venerdì 12 maggio 2006

No, non è la BBC (e meno male!)

Giovedì 11 maggio, verso le 18, seguivo grazie al decoder il notiziario della BBC. Uno o due giorni prima in Irlanda del Nord era stato ammazzato un ragazzo cattolico di 15 anni da un gruppo di protestanti.

Finalmente il famoso giornalismo anglosassone dei “fatti-separati-dalle-opinioni”, ma non so perché a me sembrava una tavola fredda. E quali erano questi fatti? Un approfondimento sull’attentato di Londra, un lungo servizio dallo Sri Lanka su una sanguinosa battaglia navale tra esercito cingalese e le “Tigri” Tamil, un resoconto da Mogadiscio sulla battaglia per la conquista della città (che sembra cadere sempre più in mano agli islamisti filo-Al Quaeda). Ma sul ragazzo irlandese nemmeno una parola. Già archiviato e dimenticato.

Come se fosse normale ammazzare un cattolico per motivi settari.

Giovanni Romano

Magliette a strisce

Da un paio d'anni ormai mi sono completamente disinteressato del calcio, in parte per snobismo intellettuale, ma soprattutto perché, con l'avvento di Moggi & C., sentivo che la qualità si era abbassata, ed ero persuaso che "tanto è tutta una combine". E poi mi chiedevo anche perché quelli che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese debbano appassionarsi per le vicende di gente strapagata, ai cui occhi la "gente comune" è meno che polvere.
C'è una cosa che francamente non capisco. come ha potuto un signor nessuno come Moggi non tanto arrivare alla carica di direttore generale della Juventus (nella vita ognuno è libero di cogliere le sue grandi occasioni) quanto arrivarci a condizioni che qualunque ditta seria avrebbe rifiutato su due piedi. Come è possibile, infatti, che l'abbiano nominato "direttore generale a tampo indeterminato", praticamente a vita, del tutto indipendentemente dalla stessa proprietà? Come ha fatto la Juventus, una squadra che si vantava della propria probità e serietà, mettersi nelle mani di un faccendiere di quella risma? E perché le altre "grandi" tacciono? Chi c'era, e chi c'è, dietro Moggi e gli altri?
Domande che probabilmente resteranno senza risposta. Ma non ho nessun sentimento di malevola rivalsa per quello che si sta scoprendo in questi giorni. Al contrario, mi dispiace molto. Perché al di fuori dei giochi, delle combines, dell'isteria mediatica, il calcio è davvero un bello sport. Specialmente quello praticato. Preferisco il più scalcinato dei campetti di periferia al più patinato dei talk-show.
Un consiglio a Moggi & C.: toglietevi le magliette a strisce delle grandi squadre e preparatevi a indossare altri vestiti, anch'essi a strisce. E' quello che meritate!
Giovanni Romano

mercoledì 10 maggio 2006

L'elezione di Napolitano: un’occasione mancata per il centro-destra

Probabilmente, nel momento in cui sarà pubblicato questo post, il Presidente della Repubblica sarà già stato eletto, e come da previsioni sarà l’On. Giorgio Napolitano. Nelle intenzioni del centrodestra, e specialmente di Berlusconi e Bossi, dovrebbe essere un presidente “diminuito” perché eletto con i soli voti del centrosinistra. In realtà, io credo, è una grossa occasione mancata per il centro-destra in un momento di tensioni particolarmente gravi all’interno e all’estero, quando era necessario recuperare un consenso e superare le logiche meschine di schieramento politico, ricomponendo almeno in parte gli strappi di una campagna elettorale troppo aggressiva.

D’accordo, si può tacciare il centro-sinistra di arroganza per aver voluto spingere a tutti i costi, sulle prime, la candidatura di D’Alema (anche se in politica spingere una candidatura spesso equivale a “bruciarla”). Tuttavia il nome di Napolitano era la migliore scelta possibile. Non soltanto dal punto di vista tattico (se si volevano creare tensioni nel centrodestra, lo scopo è stato raggiunto in pieno) ma anche da quello sostanziale. Una candidatura seria sia perché Napolitano, da non pochi anni, era fuori dai giochi di partito grazie alla sua carica di senatore a vita (anche lui, probabilmente, “giubilato” ai suoi tempi perché non allineato al 100% con la linea ufficiale del PCI), sia per il suo impeccabile curriculum come Presidente della Camera.

Eleggendo Napolitano entro i primi tre scrutini, il centrodestra sarebbe rientrato nel gioco politico e avrebbe dato un segnale importante di unità nazionale e senso dello stato. Quel che mi riesce difficile da capire, a parte la vivissima avversione personale di Berlusconi per il comunismo e i comunisti, è come mai egli abbia deciso di accodarsi supinamente alle posizioni della Lega, un partito marginale e in calo di consensi all’interno dello stesso centro-destra.

Affinità culturale? Probabile. Ma è proprio sulla cultura, sull’immagine, sulla tanto cruciale “egemonia” che si gioca la partita! Indubbiamente il centro-sinistra ha vinto ancora una volta su questo terreno, perché è riuscito nuovamente ad accreditare la propria immagine di “Partito degli Onesti” (o piuttosto dei Fabbricanti di Onestà, che non è la stessa cosa…). Tanto è stata martellante e insinuante la propaganda di sinistra, che non è praticamente possibile pensare a un cattolico come a una personalità credibile per la carica di Presidente della Repubblica. E i vecchi “galantuomini” liberali dello stampo di Croce o Einaudi appartengono ormai al passato.

Realisticamente, il centro-destra avrebbe dovuto scegliere la strada del male minore. Proprio la parte politica che sostiene di combattere le aberrazioni e le derive ideologiche e di sostenere la Patria doveva dimostrarsi in grado di preferire la persona, passando sopra all’ideologia, nell’interesse del Paese.

Un altro errore, in prospettiva molto più grave, ha commesso la premiata ditta Berlusconi & Bossi: disinteressandosi dell’elezione del Presidente, ha dimostrato di svilire e misconoscere una carica che invece sta riscuotendo sempre più consenso e popolarità tra il popolo italiano, vista come un polo di equilibrio in uno scontro avvelenato. L’elezione del Presidente, una volta trovato un nome ragionevolmente accettabile, non era questione di scontro con la sinistra. I terreni di scontro saranno altri, e il Polo fa malissimo a logorarsi e dividersi già da ora.

Giovanni Romano

venerdì 5 maggio 2006

Il Corano, la Croce, il bordello

Giovedì scorso, se ben ricordo, il TG 2 delle ore 13,00 trasmise un servizio, che definire di cattivo gusto è poco, sui preparativi che fervono nei bordelli di Monaco di Baviera per accogliere i tifosi degli imminenti campionati mondiali di calcio (si noti, tra parentesi, che l'evento ha attirato in città anche centinaia di prostitute "abusive", segno che legalizzare certi commerci non elimina affatto il malaffare. I narcofili prendano nota).

Uno dei più intraprendenti tra i tenutari di "case chiuse" aveva fatto installare all'ingresso un gigantesco cartellone: una donna in atteggiamento invitante, circondata dalle bandiere di tutti gli stati partecipanti alla kermesse sportiva. E' accaduto però qualcosa che il solerte imprenditore non aveva previsto: si sono presentati da lui alcuni giovani musulmani a volto coperto (evidentemente era gente del posto) e gli hanno intimato, pena la vita, di togliere o di oscurare le bandiere dell'Iran e dell'Arabia Saudita, perché entrambe recano impressi alcuni tra i più sacri versetti del Corano.

Il brav'uomo si è ovviamente affrettato a ubbidire. La telecamera della RAI ha ripreso infatti i "buchi neri" in corrispondenza delle due bandiere offese. Ma ha ripreso anche altre bandiere, quella svedese e quella norvegese ad esempio, che recano chiaramente l'insegna della Croce. Senza parlare della bandiera svizzera, di quella portoghese, della maltese, insomma di tutte le bandiere nate da una chiara origine cristiana. Per la Croce non si è mosso nessuno. Nessuno si è presentato, né incappucciato né a viso scoperto. Oso avanzare il dubbio che se si fossero presentati dei cristiani in atteggiamento non dico minaccioso ma risentito, la polizia sarebbe intervenuta subito. E poi, siamo realisti: quale tra i tiepidissimi cristiani nordeuropei avrebbe provato un moto d'indignazione? E se anche l'avessero provato, probabilmente si sarebbero subito autocensurati per la loro "intolleranza".

Che dire? Le conclusioni sono ovvie. I giovani musulmani non hanno nemmeno pensato a rivolgersi a un giudice, anche perché quello che volevano dimostrare era di avere il controllo del quartiere e soprattutto quanto fosse "superiore" l'islam verso i disprezzati kafir, gli infedeli cristiani e occidentali.

Certo, nessuno gli contesta il diritto di difendere l'onorabilità della loro religione, ma lascia amareggiati il modo in cui l'hanno fatto, e ancor più l'indifferenza assoluta dei cristiani, che hanno visto letteralmente prostituire la Croce senza alzare un dito.

Giovanni Romano

lunedì 17 aprile 2006

Il Codice da Vinci e la narcosi della coscienza

Riporto questa notizia dal Televideo di oggi:
Ore 5.00 Sondaggio Usa, per 13% Gesù era sposato

La morte di Cristo sulla croce è "una leggenda" per il 13% degli statunitensi e il 17% dei canadesi, convinti altresì che Gesù fosse sposato e avesse figli. Sono i risultati di un sondaggio Ipsos- CanWest su un campione di 1.600 perso- ne,realizzato nella settimana pasquale. Secondo il vicepresidente della società di sondaggi, il dato -sorprendentemente alto in 2 Paesi tradizionalmente religiosi e conservatori- sarebbe legato al successo del "Codice da Vinci"."Ci mostra il potere di una storia, un romanzo, per modellare l'opinione pubblica".

Ci sarebbe più di una osservazione da fare. Prima di tutto l'esiguità estrema del campione rispetto a una popolazione che abbraccia i due terzi del continente nordamericano. In secondo luogo, e specialmente con l'esperienza di numerose elezioni politiche, è fin troppo facile far dire ai sondaggi quel che si vorrebbe sentire. In terzo luogo, definire "religioso e conservatore" il Canada, un paese ormai completamente scristianizzato, anzi nemico del cristianesimo, specialmente nella sua élite culturale e politica (lo so per esperienza diretta) è quantomeno fuorviante.

Ma non c'è solo questo. Merita un approfondimento l'osservazione del videdirettore della Ipsos-CanWest sul potere che ha una storia nel modellare l'opinione pubblica. E' un'osservazione più superficiale di quello che sembra, perché nasconde un punto fondamentale: USA e Canada sono paesi a maggioranza protestante, dove la Bibbia viene sì letta, ma letta e interpretata soggettivamente, secondo il principio del libero esame di luterana memoria. Fin troppo facile, quindi, che ognuno legga e interpreti solo ciò che preferisce, ignorando tutto il resto. Soprattutto, la Bibbia letta in questo modo prima o poi diventa solo una storia, un romanzo, una fantasia come tante altre, e non "tiene" di fronte a nessuna interpretazione che viene dopo.

C'è un'altra osservazione da fare, altrettanto importante. Dire che Gesù fosse "sposato e con figli", secondo il codice culturale ormai dominante in USA e Canada, non significa affatto affermare che fosse un uomo responsabile, un padre di famiglia capace di dar vita a una aggregazione duratura, stabile, piena d'affetto. Significa al contrario due cose:

  1. Che fosse incapace di trattenere i desideri della carne, sottomesso all'istinto sessuale come tutti (il che, ovviamente, non solo schernisce la verginità, ma libera un sacco di gente -specialmente il 13% di cui sopra- dalla fatica di seguirlo sulla strada del dominio di sé);
  2. Che fosse divorziabile come tanti altri, che fosse disposto cioè a trattare gli altri -la donna in particolare- non come esseri che avessero ognuno un valore infinito -come nei Vangeli- ma per soddisfare un tornaconto esclusivamente suo.

In conclusione, questa "ricerca" offre un comodo alibi per non credere, per non impegnarsi, per dare anzi al lettore il sollievo di sentirsi colto, "iniziato", e di vedere Cristo ridimensionato alle sue misure più basse. Quanto è comodo poter guardare Cristo dall'alto in basso e dire: "Chi è questo scocciatore che pretende di dirmi come mi devo comportare? Chi si crede di essere?".

Libri come Il codice Da Vinci, con il contorno delle "ricerche" altrettanto pseudo-scientifiche che li accompagnano, non sono che una ennesima conferma della narcosi della coscienza occidentale.

Giovanni Romano

venerdì 14 aprile 2006

Lettera aperta ai vegetariani, animalisti & C.

Cari amici,

come da un po' di tempo a questa parte, all'avvicinarsi della Pasqua voi state cercando di far sentire in colpa noi cristiani per la "strage" di agnelli pasquali, che per i più oltranzisti di voi è un chiaro segno dell'"ipocrisia" e della "violenza" del cristianesimo. In questo, la TV vi dà sempre più man forte, sponsorizzando campagne così etiche che più etiche non si può.
Vorrei sapere, allora, perché non avete mai avuto niente da ridire sul fatto che ormai, nelle mense scolastiche (quelle pubbliche, ovviamente) si serve carne anche nei Venerdì di Quaresima agli alunni cattolici, senza alternative (come rilevava ieri "Avvenire").
A parte il fatto che io non condivido la dieta vegetariana, specialmente per i bambini (ai quali i più fanatici di voi negano persino il latte), perché l'organismo ha bisogno delle proteine nobili della carne, mi chiedo se voi credete davvero di salvarvi l'anima con quel che mangiate o non mangiate. Ricordo ancora le acrobazie e i sofismi con cui si è cercato di far passare Cristo per un vegetariano, quando invece nel Vangelo è scritto chiaramente: "Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo!". (Matteo, 15,11).
E troppo spesso dalla vostra bocca escono discorsi arroganti, di disprezzo e di condanna per chi non la pensa come voi, i puri e i migliori per definizione. Fece bene San Francesco (che è stato snaturato come giuggiolone pacifista) a opporsi vittoriosamente alla deriva spiritualista di alcuni suoi frati (poi probabilmente confluiti nell'eresia) che volevano imporre la dieta vegetariana. E rattrista, invece, che in più di una famiglia cattolica si adotti acriticamente il vostro modo di pensare, che sotto il manto del pacifismo e dell'armonia con la natura nasconde vergogna di sé e disprezzo verso l'uomo.
Giovanni Romano

giovedì 13 aprile 2006

E voi credete che staranno zitti?

Bene, le elezioni politiche sono arrivate... e sono ormai passate. I risultati sono acquisiti, e ci tocca sciropparci cinque anni di buonismo, laicismo, omosessualità e tasse.
Qualcuno, scioccamente, si è chiesto cosa faranno i satiri di regime, tutti allineati e coperti a sinistra, ora che il governo è cambiato e Berlusconi non è più lì a fare da bersaglio.
Poveri illusi! I satiri non resteranno affatto disoccupati. Ma non per criticare il nuovo potere. L'esempio di Forattini, fatto licenziare da D'Alema, Per dare calci a chi è a terra o in minoranza: Berlusconi, e molto probabilmente la Chiesa, con la quale questi signori hanno molti conti da regolare dopo la sconfitta del referendum.
Aspettiamoci una satira ancora più conformista e meschina di quella cui eravamo abituati.
Giovanni Romano

giovedì 23 marzo 2006

Grazie, Giuliana Sgrena, di avermi fatto vergognare di essere italiano

Secondo me c'è solo una cosa peggiore delle spudorate promesse elettorali: le geremiadi degli intellettuali laici e di sinistra (Umberto Eco tra i primi) che minacciano di "andare in esilio" (dorato, ovviamente) se dovesse vincere il centrodestra, e poi altrettanto ovviamente restano in patria a godersi cattedre, onori e prebende. Anche perché, all'estero, tutto sommato non è che siano famosissimi...
Io invece, sottoproletario della cultura, non posso nemmeno sognare di andarmene in esilio, né dorato né straccione, nella sciagurata ipotesi di una vittoria di quella sinistra che annovera tra i suoi -degni- rappresentanti anche una Giuliana Sgrena. Io sì che avrei motivo di vergognarmi di chi definisce spietatamente "mercenario" un uomo come Quattrocchi!
Oltre a mostrare una terribile mancanza di solidarietà umana, ha fatto mostra di uno squallido accecamento ideologico. E peggio ancora ha dato l'ennesima prova che il paese è davvero spaccato in due parti che si disconoscono a vicenda. Non un solo esponente della sinistra, almeno che io sappia, ha levato la sua voce per difendere dal fango la reputazione di Quattrocchi, che così è stato assassinato la seconda volta.
Che dialogo è possibile con gente come lei? Queste elezioni sono anche un conflitto di culture, di visioni del mondo totalmente incompatibili. La sinistra è per l'etica (i cui parametri, ovviamente, li detta lei nel proprio esclusivo interesse). La destra -almeno quella che intendo io- non guarda all'irreprensibilità etica come i terzomondisti, i pacifisti, gli ecologisti e ogni risma di isteristi, ma alla posizione che prende un uomo di fronte a una realtà senza appello come la morte, come la pallottola che tra meno di venti secondi gli sarebbe entrata nella testa. E lì è stato grande. No ha chiesto pietà, non ha frignato come invece ha fatto proprio la Sgrena.
Viviamo nelle stesse città, abitiamo negli stessi condomini, percorriamo le stesse strade, ma ormai ci separa un muro invalicabile di risentimento e di avversione. Prospettiva pericolosissima per l'avvenire.
Mi dispiace doppiamente per il povero Nicola Calipari che è morto per difendere una come lei.
Giovanni Romano

domenica 5 marzo 2006

Bravo Calderoli!

Non ritiro nulla di quel che ho scritto contro il ministro Calderoli, ma di fronte ai minacciosissimi attacchi di Al Zawairi devo ammettere che ha mostrato grande coraggio e grande dignità. E' un onore dar fastidio ad Al Quaeda. Pur con tutta la sua rozzezza, Calderoli ci mostra che il re è nudo, mostra il vuoto l'ignavia delle nostre auto-flegellazioni, e ci ricorda che con delinquenti di quella specie non è possibile nessun dialogo, solo la guerra. La santa guerra per difenderci.


Giovanni Romano

giovedì 2 marzo 2006

Animalisti

Gli animalisti solo quelli che trattano i cani meglio degli uomini e gli uomini peggio dei cani.

Giovanni Romano

domenica 26 febbraio 2006

C.S. Lewis e il "dialogo" con l'islam

A cominciare dal racconto Il cavallo e il ragazzo, nelle Cronache di Narnia di C. S. Lewis compare il regno antagonista di Calormen.

Le sue caratteristiche -il dispotismo, la crudeltà, l'arroganza religiosa, l'aggressività contro Narnia e l'ostilità a Cristo/Aslan, alludono evidentemente all'islam, anche se (ingenua "foglia di fico"!) i Calormeniani bevono gli alcoolici.

Questa teocrazia dispotica non può ovviamente accettare la libertà di Narnia. Anche se ha formalmente sottoscritto con essa un trattato di amicizia, Calormen non smette di cercare l'occasione per attaccarla a tradimento e sottometterla una volta per tutte. Ma i Narniani, a differenza dell'Eurabia... oops, della UE, non hanno verso Calormen un atteggiamento di soggezione né di "tolleranza" motivata dalla paura.

Il momento in cui Lewis esprime con la massima acutezza il contrasto tra Narnia/Cristianità e Calormen/islam è quando Sasha, il protagonista del racconto, incontra per la prima volta gli ambasciatori Narniani:

"Non c'erano lettighe e portantini, ma una mezza dozzina di persone che camminava a piedi. Sasha non aveva mai visto uomini così. Avevano, come lui, pelle e capelli chiari. Non erano vestiti come la gente di Calormen e per la maggior parte avevano le gambe scoperte dal ginocchio in giù; indossavano tuniche eleganti e dai colori decisi come l'azzurro intenso, il giallo solare e il verde dei boschi. Al posto dei turbanti portavano elmi d'acciaio e d'argento, alcuni con pietre preziose incastonate, uno con due alette laterali; e tra gli uomini del corteo c'era chi aveva la testa scoperta. Al fianco portavano spade lunghe e diritte, non le scimitarre curve di Calormen, e invece dell'aria misteriosa e solenne tipica dei Calormeniani, camminavano tranquillamente, senza darsi arie, ma ridevano e scherzavano fra loro; uno fischiettava. Si vedeva che avrebbero fatto amicizia volentieri con chiunque lo avesse desiderato, ma che non si sarebbero curati di chi non ne voleva sentirne parlare. Shasta pensò che in vita sua non aveva mai visto niente di così affascinante.

Mi sembra questo l'atteggiamento giusto da tenere con l'islam. Amicizia a chi la vuole, ma messuna vergogna, nessun servilismo. E spada al fianco, caso mai dovesse servire...


Giovanni Romano

mercoledì 22 febbraio 2006

La squallida vigliaccheria della folla

Triste copione davvero. Nel sud della Nigeria, dove i cristiani sono la maggioranza, sono stati i musulmani incolpevoli a dover pagare per le stragi di cristiani del Nord. La BBC, a dire il vero, ha dedicato a questa strage uno spazio maggiore che non a quello dei cristiani massacrati, ma ovviamente il punto non è questo.

Il punto è che persone completamente innocenti, da una parte e dall'altra, sono state uccise.

Il punto è che i "vendicatori" di una parte e dell'altra si sono vigliaccamente fatti forti del numero contro gente inerme.

Il punto è che questa catena d'odio e di vendette, oltre a non avere fine, non colpisce mai gli effettivi responsabili delle violenze, e ne genera altre.

Avevo scritto, in un appunto privato, che l'islam raccoglierà i frutti dell'odio che sta seminando. Ma quelle famiglie massacrate erano forse colpevoli? Il diritto di legittima difesa dei cristiani non comporta certo il massacro gratuito di innocenti!

Considerazioni banali, le mie. Certo. Ma non è forse atrocemente banale quello che sta avvenendo, un canovaccio visto mille volte nella storia, dove le parti di vittima e di carnefice sono già assegnate da sempre?

Ha ragione Stephen Dedalus nell'Ulisse di Joyce: "La storia è un incubo dal quale sto cercando di liberarmi".

Ma forse ci si libera soltanto da morti.

Giovanni Romano

lunedì 20 febbraio 2006

Le scuse A CHI?

Due sono le notizie interessanti di queste ore (domenica 19 febbraio 2006, ore 21.47): la prima è che il giornale danese Posten si è profuso in scuse ai musulmani con una lettera pubblicata su un quotidiano arabo. Kaputt definitivo per la libertà di espressione.

La seconda è che, sempre per via di queste vignette, 15 incolpevoli cristiani che vivono nel nord musulmano della Nigeria sono stati ammazzati, le loro case bruciate, le chiese rase al suolo. Questo, ovviamente, senza contare due cristiani pakistani altrettanto incolpevoli uccisi in queste ore, le chiese altrettanto rase al suolo, le case altrettanto bruciate.

Forse sarebbe stato meglio che il giornale danese, anziché chiedere scusa ai sentimenti feriti dei musulmani, si scusasse con le famiglie dei cristiani trucidati anche a causa sua.

Giovanni Romano

domenica 19 febbraio 2006

Il vento del deserto islamico

Soffia un vento di paura, un gelo di morte. L’islam sembra essersi nuovamente lanciato nella sua folle corsa per la conquista del mondo. Si uccidono i cristiani in Nigeria, in Turchia, nelle Filippine, e l'Occidente che ha rinnegato le radici cristiane sembra immobile,, paralizzato come sotto lo sguardo di un serpente maligno.

Si è parlato molto, e giustamente, del martirio di Don Santoro in Turchia. Quasi nessuno però, nemmeno nella Chiesa, ha citato il caso dei sette martiri filippini assassinati dal gruppo Abu Sayaf. Prima di ucciderli, hanno chiesto –agli adulti almeno- se fossero cristiani o musulmani, e tutti loro si sono dichiarati cristiani. Forse non avevano alternative, probabilmente non conoscevano la shadada (la dichiarazione di adesione alla fede islamica), fatto sta che messi alle strette, con la morte in faccia, nessuno ha rinnegato. Anche loro dovrebbero essere ricordati come martiri di una lista che si fa sempre più lunga.

L’arma contro la rabbia islamica sta nella preghiera, non nelle magliette di Calderoli.

Giovanni Romano

sabato 18 febbraio 2006

Tripoli, bel suolo d’odio…

Quando lessi “Storia del Terzo Reich” di William Shirer mi meravigliai che ministri, ambasciatori, generali, vescovi, professori universitari, giornalisti, insomma la créme de la créme dell’opinione pubblica si fosse comportata verso Hitler in modo tanto ingenuo quanto stupido. Un bambino di cinque anni, pensai, avrebbe ragionato molto meglio. E non riuscivo a capire come una cosa del genere fosse potuta accadere.

I perché forse li ho capiti, ma grazie al ministro Calderoli (spero già ex, mentre scrivo queste righe) almeno ho visto anche come possono accadere delle asinerie di questa portata. Non riesco davvero a capacitarmi come un adulto responsabile, nonché ministro della Repubblica, sia stato tanto superificiale da provocare una crisi di prim’ordine con la Libia, e per di più nelle stesse ore in cui i servizi di sicurezza ci stanno avvertendo che in Italia il rischio attentati si sta facendo sempre più alto. Con l’ira che percorre il mondo islamico, c’è da meravigliarsi che la polizia libica non abbia sparato dall’altra parte!

Ma è mai possibile che Calderoli non si sia reso conto delle conseguenze del suo gesto? E’ mai possibile che non abbia capito come la sua esibizione sia stata, oltre che di cattivo gusto, gratuitamente, stoltamente provocatoria, nel momento stesso in cui l’opinione pubblica musulmana è violentemente sovraeccitata mentre quella occidentale è demoralizzata, insicura, incapace di reagire? E se anche fossimo coraggiosi, intrepidi, sicuri della nostra fede e pronti a batterci fino all’ultimo, sarebbe giusto spargere il sale sulle ferite dei musulmani? Non che essere un campione della libertà di espressione, Calderoli si è rivelato un provocatore solitario e gratuito, peggio dei disobbedienti che hanno aggredito la fiaccola olimpica.

Calderoli ha sperperato quel poco di legittimazione morale che l’Italia, e con essa l’Occidente, poteva rivendicare nei confronti della violenza incontrollata degli islamici, specialmente dopo l’assassinio di Don Santoro. Il suo gesto è di una gravità inconcepibile, non solo per il deterioramento delle relazioni con la Libia e il mondo islamico, ma soprattutto perché ha ribaltato le posizioni tra aggressore e aggredito. Ora sono i musulmani a potersi lamentare di essere vittime di discriminazione e odio. Ora potranno avanzare sempre più pretese per saziare i loro non piccoli appetiti, sicuri che nessuno potrà in buona coscienza rifiutarle.

Tra le altre gravi conseguenze, l’atto del ministro mette in pericolo il governo di Tripoli, che aveva fatto sforzi per avvicinarsi quanto meno agli interessi occidentali, e rischia di creare una sponda fondamentalista proprio di fronte alle nostre coste. Inoltre oscurerà per molto tempo, sui media, le persecuzioni dei cristiani per mano degli islamici. E infine, come se non fosse già abbastanza grave, regalerà l’Italia alla sinistra, che potrà presentarsi come l’alfiere del “dialogo”, e l’unica in grado di stornare l’ira islamica dal paese (a prezzo, ovviamente, di uno sradicamento totale della propria identità, storia e cultura).

Grazie, (ex) ministro Calderoli. Grazie di aver sprecato la rimonta, vera o presunta, di Berlusconi. Grazie di aver fatto dimenticare Don Santoro. Grazie per tutto l’odio che è riuscito a tirare addosso all’Italia e ai cristiani.

DEUS, QUOS PERDERE VULT, DEMENTAT.

Giovanni Romano

lunedì 13 febbraio 2006

In difesa di Angela Pellicciari

Questa è la lettera che ho inviata oggi alla redazione di un quotidiano in risposta all'attacco contro la prof.ssa Angela Pellicciari, di cui ha parlato in data odierna anche Pierluigi Battista sul Corriere della Sera con un coraggioso intervento a favore di una docente "non allineata":

Stimatissimo Direttore,

vorrei esprimere la mia solidarietà alla Prof.ssa Angela Pellicciari, segnalata ieri (o piuttosto esposta alla gogna mediatica) per aver fatto leggere ai suoi alunni alcuni testi di Hitler, con lo scopo di mostrarne la profonda, omicida avversione contro la Chiesa cattolica.

Apriti cielo! Tanto è bastato per scatenare contro di lei una vera e propria caccia alle streghe da parte di alcuni genitori, prontamente assecondata dal preside del liceo in cui, evidentemente, ha la sfortuna di insegnare.

Nel Vostro articolo non ho trovato il minimo spazio per una replica della docente, che tra l'altro è autrice di numerosi libri e saggi "controcorrente"
sulla storia del risorgimento. Evidentemente la sentenza è già stata scritta, l'anatema è già stato pronunciato.

Avendo avuto modo di corrispondere brevemente con la Prof.ssa Pellicciari, ho potuto conoscerne la preparazione, la passione per la ricerca e l'equilibrio. L'aggressione contro di lei mi fa tanto più specie quando penso che case editrici con impeccabili credenziali di sinistra hanno recentemente pubblicato testi quali il "Mein Kampf" (Kaos, peraltro molto ben commentato) e gli scritti antisemiti di Lutero (Einaudi) senza che nessuno avesse trovato nulla da ridire.

Credo che il motivo di tanto livore contro la Pellicciari l'abbia chiarito indirettamente il Prof. Tranfaglia. Angela Pellicciari è cattolica e non si vergogna di esserlo, una donna coraggiosa che non si è piegata al conformismo atroce che domina nelle nostre scuole. Sostenere senza uno straccio di prova che la Pellicciari abbia fatto un'apologia del nazismo è un insulto all'intelligenza, prima ancora che un atto di intolleranza.

Distinti saluti,

Giovanni Romano

sabato 11 febbraio 2006

Bambini credenti e atei vecchi

Un sacerdote che conobbi ormai tanti anni fa, di una soprendente aridità spirituale, scriveva nel suo ultimo libro, dedicato alla questione dell'esistenza di Dio ("C'è o non c'è?") che "nel cuore di ogni ateo sonnecchia un bambino credente, e nel cuore di ogni credente sonnecchia un bambino ateo".

A me sembrò da subito un'analisi arbitraria. Prima di tutto, ateismo e fede non sono sullo stesso piano, e parificarli artificiosamente è possibile solo se si riduce la fede a un semplice sistema dottrinale, come l'ateismo. La frase allora suonerebbe così: nel cuore di ogni dottrinario credente sonnecchia un dottrinario ateo, e viceversa. Non ci sarebbe mai nessuna conversione, nessun vero cambiamento.

Ma c'è anche una riflessione più profonda che smonta l'equivoco. Il credente può essere bambino (spalancato fiduciosamente alla realtà, come un bambino che si sveglia pieno di entusiasmo per il giorno che viene), l'ateo no, mai. I bambini non nascono atei. Bisogna farli diventare tali. Il bambino è semplice, l'ateo no. Il bambino si meraviglia di tutte le cose; l'ateo invece come può meravigliarsi per qualcosa che non esiste?

Che senso poteva avere dunque la falsa equiparazione tracciata dal sacerdote, se non quello di voler confondere i lettori ingenui, e offrire scappatoie a chi voleva liberarsi dal fastidio di credere?

Giovanni Romano

sabato 4 febbraio 2006

Vignette sataniche

Nel suo ultimo grande saggio, “Reflections on Gandhi”, scritto nel 1948, George Orwell osservava che la non-violenza di Gandhi aveva avuto successo non per una qualche “superiorità morale”, ma perché gli inglesi condividevano almeno in parte alcuni dei valori propugnati dal Mahatma. Ma cosa sarebbe successo se Gandhi si fosse trovato di fronte a un nemico culturalmente alieno, insensibile o sprezzante della resistenza disarmata, come Hitler o i giapponesi? Orwell concludeva il ragionamento con una domanda inquietante: “E’ possibile, per una cultura, essere giudicata pazza alla luce dei criteri di un’altra”?

Di fronte a ciò che sta succedendo in queste ore nel mondo islamico, e non solo, sento di affermare che la risposta è SI. E’ anzi una conclusione scontata, che solo i più ciechi e irriducibili profeti del “dialogo” si ostinano ancora a negare. Come pure l’altra conclusione che scaturisce necessariamente dalla vicenda: lo scontro di civiltà è già in atto, ben prima dell'11 settembre. A negarlo contro ogni evidenza siamo noi occidentali. Psicologicamente, ci troviamo nella stessa condizione di una popolazione che abita da secoli sulle pendici di un vulcano. Quando la montagna si risveglia, brontola, scuote la terra, manda boati e lapilli, proprio quelli che vivono più vicino trovano mille modi per esorcizzare, minimizzare, negare il risveglio del mostro. La realtà è troppo penosa e terrificante, richiede decisioni drastiche e uno strappo radicale che nessuno ha il coraggio di affrontare. Fino al momento in cui il vulcano erutta, e non lascia scampo a nessuno.

Segnali più pericolosi il vulcano islamico non li potrebbe mandare. E’ notizia di queste ore che a Damasco le ambasciate danesi e norvegesi sono state date alle fiamme. Si è dimostrato ancora una volta che l’islam non riconosce l’immunità diplomatica (avremmo dovuto saperlo fin dal sequestro degli americani all’ambasciata di Teheran), dunque non accorda alcuna considerazione agli “infedeli”. Una violazione enorme e scandalosa del diritto internazionale, un atto di guerra di cui ogni buon musulmano, ovviamente, si guarda bene dal chiedere scusa.

Più che la reazione musulmana, tutto sommato prevedibile, quel che interessa prendere in esame qui sono due aspetti: le vignette in sé, e la reazione dell’Occidente. Cos’hanno di blasfemo queste vignette? Direi che forse due lo sono: quella che rappresenta Maometto con una bomba nel turbante (ma non dimentichiamo che fu proprio lui a scatenare la guerra santa, mai cessata, contro i popoli di religione diversa), e un’altra che lo rappresenta come uno straccione, un solitario dagli occhi spiritati perduto nel deserto. Ma nel complesso le vignette non sono un attacco gratuito alla religione islamica, come sostengono i musulmani, né sono una caricatura della religione islamica in quanto tale. Piaccia loro o no, queste vignette non sono nate gratuitamente, dal capriccio di alcuni giornalisti in vena di provocazioni (come si vuol dare a intendere in queste ore). Sono nate come reazione a una storia sanguinosa e ormai troppo lunga di attentati, stragi, minacce, infiltrazioni terroristiche, prepotenze quotidiane piccole e grandi perpetrate dai musulmani sia nei paesi islamici che in quelli europei dove la loro penetrazione è già massiccia.

Quelle vignette sono dunque solo la proiezione dei nostri pregiudizi verso l’islam, o piuttosto rivelano delle verità scomode, che gli islamici vorrebbero mettere a tacere con l’intimidazione e la brutalità? Una religione che reagisce tanto violentemente alla minima critica può essere solo accettata o rifiutata in blocco, e la sua reazione esasperata rischia di generare contraccolpi altrettanto esasperati. Questo pone il problema del nostro atteggiamento di fronte a questa sfida inedita solo quanto alla scala globale, non alla sua natura.

Questa vicenda ha almeno avuto il merito di mettere sul tappeto un problema che si credeva rimosso o superato: dove finisce la satira e dove comincia il vilipendio alla religione. Bene hanno fatto il governo danese e quello tedesco a non piegarsi alla richiesta di scuse, senz’altro. Ma in nome di che cosa affermiamo la libertà? Il contenuto della libertà può forse essere il vuoto, il potere di irridere tutto e tutti, Dio compreso? Anche se, lo ribadisco, le vignette erano tutt’altro che gratuite provocazioni, la violenza della reazione musulmana ci fa ri-scoprire che nell’animo umano ci sono delle corde che non si possono toccare impunemente, che non si vive in un vuoto di valori nel quale l’unico criterio dominante è il proprio arbitrio a spese degli altri.

Paradossalmente ma non troppo, è stato il governo degli Stati Uniti uno dei primi a condannare con decisione le vignette. Questo si spiega col fatto che negli USA il rapporto tra stato e fedi religiose non è basato sul laicismo stupido e feroce che imperversa ormai nella UE. Da questo punto di vista, anzi, destano sospetti alcune improvvise conversioni al “rispetto della religione” da parte di uomini politici europei, e di molta gente colta che non vedeva -e non vede- niente di male nella "trasgressione" anticristiana. Proprio loro si scoprono adesso zelanti difensori della fede -islamica- e del "rispetto tra le religioni". Occorre un coltello puntato alla gola per ricordarsi di queste cose? E che valore possono avere una “tolleranza” e un “rispetto” basati soltanto sulla paura? E' la paura, poi, la molla fondamentale dietro tanto parlare di "tolleranza"?

Tuttavia c’è un elemento più sottile, di ordine spirituale, che rende assolutamente asimmetrico il confronto tra islam e cristianesimo. L’ho trovato nel forum della BBC World Service dedicato alla questione delle vignette (vedi http://news.bbc.co.uk/1/hi/talking_point/4678264.stm ). Un lettore scrive testualmente:

Jokes are made about Christainity by so-called Christians. The reason why no one criticises this is because there is barely a Christian religion in the West. How many actually go to church to pray? Compare this with devoted Muslims going to the mosque day in day out, then question the comparable faiths.

Il giudizio è stupido, sprezzante e ingiusto, prima di tutto perché i cristiani non sono culturalmente comparabili ai musulmani. Per loro Dio è Padre, e col Padre a volte si può scherzare un po'. Poi perché per i cristiani, almeno al giorno d'oggi, non è normale uccidere i blasfemi o gli appartenenti ad altre fedi. In secondo luogo perché l’immagine di compattezza oceanica dei fedeli islamici è falsa. Nel suo prezioso libro Kamikaze made in Europe Magdi Allam scrive che i musulmani praticanti alla moschea sono in realtà una minoranza. Tuttavia, è una scomoda verità che l’Occidente non si riconosca più nel cristianesimo. L’avesse fatto, avrebbe compreso meglio quale sarebbe stata la reazione, e avrebbe avuto il coraggio di difendere dal vilipendio alla religione non solo i musulmani che minacciano di sgozzare e uccidere, ma anche i cristiani, che non uccidono e non sgozzano, nemmeno davanti a porcate come La mala educacion o libri bassamente calunniosi come Il codice Da Vinci.

In conclusione, a cosa porterà questa vicenda? A un inevitabile e duraturo peggioramento delle relazioni tra Occidente e islam, a un rafforzamento dell’identità islamica e a un ulteriore decadimento di quella europea, a meno che questa vicenda non apra gli occhi sul pericolo che stiamo correndo, e che Oriana Fallaci, Giuliano Ferrara e Marcello Pera avevano previsto tanto chiaramente. Credo che anche le ripercussioni in campo cristiano e cattolico saranno spiacevoli. Se difendiamo troppo i musulmani rischiamo di passare per oscurantisti religiosi, se non lo facciamo ci guadagneremo il loro implacabile odio (come se già non ci odiassero abbastanza!). Ma soprattutto, due potrebbero essere le conseguenze realmente pericolose a lungo termine: inasprire i cristiani rendendoli più aggressivi nell’asserire la propria identità, e al tempo stesso renderli cinici di fronte alle prediche sulla “tolleranza” e sul “rispetto delle religioni” che saltano fuori solo davanti alla violenza di chi dalla propria "fede" trae la giustificazione per uccidere e usare violenza agli altri.

Giovanni Romano

giovedì 2 febbraio 2006

Dio ci scampi dai giudici Tosti

Dal sito www.adncronos.it

CROCIFISSO: GIUDICE TOSTI, FARO' CAUSA ALL'ITALIA DAVANTI ALLA CORTE EUROPEA

IL CSM HA SOSPESO MAGISTRATO CAMERINO DALLE FUNZIONI E DALLO STIPENDIO

Roma, 1 feb. (Adnkronos) - ''Ho gia' depositato l'appello penale, vorra' dire che faro' causa all'Italia dinanzi alla corte europea''. Lo ha detto all'ADNKRONOS il giudice di Camerino Luigi Tosti, commentando la notizia della decisione del Consiglio superiore della magistartura di sospenderlo dalle sue funzioni e dallo stipendio. Il Csm ha accolto la richiesta in tal senso avanzata dal procuratore generale della Cassazione Francesco Favara, che nei confronti del magistrato ha avviato anche l'azione disciplinare.

Con una sentenza di severità forse inattesa (dato che ormai il vilipendio alla Chiesa e ai cattolici è routine impunita), il giudice Tosti è stato sanzionato per la sua violenta, provocatoria ostilità al Crocifisso. Come da copione, eccolo strillare bene in evidenza sotto le telecamere, e preparare il ricorso alla corte europea. Dati gli ultimi, violenti pronunciamenti anticattolici dell'UE, possiamo star sicuri che la sentenza è già stata scritta. Tosti ne uscirà con l'aureola del martire, e la Chiesa per l'ennesima volta confermerà la sua natura biecamente oscurantista e reazionaria. Non mancherà certamente una severa sanzione al Governo Berlusconi (se sarà ancora in carica) reo di essersi opposto al "pensiero unico" europeo.

Nessuno si è chiesto se non sarebbe legittimo fare istanza di ricusazione di un giudice le cui opinioni sono tanto scopertamente anticristiane da mettere seriamente in dubbio la sua serenità di giudizio in un processo che vede sul banco degli accusati degli imputati di religione cattolica, o peggio ancora dei sacerdoti.

Giovanni Romano

mercoledì 1 febbraio 2006

Macchina della verità e relativismo

Pochi minuti fa stavo ascoltando "TG3 Leonardo", in cui compariva un servizio molto interessante sulla "macchina della verità", ormai messa in pensione, a quanto pare, da una nuova tecnica d'indagine: una tomografia nucleare, che consentirebbe di "leggere" le bugie direttamente dentro il cervello, nel momento stesso in cui le elabora.

Non posso fare a meno di pensare all'assurda contraddizione di un mondo che cerca di scoprire le bugie con mezzi sofisticati al limite del maniacale, ma dove la verità ha ormai perso ogni importanza.

Giovanni Romano