domenica 8 febbraio 2009

Per i fessi che credono nel "dialogo"...


... ecco quello che l'islam pensa veramente dei cristiani, e della fine che dovrebbero fare.

Credo che la traduzione sia superflua, ma ad ogni buon conto preferisco fornirla esplicitamente, così nessuno potrà dire di non sapere:

1. (Cartello in secondo piano): "L'ISLAM CONQUISTERA' ROMA"

2. (Cartello in primo piano): "GESU' E' LO SCHIAVO DI ALLAH".

Quante cose si possono capire da questa foto! La prima è che le scritte sono inglese, non in arabo. Questo perché l'inglese è lingua mondiale, e chi ha scritto quei cartelli sapeva benissimo che la TV li avrebbe ripresi. Il messaggio è dunque diretto a tutto il mondo e comprensibile in tutto il mondo. Impossibile equivocare. Tanto si sentono sicuri di sé, quei maledetti presuntuosi!

La seconda è l'ossessione, la bulimia della conquista. L'islam è nato per conquistare il mondo. Che ci riesca, fortunatamente è ancora da vedersi. La diga contro questa religione non sono stati tanto gli eserciti quanto la forza della fede nei popoli che sono riusciti a non sottomettersi alla sua tirannia sanguinaria. Può darsi che un giorno Roma la conquisteranno davvero, ma prima saranno stati gli spiriti dei cristiani a essersi demoralizzati e intiepiditi nella fede.

Il terzo particolare, altrettanto decisivo, è la fissazione sulla schiavitù. L'islam è schiavitù, a cominciare dal suo stesso nome (Islam = sottomissione). Che differenza incolmabile, abissale con il Vangelo, e che superiorità del Vangelo quando Gesù dice ai Suoi: "Non vi chiamo più servi ma amici" (cfr. Gv 15, 15). Nella Chanson de Roland, il paladino Orlando, nell'uccidere il musulmano che voleva colpirlo a tradimento, lo chiama con disprezzo "figlio di servi". E' la definizione migliore che poteva dargli. E ricordiamoci che i servi sono sempre gelosi della libertà dei figli. Non per nulla, in Francia, ai musulmani danno probabilmente fastidio quei versi della Marsigliese che parlano delle "mani incatenate che vogliono incatenare le vostre" (altrimenti non si sarebbe parlato di toglierli dall'inno).

Di fronte a una diversità così radicale, come è possibile parlare in buona fede di "dialogo"? Bene ha fatto Papa Benedetto XVI a chiarire che il dialogo con l'islam non può essere interreligioso (manca la benché minima base comune) ma solo pragmatico ed etico, a livello di ragione naturale e di virtù cardinali. Andare oltre significherebbe mistificare la realtà, confondere molti cristiani in buona fede e preparare un futuro di sottomissione e disprezzo a noi e ai nostri discendenti.

Giovanni Romano

1 commento:

don Camillo ha detto...

Caro Amico,
ho letto questo tuo ottimo post e l'ho inserito, citando la provenienza con un link allo stesso, la provenienza.
Avrei piacere di sentirti per mail
don Camillo
lavocediconcamillo@gmail.com