domenica 23 novembre 2008

Bellezza struggente


Stasera ero a Trani, il tramonto era tanto bello che ho voluto riprenderlo, sia pure col cellulare. Ne è venuta una foto d'insospettata bellezza (non per merito mio). Al di là delle polemiche e delle amarezze umane, Dio non si stanca di regalarci una bellezza che troppo spesso non guardiamo.


Giovanni Romano

Il caso "Lo Zuavo Pontificio"

Vorrei dedicare il post di stasera a un gruppo di coraggiosi amici cattolici, che hanno avuto il coraggio di andare controcorrente e di sfidare il politically correct che infesta anche la Chiesa. Hanno pubblicato materiale critico contro la vulgata patriottarda del Risorgimento. Hanno messo online contributi su questioni scottanti come la bioetica, critici del relativismo e della tentazione al ribasso etico che è un pericolo anche per il clero. Era un sito ricco, articolato, bello anche graficamente. Mi onoro di aver collaborato con loro, fornendo traduzioni dall'inglese e dal tedesco.


Ora il sito è stato distrutto. Gli attacchi cominciarono quando fu pubblicato uno studio che sosteneva la corresponsabilità del popolo ebreo nell'uccisione di Cristo. Immediatamente si fecero vivi gli hackers, ma non dev'essersi trattato solo di questo. Anche il sito Culturacattolica fu attaccato dagli hackers dopo aver criticato Lino Banfi per aver preso parte a quell'indegna buffonata che era "Il padre delle spose", eppure si è ripreso, e probabilmente si sarà dotato di protezioni molto più robuste. "Lo Zuavo Pontificio" invece è crollato definitivamente, e questo mi fa pensare che anche alcuni ambienti ecclesiali abbiano fatto pressione perché non esistesse più.

Ma ai macellai di Internet questo non è bastato. Oltre al danno anche la beffa. Se infatti ora si digita lozuavopontificio.net ecco cosa appare:



Sarebbe interessante scoprire chi si è impadronito dell'indirizzo IP (un caso di cybersquatting? Probabile), e perché nessuna tra le autorità di controllo ha alzato un dito per impedirlo.

Una triste fine davvero per un sito bello, ben fatto, bene impostato e coraggioso. Anche se vi hanno lasciato in pasto agli sciacalli, io vi ricorderò, amici. Avete combattuto la buona battaglia. Chi vi ha distrutto non farà altro che affogare nella melma della sua meschinità e dei suoi risentimenti.

Giovanni Romano

venerdì 21 novembre 2008

Alla fine la cassazione ce l'ha fatta. Anche l'Italia ha la sua Terry Schiavo

Fateci caso. Da un po' di tempo a questa parte, man mano che si avvicinano le feste natalizie, non sentiamo più parlare di bontà, di amore e riconciliazione tra gli uomini, di una pace che solo un Altro ci può donare (e che è liberamente venuto a donarci), ma sempre più insistentemente di morte. L'abbiamo visto col suicidio di Welby giusto la vigilia di Natale, gettato in faccia a chi la vita invece la vuole difendere, custodire, valorizzare anche nei suoi momenti più dolorosi, accompagnandola fino alla fine. Così sarà probabilmente per Eluana Englaro. Forse anche quest'anno troveremo sotto l'albero un'altra morte strombazzata da tutti i media. Un'irrisione e uno schiaffo tirato a freddo contro la speranza cristiana. Come ha detto suo padre con ineguagliabile umorismo: "In Italia finalmente si vive in uno stato di diritto". Credevo volesse dire che finalmente in Italia si muore grazie al diritto, ma che volete farci, è una "conquista di civiltà". Quella stessa "civiltà" che censura il Natale quasi fosse sconveniente solo il ricordarlo. Quella stessa "civiltà" che continua i suoi esperimenti inutili e distruttivi sugli embrioni umani. Quella stessa "civiltà" che rende intrinsecamente violenti i rapporti umani perché rivendica gli omo-matrimoni nel momento stesso in cui rende il divorzio il più facile e accelerato possibile. Diceva Chesterton che un giorno sarebbe corso il sangue per affermare che l'erba è verde, il cielo è azzurro, e due più due fa quattro. Quel momento è arrivato, perché noi cristiani siamo chiamati a contrastare una mentalità impazzita, e riaffermare la positività della vita come ce l'ha data Nostro Signore.

Giovanni Romano

mercoledì 29 ottobre 2008

Brunetta e la stupida demagogia dei tornelli

Confesso di essere rimasto veramente indignato quando ho sentito il ministro Brunetta proporre l'adozione dei tornelli per controllare il lavoro dei giudici. Prima di tutto, è uno schiaffo calcolato alla loro dignità, perché si vuole trattare il giudice come un qualsiasi travet. In secondo luogo, si dà il caso che io abbia fatto esperienza personale di come funziona la giustizia quando, nel 2003, partecipai a un processo penale abbastanza importante. Ecco quello che scrissi dei magistrati con cui collaborai in un breve memoriale a mio uso privato:

Da questa esperienza ho imparato un enorme rispetto per loro e per il loro spirito dì sacrificio. Non dimenticherò mai la cortese disponibilità del Dott. C., un carattere signorile e al tempo stesso semplice, un magistrato scrupoloso come ce ne sono pochi, sempre corretto verso gli imputati e la difesa, sempre disponibile a chiarirci i dubbi, sempre attento a metterci in guardia da giudizi precipitosi e prematuri. Ma il particolare che non dimenticherò davvero mai è la pesante valigia con il trolley che la Dott.ssa G. [il giudice a latere, N.d.R.] si trascinava costantemente appresso con gli incartamenti completi del processo. Doveva ricorrere alla valigia ci spiegò perché prima portava i documenti in una borsa a tracolla ma era così pesante che le erano venute tre ernie al disco. Non aveva un servizio di segreteria che l'aiutasse, doveva fare tutto da sola. E come se niente fosse, dopo un dibattimento tanto impegnativo, nel giro di due giorni entrambi avrebbero dovuto iniziare un maxiprocesso ai clan mafiosi di Bari vecchia, con più di ottanta imputati, schiere di avvocati e decine di testimoni. Non esistono parole per esprimere la nostra ammirazione nei loro confronti. La valigia della dott.ssa G. è il simbolo più forte del carico dì responsabilità che pesa su un giudice, delle enormi difficoltà del suo lavoro, della sconcertante mancanza di risorse di fronte a compiti tanto impegnativi.

Dottor Brunetta, crede veramente che bastino i tornelli a risolvere inefficienze tanto scandalose? Crede davvero di migliorare la giustizia insultando volgarmente quelli che la mandano avanti? Invece che gettar polvere negli occhi dei cittadini con provvedimenti tanto demagogici quanto stupidi, non è un preciso dovere del Suo governo fornire ai giudici i mezzi per lavorare, non i guinzagli per umiliarli?

Giovanni Romano

sabato 18 ottobre 2008

Ladri col senso dell’humor

Oggi "La Gazzetta del Mezzogiorno" (credo) riportava la notizia di due ladri acciuffati mentre rubavano parecchi metri di una recinzione metallica.

Per farne che? Una barriera contro i ladri, no?

Giovanni Romano

I confessori degli esiliati


Ai miei baristi ed edicolanti

Che hanno la bontà di sopportarmi ogni giorno


Mi sono sempre chiesto perché i baristi e gli edicolanti non scrivano libri. Spesso si mostrano stanchi e annoiati da una vita apparentemente monotona, ma col campionario di caratteri che gli passa davanti, con l'esperienza di tante vite ascoltate, forse avrebbero da raccontare più di molti romanzieri.


Lasciamo perdere i clienti occasionali, quelli che si vedono una volta sola, pagano e vanno via. Lasciamo perdere anche le comitive e le gite scolastiche, causa di fatiche improvvise e nevrotiche. Quelli che forniscono il vero materiale da osservazione siamo noi, i clienti abituali, noialtri fissi -e qualche volta anche fissati.


Tante volte entriamo per trovare un po' di quell'amicizia e di quella compagnia che spesso ci manca altrove. Un'amicizia un po' mercenaria, un momento di sfogo pagato a prezzi tutto sommato modici: un quotidiano, o un espressino e un cornetto (quando capita).


Ma non è quello che in fondo c'interessa. E' la possibilità di incontrare, anche se per pochi minuti, qualcuno che s'interessi a noi. Perché il tempo che si trascorre a ciondolare in un'edicola o in un bar è un buon indice della solitudine che si vive.


La solitudine, però, è un serpente che si morde la coda. Parliamo, sfogandoci, ci aspettiamo che loro s'interessino a noi, siamo molto attenti all'impressione che facciamo, ma quasi mai li guardiamo e li consideriamo veramente. Esiliati da noi stessi,in fondo non ci aspettiamo più di trovarci davanti a delle persone in carne e ossa.


Forse l'edicola o il bar sono luoghi dove non è possibile fare diversamente, e dobbiamo accontentarci di questo contatto fugace, fatto troppo spesso di parole da una parte sola. Ma dovremmo avere almeno un pensiero di gratitudine e un grande rispetto per chi pazientemente ci sta a sentire.


Giovanni Romano

venerdì 10 ottobre 2008

L'ipocrisia "politically correct" di Vnunet


Il sito Vnunet riporta la notiza che un hacker ha violato -e dopo se ne è apertamente vantato- la posta elettronica privata di Sarah Palin e l'ha pubblicata sul Web. Pare che il tizio sia un ventenne, figlio di un esponente del partito democratico, che quando è stato pizzicato dall'FBI ha immediatamente abbandonato le arie di bravaccio e adesso strilla ai quattro venti di essere innocente.

Chi sia o come si comporti quel moccioso a me non interessa più di tanto. Quello che penso degli hackers l'ho già scritto il 12 luglio del 2006. Se è lui il colpevole, si è dimostrato tanto prepotente prima di essere scoperto quanto vigliacco ora.

Quello che m'interessa veramente è la mentalità che sta dietro questi episodi di teppismo informatico e l'inqualificabile ipocrisia dei media, a seconda che la vittima sia un democratico o un repubblicano, di "sinistra" o di "destra".

Sarah Palin, con la sua difesa decisa e senza compromessi della vita e della maternità, rappresentava un obiettivo troppo ghiotto per questi sciacalli, e troppo facile per lasciarselo sfuggire. Quel che lascia disgustati non è soltanto la particolare, meschina malignità dell'aggressione contro di lei (mettere in piazza tutta la sua corrispondenza privata), ma da una parte l'indifferenza completa dei media verso di lei (fosse successo a Obama. tutto il mondo si sarebbe stracciate le vesti), e dall'altra la sghignazzata di aperto compiacimento con cui è stata riportata la notizia. Da questo punto di vista, Vnunet è un caso da manuale. Ecco come ha commentato il fattaccio:

La vera domanda da porsi non è se Kernell sia un abile hacker o no. Ma piuttosto: un candidato alla vice presidenza Usa, deve proprio affidarsi a una Web Mail commerciale per la posta elettronica? O non può usare maggiore sicurezza e accortezze, per evitare furti ai propri messaggi email?


A parte l'uso barbaro della virgola tra soggetto e verbo, l'articolo finisce per minimizzare quel che ha fatto il colpevole e accusare la vittima. Vorrei chiedere a Vnunet, se mai si degnasse di rispondere: cosa avreste detto se la Palin avesse usato una linea di comunicazione ultra-blindata e ultra-riservata, accessibile solo a pochi privilegiati? Non l'avreste forse accusata di essere un'elitaria, una snob, una riccona che viveva lontana anni luce dalla gente comune? Non è stata invece proprio la Palin a darci una lezione di democrazia, usando la stessa posta che usiamo noi, esponendosi agli stessi rischi (anzi di più, perché oggi chi non censura la propria fede e il proprio rifiuto dell'aborto si espone a essere deriso e umiliato).

Forse Sarah Palin si aspettava di vivere in un paese normale, dove anche gli avversari politici erano disposti a rispettare certe regole di correttezza. Evidentemente era chiedere troppo, specialmente ai democratici.

Giovanni Romano

sabato 4 ottobre 2008

Le mie scuse a Radiconcini...

L'amica Radiconcini ha lasciato un commento al mio post precedente. Mi scuso di averlo pubblicato con notevole ritardo ma ero fuori città.

Giovanni Romano

martedì 23 settembre 2008

Alla faccia dell'equosolidale!

Stamattina camminavo per strada a Trani vicino al negozio "Pachamama" (Madre Terra). Questo negozio vende sia prodotti artigianali che alimentari provenienti dal commercio equosolidale. Mi veniva incontro la giovane cameriera di un bar lì vicino, aveva in mano un vassoio con due o tre caffé, naturalmente prodotto dalle multinazionali tanto odiate dagli equosolidali... ed è entrata proprio in quel negozio, che pure di caffé "equosolidale" (e dunque più caro) ne dovrebbe avere a iosa.

Sono rimasto letteralmente a bocca aperta. O è superficialità o è ipocrisia. Certo è che ora in poi non mi fiderò più di tante chiacchiere.

Giovanni Romano

martedì 26 agosto 2008

Cristiani uccisi in India: l'assordante silenzio dell'ONU e della UE

Di solito le violenze contro i cristiani non "bucano" lo schermo. Intimidazioni, violenze, veri e propri massacri vengono sistematicamente taciuti dai media non cattolici, o le poche volte che se ne parla si ha cura di mettere le parti in conflitto ingiustamente sullo stesso piano, liquidando il tutto come "conflitti interetnici".

Le violenze avvenute nelle ultime ore contro i cristiani dell'Orissa, tuttavia, hanno costretto anche i media più restii a dedicare qualche minuto del loro tempo prezioso alla questione (vedi ad es. la Reuters). Quello che stupisce, leggendo i flashes d'agenzia, è che nessuna istituzione internazionale, a parte il Vaticano, sembra aver alzato un dito per protestare. Il silenzio dell'ONU e della UE, tanto ampollosamente celebrati dall'ex presidente Ciampi e (un po' meno, per fortuna) dall'attuale presidente Napolitano, è vergognoso e insultante. C'è da sperare soltanto nel precedente della risoluzione adottata dal parlamento europeo per opera del suo valoroso vicepresidente Mario Mauro.

Ma soprattutto c'è da sperare nella preghiera di cristiani che non dimentichino, magari in nome del "dialogo", i loro fratelli perseguitati.

Giovanni Romano

sabato 7 giugno 2008

Dai, sorridi alla vita! :-(

Se guardi la pubblicità, quanta gente sorride! Ma se vai per la strada, quanta gente vedi sorridere?


Giovanni Romano

giovedì 5 giugno 2008

Ecco dove è finito il voto cattolico...

Nel mio post precedente mi ero chiesto se la Commissione Diocesana di Trani avesse considerato dov'era finito il voto cattolico. A questa mia domanda ha risposto oggi "Avvenire" nel trafiletto che cito integralmente qui di seguito. A quanto pare, ben il 56.4% del voto cattolico che andò all'Unione nel 2006 è andato perso, certamente a causa delle ambiguità, degli inganni e delle spregiudicatezze dei "cattolici adulti" sui temi etici. La ricerca però afferma che di questo voto cattolico mancato non hanno beneficiato né il Pdl né l'UDC, ma genericamente "altri partiti". Quali, di grazia? Quelli della sinistra arcobaleno? Conoscendo l'ingenuità (per non dire la dabbenaggine) di tanti cattolici praticanti, non mi meraviglierei più di tanto, ma credo che le conclusioni del Prof. Segatti siano quantomeno "self serving", dal momento che provengono dall'area cattolica più schierata a sinistra.

Che senso ha, ad esempio, dire che "un gruppo maggioritario di cattolici praticanti oggi vota per il Pdl, ma questo probabilmente perché la maggioranza degli elettori italiani ha fatto questa opzione"? E' vero che in Italia i cattolici praticanti sono una minoranza rispetto a quelli nominali, ma è vero anche che i cattolici rappresentano, fino a prova contraria, la maggioranza assoluta dell'elettorato italiano. Non sono stati i cattolici a seguire la maggioranza, per il semplice fatto che essi stessi costituiscono la maggioranza, e come tali hanno deciso.

Resta poi inspiegabile il dato del 20,3% di consensi persi dal PD che sarebbe andato a fantomatici "altri partiti"? Mi chiedo quali. Se la sinistra arcobaleno non è riuscita a eleggere un solo rappresentante, se l'UDC ce l'ha fatta soltanto per il rotto della cuffia e soltanto in Sicilia, possibile che una percentuale così vistosa di voti in libera uscita sia andata dispersa senza lasciare traccia? C'è dunque seriamente da dubitare dell'attendibilità di un sondaggio del genere, al quale lo stesso Avvenire non ha dato tutto sommato grande risalto.

Una cosa è certa comunque: l'impatto etico delle scelte del governo Prodi è stato devastante, lo scollamento con le convinzioni più profonde del nostro popolo è stato politicamente suicida, e la scossa è stata decisiva per la coscienza di molti cattolici. Fortunatamente per il paese.

Giovanni Romano

Solo il 43,6% dei cattolici che sostenne Prodi ha votato per il Pd alle Politiche dell’aprile scorso

ROMA. Il Pd non ha saputo catturare alle elezioni di aprile la fiducia della maggior parte dei cattolici che nel 2006 avevano votato per l’Unione: per l’esattezza solo il 43,6% di quanti scelsero la coalizione di Prodi 2 anni fa hanno votato il Pd alle ultime politiche. È quanto emerge da uno studio condotto dal professore Paolo Segatti dell’Università di Milano e presentato durante un convegno dei Cristiano sociali. Dalla ricerca risulta che la disaffezione è minore tra i cattolici praticanti rispetto ai non praticanti. Segatti comunque ridimensiona la lettura che vede in questi dati una «fuga del voto cattolico» verso il centrodestra. «È possibile che oggi un gruppo maggioritario di cattolici praticanti voti per il Pdl; ma questo probabilmente perché è la maggioranza degli elettori italiani che ha fatto questa opzione. I due campioni più o meno combaciano in termini percentuali». In realtà, secondo il docente, «il Pd ha perso molti voti al centro», come è spiegato in una tabella che fotografa i flussi rispetto alle elezioni del 2006. Tra i cattolici praticanti che votarono Unione solo il 43,6% ha scelto ad aprile il Pd; il 2,3% è passato all’Udc e il 5,2% al Pdl; mentre il 20,3% ha scelto altri partiti.

lunedì 2 giugno 2008

Quei cattolici che santificano lo stato e laicizzano la Chiesa…

Uno dei crucci – purtroppo rimasti ignorati – sia di Papa Giovanni Paolo II che dell'attuale Papa Benedetto XVI è la proliferazione incontrollata di documenti ecclesiali sui più svariati argomenti, tanto che qualche giornalista dalla penna graffiante ha coniato un calembour giustamente celebre: "E il Verbo si fece carta". Non sono completamente d'accordo, perché la Chiesa non solo ha il diritto, ma anche il dovere di pronunciarsi e dare giudizi su quello che avviene intorno a lei, più che mai ora che i valori cristiani sono pesantemente sotto attacco.

Tuttavia non sempre i documenti ecclesiali – specialmente quelli prodotti in periferia – rispecchiano adeguatamente gli insegnamenti del Magistero, e certe prese di posizione possono dare adito a perplessità anche gravi tra i fedeli.

A questo proposito, mi sembrano particolarmente indicativi due recenti documenti della Commissione diocesana Pastorale Sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato (non è la parodia dell'introduzione ai "Promessi Sposi": le maiuscole sono tutte nell'originale), Arcidiocesi di Trani. Se li prendo in considerazione solo ora, è perché solo ora ho avuto il tempo di esaminarli con la serietà e l'approfondimento che meritano. Dal momento che non si tratta di questioni dottrinali bensì di orientamento politico, mi sentirò libero di criticarli laicamente (questo avverbio, tra parentesi, ricorre nei due testi in maniera quasi ossessiva).

Il primo s'intitola: "Verso le elezioni politiche del 13 e 14 aprile", e rappresenta un richiamo ai cattolici sull'orientamento da assumere nell'imminenza del voto. Com'è giusto, non viene data alcuna indicazione quanto ai partiti da votare, ma mi sembra che il linguaggio, scrupolosamente pesato col bilancino del "politicamente corretto", contenga a dir poco delle pesanti ambiguità e omissioni molto vistose. Finché ci si tiene sulle generali il discorso resta sempre corretto e pulito, inattaccabile in via di principio. Come non essere d'accordo, ad esempio, con affermazioni quali:

"Nessuno può rivendicare esclusivamente per sé l'autorità della Chiesa" (Gaudium et Spes, parr.75 e 43)

Molto ben detto, anche perché bisogna evitare il pericolo di una "religione civile" tanto esteriore quanto vuota e ultimamente oppressiva. E tuttavia, questo giusto principio di precauzione rischia di diventare, se abusato, un atteggiamento rinunciatario, un auto-imbavagliamento della Chiesa e dei cattolici di fronte a un mondo sempre più consapevolmente secolarizzato, quando i cattolici stessi cominciano a mettere tutte le opinioni indistintamente sullo stesso piano, anche quelle più contrarie non tanto alla Chiesa quanto all'uomo stesso.

E' proprio vero, ad esempio, che il cattolico "deve mettersi in atteggiamento di attento ascolto dell'altro senza la pretesa di possedere la verità in ordine alla soluzione dei problemi sociali"? Certo, la Chiesa non ha tra i suoi compiti la soluzione dei problemi umani, ma questo non significa che i cattolici debbano censurare il loro modo diverso di accogliere e di trattare l'umano che né il liberalismo né tantomeno il socialismo hanno conosciuto. Il cattolico deve ascoltare attentamente l'altro, ma non mi sembra che negli ultimi tempi gli altri abbiano ascoltato attentamente i cattolici, nemmeno quando erano in un milione al Family Day! E' davvero sullo stesso piano l'opinione di chi si fa avvocato dell'eutanasia, dell'aborto e della manipolazione genetica rispetto a quella di chi afferma che l'essere umano possiede diritti inalienabili dal concepimento fino alla morte naturale? Su quest'argomento, la Commissione tace in modo assoluto.

Mi ha poi lasciato esterrefatto il tono reticente e ambiguo di questa frase:

… anche i valori cosiddetti 'non negoziabili' vanno incarnati e mediati – secondo coscienza – nel temporale hic et nunc, utilizzando le modalità e gli strumenti previsti allo scopo dall'ordinamento democratico e pluralista.

Non so dove la Commissione abbia visto torme di inferociti sanfedisti avventarsi con manganelli e asce contro le sedi del partito radicale o di quello socialista (mentre è avvenuto il contrario coi banchetti del Movimento per la Vita), ma quel che dà veramente a pensare è il tono quasi infastidito quando si toccano i "cosiddetti (!) valori non negoziabili" (fossi stato in voi, cari amici della Commissione, quelle virgolette non le avrei usate). Perché mai "cosiddetti"? Chiamarli così è stato forse uno sghiribizzo del Papa? Che significa poi che tali valori vanno "mediati"? Storicamente, temo che la parola "mediazione" sia costata all'Italia il divorzio e l'aborto, leggi firmate fa cattolici fin troppo inclini a "mediare". E poi, "secondo coscienza". Ma la coscienza soggettiva è un assoluto? Per i protestanti, forse, ma per il cattolico la Chiesa è precisamente il luogo dove la coscienza si forma, e viene messa in guardia da un soggettivismo che può diventare presunzione e arbitrio. Questo lo abbiamo visto nell'atteggiamento supponente di tanti cattolici "adulti" (qui invece le virgolette ci stanno proprio bene!).

Eppure è proprio nei sopra citati documenti conciliari che si sarebbe potuto trovare un inquadramento molto più preciso della questione. Il citato paragrafo 43, ad esempio, mette impietosamente a nudo il nocciolo della questione:

La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo.

Queste parole non vanno lette in senso solo etico, ma molto più a fondo in senso ontologico. La dissociazione tra la fede e la vita diventerebbe particolarmente grave in politica, se i cattolici, in nome di una democrazia senza valori e ridotta a puro gioco formale, acconsentissero a votare norme eticamente inaccettabili. Se è vero, com'è vero, che la costituzione è la casa di tutti, come mai molti cattolici non hanno trovato niente da dire quando è stato messo sotto attacco l'articolo 29 a colpi di PACS e DICO? Non vi siete accorti allora quanto si cercasse di scardinare la costituzione? Vi preoccupate tanto della laicità delle istituzioni ma a quanto pare non ve ne importa nulla del laicismo al quale si è tentato di piegarle!

Lo stesso paragrafo 75 della Gaudium et Spes non è affatto così neutro, dal punto di vista etico, come appare dalla citazione che ne è stata fatta. Contiene anzi un'affermazione capitale sul principio di sussidiarietà:

Si guardino i governanti dall'ostacolare i gruppi familiari, sociali o culturali, i corpi o istituti intermedi, né li privino delle loro legittime ed efficaci attività, che al contrario devono volentieri e ordinatamente favorire.

Quanto ai cittadini, individualmente o in gruppo, evitino di attribuire un potere eccessivo all'autorità pubblica, né chiedano inopportunamente ad essa troppi servizi e troppi vantaggi, col rischio di diminuire così la responsabilità delle persone, delle famiglie e dei gruppi sociali.

Ognuno può vedere quanto il Governo Prodi e la sinistra abbiano favorito questo principio… ma anche di questo nel documento della Commissione non c'è traccia. L'idea complessiva che emerge dalla lettura è quella di una grande piattezza, di una notte dove tutti i gatti sono bigi.

Vediamo ora il secondo documento, sempre della stessa commissione (ma stavolta citata pudicamente con le minuscole, meno male). Anche qui le inesattezze non mancano, e qualcuna di loro è addirittura sbalorditiva.

Le elezioni politiche e amministrative di aprile u.s. hanno innovato profondamente il panorama politico: il cd. 'bipolarismo ingessato', che ha dominato la scena negli ultimi 14 anni, si è frantumato e dalle sue ceneri sono nate due formazioni partitiche (PD e PDL) a chiara 'vocazione maggioritaria'; i partiti di estrema destra, la sinistra arcobaleno e il partito socialista non sono riusciti a far eleggere propri esponenti al Parlamento; la Lega Nord e l'Italia dei Valori hanno aumentato la rispettiva base elettorale; l'U.D.C., alleandosi con la Rosa Bianca, ha dato vita ad una formazione di centro fortemente identitaria ed è riuscita a far eleggere al Parlamento propri candidati.

Sarebbe un'analisi abbastanza corretta se non sorvolasse con disinvoltura sul fatto che l'UDC è sì riuscita a far eleggere propri rappresentanti, ma soltanto in Sicilia. L'ambizione – o la velleità – di Casini di fare da "ago della bilancia" è completamente naufragata, così come è naufragata l'iniziativa fin troppo ambiziosa di Ferrara di una lista monotematica. Certo, il richiamo al "voto utile" avrà avuto la sua importanza, ma secondo me l'errore di fondo sia del centro cattolico che di Ferrara è aver voluto fare campagna sui temi etici (Ferrara in maggior misura, comunque) completamente a prescindere dal Pdl, che pure da sempre ha compreso – e più di una volta difeso – questi valori. Una miopia grave ma comprensibile: l'ideologismo fin qui dominante ha sistematicamente negato qualsiasi dignità morale e intellettuale a chi non si è mai riconosciuto nella sinistra. Un "razzismo etico" che ha finito per ignorare ciecamente il paese reale. A suo rischio e pericolo, come l'esito delle urne ha confermato.

Ma più ancora che la defaillance del centro, queste elezioni hanno portato un risultato di portata storica ben maggiore: la parabola del comunismo in Italia si è conclusa. Si può dire che queste elezioni chiudono il ciclo iniziato con il 18 aprile 1948, quando alla sinistra sfuggì il potere che sembrava a portata di mano. Stavolta però, se posso azzardare una simile previsione, non si tratta di un semplice risultato elettorale ma anche di un cambiamento culturale: gli italiani hanno detto risolutamente NO alle derive etiche propugnate dal centrosinistra, alla liberalizzazione delle droghe, alla distruzione della famiglia, a una fiscalità invadente e oppressiva, alla stagnazione economica, a uno statalismo tanto autoreferenziale quanto onnivoro. E soprattutto hanno detto BASTA alla rappresentazione falsa e ideologica che la sinistra ha fatto del Paese, quasi ne fosse l'unica interprete autorizzata. Forse sarà veramente possibile, da ora in poi, ragionare sul nostro passato – e sul nostro futuro – con categorie diverse da quelle ormai stantie del marxismo o del post-marxismo.

Quanto al voto cattolico, il documento della Commissione si limita a constatare che "i cattolici hanno votato partiti diversi; il pluralismo politico dei cattolici è un dato ormai acquisito". Vero, ma non dice quanto e come si è spostato il voto cattolico, rispetto alle elezioni precedenti. Siamo proprio sicuri che le prese di posizione contro il Magistero di "cattolici adulti" del calibro di Prodi e della Bindi non abbiano avuto alcun effetto? Siamo proprio sicuri che molti elettori cattolici non si siano accorti dell'irrilevanza, della degnazione e a volte dell'aperta ostilità con cui sono stati trattati i "teodem" nel Partito Democratico? Altro che "convivenza plurale", come sostiene Padre Sorge! E a prezzo di quali acrobazie di coscienza quei signori si saranno mantenuti attaccati alle poltrone?

Al contrario, è stato nel Pdl che i cattolici hanno potuto esprimere la loro cultura più liberamente e da molto più tempo, pur se certamente non manca un agguerrito "laicismo di destra" che in futuro probabilmente si farà sentire (Fini e Prestigiacomo in primo luogo). Questo conferma, tra parentesi, l'intuizione del Magistero che i cattolici non possono delegare a nessun partito la rappresentanza degli interessi loro propri, ma devono avere il coraggio di essere protagonisti e soprattutto testimoni, non esitare a portare in politica il loro specifico senza gettarselo dietro le spalle in nome di una male intesa "laicità".

In nessun modo la facoltà dei politici cattolici di svolgere il mandato ricevuto equivale a una cambiale in bianco sugli orientamenti etici. In nessun modo, per i cattolici, le realtà terrene sono "autonome" al punto da costringerli al silenzio o peggio ancora alla connivenza quando s'indirizzano contro l'uomo. La "richiamata, declamata e proclamata" autonomia dei politici cattolici non può in nessun modo prescindere da quel che si dichiara nello stesso paragrafo 16 della Gaudium et Spes citato
da Padre Sorge (ma chissà perché queste altre parole non si è sentito in dovere di citarle…):

L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato… Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo verità numerosi problemi morali, che sorgono tanto nella vita privata quanto in quella sociale. Quanto più, dunque, prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità.

Si noti che il Concilio non ha paura di parlare di verità e di norme oggettive, l'esatto contrario del relativismo che certi uomini di chiesa cercano oggi di spacciare per "dialogo"! E' vero che la Gaudium et Spes aggiunge:

Tuttavia succede non di rado che la coscienza sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo essa perda la sua dignità.

Ma ogni possibile equivoco è immediatamente dissipato da quel che viene dopo:

… ciò non si può dire quando l'uomo poco si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all'abitudine del peccato.

Ancora una volta il Concilio non ha paura di pronunciare la parola proibita: verità. Non si potrebbe immaginare un ritratto più calzante dei giorni nostri, quando le coscienze sono così addormentate (anche perché poco richiamate) da aver fatto l'abitudine al peccato, e sono diventate realmente indifferenti alla verità e al bene. Né aiuta a risvegliarle un ossequio alla "laicità delle istituzioni" che si rifiutasse di mettere in discussione degli orientamenti apertamente laicisti e anticristiani. Anche quando Padre Sorge cita l'autonomia delle realtà terrene, quasi bastassero a se stesse, e si appoggia al paragrafo 36 della Gaudium et Spes, chissà perché "dimentica" l'ammonimento che quello stesso paragrafo contiene:

Se invece con l'espressione « autonomia delle realtà temporali » si intende dire che le cose create non dipendono da Dio e che l'uomo può adoperarle senza riferirle al Creatore, allora a nessuno che creda in Dio sfugge quanto false siano tali opinioni.

Ma non è finita. E' stupefacente come Padre Sorge riesca a non citare le due potenti, lapidarie affermazioni che chiudono splendidamente il paragrafo 36 e valgono non solo per il credente, ma per l'uomo in quanto tale:

La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce. (…)Anzi, l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa.

Dobbiamo dire che era integralista anche il Concilio? O piuttosto che i documenti conciliari sono molto meno "relativisti" di quanto qualcuno vuole farli apparire?

Ci sarebbe ancora molto da discutere sulle ultime affermazioni di Padre Sorge (ad esempio, la famiglia è una risorsa per il paese, non una semplice destinataria di aiuti che lo stato dovrebbe erogare più o meno di malavoglia) ma penso che ormai il quadro sia sufficientemente chiaro. Una sola cosa vorrei raccomandare a certi cattolici: state attenti a non laicizzare la Chiesa e sacralizzare indebitamente quelle che sono solo istituzioni umane.

Giovanni Romano

venerdì 30 maggio 2008

Blair vuole dedicare la vita alla fede. Resta da sapere quale...

L'altro ieri la BBC ha pubblicato un articolo sulla svolta religiosa dell'ex premier britannico Tony Blair. La trovate qui, e la riporto nella mia traduzione:


 

L'ex primo ministro Tony Blair ha promesso di "trascorrere il resto della propria vita" nel tentativo di unire le religioni del mondo.

Ha dichiarato che la fede potrebbe essere "una forza civilizzatrice nella globalizzazione", utile a mettere insieme le persone per risolvere problemi quali la malaria e la povertà estrema. Mr Blair, che è ora un inviato di pace in Medio Oriente, ha dichiarato alla rivista TIME che la fede religiosa gli ha dato "forza" mentre era al potere. La sua intenzione è quella di varare una "fondazione per la fede" a New York entro venerdì 30.

Mr Blair, di recente convertito al cattolicesimo, ha dichiarato: "La fede è una parte del nostro futuro, ed essa, oltre ai valori di cui è portatrice, sono parte essenziale di quel che può far funzionare la globalizzazione".

"Una cosa fantastica"

La sua fondazione cercherà di mettere insieme le religioni per affrontare problemi globali quali l'ottavo Programma di Sviluppo per il Millennio delle Nazioni Unite, che spaziano dall'eliminazione della povertà estrema fino al raggiungimento della sostenibilità ambientale. Una delle sue priorità immediate sarà combattere la diffusione della malaria. Mr Blair ha dichiarato: "Se si riesce a mettere insieme al lavoro le chiese, le moschee e i fedeli di religione ebraica per fornire le reti fondamentali necessarie per eliminare la malaria, che cosa fantastica sarebbe!. Questo mostrerebbe la fede in azione, mostrerebbe l'importanza della cooperazione tra le fedi, e mostrerebbe quel che la fede può fare per il progresso". Ha aggiunto inoltre che sarebbe possibile "raggiungere una maggiore comprensione tra le diverse fedi religiose, così da poter elaborare piattaforme d'azione comuni per queste fedi e affrontare alcuni di maggiori problemi del mondo".

L'addetto stampa di Mr Blair Alasdair Campbell, quando gli sono state poste domande sulla fede del suo principale, rispose una volta con l'osservazione divenuta celebre che il governo "non menzionava Dio". Ma Mr Blair, che ora ha 55 anni, di recente si è pronunciato apertamente sulla questione molto più che durante i suoi 10 anni a Downing Street. Analizzando le decisioni da lui prese come primo ministro, ha detto a TIME: "Non si può avere una linea diretta con Dio e ottenere le risposte. La cosa peggiore in politica è quando si è talmente timorosi di perdere popolarità che non si è più disposti a fare quel che si pensa sia la cosa giusta. Quel che la fede può fare non è dire quel che è giusto, ma darti la forza per farlo".

Mr Blair non riceve compensi per il suo ruolo di inviato di pace in Medio Oriente per conto del "Quartetto" dell'ONU, degli Stati Uniti, dell'UE e della Russia, ma percepisce consulenze ben retribuite per la società assicuratrice Zurich e la banca d'affari JP Morgan, oltre alla somma stimata di 5 milioni di sterline per le sue memorie di Downing Street.


 

Stupisce la mancanza assoluta di coscienza e di riflessione in quel che Blair dice. Non un dubbio, non un rimorso, non un ripensamento per lo scempio bioetico morale di cui il suo governo, e lui in primo luogo, è stato ed è responsabile. Solo la marcia trionfale verso il "progresso", ispirata a un positivismo ossificato e ottuso, degno tutt'al più del Balletto Excelsior. E quest'uomo sarebbe un cattolico! Certi cattolici meglio perderli che trovarli…


 

Giovanni Romano


 

sabato 24 maggio 2008

Il paradiso di Zapatero (e l’inferno dei cattolici)


Dal sito Catholicnewsagency traduco una notizia che arriva dalla Spagna dell'ineffabile Zapatero. Per ora l'abbiamo scampata bella, in futuro non si sa, specialmente se l'UE darà una mano ai laicisti di casa nostra:


Un arcivescovo difende il diritto di praticare la fede in risposta ai "dieci comandamenti" del secolarismo


MADRID, 22 maggio 2008 ore 03,53 – L'arcivescovo emerito di Pamplona Fernando Sebastian difende il diritto dei cattolici a vivere senza restrizioni la propria fede in risposta alla pubblicazione dei "dieci comandamenti" del secolarismo da parte di un giornale schierato nell'area del partito socialista.

L'arcivescovo ha riassunto i "comandamenti" elencati dal quotidiano Publico e li ha definiti "una barriera per escludere i cristiani dalla società".

  1. Insegnerai con uguaglianza verso tutti. Si capisce che l'uguaglianza imposta dal secolarismo non fa alcun riferimento a Dio o a ogni altra religione, nemmeno alla trascendenza dell'essere umano.
  2. Non predicherai fuori dal pulpito. Questo significa che l'espressione religiosa può essere tollerata soltanto dentro le chiese. L'insegnamento della religione a scuola dev'essere eliminato.
  3. Non imporrai i tuoi simboli allo stato. Gli atti ufficiali devono essere rigorosamente secolari. I funerali di stato e persino i matrimoni cattolici della famiglia reale non saranno permessi.
  4. Non mischierai quello che appartiene alla terra con quello che appartiene al cielo. Niente inni, niente bandiere, niente funzionari pubblici alle cerimonie religiose, niente simboli religiosi negli affari ufficiali dello stato.
  5. Non monopolizzerai le vacanze.
    Cercheranno di eliminare le feste religiose e renderle commemorazioni civili.
  6. Non invaderai le pubbliche istituzioni. Con l'eccezione dei cappellani ospedalieri, dei cappellani militari e dell'esistenza dell'Ordinariato militare.
  7. Noi controlleremo il vostro patrimonio.
    La Chiesa dovrà riconoscere che le cattedrali, i musei e i monasteri sono proprietà pubblica.
  8. Noi faciliteremo l'apostasia. Qui non c'è bisogno di spiegazioni.
  9. Tu non apparirai nei media di stato. I programmi religiosi dovranno essere eliminati dai media statali.
  10. Nemmeno un centesimo alla Chiesa. No n sarà accettabile neanche destinare una porzione del proprio reddito alla Chiesa rispetto al proprio reddito.

L'Arcivescovo ha dichiarato che secondo questi comandamenti "La Chiesa. I cattolici, la religione cristiana non meritano la stessa considerazione e assistenza che viene data agli sport, ai film o ai concorsi di bellezza. L'unica cosa che gli resta è multarci per essere cattolici", ha aggiunto.

L'Arcivescovo ha anche difeso il diritto dei cittadini a esprimere pubblicamente [la loro fede], dicendo: "I cittadini hanno perfettamente diritto di vivere e agire in modo religioso in tutte le aree della vita personale, familiare e sociale, secondo la nostra coscienza e in accordo coi nostri desideri. Non c'è autorità umana che possa metterlo fuori legge".

L'Arcivescovo Sebastian ha avvertito che i secolaristi sono mossi da un concetto totalitario dello stato. Secondo questa mentalità, lo stato è una sorta di Essere Supremo che è al di sopra di noi e ci dice come vivere. Ma questa non è la realtà", ha detto. "E' lo stato che deve conformarsi alla società di cui è al servizio, non viceversa. L'essenza della democrazia è questa. L'opposto è dittatura e totalitarismo".

"Nel caso della religione, l'unica cosa che lo stato deve fare, e non è molto, è proteggere la libertà dei cittadini così che ognuno possa esercitare ed esprimere liberamente la propria religione, secondo la propria coscienza, senza molestare o attaccare i diritti legittimi di alcuno. Il giusto secolarismo, dunque, così come la lotta contro il settarismo, consiste nel fatto che lo stato protegge la libertà religiosa dei cittadini di praticare la religione in cui credono, senza immischiarsi nelle questioni religiose che sono oltre la sua competenza", ha aggiunto.

"Se noi cattolici spagnoli vogliamo rimanere liberi e responsabili, dovremo cominciare ad affrontare seriamente queste questioni. Non è materia solo per i vescovi, ma qualcosa che riguarda direttamente tutta la società e tutti i cittadini. Quello che è a rischio non sono i privilegi dei preti, ma la libertà dei cittadini spagnoli di vivere liberamente secondo la propria coscienza".

Tradotto da Giovanni Romano


Fonte:
Catholicnewsagency

domenica 11 maggio 2008

Maremma amara, suore dolciastre e bambini fritti



Dal sito Culturacattolica leggo una notizia che ormai non sconcerta più di tanto: il Corriere della Sera è partito lancia in resta a sostegno delle "famiglie arcobaleno" (che Rino Cammilleri con folgorante perspicacia ha definito "omocolore"). Le "famiglie" omosessuali, insomma, con particolare riferimento ai bambini che ci vivono. In accordo al più vieto politically correct, il Corrierone descrive la loro situazione in termini addirittura lirici:

Margherita Bottino, psicologa, e Daniela Danna sociologa, descrivono i figli degli omosessuali come bambini più tolleranti, meno conformi agli stereotipi di genere.

A parte il fatto che essere maschio o femmina è un dato biologico, non uno "stereotipo di genere", quel che fa impressione non è tanto questa mistificazione grossolana (e al Corriere si stanno ancora chiedendo come mai le vendite sono in calo...). No, quel che fa veramente paura sono il buonismo e la vigliaccheria di certo "mondo cattolico" di fronte a questa mentalità.

Il Corriere infatti nota con soddisfazione che

In Maremma una coppia manda il bimbo in un asilo di suore perché non c’è quello comunale: “Il piccolo è stato accolto così bene che le maestre per rispettarlo non hanno festeggiato la festa della mamma e del papà”.

Questa mi sembra la vera notizia orribile. Non solo le suore hanno peccato gravemente di rispetto umano, forse per paura di essere messe alla gogna mediatica (ma questo non le scusa. Avevano il dovere di dare testimonianza, costi quel che costi); si sono spinte addirittura fino al punto di cancellare la festa della famiglia naturale. Sembra di essere in pieno Brave New World: i bambini sono concepiti soltanto in provetta, la famiglia naturale non esiste più, anzi le parole più sconce sono diventate "padre" e "madre".

Che delle suore abbiano potuto fare questo, e che nessun Vescovo, per quanto io ne sappia, sia intervenuto con la massima energia per richiamarle, dà tutta la misura di come tanto "mondo cattolico" sia diventato del inconsistente e buonista fino all'idiozia. Ma queste brave suorine maremmane faranno bene a tenere presente l'ammonimento di Nostro Signore, che a quanto pare se ne infischiava altamente del politically correct:

Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini (Mt 5,13)


Naturalmente, penso che le brave suorine di cui sopra da ora in poi si guarderanno bene dal parlare ai bambini di Dio Padre o di Maria Madre di Dio, per non offendere la suscett... pardon, la sensibilità delle famiglie omocolore.


Giovanni Romano

Immagino che dobbiamo anche ringraziarli...

Oggi quasi tutta la stampa prende atto con soddisfazione che il corteo anti-Israele di Torino "si è concluso pacificamente", e poco ci manca che si si profondano in lodi sperticate agli organizzatori e ai partecipanti.

Ma cosa c'è di speciale in tutto questo? Dimostrare pacificamente non era una loro gentile concessione. Era il loro preciso dovere di cittadini democratici in uno stato democratico che non si rassegna a diventare quel che Oriana Fallaci, con giustificato disprezzo, chiama "Eurabia". Se le leggi valgono per tutti, compresa quella di manifestare pacificamente, non vedo perché ne dovessero essere esentati, a qualsiasi titolo, i manifestanti di Torino. E quindi non vedo alcuna ragione per lodarli.


Giovanni Romano

Tre diavoli al colloquio di lavoro


Sul sito Insidecatholic ho trovato questa storiella molto divertente -e istruttiva- che riporto in traduzione:

"Un giorno Satana ebbe bisogno di un assistente. Pubblicò quindi un annuncio sulla "Gazzetta Infernale" e al colloquio di lavoro si presentarono tre candidati. A tutti e tre i diavoli Satana fece la stessa domanda: "Cosa faresti per portare all'inferno il maggior numero di gente?".

Il primo rispose: "Direi a tutti che Dio non esiste".

Il secondo rispose: "Direi a tutti che il diavolo non esiste".

Il terzo rispose: "Direi a tutti che per pentirsi c'è sempre tempo".

"Ok, sei assunto", disse Satana al terzo.


Giovanni Romano

mercoledì 30 aprile 2008

Berlusconi e la cambiale con gli italiani


Non sappiamo ancora cosa farà il nuovo esecutivo, al di là di tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Da parte mia, mi auguro un governo che abbia il coraggio di togliere molte norme (quelle introdotte a tradimento da Livia Turco in primo luogo, o quelle inutilmente vessatorie sugli assegni circolari) anziché aggiungere gride a gride.

Ma l'impegno più preciso che il governo ha preso con noi italiani, prima ancora che sulle tasse, è sulla sicurezza. Non so quali e quanti saranno i vincoli all'azione del nuovo governo, ma posso dire fin d'ora che almeno a parole si annuncia un esecutivo più duro, con meno remore rispetto al Berlusconi 2 per via dell'azzeramento di Casini. Ora però il governo deve dimostrare di mantenere le sue promesse, e tante, troppe leggi ne impacciano l'azione e vanificano il desiderio di giustizia dei cittadini.

Come fare a garantire una sicurezza reale senza essere velleitari o peggio ancora inutilmente forcaioli? Come fare a dar voce al vero senso di giustizia degli italiani senza cadere in cacce alle streghe? Come fare, d'altra parte, a impedire sentenze troppo "disinvolte" da parte di una magistratura tutta politicizzata contro il Pdl? Hic Rhodus, hic salta!

Caro Berlusconi, mi consenta: Lei ha detto di aver firmato un contratto con gli italiani. Ma forse, più che di un contratto, sarebbe giusto parlare di una cambiale, e non da poco. A Lei ora l'obbligo di onorarla, e a stretto giro di emissione.

Giovanni Romano

Trani brucia?


Questo rottame carbonizzato è ciò che resta di una delle due automobili bruciate ieri sera in una "tranquilla" via di un "tranquillo" quartiere residenziale di Trani. Da notare che il fatto è avvenuto in un'ora non particolarmente tarda: le 11 di sera.

Perché? Vandalismo? Intimidazione? Vendetta? E chi lo sa? Certo è che meno di due settimane fa un giovane con precedenti penali per droga è stato gambizzato nella ex zona 167. Certo è che proprio ieri sera, quasi in contemporanea con questo rogo, un ragazzino di 14 anni è stato accoltellato da un 19enne arrivato fresco fresco dalla Sicilia. Certo è che il suddetto galantuomo (il quale ha riservato un'accoglienza un po' vivace, diciamo così, agli agenti che lo hanno arrestato) stamattina era di nuovo a piede libero, mentre il 14enne ferito avrà la pena di una dozzina di giorni d'ospedale, e senza uscita anticipata.

Il commento lo rimando al post successivo.



Giovanni Romano