraverso una linea di demarcazione ben definita o attraverso un'analisi multifattoriale rischiano di mettere in posizione di svantaggio quei gruppi religiosi le cui convinzioni, pratiche e affiliazioni sono al di fuori del 'mainstream' oppure sgraditi a qualcuno”.

In una seconda opinione concorrente, il giudice Samuel A. Alito Jr., affiancato dalla collega Elena Kagan, ha scritto che sarebbe un errore focalizzarsi sui ministri del culto, un titolo che è usato in generale dalle denominazioni protestanti e “raramente, se non mai” dai cattolici, dagli ebrei, dai musulmani dagli indù o dai buddisti. Né il concetto di ordinazione dovrebbe essere al centro dell'analisi, ha aggiunto il giudice Alito.

Piuttosto, ha aggiunto, l'eccezione “dovrebbe applicarsi a ogni 'dipendente' che abbia la responsabilità di condurre un'organizzazione religiosa, guidi un servizio di preghiera o importanti cerimonie religiose nonché rituali, o funga da messaggero o maestro della fede di questa”.

Durante il dibattimento a Ottobre, alcuni giudici hanno espresso la preoccupazione che una decisione onnicomprensiva proteggerebbe i gruppi religiosi dalle cause intentate da dipendenti che dichiarassero di essere stati oggetto di ritorsioni, ad esempio, per aver denunciato abusi sessuali.

Il presidente Roberts ha scritto che la decisione di mercoledì ha lasciato in piedi la possibilità di condurre inchieste penali, nonché le altre garanzie.

“Ci sarà abbastanza tempo per occuparsi dell'applicabilità dell'eccezione ad altre circostanze”, ha scritto, “se e quando si presenteranno”.

Laurie Goodstein ha contribuito al servizio da New York.

Copyright (c) The New York Times, 2012
Unhautorized translation by Giovanni Romano

lunedì 9 gennaio 2012

Nello Rega, perseguitato nell'indifferenza

Riporto la notizia dal Televideo Rai di oggi, h. 15:15

Un ordigno artigianale è esploso davanti alla porta di casa del giornalista di Televideo Nello Rega. Lo scoppio ha provocato solo danni materiali. Nello Rega è stato più volte oggetto di minacce in seguito alla pubblicazione del suo libro "Diversi e divisi", sulla convivenza tra cristiani e islamici. Un anno fa, denunciò che qualcuno gli aveva sparato con una pistola, senza colpirlo, mentre era in auto vicino a Potenza. Indagato per simulazione, gli è stata tolta la scorta. "Sono rimasto solo. Sono deluso e abbandonato da uno Stato che dovrebbe proteggere i cittadini", ha dichiarato. 

 La notizia si commenta da sé. Pensare che invece in Egitto, in occasione del Natale, molti musulmani si sono recati alla Messa di mezzanotte per fare da scudi umani ai loro amici cristiani!

Giovanni Romano

Omaggio a un amico non credente e non "sobrio"

Tornato da un viaggio in Kenya, un mio caro amico dichiaratamente non credente, ma con un cuore grande così, mi ha portato questo regalo: un presepe dentro una zucca essiccata.

Sono rimasto veramente commosso dal suo pensiero, testimonianza di una amicizia schietta e rispettosa pur nella totale diversità delle idee, e desidero esprimergli pubblicamente la mia gratitudine. Non solo per la gentilezza, non solo per il regalo in sé, molto bello, ma anche per l'incomodo che si è preso portandosi appresso dal Kenya una zucca di dimensioni piuttosto generose. Probabilmente avrà preso le misure sulla mia...

Mio malgrado sono costretto a paragonare il suo bellissimo gesto di amicizia, di rispetto e di solidarietà generosa con la piccineria di cuore che quest'anno ha portato ad abolire il Presepe nella cattedrale di Rieti in nome della "sobrietà" (vedi qui l'articolo di Antonio Socci). Un gesto più conformista e meschino di così è difficile da immaginare. Per la sobrietà c'è la Quaresima, non il Natale. Per il credente, il Natale è la memoria di Dio che è stato talmente generoso da venire di persona tra gli uomini senza chieder loro preventivamente nessun certificato di irreprensibilità etica, nessuna precondizione, nessuna "sobrietà" micragnosa.

Ringrazio Dio di avere un amico non "sobrio" come lo vorrebbero tanti puritani stile Monti.

Giovanni Romano

sabato 7 gennaio 2012

La dignità di Santorum e la derisione del "politically correct"

SANTORUM DIFENDE IL LUTTO PER LA PERDITA
DEL SUO BAMBINO PREMATURO



Che un padre sia attaccato perché ha fatto il funerale del suo bambino nato prematuro è un segno grave dell'imbarbarimento in cui ci sta facendo cadere una mentalità di morte totalmente incapace di affrontare la realtà.

Washington, 7 gennaio 2012 / 07:51 am (CNA) – Il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali Rick Santorum ha detto che solo coloro che “non riconoscono la dignità di ogni vita umana” potrebbero pensare che lui sia un tipo “alquanto bizzarro” per come ha affrontato la perdita di suo figlio nel 1996.

Per coloro che pensano che un bambino sia soltanto “un grumo di tessuto che si dovrebbe scartare e buttare via”, il riconoscere l'umanità di un bambino morto è qualcosa “che dovrebbe essere messa in ridicolo”, ha dichiarato l'ex senatore della Pennsylvania durante un incontro elettorale nell'Iowa il 2 gennaio.

Santorum è stato criticato di recente dai commentatori politici per le sue azioni a seguito della morte del suo bambino prematuro Gabriel, morto solo due ore dopo la sua nascita.

In un'intervista alla Fox News, Santorum ha spiegato che lui e sua moglie, Karen, hanno deciso di portare a casa il proprio figlio, “fargli il funerale e poi dargli sepoltura quella sera stessa”.

Hanno anche mostrato il bambino ai suoi fratellini, così che potessero avere la possibilità di vedere il piccolo.

Santorum ha detto che è stata “una potente esperienza di guarigione per tutti noi” e che lo ha aiutato a “riconoscere la dignità” della vita di suo figlio e “ad affermare il suo ricordo” per tutta la sua famiglia.

In un servizio della Fox News del 2 gennaio, il commentatore politico Alan Colmes ha criticato Santorum per “alcune delle cose pazzesche che ha detto e fatto, come l'aver portato il suo bambino di due ore morto subito dopo la nascita e aver giocato con lui un paio d'ore, così che i suoi altri figli avrebbero saputo che il bambino era reale”.

In un'intervista del 5 gennaio con la giornalista Rachel Maddow della MSNBC, anche l'editorialista del Washington Post Eugene Robinson ha deriso Santorum e sua moglie per aver portato a casa il loro figlio “per far finta di dormire con lui, di presentarlo al resto della famiglia”.

“Lui non è un po' strano”, ha detto Robinson, “lui è tutto strano”.

Ma Robinson e Colmes parlavano “da un pozzo d'ignoranza apparentemente senza fondo”, secondo Peter Wehner, docente universitario presso l'Ethics and Public Policy Center.

In un articolo sulla rivista Commentary datato 5 gennaio, ha chiarito che gli esperti di salute mentale spesso consigliano di passare del tempo con un bambino nato e morto prematuramente come metodo per elaborare il lutto.

L'American Pregnancy Association consiglia i genitori dei bambini morti prematuramente che “possono trovare conforto nel guardare, nel toccare, nel parlare al vostro bambino” e che possono voler permettere ai loro altri figli di vedere anch'essi il bambino (1)

Fare il funerale del bambino può essere anch'essa una parte naturale nell'elaborazione del lutto, ha scritto l'associazione nel suo sito web, spiegando che questo si può fare facendo il bagno e vestendo il bambino, o anche leggendogli e cantandogli una ninna-nanna.

Wehner si è scagliato contro “la particolare gioia maligna” mediante la quale i commentatori politici hanno mostrato “una crudeltà immotivata” verso Santorum.

“Robinson non prova nessun disagio a mettere alla berlina un uomo e di sua moglie che hanno provato il peggiore degli incubi possibili per dei genitori, la morte del loro bambino”, ha detto.

Wehner ha dichiarato inoltre che quanto è accaduto ha mostrato come “l'ideologia e la partigianeria politica” possono “sfigurare” la mente e il cuore di certe persone, rendendole malvagie quando si arriva al disaccordo politico.

Santorum ha detto che Colmes lo ha poi chiamato per scusarsi. Colmes ha scritto su Twitter di aver parlato con Santorum e sua moglie e che loro avevano “accettato con magnanimità le mie scuse per un commento che li aveva feriti”.

Da parte sua, Robinson non si è scusato quando è stato interrogato sull'argomento da Joe Scarborough nella rubrica “Morning Joe” della MSNBC il 6 gennaio.

Sebbene avesse detto che “non avrei voluto dire quel che ho detto in quel modo”, Robinson ha anche ribadito la sua convinzione che le opinioni di Santorum sono “estremiste” e che come columnist sente un obbligo morale di esprimere le sue convinzioni.

(c) Catholic News Agency, 2012

Unhautorized translation by
Giovanni Romano
 
(1) Io stesso ho avuto una sorellina morta dopo un giorno solo di vita. I miei genitori me la mostrarono, anche se avevo un anno soltanto, e celebrarono il suo funerale in una piccola, straziante bara bianca.

domenica 1 gennaio 2012

Piuttosto che fare false promesse...

Da anni ormai si parla - invano - di eliminare il passaggio a livello di Via Trani e di sostituirlo con un sottopassaggio. Opera costosa, di alto impatto ambientale e di lenta realizzazione, che però indubbiamente sveltirebbe il traffico ed eliminerebbe i tempi morti dell'attesa. Tuttavia la realizzazione di quest'opera (come pure dell'ultimo tratto di doppio binario della Bari-Nord da Corato a Barletta) viene rimandata all'infinito in base al ritornello nevrotico: "Non ci sono soldi"

Ma i sottopassaggi sono l'unica soluzione? Certo sono indispensabili, ma presentano anch'essi dei difetti. Grosseto ha interamente abolito i passaggi a livello e li ha sostituiti con sottopassaggi. Va tutto benissimo... fino a quando non piove, perché con una forte pioggia si rischia l'inondazione e chi passa rischia di annegare, Ricordiamo il caso delle tre donne cinesi morte affogate a Prato.La città resta quindi praticamente tagliata in due.

Rimini invece ha preferito un criterio misto: sottopassaggi per la massima parte, ma anche qualche passaggio a livello, specialmente sulla linea secondaria per Ravenna dove il traffico ferroviario non è continuo come sulla Milano-Lecce. Il punto è che a Rimini i passaggi a livello vengono abbassati non più di tre minuti prima del passaggio del treno. La gente si ferma, nessun pedone si azzarda ad attraversare, il treno passa subito e le sbarre si alzano. Molto meno costoso che costruire un sottopassaggio.

E' un criterio, ovviamente, che va bene per le linee di non forte traffico, e a mio parere si può applicare anche sulla Corato-Barletta. Perché gli automobilisti devono aspettare a volte più di dieci minuti? E' anche l'eccessiva attesa che genera comportamenti imprudenti. Cosa costa di più, costruire un sottopassaggio o regolare i timers di abbassamento su un tempo più breve?

Giovanni Romano

N.B: Quello che ho scritto per il passaggio a livello di Corato vale anche per il passaggio a livello di Trani su Via Corato. Anche lì si parla di costruire un sottopassaggio, ancora più distruttivo per il verde e il tessuto urbano, piuttosto che abbreviare i tempi di abbassamento delle sbarre.

venerdì 30 dicembre 2011

Nigeria: legittima difesa, ma mai vendette!

Una violenta polemica in corso sul mio precedente articolo a proposito di Seattle e della Nigeria ha avuto almeno un merito: richiamare all'attenzione l'attacco a una scuola coranica nel sud della Nigeria (dove i cristiani sono la maggioranza, a differenza che al Nord) che ha lasciato almeno sei bambini feriti (vedi qui la notizia dalla ADNKRONOS). La strage è stata evitata per puro miracolo. L'attentato è chiaramente una ritorsione contro le stragi di cristiani avvenute alla vigilia di Natale nella parte centro-settentrionale del paese.

Non ritiro e non cambio nemmeno una virgola di ciò che ho scritto, ma effettivamente questa notizia andava segnalata e approfondita. Nei conflitti etnici e religiosi non sono mai gli aggressori che pagano, l'odio si sfoga sui bersagli più indifesi e a portata di mano. I cristiani in un contesto fortemente ostile -come anche i musulmani- di fronte ad aggressori decisi a ucciderli hanno il diritto e il dovere di difendersi anche a mano armata (specialmente in assenza di qualsiasi intervento da parte del governo centrale), ma se la legittima difesa è ammissibile, la vendetta non lo è in nessun caso. La legittima difesa colpisce e scoraggia l'aggressore, la vendetta giustifica nuove aggressioni e nuove stragi.

Giovanni Romano

P.S.: E' di questi minuti la notizia di un attentato a una moschea di Kano, nel nordest della Nigeria. Si parla di quattro morti. Un gesto folle che scatenerà nuove violenze.

Non è successo nei paesi della sha'ria. E' successo in Scozia

Il Daily Mail riporta questa notizia che se fosse vera sarebbe purtroppo tutt'altro che incredibile, anzi rischia di diventare sempre più normale in un paese come il Regno Unito dove la cristofobia è ormai di casa:

 
Un preside e sua moglie sono stati licenziati da un college il cui scopo dichiarato è quello di promuovere il multiculturalismo perché sono cristiani di razza bianca, secondo quando sostengono.

Il professor Malury Nye, 47 anni, dice di essere stato rimosso dall'Al-Maktoum College di Higher Education di Dundee, in Scozia, perché la sua razza e la sua religione sono state considerate dai suoi superiori come una minaccia ai loro fondamentali valori musulmani.

Ha detto che gli scopi dichiarati dal college – il perseguire valori multiculturali – erano un'impostura e che è stato rimosso così da poter essere sostituito da un musulmano.

Sua moglie Isabel Campbell-Nye, 42 anni, aggiunge di essere stata costretta ad abbandonare la sua posizione di direttrice del centro linguistico inglese perché attraeva troppi studenti che non erano né musulmani né arabi.

Il college indipendente, il cui finanziatore è lo sceicco Hamdan Bin Rashid Al-Maktoum, viceré del Dubai, si pubblicizza come un'istituzione votata alla ricerca “che promuove una maggiore comprensione delle diverse religioni e culture in un contesto multiculturale, a beneficio della comunità nel suo complesso”.

La coppia porterà il college davanti a un tribunale del lavoro con l'accusa di discriminazione razziale e religiosa nonché di licenziamento senza giusta causa.

La signora Campbell-Nye presenta anche l'accusa di discriminazione sessuale, a quanto pare perché è sposata con il professor Nye.

La coppia, originaria di Perth, è stata buttata fuori dal college nel giugno scorso e non le è stato permesso di ritornare da allora.

I due sostengono di non avere ricevuto alcuna spiegazione per la loro sospensione, e sono stati licenziati a novembre nonostante la totale mancanza di accuse a loro carico.

La coppia ha anche citato in giudizio il cancelliere del college, Lord Elder – un pari laburista e intimo amico dell'ex primo ministro Gordon Brown – per la sua gestione di quello che essi descrivono come “una farsa di procedimento disciplinare”.

Il professor Nye e sua moglie hanno cominciato a lavorare al college rispettivamente otto e quattro anni fa, decidendo di sposarsi al campus l'anno scorso.

Tuttavia, essi ritengono che i loro tentativi di indirizzare il college in senso più cosmopolita hanno destato le ire dei loro superiori. Il professor Nye ha detto che la sua sospensione è arrivata pochi giorni dopo aver cambiato il nome del college, che in precedenza era “Al-Maktoum Institute for Arabic and Islamic studies”.

La coppia sostene che Abubaker Abubaker, il direttore operativo, e Mirza al-Sayegh, presidente del consiglio di amministrazione e segretario privato dello sceicco, hanno deciso di buttarli fuori perché britannici, bianchi e cristiani.

Il professor Nye ha dichiarato al Telegraph: “Mi è chiaro che c'è una collusione tra questi due individui per fare in modo che io dovessi essere rimosso dalla mia posizione, dal momento che non sono un arabo né un musulmano e che la persona che ha il ruolo di preside debba essere araba e/o musulmana”.

“Avevo pensato che il multiculturalismo e il rispetto delle diversità culturali e religiose fossero i valori basilari del college. Tuttavia credo che un tale multiculturalismo inclusivo non vada più bene per il tipo particolare di visione multiculturale di certi managers e del presidente, ossia l'accettazione delle diverse culture, fintantoché la maggioranza degli studenti sono musulmani e/o arabi e il loro ethos è distintamente islamico. La mia faccia e la mia mancanza di fede islamica evidentemente non vanno più bene”.

Mrs Campbell-Nye dice che Mr Abubaker voleva anche la sua rimozione perché aveva attratto al suo corso d'inglese troppi studenti europei e asiatici, che non erano musulmani.

Ha detto: “Alcuni vengono da un retroterra arabo o musulmano. Tuttavia un numero significativo proviene da altre parti del mondo e da altre culture. Credo che Mr Abubaker si sentisse a disagio perché noi reclutavamo studenti da queste provenienze dal momento che non si adattavano alla sua particolare visione multiculturale della lingua inglese. Le uniche volte che Mr Abubaker m'incoraggiava ad accogliere studenti per il mio corso di lingue inglese erano quando si trattava di arabi o musulmani. Credo che la discriminazione di Mr Abubaker nei miei confronti perché non sono araba, non sono musulmana e sono anche una donna – e perché ho portato al college un buon numero di studenti non musulmani e non arabi al college – sia una ragione significativa per la mia sospensione”.

Nonostante una lista d'attesa per frequentare le sue lezioni di lingua inglese, il college ha chiuso il dipartimento il mese scorso, lasciando in esubero i suoi due tutors rimasti.

Il college, che opera come associazione benefica in partnership con l'Università di Aberdeen, pubblicizza nelle sue brochures che “il multiculturalismo è al centro della nostra mentalità e della nostra struttura. Il nostro ethos multiculturale è tradotto e messo in pratica visibilmente nelle nostre attività quotidiane. Il nostro staff e i nostri studenti provengono da diversi retroterra nazionali, culturali e religiosi, inclusi i musulmani e i non musulmani”, afferma.

Un portavoce del college ha dichiarato: “Possiamo confermare di aver ricevuto una citazione dal tribunale del lavoro e che un procedimento è stato intentato contro di noi a nome del professor Malory e di sua moglie, Isabel Campbell-Nye. Il college, un'istituzione benefica indipendente e senza scopo di lucro, colloca la diversità, il pluralismo religioso e il multiculturalismo fermamente alla base dei suoi programmi di educazione superiore – e delle sue attività quotidiane”, ha detto il portavoce.

“Il college Al-Maktoum difenderà vigorosamente la sua reputazione di centro di eccellenza nel settore dell'educazione superiore, e il buon nome che si è guadagnato negli anni scorsi qui a Dundee, a livello nazionale e a livello internazionale. Il professor Nye è stato licenziato dal suo posto di preside del college dopo un periodo di sospensione a stipendio pieno e un'inchiesta condotta dal cancelliere del college. Sono stati messi in atto provvedimenti per assicurare il funzionamento continuativo e senza problemi del college. Ci stiamo consultando coi nostri avvocati e, di conseguenza, non siamo in grado di commentare oltre sulla questione in questo momento”..

(c) Daily Mail
Unathorized  translation by
Giovanni Romano

Il bastone, la carota e la menzogna fiscale

Ieri sera mi è capitato di sentire per l'ennesima volta al TG la balla che ci viene propinata sulle tasse, una sorta di carota per farci dimenticare la brutalità del bastone fiscale adoperato dal comitato d'affari delle ban... pardon, Governo Monti.

La menzogna è questa: "Se-tutti-pagassimo-le-tasse-ognuno-pagherebbe-di-meno". Invece non è vero. Negli anni scorsi abbiamo sempre sentito ripetere il ritornello: "Boom delle entrate fiscali", "Entrate fiscali in aumento del ....%". Vi risulta che i tributi siano stati diminuiti di un solo centesimo? Lo stato moderno, per la sua stessa natura, è onnivoro, divoratore del risparmio privato, una macchina funzionale solo a se stessa. Più gli diamo, più vorrebbe.

Sia chiaro: con questo non intendo giustificare in nessun modo l'evasione fiscale, ma semplicemente ricordare che anche lo stato ha le sue responsabilità verso i cittadini che non sono semplicemente dei polli da spennare. Le tasse diminuirebbero davvero se anche lo stato facesse la sua parte nel tagliare le spese. Il punto è quali spese dovrebbero essere tagliate. I contributi allo spettacolo e all'editoria? Gli assegni di accompagnamento e le pensioni d'invalidità? Le indennità dei politici (argomento tanto sfruttato quanto ultimamente demagogico, negli USA la gente protesta giustamente contro le banche, non contro Capitol Hill)? Metteteci quello che volete, e per ognuna di queste voci sentirete levarsi alte grida di protesta.

Ma questo è il punto, ci piaccia o no. Lo stato deve ora operare delle scelte, non può permettersi di tassare illimitatamente i cittadini, pena l'aggravamento di una recessione che non sono stati i cittadini a causare.

Giovanni Romano

martedì 27 dicembre 2011

Da Seattle alla Nigeria, storie di ordinaria cristofobia


Due notizie apparentemente lontanissime tra loro, non solo in senso geografico. La cronaca locale del Seattle Times riporta un episodio significativo datato 24 dicembre: a Wenatchee, nello stato di Washington, un uomo che da cinque anni esponeva un presepe nel giardino di casa sua se l'è visto vandalizzare per tre notti di fila da giovinastri incappucciati. Nonostante avesse installato una webcam di sorveglianza dopo il primo attacco, il proprietario si è detto così sconfortato che dall'anno prossimo rinuncerà probabilmente a installare il presepe. È giusto dire che sul sito del quotidiano gli sono arrivati numerosi messaggi di solidarietà (vedi qui l'articolo).

La seconda notizia viene dalla Nigeria ed è tristemente di pubblico dominio: gli attentati simultanei alle chiese cattoliche (dico cattoliche, non genericamente “cristiane”) sempre durante la vigilia di Natale. È chiaro che non si possono paragonare le bravate teppistiche di Wenatchee con il terrorismo anticristiano della setta Boko Haram, ma vale la pena riflettere un attimo. Gli attacchi vandalici al presepe sono avvenuti in un ambiente a elevata secolarizzazione. Lo stato di Washington è uno dei più liberal degli USA, dove si parla seriamente di legalizzare la marijuana e le “nozze” gay, dove si festeggia molto Halloween ma il Natale dà fastidio, se ne parla quasi con imbarazzo. All'opposto, le stragi in Nigeria sono avvenute in un contesto di acceso fondamentalismo religioso, ed è purtroppo inutile che gli stessi esponenti della gerarchia cattolica cerchino di minimizzare gli scontri negando che si tratti di una guerra di religione. No, questa è veramente una guerra di religione, e le vittime sono state uccise in odium fidei. Gli esiti sono ovviamente diversi ma l'atmosfera di odio, di scherno e di avversione è la medesima. Continuare a mentire a se stessi è peggio ancora che ammettere la realtà, per quanto dura possa essere.

I cristiani non sono odiati perché si comportano male, come qualche vescovo s'illudeva di spiegare. Sono odiati semplicemente perché esistono. Un presepe, con la sua semplicità e la sua mitezza, è un muto rimprovero ai bulli e agli scioperati che non badano a nulla fuorché ai propri istinti. Per i fanatici islamici i cristiani sono un insopportabile segno di contraddizione con la loro libertà, la loro umanità, il loro rispetto per la donna, la loro curiosità verso il mondo e la capacità di cambiarlo. O col vandalismo o con le bombe, si vuole togliere di mezzo l'unica vera novità che il mondo abbia mai conosciuto.

Giovanni Romano

lunedì 26 dicembre 2011

Un racconto di Natale a scacchi...


Il libro completo degli scacchi di Chicco e Porreca è una vera miniera di informazioni, dalle regole elementari alle aperture, dal mediogioco al finale, per non parlare della vastissima sezione dedicata agli studi e ai problemi.

Proprio in questa sezione, a pagina 485, è contenuto uno spettacoloso problema, ma per spiegarlo devo riassumere il “Racconto di Natale” che lo accompagna:

“Era la notte di Natale del 189... e un uomo avvolto in un grande mantello nero passeggiava nervosamente su e giù nella sala del circolo scacchistico “Icse” in Valdizeta. Di tanto in tanto guardava dalla finestra, spalancata nonostante il vento gelido. A un tratto riconobbe Babbo Natale che passava e lo sfidò a una breve partita a scacchi, una semilampo con 15 minuti a testa. Babbo Natale accettò e la sua posta furono i regali che doveva consegnare ai bambini. Fu sorteggiato il colore e a Babbo Natale toccò il nero.

I due giocarono rapidamente fino a quando si arrivò alla seguente posizione:



A questo punto l'uomo dal mantello annunciò il matto in sette mosse, ma nel momento in cui posava l'ultimo pezzo lanciò un urlo terribile e scomparve in una grande fiammata, lasciando una gran puzza di zolfo. Era naturalmente il Diavolo, che aveva cercato di derubare Babbo Natale che tanto imprudentemente si era giocato i suoi doni".

Cos'era successo, e perché Satana non aveva potuto portare a termine il suo piano?

Lo saprete se riuscirete a risolvere questo problema. Ricordatevi, è matto in sette mosse! Di nuovo auguri di Buon Natale... e di buona soluzione!

Giovanni Romano

mercoledì 21 dicembre 2011

Buon Natale


Sono passati quasi due mesi dal mio ultimo post. Avrei avuto molto da scrivere ma ho avuto anche molto da fare, e poi non ho passato un periodo facile.

Non amo le mailing lists, e dopo alcuni episodi spiacevoli ho deciso di non intervenirci mai più, ma attraverso questo messaggio vorrei salutare innanzitutto gli amici di Samizdatonline e augurare loro Buon Natale e Felice Anno nuovo, ringraziandoli per gli sforzi, la passione e l'intelligenza con cui portano online la presenza di Cristo.

Estendo poi questi miei auguri a tutti i miei lettori del blog. Ho smesso da molto tempo di formulare buoni propositi per l'anno nuovo, ma forse sbaglio. Un buon proposito è sempre un invito a ripartire, a non dare la vita per scontata. Il buon proposito è questo: attraverso quello che ho scritto e che scriverò, spero di dare occasione di riflessione a chiunque mi legga. Spero che i miei lettori - e me per primo - sentano interrogati dalla realtà e portati a dare un giudizio meno banale su quello che accade.

BUON NATALE
E FELICE ANNO NUOVO

Giovanni Romano

sabato 15 ottobre 2011

Napolitano: e tre!

Fu proprio il rifuto del presidente Napolitano di firmare il decreto per salvare la vita a Eluana Englaro il motivo per cui m'iscrissi a Facebook nel gruppo "Napolitano NON è il mio presidente!". In seguito, il suo "favor mortis" si manifestò nuovamente nelle lodi sperticate al regista Mario Monicelli che si era suicidato. Ora arriva la grazia a un ex maestro che per la disperazione di vedersi abbandonato da tutti strangolò il figlio autistico (vedi).

E' vero che quest'ultimo caso è diverso dai primi due. Il maestro non ha mai rivendicato il suo gesto come un "diritto", e se non fosse stato lasciato colpevolmente solo probabilmente non l'avrebbe compiuto. Tuttavia è impossibile non pensare che con questa grazia Napolitano abbia voluto anche dare un segnale preciso a favore della soppressione di esseri umani, con una corerente linea politica. E per questo ribadisco che ora più che mai lui NON è il mio presidente. Vorrei che tanti altri cattolici si decidessero ad aprire gli occhi.

Giovanni Romano

Uno scrittore lamenta le critiche che le donne devono affrontare quando decidono di diventare suore

Madrid, Spagna, 10 ottobre 2011 / 06:10 – Lo scrittore spagnolo Jesus Garcia ha detto che sebbene le donne nella società moderna possono aspirare a qualunque tipo di carriera, essere una suora è considerato “tabù” persino in alcune famiglie cristiane.

“Non a una sola ragazza che dice di voler diventare suora viene detto: 'Che grande suora sarai, è una bellissima notizia, è questo il tuo futuro'”, ha detto Garcia.

Il suo recente libro, “Che cosa ci fa una ragazza come te in un posto come questo?” (Libro Libres) presenta una collezione di testimonianze individuali di donne che hanno scelto il convento anziché la carriera e il matrimonio.

In un'intervista del 6 ottobre scorso con Europa Press, Garcia ha detto che la decisione di essere una suora è accolta con ripulsa mentre altre donne “si prostituiscono moralmente” sul loro posto di lavoro” tra gli applausi di tutti”.

Garcia ha detto che la gente considera la decisione di diventare suora come una “contraddizione” da parte di una donna perché “si nega la possibilità di avere bambini, e questo per molti è incomprensibile”.

“La società è avanzata grandemente rispetto alle scelte che le donne possono compiere, rispetto alla loro indipendenza... eppure reagiamo con orrore quando le nostre figlie o le figlie dei nostri amici dicono di voler diventare suore”, ha detto Garcia.

Ha evidenziato che le donne che ha intervistato per il suo libro erano tutte “adulte che hanno fatto liberamente la loro scelta”.

“Non sono pazze o stupide. Qualcosa è successo. Provate a scoprirlo. Loro hanno la risposta”, ha detto.

Garcia ha detto che voleva scrivere il libro perché la vita religiosa femminile è qualcosa “di molto sconosciuto” all'interno della Chiesa a paragone di quella degli uomini, che hanno una maggiore visibilità.

“Una suora diviene una suora per amore, un amore immenso. Ciascuna è testimone di un immenso amore. Senza quell'amore, quello che fanno non ha senso”, ha osservato. “E' l'amore di Dio che vince su tutto, distrugge i loro piani per il futuro, avere una famiglia, una carriera, eppure le rende molto felici”.

Di fatto, “la loro straripante gioia e felicità” è quello che ha attirato maggiormente l'attenzione di Garcia.

“Per me, una suora autentica è la testimonianza che Dio esiste, perché senza l'esistenza di Dio tutto questo sarebbe incomprensibile”, ha detto. “Non potrebbero essere gioiose e sarebbero frustrate”.

Jesus Garcia ha già venduto 10.000 copie del suo libro, al quale dà il merito per la sua inclusione della storia di Suor Teresita – una suora spagnola che ha il record del maggior numero di anni passati nel chiostro.

Suor Teresita, del monastero della Buena Fuente a Sistal, ha incontrato Papa Benedetto XVI durante la sua visita in Spagna con Papa Benedetto XVI durante la sua visita in Spagna per la Giornata Mondiale della Gioventù e gli ha donato una copia del libro di Garcia. L'autore si è incontrato in seguito con lei per chiederle le sue impressioni sull'incontro e ringraziarla per aver donato il libro al Papa.

Ha detto che Suor Teresita si è scusata con lui perché prima dell'incontro con il pontefice era “molto nervosa” e ha pensato che Garcia l'avesse messa “in un brutto guaio”.

“Mi sono detta: Gesù perdonami perché sono arrabbiatissima con te a motivo del guaio in cui mi hai messa, ma ora sono molto felice, molto contenta, e questo è stato un grande dono per me”, gli ha detto la suora.

Poche settimane dopo, il 16 settembre, Suor Teresita ha compiuto 104 anni, e il personale della casa editrice è venuto a celebrare con lei. Secondo Garcia, lei ha detto che il suo incontro con il Papa è stato “un dono della Vergine Maria alla fine della sua vita”.

Garcia ha detto che l'esperienza gli ha insegnato che “persino a 104 anni, avendo visto tutto quel che c'è da vedere nella vita, si può ancora sognare e sognare in grande”.

Ha detto di aver incontrato suore nel convento che sono come chiunque altro e che hanno “le loro virtù e i loro difetti”.

In ultima analisi, c'è bisogno che il mondo sappia di queste donne, ha ricordato Garcia. Quello che fanno è qualcosa “di cui c'è un grande bisogno”, ha aggiunto, convinto che “il mondo è sostenuto dalle preghiere di queste suore nel chiostro”.

Garcia ha detto di non credere all'idea che ci sia una crisi di vocazioni, aggiungendo che piuttosto si deve fare attenzione non alla “quantità” delle vocazioni ma alla loro “qualità”.

Le suore oggi hanno una vita molto differente da quella che facevano in passato, ha spiegato.

“Il mondo di oggi non offre nulla a chi è suora”, ha detto. Ha notato che mentre ci sono “meno suore oggi che 30 anni fa, ci sono più novizie ora che in passato”.

Garcia ha proseguito dicendo che in questo senso la Giornata Mondiale della Gioventù è sempre stata propizia alle vocazioni perché la Chiesa ha “un tipo di visibilità che non ha in altri periodi dell'anno o nella storia”.

Ha detto che la più grande soddisfazione che ha ricevuto da questo libro è stata l'aiuto che sta dando ai genitori e alle famiglie delle suore che non hanno saputo capire perché le loro figlie sono entrate in convento nel fiore degli anni.

Attraverso queste interviste, ha detto, hanno scoperto che quel che è accaduto alle loro figlie “è stato vero e non un capriccio o il risultato di un lavaggio del cervello ma piuttosto un'esperienza di amore reale”.

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Giovanni Romano

venerdì 7 ottobre 2011

Barletta, un Sud che torna sempre indietro

Conosco abbastanza bene Barletta e ci sono stato molte volte. È una città dinamica, strozzata da un traffico caotico senza rimedio, disordinata ma pulsante di vita e di attività anche culturale. Di recente è stata promossa allo status di capoluogo assieme ad Andria e Trani (una provincia tricipite che in realtà non è mai riuscita a decollare), ma il crollo del laboratorio ha brutalmente rivelato una realtà da troppo tempo sottovalutata.

Fino a qualche anno fa, grossomodo fino agli inizi degli anni 2000, Barletta era una città industriale in piena espansione, con molte attività produttive tra cui spiccavano i calzaturifici e i mobilifici, che lavoravano in massima parte per l'esportazione. Molti di questi, a dire il vero, erano imprese improvvisate senza preparazione né vero e proprio spirito imprenditoriale, e specialmente dopo l'introduzione dell'Euro venne a mancare il cambio favorevole della moneta. Una spietata selezione “naturale” condusse a molte chiusure, le ditte più forti e meglio organizzate delocalizzarono in gran parte, e Barletta entrò in declino.

Questa tragedia colpisce tanto più amaramente perché ha rivelato che in questi anni si è tornati enormemente indietro. Dai capannoni agli scantinati. Dai calzaturifici ai tanto deprecati “mutandifici”. Dagli operai, per quanto pagati spesso in nero, al precariato più brutale, con salari degni del Terzo Mondo a danno soprattutto della manodopera femminile. Inutile gettare la croce addosso solo al proprietario e alla “sete del guadagno basso e feroce”. C'è stata una convergenza di fattori sia pubblici che privati: le banche che non concedono crediti, le istituzioni che non hanno vigilato, gli interventi di messa in sicurezza arrivati troppo tardi. La cosa peggiore è che non è nemmeno la prima volta. Molti anni fa, non ricordo se a Barletta o a Margherita di Savoia, crollò un palazzo anch'esso di tufo, costruito sconsideramente su molti piani. Da allora nulla sembra essere cambiato, ci sono solo false partenze in questo mio Sud che con il suo accettare le disgrazie si condanna ogni volta a essere ricacciato indietro.

Giovanni Romano

Steve Jobs, l'uomo oltre la macchina

Pur non avendo mai adoperato prodotti Apple a causa principalmente del loro costo, mi associo al cordoglio per la morte di Steve Jobs. È commovente quanto fosse profondo il legame tra lui e gli utilizzatori dei suoi prodotti, gli aficionados della Mela. Un coinvolgimento affettivo che non si è verificato per nessun'altra marca hardware o software. Non era solo la qualità superiore o il superbo design dei prodotti. Non era solo la potenza e al tempo stesso la semplicità delle applicazioni e delle macchine, o la genialità delle soluzioni adottate. Era la figura dell'uomo oltre le sue creazioni, la sua intelligenza, la sua creatività, la sua passione. Comprare Apple non era solo acquistare un prodotto, era – e speriamo sarà ancora – entrare a far parte di un mondo di originalità e di libertà, partecipare al coraggio e all'inventiva del suo fondatore.

L'unico appunto che sento di fare ad Apple – alla Apple, non a Steve Jobs – è stata la scelta di creare prodotti “di nicchia” rigidamente chiusi, smentendo l'intenzione originaria di creare un computer per tutti quale fu il Macintosh. A differenza della IBM, la Apple non ha mai concesso la licenza per la fabbricazione di compatibili, così che a livello di massa si affermò il ben più bolso PC, riproducibile però da centinaia di ditte e dunque più economico. Se la Apple avesse permesso i compatibili non avremmo mai sentito parlare di Windows. Il Macintosh aveva di serie il mouse e le finestre quando ancora gli utenti DOS dovevano sbrogliarsela con la riga di comando e il famigerato comando C:\>, oltre al quale sullo schermo regnava il buio assoluto.

Può darsi che la decisione della Apple fosse dettata dal timore di ritrovarsi fuori mercato, cosa che è effettivamente avvenuta per la IBM, che ha dovuto lasciare il settore dell'informatica per ufficio e concentrarsi sui mainframe. Anche la decisione di stabilire requisiti molto rigidi per i programmi da far girare sulle proprie macchine ha creato un parco software flessibile e potente, senza i bugs e i problemi di compatibilità che affliggono le varie versioni di Windows, per non parlare dei programmi. Ma al tempo stesso ha creato un sistema chiuso, fortemente controllato e altrettanto fortemente criticato dai sostenitori del software libero. Uno dei guru di Linux si è scagliato contro l'I-Pad bollandolo come “I-Bad” perché su di esso non è possibile far girare nessun programma che non sia Apple, e da scaricare unicamente dall'App Store. L'esatto contrario della filosofia Linux. Anche l'I-Phone ha dei controlli molto rigidi, tanto che lo sblocco di alcune sue funzioni – non consentito dal produttore – nel gergo degli hackers viene chiamato “jailbreak”: evasione dalla galera.

Ma, piaccia o non piaccia, una ditta come la Apple non è un istituto di beneficenza, e deve tutelare i suoi investimenti. La qualità ha un costo, e anche la creatività. Come è stato scritto in un messaggio di cordoglio giunto alla Apple, “ha reso più facile la vita a molti”. Non è stato solo questo. Steve Jobs ha dato una lezione di intraprendenza, di fiducia, di voglia di vivere e di positività, e ci ha fatto capire che per quanto siano potenti e sofisticate le macchine di cui ci serviamo, il fattore decisivo resta l'uomo che le crea.

Giovanni Romano

giovedì 6 ottobre 2011

Report: Facebook, Apple e Google censurano i contenuti religiosi

Nashville, Tennessee, 4 ottobre 2011 – 06:15. Le più importanti piattaforme multimediali e i providers praticano politiche che ostacolano l'evangelizzazione cristiana e censurano la libertà di parola si questioni controverse di attualità come l'aborto e il matrimonio, dichiara un nuovo report.

“Le idee cristiane e altri contenuti religiosi si trovano di fronte a un pericolo chiaro e imminente di censura da parte delle piattaforme basate sul Web”, afferma il rapporto del National Religious Broadcasters' dal titolo: “La vera libertà nell'età dei media”.

Se il contenuto cristiano viene “censurato” dalle nuove piattaforme mediali come iTunes App Store, Facebbok, Google o i fornitori di accesso a Internet, “la Buona Notizia del Vangelo potrebbe diventare un'altra vittima della discriminazione religiosa istituzionalizzata”, ha dichiarato il presidente dell'organizzazione Frank Wright nella prefazione al rapporto.

La National Religious Broadcasters fu fondata nel 1944 per combattere le regole governative e le decisioni di politica aziendale da parte dei maggiori networks radiofonici che ostacolavano la possibilità da parte dei ministri del Vangelo di comprare tempo di trasmissione.

Alcune nuove compagnie mediatiche hanno messo al bando i contenuti cristiani, mentre altre hanno delle posizioni pubbliche che rendono la censura “del tutto inevitabile”.

Eccetto il servizio di microblogging Twitter, tutte le nuove piattaforme multimediali e i servizi presi in esame hanno politiche “chiaramente contrastanti con i valori della libertà di parola presenti nella Costituzione degli Stati Uniti”, ha affermato il rapporto.

Le nuove compagnie mediatiche rispondono a “forze di mercato” e alle domande di “gruppi di pressione” che invocano la “censura” su opinioni altrimenti lecite.

Come esempio di “censura anticristiana” il rapporto ha citato la rimozione, da parte dell'App Store di iTunes, dell'app con la Dichiarazione di Manhattan che difendeva il matrimonio tradizionale. Il negozio online ha rimosso anche una app di Exodus International la quale affermava che l'omosessualità è una condotta inappropriata che si può cambiare attraverso una trasformazione spirituale.

Il motore di ricerca Google ha rifiutato di accettare una pubblicità pro-vita da parte di un'organizzazione cristiana in Inghilterra e la sua branca cinese ha stilato una lista nera di termini religiosi. Le direttive pubblicitarie dell'azienda mettono esplicitamente al bando la frase “l'aborto è un omicidio” per la ragione che si tratta di linguaggio “truculento”.

Il rapporto ha citato anche Facebook e altre piattaforme per una politica che mette al bando le pubblicità “di argomenti religiosi con rilevanza politica”.

Frattanto, Facebook è diventato partner dei sostenitori dei diritti dei gay per bloccare i contenuti “anti-omosessuali” e la partecipazione a programmi di coscientizzazione sul problema dell'omosessualità. Questo fa pensare che i contenuti cristiani che criticano l'omosessualità, il “matrimonio gay” o altre pratiche saranno a rischio di censura.

Apple, Faceook, MySpace, Google, Comcast, AT&T e Verizon proibiscono tutti “il linguaggio fomentatore di odio” che il rapporto del National Religious Broadcasters definisce un termine “pericolosamente vago e politicamente corretto” che spesso viene applicato per “soffocare” i comunicatori cristiani.

“Le attuali convergenze tecnologiche di queste nuove piattaforme multimediali fanno pensare che queste pratiche che impediscono la libertà di parola e politiche tese a rimuovere la coscienza si consolideranno sempre più, a meno che non si intraprendano immediatamente delle azioni correttive”, ha affermato il rapporto.

Il rapporto ha suggerito anche che le compagnie dovrebbero seguire “un paradigma basato sulla libertà di parola” guidato dalle regole fondamentali del Primo Emendamento, anche dove non si applichino strettamente alle compagnie private. Ha anche invocato l'adozione di legislazione o di regole a livello federale per proibire “la censura dei punti di vista”.

“Quando abbiamo iniziato il nostro progetto John Milton per la libertà di parola religiosa(1), ho avvertito che si preparava una tempesta perché le compagnie “new media” come Apple, Facebook e Google stavano prendendo in considerazione la possibilità di censurare e di escludere dai loro siti i contenuti cristiani”, ha dichiarato il settembre scorso il senior vice president del National Religious Broadcasters' Craig Parshall.

“Ora, poco più di un anno dopo, dopo aver terminato il nostro studio ad ampio raggio, sono convinto che i diritti alla libertà di parola religiosa dovranno affrontare un uragano sul Primo Emendamento se non si agisce immediatamente”.

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(1) Si fa riferimento alla celebre orazione “Aeropagitica” con la quale John Milton prese coraggiosamente posizione a favore della libertà di opinione (N.d.T.).

domenica 2 ottobre 2011

USA: Nasce la Marriage Anti-Defamation League

UNA NUOVA ALLEANZA PER APPOGGIARE CHI VIENE MINACCIATO
PERCHÉ DIFENDE IL MATRIMONIO

Washington, 26 settembre 2011 /05:40pm – La National Organization for Marriage ha annunciato il 22 settembre di aver varato la Marriage Anti-Defamation Alliance, un nuovo progetto per difendere la libertà di esprimere senza paura di minacce o di punizioni la propria convinzione che il matrimonio è l'unione di un uomo e di una donna.

“Ho l'impressione che ci siano troppi di noi che sono convinti che il matrimonio è l'unione di marito e moglie per stigmatizzarci o marginalizzarci tutti quanti se ci mettiamo insieme”, ha detto Maggie Gallagher, co-fondatrice della National Organization for Marriage.

Gallagher ha detto alla CNA il 26 settembre che l'alleanza è stata creata come risposta “a un numero sempre maggiore di casi, sia pubblici che privati, di persone il cui modo di vivere è minacciato perché dissentono dal matrimonio omosessuale”.

“I sostenitori del matrimonio omosessuale stanno cercando di creare un'America in cui gli americani educati, capaci d'amore, rispettosi della legge hanno paura di dichiararsi a favore dell'idea che il matrimonio sia l'unione di marito e moglie, per paura di rappresaglie che variano da insulti e invettive come 'fomentatore di odio' e 'bigotto' a conseguenze pratiche come la perdita del lavoro”, ha detto.

L'alleanza non è un progetto legale, ha spiegato la Gallagher, quanto piuttosto un tentativo di accrescere la consapevolezza e il sostegno a favore di quelli che hanno dovuto affrontare minacce ingiuste a causa della loro visione del matrimonio.

La Gallagher ha detto che l'alleanza mira a “far girare la voce su quello che sta realmente succedendo, perché non viene adeguatamente riferito”.

L'alleanza è anche progettata “per creare una comunità in cui altre persone alle quali questo sta accadendo si sentiranno sicure di esprimersi apertamente e sentiranno che qualcuno si prende cura di quello che sta loro capitando”.

Una volta che siano stati raggiunti questi due scopi, i partecipanti saranno anche in grado di “sviluppare strategie per insistere sul rispetto sociale per entrambe le parti nel dibattito sul matrimonio omosessuale”, ha detto.

Il sito web della Marriage Anti-Defamation Alliance afferma che essa è dedicata all'idea che “nessun americano deve aver paura di esercitare i diritti civili fondamentali: la libertà di parola, di fare donazioni, di organizzarsi, di firmare petizioni, o di votare per il matrimonio come unione di marito e moglie”.

L'alleanza ha messo in rete di recente un video di Frank Turek, un responsabile di seminari sulla leadership che ha perso il suo contratto con la Cisco e la Bank of America dopo che gli addetti alle relazioni umane [sic!] hanno scoperto che aveva scritto un libro in cui sosteneva che il matrimonio non dovrebbe essere ridefinito.

In risposta, l'alleanza ha iniziato una campagna di reclami da parte dei consumatori diretta verso la Bank of America nello stato del North Carolina, dove si trova la direzione generale della compagnia.

“Abbiamo contattato un piccolo numero di clienti della Bank of America nell'area di Charlotte, gli abbiamo riferito quel che è successo a Frank Turek e gli abbiamo chiesto di chiamare la compagnia per far sapere ai banchieri che i clienti non apprezzano questo tipo di maltrattamenti”, ha detto la Gallagher. “Negli ultimi giorni più di 1.400 persone hanno chiamato per protestare”.

“L'esperienza di Frank Turek mostra che c'è bisogno urgente di un'iniziativa di contrasto alle diffamazioni, non chissà quando, ma proprio adesso in America”, ha concluso la Gallagher.

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Giovanni Romano