Questo non è un blog trasgressivo. E' contro i trasgressivi a buon mercato. Questo non è un blog onesto o politicamente corretto. E' contro gli onesti e i politicamente corretti di professione. Questo non è un blog fuori dal coro, perché al suo autore piace la musica corale e l'unità tra le persone che essa crea.
ora che, grazie alla sua ostinazione monomaniacale, l’ha finalmente avuta vinta contro tutto e tutti; ora che è riuscito a provocare un conflitto senza precedenti tra i poteri dello stato; ora che ha spaccato e intristito il paese; ora che ha parlato da ogni tribuna possibile e immaginabile; ora che è stato invitato senza contraddittorio in tutti i talk show dove l’hanno sempre intervistata in ginocchio; ora che ci ha costretti ad assistere in diretta all’agonia di sua figlia; adesso, per una volta almeno, taccia per davvero.
Lei non ha più nulla da dirci, e noi non abbiamo più nulla da dire a lei . Lei si è gettato sotto i piedi tutte le preghiere, tutte le suppliche, tutte le sincere offerte di aiuto, comprensione, amicizia che le sono state fatte. E' stato sempre lei a condurre il gioco mediatico, mobilitando a piacimento, come il federale fascista Galeazzo Musolesi di bonviana memoria, “Telegrammi, Lettere e Agenzie di stampa”.
Sinceramente, io credo che il suo silenzio abbia lo stesso valore dei digiuni e degli scioperi della fame del suo degno compare Marco Pannella: meno di zero. Sono pronto a scommettere che a breve ci regalerà un profluvio di interviste, e perché no qualche bel libro (i cui proventi, presumibilmente, andranno a qualche associazione pro-eutanasia).
Ma adesso è troppo tardi per tacere, caro signor Englaro. La valanga che lei ha scatenato non si fermerà solo perché lei lo vuole. Ora parlare è un dovere per chi non si rassegna che vinca la cultura di morte di cui lei è portatore e diretto responsabile. Stia zitto lei, se vuole; i cristiani non dovranno tacere più.
Con le sue dimissioni per protestare contro l'indifferenza di Canale 5 alla vicenda Englaro (la rete di Berlusconi ha mandato in onda "Il Grande Fratello" come se niente fosse) Enrico Mentana ha salvato quello che resta dell'onore del giornalismo italiano.
Spero solo che un giornalista della sua levatura possa trovare subito un posto adeguato alle sue capacità e alla sua statura umana. L'ho ascoltato molto poco (di solito non guardo la televisione) ma non l'ho mai ammirato tanto come oggi.
... ecco quello che l'islam pensa veramente dei cristiani, e della fine che dovrebbero fare.
Credo che la traduzione sia superflua, ma ad ogni buon conto preferisco fornirla esplicitamente, così nessuno potrà dire di non sapere:
1. (Cartello in secondo piano): "L'ISLAM CONQUISTERA' ROMA"
2. (Cartello in primo piano): "GESU' E' LO SCHIAVO DI ALLAH".
Quante cose si possono capire da questa foto! La prima è che le scritte sono inglese, non in arabo. Questo perché l'inglese è lingua mondiale, e chi ha scritto quei cartelli sapeva benissimo che la TV li avrebbe ripresi. Il messaggio è dunque diretto a tutto il mondo e comprensibile in tutto il mondo. Impossibile equivocare. Tanto si sentono sicuri di sé, quei maledetti presuntuosi!
La seconda è l'ossessione, la bulimia della conquista. L'islam è nato per conquistare il mondo. Che ci riesca, fortunatamente è ancora da vedersi. La diga contro questa religione non sono stati tanto gli eserciti quanto la forza della fede nei popoli che sono riusciti a non sottomettersi alla sua tirannia sanguinaria. Può darsi che un giorno Roma la conquisteranno davvero, ma prima saranno stati gli spiriti dei cristiani a essersi demoralizzati e intiepiditi nella fede.
Il terzo particolare, altrettanto decisivo, è la fissazione sulla schiavitù. L'islam è schiavitù, a cominciare dal suo stesso nome (Islam = sottomissione). Che differenza incolmabile, abissale con il Vangelo, e che superiorità del Vangelo quando Gesù dice ai Suoi: "Non vi chiamo più servi ma amici" (cfr. Gv 15, 15). Nella Chanson de Roland, il paladino Orlando, nell'uccidere il musulmano che voleva colpirlo a tradimento, lo chiama con disprezzo "figlio di servi". E' la definizione migliore che poteva dargli. E ricordiamoci che i servi sono sempre gelosi della libertà dei figli. Non per nulla, in Francia, ai musulmani danno probabilmente fastidio quei versi della Marsigliese che parlano delle "mani incatenate che vogliono incatenare le vostre" (altrimenti non si sarebbe parlato di toglierli dall'inno).
Di fronte a una diversità così radicale, come è possibile parlare in buona fede di "dialogo"? Bene ha fatto Papa Benedetto XVI a chiarire che il dialogo con l'islam non può essere interreligioso (manca la benché minima base comune) ma solo pragmatico ed etico, a livello di ragione naturale e di virtù cardinali. Andare oltre significherebbe mistificare la realtà, confondere molti cristiani in buona fede e preparare un futuro di sottomissione e disprezzo a noi e ai nostri discendenti.
Non ho fatto in tempo a scrivere il post precedente che sul sito CatholicNewsAgency è apparso un altro caso di aggressione blasfema contro il cristianesimo. Il fatto si è verificato alla George Washington University a Washington, D.C.
Un vandalo sfregia le croci di una mostra per la vita all'università
WASHINGTON, D.C., 8 Febbraio 2009 - 03:39 CNA - Gli studenti democratici della George Washington University hanno espulso uno dei loro membri dopo che uno studente non identificato ha colpito e sfregiato un certo numero di croci usate per una mostra a favore della vita della Young American Foundation (YAF).
La sera del 26 gennaio gli studenti repubblicani del College hanno trovato le croci sparpagliate per tutto l'ufficio che dividono coi Democratici, così riferisce il giornale del campus The Hatchet.
Una croce era stata capovolta sulla bacheca e drappeggiata con un preservativo. Un'altra mostrava una raffigurazione di Gesù sulla croce con le parole "pwned" e "lol", gergo internet per dire "posseduto" e "sto ridendo a crepapelle".
Le altre croci erano state incise con le parole "Darwin", "usa il preservativo" e "Amelia West", la vice presidente degli studenti democratici nel campus.
Brandon Hines, capo ufficio stampa degli studenti repubblicani, ha detto a The Hatchet di aver visto per la prima volta le croci durante le sue ore in ufficio lunedì sera. Ne sono state fatte fotografie che sono poi apparse nel blog del regista conservatore Pat Dollard.
Una chiesa della zona di New York aveva donato le croci alla YAF per commemorare l'anniversario della sentenza Roe vs. Wade [Quella che ha legalizzato l'aborto negli USA, N.d.T.] in una mostra nel campus.
Il presidente della YAF Bob Lockwood ha definito l'azione "totalmente inappropriata".
"Si tratta di proprietà privata, ed è un atto di disprezzo a molti livelli. Se lo volessero fare nel proprio appartamento ne avrebbero il diritto, ma queste croci erano in mostra dentro un ufficio pubblico per studenti".
Una dichiarazione datata 20 gennaio degli studenti democratici ha affermato che un membro del loro gruppo ha chiesto scusa per l'atto di vandalismo ed è stato espulso dall'organizzazione, come riferisce il giornale studentesco. Non ne è stato fatto il nome.
"Come organizzazione, non giustificheremo mai una tale condotta riprovevole e siamo terribilmente sconvolti perché la fiducia dell'organizzazione è stata violata da un membro che ha scelto di agire altrimenti", così il comunicato stampa.
Secondo The Hatchet, la West ha anche commentato in una sua email:
"Delle semplici scuse non sono abbastanza per risarcire i sentimenti di coloro che sono stati colpiti, e chiediamo a tutti di rendersi conto che anche la nostra organizzazione è stata ferita da questo fatto... e ora è arrivato il momento per tutti noi di mettersi insieme - democratici, repubblicani, credenti di tutte le fedi - e chiudere in modo salutare questo incidente mentre abbracciamo gli obiettivi del rispetto nella comunità accademica".
Lockwood ha detto che il vandalismo è stato denunciato al dipartimento di polizia dell'Università e che le croci sono ora a disposizione del dipartimento stesso.
La portavoce dell'Università Tracy Schario ha detto che lo studente responsabile dell'azione è stato identificato dalla scuola e che sarà sottoposto ad azione disciplinare.
Dal Canada arrivano puntualmente notizie di discriminazione e attacchi contro i cristiani, i cattolici in particolare. Ma l'aspetto più significativo della vicenda è che a battersi in difesa della vita sono i giovani credenti, mentre coloro che dovrebbero difenderli si fanno pavidamente da parte.
Preghiamo per riuscire a superare la paura di essere noi stessi, la vigliaccheria è anche una mia tentazione.
Eccone la notizia, che traduco dal sito American Papist . Si tratta di un video girato alla cattolica Saint Mary University di Halifax, Nova Scotia, Canada. Nel sito è possibile anche guardare il video su YouTube.
Alcuni studenti alla Saint Mary University sono stati coperti d'insulti e volgarità scandite in rima quando una folla urlante ha assediato l'auditorium dove stava per aver luogo la presentazione di una mostra per la vita.
Il piccolo gruppo di sostenitori dell'aborto ha bloccato il proiettore, ingiuriato il presentatore, e impedito a forza di urla ogni tentativo di comunicazione per oltre un'ora, fino a quando un Funzionario Mediatore dei Conflitti dell'Università ha inesplicabilmente deciso di ordinare agli studenti (ancora tranquillamente seduti ai loro posti) di lasciare l'aula piuttosto che far arrestare dalla polizia la folla dei facinorosi.
Un numero più piccolo di studenti e di giornalisti è riuscito a farsi strada fino a una seconda località dove la presentazione e le domande si sono potute concludere pacificamente.
Preghiamo per quelle persone valorose che hanno scelto di proclamare la dignità della vita umana anche in faccia agli insulti.
Su Eluana Englaro sono state riversate tonnellate di pietà da ambo le parti. I pro-life per farla vivere, i necrofili per farla morire. Devo dire la verità, a me quella ragazza, con tutta quella sua voglia di morire anticipata, un po' sta antipatica, come mi sta tuttora antipatico Welby, che fin dall'inizio m'ispirò un sentimento di vivissima avversione per il suo piagnisteo mediatico che soffocava le voci di chi voleva vivere.
Di Eluana mi ha colpito l'atteggiamento assolutamente negativo verso la vita, forse riflesso dell'educazione laicista e atea del padre, che ha sempre odiato le scuole religiose frequentate dalla figlia. Lei stessa, poi, "si è menata la sentenza", come si dice dalle mie parti. E dal momento che forse Dio esaudisce molto più volentieri le nostre paure che le nostre speranze, ecco che l'incidente le è puntualmente capitato (un incidente che lei ha fatto da sola, si badi bene. Avrebbe potuto essere più prudente).
E tuttavia, le prove portate da "Avvenire" (a meno che non siano un'assoluta mistificazione, ma non lo credo) parlano di una ragazza solare, capace di affetto e di amicizia, riconoscente proprio verso le insegnanti dell'istituto linguistico che il padre ha tanto cercato di diffamare. Se "Avvenire" ha ragione, siamo di fronte alla più bieca e omicida operazione ideologica mai effettuata in Italia, peggiore ancora che gli anni di piombo. Un'operazione di morte alla quale in queste ore si è prestato lo stesso Presidente della Repubblica, lo scrivo con grande dolore. La sinistra non cambia e non cambierà mai, non c'è possibilità di dialogo con chi la pensa come loro.
Oggi il vicepresidente americano Biden lancia con grande enfasi il nuovo corso della politica estera americana. "Dialogo", "concertazione", "multilateralismo"... troppe volte tutto questo si è rivelato solo una scusa per non agire e per dare mano libera ai terroristi e agli aggressori.
Sarà forse una coincidenza, ma mi sembra particolarmente inquietante che la sede dove sono state pronunciate queste parole sia ancora una volta Monaco di Baviera, dove esattamente ottant'anni fa, in nome del "dialogo" e della pace a ogni costo, il mondo si arrese ai dittatori e preparò la strada a una guerra catastrofica.
Riporto e sottoscrivo in toto il parere tratto dal blog di Paolo Deotto sul comportamento a dir poco avvilente del presidente Napolitano.
Non c'è altro da dire, è un momento veramente triste per un paese quando le massime cariche dello stato (incluso Fini) si danno tanto da fare per garantire a un padre (?) il diritto di disfarsi della figlia.
La posizione più imprevedibile di tutte è stata proprio quella del presidente Berlusconi. Avevo pensato a lungo che la sua fosse indifferenza etica, forse lo è, forse avrà avuto delle pressioni veramente forti, forse avrà semplicemente ascoltato la sua coscienza (dalla coscienza invece sono felicemente esentati tutti quelli che militano a sinistra). Fatto sta che una presa di posizione così netta, chiara e forte probabilmente non se l'aspettava nessuno.
Morale: preferisco una canaglia che difende le cose essenziali al momento giusto a un fariseo "cattolico adulto" che giustifica un omicidio con la sua buona coscienza tranquilla.
"Se vi sentite onesti andatevene. Non è qui che dovevate venire" (Don Giussani)
Non dico altro. Di tutti gli interventi contro la decisione del Governo sul caso Englaro, il suo è stato il più meschino in assoluto, quello che ferisce di più perché viene da un’autoproclamata “cattolica adulta”. Proprio vero: è più facile toccare il cuore dei peccatori incalliti che quello dei farisei che si fanno scudo della legge.
Dopo la folle ubriacatura del militarismo fascista e la terribile sconfitta nella seconda guerra mondiale, le forze armate italiane hanno subito un crollo di credibilità da cui ben difficilmente si riprenderanno.
A parte il disprezzo assoluto del loro valore militare (ma andate a dirlo agli Inglesi che si batterono contro gli italiani a a Beda Fomm o a Bir El Gobi, per non parlare di El Alamein); a parte la sottovalutazione persino eccessiva del loro potenziale (in realtà il nostro esercito è molto meglio equipaggiato che in passato), a parte le vere e proprie operazioni di guerra condotte in Somalia o in Serbia su cui tutti hanno preferito tacere, le uniche benemerenze che si riconoscono ai nostri soldati sono quelle in occasione di calamità naturali, quando l'Esercito si assume i compiti del pronto intervento e della protezione civile.
L'appiattimento sul ruolo esclusivamente "umanitario" e non bellico delle nostre Forze Armate da un lato le rende poco credibili, e dall'altro fa sentire autorizzati i politici a impiegare i soldati come manovalanza per compiti che poco o nulla hanno a che vedere con quelli di una organizzazione militare.
Sono rimasto allibito, infatti, a sentire il ministro della difesa Ignazio La Russa promettere come se niente fosse "altri 30.000 soldati per il controllo del territorio". Ma si rende conto di quello che dice? Si tratta praticamente degli effettivi di tre divisioni. Questo significa che una parte niente affatto marginale del nostro potenziale di difesa dev'essere adibito a compiti di ordine pubblico. Il solo fatto di avere avanzato questa proposta, se è stata fatta seriamente e non per squallida demagogia, dovrebbe farci capire come la situazione dell'ordine pubblico sia ormai fuori controllo.
Gli uomini - e anche le donne ormai - li abbiamo, non è questo il punto. Il punto è che il miglior modo di rovinare il morale e l'efficienza combattiva di un esercito è proprio quello di adibirlo a funzioni di polizia. Un esercito è fatto per battersi in campo aperto, è fatto per essere mobile, è fatto per battersi con nemici riconoscibili come tali. Adibirlo a mansioni d'ordine pubblico significa prima di tutto impigrirlo, trasformandolo in una forza statica.
In secondo luogo ne minerà il morale perché l'arresto di un delinquente, per quanto se ne parli, non dà certo il prestigio e la soddisfazione della vittoria contro un nemico esterno.
In terzo luogo significa logorarlo anche fisicamente perché la malavita è sfuggente, evita sempre lo scontro in campo aperto, colpisce alle spalle o preferisce attaccare bersagli debolissimi e momentaneamente incustoditi. Per queste operazioni ci vuole una forza, come la Polizia, che possiede un suo specifico "modus operandi", una sua specifica conoscenza del territorio, una sua specifica mobilità. Quanto all'esercito, le invasioni barbariche furono rese possibili dal momento in cui le legioni romane persero la loro mobilità e si trasformarono in unità statiche di presidio, in cui la vita militare si viveva come impiego, come routine e non come compito. Non è un caso che la guerra al brigantaggio logorò le forze armate italiane molto peggio di qualsiasi campagna contro gli austriaci.
A meno che questa ridislocazione delle forze armate non sia una ammissione tacita ancora più grave: il nemico ormai è qui, dentro le nostre frontiere. Arriva sui barconi, nascosto dentro i containers o sotto i TIR, e trova un alleato nel nostro irresponsabile buonismo. Probabilmente la guerra ha cambiato completamente volto, gli scontri in campo aperto non si vedranno più per un bel pezzo, e allora i soldati dovranno rassegnarsi ad affrontare la vita ben più dura di una eterna vigilanza, di un eterno Deserto dei Tartari che li logorerà peggio di una guerra.
A proposito. Scriveva la "Rivista Italiana Difesa" che l'Italia ha un uomo o una donna in divisa ogni 200 abitanti, una percentuale tra le più alte del mondo. E con la malavita non si riesce a cavare un ragno dal buco. Il problema quindi è a monte, nel lassismo spaventoso delle nostre leggi penali e nell'inefficienza della giustizia. Portare più soldati nelle strade, date queste premesse, non risolverà nulla.
Tutti i media hanno riportato la notizia che Obama ha tolto il sacrosanto veto di Bush ai fondi federali destinati all'aborto. Che uno stato si faccia pubblicamente carico di eliminare esseri umani è una notizia grave in sé, ma nessuno, che io sappia, si è ricordato di un'infamia ancora più grossa commessa dalla UE, quando sotto la presidenza del "cattolico adulto" Romano Prodi provvide sollecitamente a subentrare agli Stati Uniti nel finanziamento delle organizzazioni abortiste, naturalmente a spese dei contribuenti europei.
Ora che Obama ha proprio deciso, non sarebbe il caso che almeno l'UE ci togliesse dal groppone questo ingiusto balzello? Oppure la tassa sull'aborto resterà perpetuamente a nostro carico, come le accise sulla benzina per la Guerra d'Etiopia, mai abolite dal lontano 1936?
Due anni fa, l’incontro con una farmacista ebrea mi ha guarito una volta e per sempre da ogni tentazione di revisionismo e di negazionismo. Parlando di suo padre, unico superstite della sua famiglia completamente sterminata (a proposito: come vi sentireste voi, se il vostro albero genealogico fosse stato tagliato di netto?) mi disse che nel ghetto dove lui viveva erano state assassinate sessantamila persone.
Fu quella cifra ad agghiacciarmi. Sei milioni è un numero troppo grande, non lo si può afferrare con l’immaginazione. Ma sessantamila sì, sessantamila sono una città di media grandezza (come quella dove la maggior parte di noi vive) con la gente che cammina per strada, i parenti, i figli, la moglie, i vicini, tutti. Sessantamila...
E c’è pure chi si permette di negare tutto questo, come il vescovo (?) Williamson. Confesso che questa vicenda mi ha messo profondamente a disagio. Non mi pronuncio sull’opportunità di riammettere i levebriani, è una cosa che lascio alla prudenza e al profondo giudizio del Papa, ma non trovo giusto separare le dichiarazioni di Williamson dal suo ruolo di vescovo. Se ha mentito, e peggio ancora sapendo di mentire, possiamo accettarlo in qualità di pastore della Chiesa? Se un vescovo mente su cose tanto gravi, su che altro sarà capace di mentire? Anche ammettendo che la stampa internazionale è laicista e manipolata (e lo è), anche ammettendo che è facilissimo organizzare il linciaggio mediatico di un prelato cattolico (ne abbiamo visto esempi particolarmente indegni), tuttavia nemmeno i media più prevenuti avrebbero potuto fare nulla se certe dichiarazioni non ci fossero effettivamente state (e infatti agli altri tre vescovi non è stata mossa nessuna accusa).
Questo caso è tanto più antipatico e inopportuno perché il clamore mediatico delle accuse a Williamson, proprio in coincidenza con il giorno della memoria, è riuscito a nascondere per l’ennesima volta un fenomeno molto più vasto e inquietante: la ripresa dell’antisemitismo in Europa ha coinciso con l’invasione dei musulmani, che non solo hanno importato il loro proprio antisemitismo (le aggressioni agli ebrei in Francia sono cominciate molto prima dell’offensiva israeliana a Gaza e delle dichiarazioni di Williamson), ma hanno anche incoraggiato gli antisemiti di casa nostra. Ma di questo nessuno parla, per l’omertà e la paura che l’islam diffonde intorno a sé. Molto più facile, e molto meno pericoloso, prendersela con un bersaglio tanto ghiotto quanto facile come mons. Williamson. Questo, ovviamente, senza voler diminuire né scusare in nessun modo le sue pesanti responsabilità.
Una volta dissi che ero disposta a morire pur di mantenere l’aborto legale e facilmente accessibile, e lo dicevo davvero. Ero un’abortista veemente, come lo era la maggioranza delle donne negli ambienti che frequentavo. Credevamo che l’aborto fosse un diritto cruciale delle donne e non immaginavamo nemmeno come qualcuno potesse opporsi. Eravamo il prodotto di una cultura nella quale la sessualità umana era stata recisa dalla sua connessione intrinseca con la creazione della vita umana. Alla nostra generazione non era stato insegnato nei corsi di educazione sessuale delle scuole pubbliche che il sesso crea bambini, ma che il sesso senza protezione crea bambini. Ci veniva assicurato che la creazione di nuove vite umane era incidentale rispetto all’attività sessuale, qualcosa che era non solo opzionale ma completamente controllabile. Di fatto, i bambini venivano considerati radicalmente agli antipodi del sesso.
Nella mia vita di giovane adulta conobbi molte donne che avevano avuto aborti, e in ciascun caso gli atteggiamenti riguardo la gravidanza erano alla fine sempre gli stessi: “Non me l’aspettavo proprio!”. La società le aveva rassicurate che il sesso non aveva conseguenze capaci di stravolgere la vita, e le loro gravidanze non pianificate arrivavano come sgradite sorprese. In preda al panico per colpa di questa mentalità, loro - e quelle di noi che le appoggiavano - erano facile preda del messaggio abortista che i loro bambini non erano niente di più che un ammasso di “tessuto”, che l’aborto era solo “interruzione della gravidanza” e non la soppressione di una vita umana.
Dopo una conversione religiosa che mi condusse alla Chiesa Cattolica, cominciai a ripensare le mie posizioni abortiste. In particolare, l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità umana riplasmò la mia visione del mondo in modo così radicale che, per la prima volta, fui in grado di guardare con sincerità a quel che l’aborto è veramente. L’insegnamento della Chiesa che il sesso contiene intrinsecamente la possibilità di creare nuova vita umana annullò la pressione che la mentalità contraccettiva mi aveva messo addosso, tanto da avermi fatto vedere i bambini come nemici. Una volta che vidi l’aborto per quello che era, potevo a stento credere che io avessi mai sostenuto una simile procedura. E’ una prova del potere della mentalità contraccettiva il fatto che per così tanti anni io riuscii a ignorare la realtà delle mie convinzioni.
Qui di seguito elenco otto affermazioni in cui credevo quando ero favorevole all’aborto, insieme a suggerimenti sul modo in cui si può rispondere a quelli che hanno opinioni del genere. E ricordate: la maggior parte di coloro che sono favorevoli all’aborto hanno bisogno di ripensare la sessualità umana prima che possano entrare nella mentalità giusta per “ascoltare” veramente gli argomenti contro l’aborto.
1. “Il sesso è finalizzato principalmente al piacere”.
Questa profonda incomprensione circa la natura della sessualità umana è una delle principali forze trainanti dietro il moderno movimento abortista. Quando le donne accettano la “verità” che il sesso ha solo il significato che loro vogliono dargli, che non sia un atto intrinsecamente sacro e tremendamente poderoso, stanno preparando un disastro. E’ come dire chele pistole cariche possono essere usate come giocattoli fintantoché si mettono colpi a salve nel caricatore. Banalizzare un atto così significativo a un livello tanto fondamentale è un invito al disastro.
In particolare, la convinzione che il potenziale che il sesso ha di creare la vita sia controllabile e opzionale fa sentire le donne scosse e intrappolate quando una nuova vita viene inaspettatamente creata - e le fa essere estremamente vulnerabili alle menzogne che vogliono disumanizzare la nuova vita dentro il loro grembo.
Uno studio del 2004 ha mostrato che la grande maggioranza delle donne che hanno avuto aborti ha dichiarato di averlo fatto o perché avere un bambino avrebbe radicalmente cambiato le loro vite o perché pensavano di non potersene permettere uno. Nella nostra società, queste non sono considerate ragioni per non avere rapporti sessuali; sono ragioni per non avere un bambino. Quando si pensa alla frattura eclatante tra i concetti di attività sessuale e quello della creazione di nuova vita, è facile vedere come questa impostazione alimenti la mentalità abortista.
Fino a quando la gente pensa che sia perfettamente accettabile intraprendere rapporti sessuali anche quando credono che un bambino gli rovinerebbe la vita, avrà il sopravvento la tentazione di disumanizzare e scartare ogni nuova vita. Per poter sostenere una cultura di accoglienza della vita dobbiamo aiutare le donne a vedere che non è la nuova vita che le intrappola, ma la menzogna che il sesso si possa separare dal suo potenziale creatore di vita prima di tutto.
2. “La contraccezione previene l’aborto”.
Secondo il Guttmacher Institute, ente di tendenza abortista, solo l’8% delle donne che hanno avuto aborti non ha mai usato la contraccezione, e più della metà stavano usando metodi contraccettivi quando hanno concepito le gravidanze chehanno cercato di abortire. E’ la diffusa accettazione della contraccezione che permette alle società di illudersi che il sesso sia un affare da poco; quando le donne intraprendono rapporti sessuali con quella mentalità, sono totalmente impreparate ad affrontare delle responsabilità enormi che cambiano definitivamente la vita come la gravidanza, il parto e i bambini. Ragioni sia statistiche che pratiche ci mostrano che la contraccezione non è una cura per l’aborto, ma una causa.
3. “Non è un bambino”.
E’ cruciale comprendere che i vostri amici e i membri delle vostre famiglie favorevoli all’aborto non sono a favore dell’uccisione di bambini - nessuno mai sosterrebbe una cosa così terribile. La nostra cultura ha rassicurato i sostenitori dell’aborto che il battito del cuore che si ferma durante un l’aborto appartiene soltanto a un feto, un organismo subumano. La terminologia è cruciale per la mentalità abortista. Parole disumanizzanti come “feto” o “ammasso di cellule” o “massa di tessuto” fanno sì che ci si convinca che l’aborto non è la soppressione di una vita umana.
Incoraggiate i sostenitori dell’aborto a considerare che anche il più piccolo zigote risponde alla definizione biologica di un essere vivente, contiene un codice genetico unico che non è mai esistito prima e non esisterà mai più, che ottiene la metà del suo materiale genetico da ciascuno dei suoi genitori. Al momento del concepimento, viene creata una straordinaria semi-replica della madre e del padre. Incoraggiateli anche a guardare le foto di bambini nel grembo disponibili sui siti come www.priestsforlife.org - o forse anche i risultati degli aborti in vari stadi di gravidanza - aiutateli a dare un volto a quei “feti” che vengono uccisi negli aborti.
4. “Le donne dovrebbero essere in grado di scegliere”.
La mentalità secondo cui “le donne dovrebbero essere in grado di scegliere” dà per scontato che le uniche donne di cui dovremmo preoccuparci sono quelle già nate. Una buona risposta a questo argomento è: “Quali donne?”. Quelle nel grembo, o quelle gravide?
Ancora una volta è una questione di terminologia. Non permettete che il bambino non nato resti invisibile in nelle discussioni sull’aborto. Ogniqualvolta i diritti o le scelte delle persone affiorano in relazione all’aborto, assicuratevi di chiedere se quegli stessi principi si applichino anche a coloro che non sono ancora nati.
5. La libera scelta dell’aborto favorisce la donna”.
Uno studio neozelandese sulle donne che hanno avuto un aborto pubblicato nel Journal of Child Psychiatry and Psichology ha mostrato che” le donne che hanno avuto un aborto avevano in seguito tassi elevati di problemi di salute mentale, inclusa la depressione (un aumento del 46%), l’ansietà, comportamenti suicidi e patologie nell’uso dei medicinali”. Oltre alla depressione e all’ansietà che tormentano molte donne per decenni dopo il loro aborto, persino i sostenitori dell’aborto non possono negare che l’aborto è una procedura violenta che incide duramente sul corpo di una donna.
E questo richiama ancora una volta la domanda: “Quali donne?”. Quelle nate o quelle non nate? Infatti, in molte parti del mondo, l’aborto è usato in primo luogo per uccidere le bambine indesiderate. Una posizione veramente favorevole alle donne le aiuterebbe a evitare il trauma dell’aborto prima di tutto, e rispetterebbe tutte le donne - incluse quelle che sono ancora nel grembo della madre.
6. “Dovremmo fare in modo che ogni bambino sia un bambino voluto”.
I difensori dell’aborto invocano spesso le sofferenze dei bambini che vivono in mezzo alla povertà, ai maltrattamenti o all’abbandono per sostenere che l’aborto è importante per limitare il numero dei bambini che nascono in queste situazioni difficili. Ma questo è ancora un altro argomento secondo il quale i bambini nel grembo materno vengono trattati come se non esistessero. E’ importante ribadire che quando è concepita una nuova vita, un bambino è già stato introdotto nell’ambiente. Il modo di rendere ogni bambino un bambino voluto non è uccidere i bambini che non vogliamo, ma mettere in rilievo l’importanza del fatto che le coppie evitino l’attività sessuale se sono in una situazione così disperata da non poter accogliere degnamente una uova vita.
7. “Alcune persone non sono pronte per fare i genitori”.
Il mito del sesso senza conseguenze irretisce molte coppie a intraprendere rapporti sessuali. Tali coppie diventano allora vulnerabili alla tentazione di vedere l’aborto come la soluzione delle loro indesiderate gravidanze.
Questa mentalità, naturalmente - ancora una volta - tratta la nuova vita come se fosse puramente teorica. Quando una coppia concepisce un bambino, sono diventati genitori che lo volessero o no: l’aborto non cambia tutto questo.
8. “Chi è contro l’aborto s’interessa solo ai non nati”.
Nel dibattito sull’aborto, la retorica del movimento per la vita si concentra spesso sul valore dei non nati semplicemente perché il disaccordo principale è se i bambini appena concepiti abbiano diritti o no. Ma il movimento per la vita è attivo anche nell’aiuto alle donne in crisi durante la gravidanza. I cattolici sono tra i più attivi oppositori dell’aborto, e coi suoi ospedali, orfanotrofi, case protette per la maternità e altri programmi di sostegno, la Chiesa Cattolica è il più grande fornitore di servizi sociali non governativi del mondo.
Se questo non bastasse, oggi ci sono oltre 2.300 centri di assistenza alle maternità in crisi negli Stati Uniti, la maggior parte dei quali offre ogni servizio, dall’alloggio all’occorrente per i bambini all’aiuto per il collocamento alle madri che devono affrontare situazioni difficili in gravidanza. Di fatto, nel paese ci sono più centri di aiuto alla maternità in crisi che cliniche abortiste. Gli argomenti secondo i quali gli antiabortisti prendono meno a cuore le madri rispetto ai bambini non nati si possono facilmente confutare guardando a quante strutture disponibili alle donne in stato di gravidanza siano gestite da organizzazioni di aiuto alla vita.
L’incomprensione profonda della sessualità umana che pervade la nostra cultura ha gettato le basi non solo delle mie opinioni abortiste ma anche del movimento abortista nel suo complesso.
La mia conversione sulla questione è un esempio di quel che deve accadere nella nostra cultura nel suo complesso per poter invertire la mentalità in senso favorevole alla vita. Se la nostra società tornerà a rispettare i non nati, dobbiamo in primo luogo rispettare e comprendere fino in fondo la natura dell’atto che crea in primo luogo queste vite non ancora nate. Fino a quando sarà recisa la connessione tra l’attività sessuale e il suo potenziale generatore di vita, prevarrà la tentazione di togliere valore alla vita umana.
Ai lettori di questo blog (quali?) e alle famiglie cattoliche suggerisco quanto segue, se passa una fiaccolata pro-eutanasia, soprattutto se zelantemente ripresa dai media di stato:
Chiudere le finestre e abbassare le saracinesche lungo il percorso del corteo;
Se si è in strada, allontanarsi, e se questo non è possibile restare con le spalle voltate;
Soprattutto, ASSOLUTO SILENZIO. Chi fa propaganda per la morte deve essere accolto da un silenzio e da un vuoto di morte. Lo stesso vuoto e la stessa disperazione che l'eutanasia introduce nei rapporti umani.
Mentre in Italia si sta celebrando con grande entusiasmo parrocchiale la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, e molti preti rimproverano i fedeli cattolici per non essere abbastanza "aperti"...
...leggete un po' cosa sta accadendo in Spagna. Ora non ho tempo per approfondire, ho solo tradotto l'articolo, ma spero di tornare quanto prima su questo post.
In Spagna gli evangelici appoggiano il piano dei socialisti per dissolvere il cattolicesimo
MADRID, 21 gennaio 2009 - Il segretario esecutivo della federazione delle Entità Evangeliche [sic!] spagnole, Mariano Blazquez Burgo, ha chiesto al governo di approvare una legge sulla "neutralità" e la "laicità" dello stato, al fine di stabilire una comune eguaglianza tra tutte le chiese che esistono nel paese.
"Chiediamo due leggi: una sulle entità religiose e l'altra sulla neutralità e la laicità, una parola che non mi fa paura", ha dichiarato Blazquez ai giornalisti durante la celebrazione del 130esimo anniversario della chiesa evangelica della città di Gijon.
Secondo il quotidiano "La Nueva Espagna", gli evangelici vogliono che lo stato "sia neutrale riguardo a tutte le fedi religiose promuovendo la laicità, e con uno statuto di eguaglianza tra tutte le chiese stabilite in Spagna".
"Non privilegi per le chiese, ma uno statuto comune per tutte le entità religiose che sia chiaro e giusto nei diritti e negli obblighi", ha ribadito Blazquez, aggiungendo che durante la Guerra Civile spagnola gli evangelici "mostrarono simpatia per la Repubblica, dichiarando che stava liberando spiritualmente la nostra nazione".
Da quando è entrato in carica, il governo del presidente Jose Luis Rodriguez Zapatero ha posto tra le sue priorità la rimozione di qualunque espressione religiosa dalla vita pubblica e l'imposizione del proprio modello di formazione morale agli studenti attraverso l'educazione alla cittadinanza, che migliaia di genitori hanno rifiutato a causa del suo carattere secolarista e ideologico.
Dal sito americano Catholic News Agency ho appreso che Google in America ha deciso di schierarsi con quelli che in California stanno combattendo per annullare la cosiddetta "Proposition 8", vale a dire la proibizione del matrimonio gay. La Proposition 8 fu approvata a larghissima maggioranza da un referendum popolare, ma ora l'esito del referendum è sotto attacco da numerose e ben finanziate associazioni, tra cui la famigerata ACLU (American Civil Liberties Union, la stessa che conta su Obama per eliminare l'obiezione di coscienza dei medici che rifiutano di praticare aborti o manipolazioni genetiche).
Non mi stupisce affatto che un sito tanto politicamente corretto come Google si sia schierato contro la volontà popolare. Per questo ho deciso di abbandonare la sua homepage (ho già scelto Clusty) e abbandonerò anche la mia email. Lo faccio per non contribuire al numero di contatti di Google. Un gesto da niente, Google non se ne accorgerà mai, ma come dice l'abusato e un po' melenso slogan: "Se-tante-persone-senza-importanza-facessero-tanti-gesti-senza-importanza-il-mondo-cambierebbe". Io sono una di quelle persone-senza-importanza, ma me non interessa cambiare il mondo come forse s'illude l'osannatissimo Mr Obama. A me anzi interessa conservarlo con l'uomo e la donna che possono sposarsi, con l'affetto e i bambini che possono nascere, coi vecchi che possono morire in pace, e coi medici che curano i malati anziché ammazzarli.
I miei genitori guardano ogni sera "Affari Tuoi", e all'ora di cena capita anche me di vederlo quasi sempre. Due o tre giorni fa il concorrente (o meglio vittima sacrificale, in cerca del suo quarto d'ora di celebrità) era un campano dall'aria mite, un po' triste, e dalla foltissima capigliatura. A renderlo quasi unico tra tutti i concorrenti che nel corso degli anni sono sfilati in questa trasmissione è il suo lavoro: becchino in un piccolo cimitero comunale.
Devo ringraziare Max Giusti perché ha nuovamente sdoganato questa parola, che l'ipocrisia "politically correct" è quasi riuscita a far sparire. E' vero che per tutta la trasmissione, e sin da quando era arrivato, ha ricoperto il pover'uomo di sfottò, ma mille volte meglio ridere goliardicamente della morte che somministrarla "per pietà", possibilmente in una clinica asettica e con premurosi volontari pronti alla bisogna. come si vuol fare per Eluana.
A un certo punto, però, è accaduto qualcosa d'imprevisto, per un istante il meccanismo ben oliato del quiz ha mostrato un lampo di autenticità. Non la lettera ormai di prammatica con la relativa effusione di buoni sentimenti, ma lo spiraglio aperto su una vita normale, sulla giornata normale di un uomo normale, di quelli che certamente non interessano a "Repubblica" o all'"Espresso".
Quando Max Giusti ha chiesto al becchino come svolgesse il suo lavoro, l'altro è rimasto un attimo interdetto, poi ha risposto con naturalezza: "Quando arrivo la mattina, prima di cominciare mi faccio un segno di Croce".
Immediatamente dal pubblico è scrosciato un applauso spontaneo, quasi liberatorio. Come se ci fossimo tutti riconosciuti in quell'uomo semplice e buono che non si è vergognato della fede e della pietas cristiana. Forse è stata la risposta migliore alla stupida e arrogante campagna dei "bus atei". Forse è stata la risposta migliore a tutti gli attacchi più o meno subdoli alle espressioni pubbliche della fede cristiana, a tutti quelli, anche all'interno della Chiesa, che si accigliano quando i cattolici non si vergognano di dire a Chi appartengono.
Quell'uomo ha avuto il suo quarto d'ora di celebrità, e prima o poi sarà dimenticato. Ma io spero di non dimenticarlo mai, anzi lo voglio ringraziare perché ha espresso una fede che troppi oggi vogliono vedere svilita e censurata.
Se fossi stato il Diavolo, mi sarei arrabbiato moltissimo per l'iniziativa dell'UAAR di far pubblicità all'ateismo attraverso gli autobus.
Ma come hanno fatto a non capire che per estirpare Dio dal cuore dell'uomo l'indifferenza vale più di mille attacchi frontali? Osservava molto acutamente C. S. Lewis in quel capolavoro che sono Le lettere di Berlicche: "La strada per l'inferno è quella soffice, in dolce pendio, senza sassi sul percorso, senza brusche svolte, e soprattutto senza indicazioni".
Quegli autobus invece, col loro brusco richiamo a Dio, costringono la gente a prendere posizione, a ricordarsi di quello che credeva di avere dimenticato da tanto tempo, o che forse aveva dimenticato davvero. Una campagna del genere potrebbe funzionare nei paesi dove non esiste più un popolo cristiano e in cui le coscienze sono state totalmente narcotizzate, come in Inghilterra o in Spagna, ma in Italia per fortuna ancora non si è arrivati a questo punto.
E inoltre, la seconda parte dello slogan: "Goditi la vita", in tempi di durissima crisi economica suona come una beffa dei sazi e dei gaudenti contro gli affamati, offende quanto il cinismo indifferente della famosa battuta attribuita alla regina Maria Antonietta prima della Rivoluzione: "Non hanno pane? Mangino brioches!". Qualcuno mi venga a dimostrare che togliendo Dio di mezzo i poveri staranno meglio!
E a proposito di mangiare: credo che Laggiù il Diavolo starà preparando degli spiedi particolarmente grossi e appuntiti per quegli sciocchi suoi servitori che gli hanno creato questo pasticcio. Già gli appartengono perché atei, ma li divorerà con tanta più rabbia perché sono venuti a rompergli le uova nel paniere con la loro campagna chiassosa e plateale.