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domenica 19 febbraio 2006
Il vento del deserto islamico
sabato 18 febbraio 2006
Tripoli, bel suolo d’odio…
Quando lessi “Storia del Terzo Reich” di William Shirer mi meravigliai che ministri, ambasciatori, generali, vescovi, professori universitari, giornalisti, insomma la créme de la créme dell’opinione pubblica si fosse comportata verso Hitler in modo tanto ingenuo quanto stupido. Un bambino di cinque anni, pensai, avrebbe ragionato molto meglio. E non riuscivo a capire come una cosa del genere fosse potuta accadere.
I perché forse li ho capiti, ma grazie al ministro Calderoli (spero già ex, mentre scrivo queste righe) almeno ho visto anche come possono accadere delle asinerie di questa portata. Non riesco davvero a capacitarmi come un adulto responsabile, nonché ministro della Repubblica, sia stato tanto superificiale da provocare una crisi di prim’ordine con la Libia, e per di più nelle stesse ore in cui i servizi di sicurezza ci stanno avvertendo che in Italia il rischio attentati si sta facendo sempre più alto. Con l’ira che percorre il mondo islamico, c’è da meravigliarsi che la polizia libica non abbia sparato dall’altra parte!
Ma è mai possibile che Calderoli non si sia reso conto delle conseguenze del suo gesto? E’ mai possibile che non abbia capito come la sua esibizione sia stata, oltre che di cattivo gusto, gratuitamente, stoltamente provocatoria, nel momento stesso in cui l’opinione pubblica musulmana è violentemente sovraeccitata mentre quella occidentale è demoralizzata, insicura, incapace di reagire? E se anche fossimo coraggiosi, intrepidi, sicuri della nostra fede e pronti a batterci fino all’ultimo, sarebbe giusto spargere il sale sulle ferite dei musulmani? Non che essere un campione della libertà di espressione, Calderoli si è rivelato un provocatore solitario e gratuito, peggio dei disobbedienti che hanno aggredito la fiaccola olimpica.
Calderoli ha sperperato quel poco di legittimazione morale che l’Italia, e con essa l’Occidente, poteva rivendicare nei confronti della violenza incontrollata degli islamici, specialmente dopo l’assassinio di Don Santoro. Il suo gesto è di una gravità inconcepibile, non solo per il deterioramento delle relazioni con la Libia e il mondo islamico, ma soprattutto perché ha ribaltato le posizioni tra aggressore e aggredito. Ora sono i musulmani a potersi lamentare di essere vittime di discriminazione e odio. Ora potranno avanzare sempre più pretese per saziare i loro non piccoli appetiti, sicuri che nessuno potrà in buona coscienza rifiutarle.
Tra le altre gravi conseguenze, l’atto del ministro mette in pericolo il governo di Tripoli, che aveva fatto sforzi per avvicinarsi quanto meno agli interessi occidentali, e rischia di creare una sponda fondamentalista proprio di fronte alle nostre coste. Inoltre oscurerà per molto tempo, sui media, le persecuzioni dei cristiani per mano degli islamici. E infine, come se non fosse già abbastanza grave, regalerà l’Italia alla sinistra, che potrà presentarsi come l’alfiere del “dialogo”, e l’unica in grado di stornare l’ira islamica dal paese (a prezzo, ovviamente, di uno sradicamento totale della propria identità, storia e cultura).
Grazie, (ex) ministro Calderoli. Grazie di aver sprecato la rimonta, vera o presunta, di Berlusconi. Grazie di aver fatto dimenticare Don Santoro. Grazie per tutto l’odio che è riuscito a tirare addosso all’Italia e ai cristiani.
DEUS, QUOS PERDERE VULT, DEMENTAT.
lunedì 13 febbraio 2006
In difesa di Angela Pellicciari
Stimatissimo Direttore,
Apriti cielo! Tanto è bastato per scatenare contro di lei una vera e propria caccia alle streghe da parte di alcuni genitori, prontamente assecondata dal preside del liceo in cui, evidentemente, ha la sfortuna di insegnare.
Nel Vostro articolo non ho trovato il minimo spazio per una replica della docente, che tra l'altro è autrice di numerosi libri e saggi "controcorrente" sulla storia del risorgimento. Evidentemente la sentenza è già stata scritta, l'anatema è già stato pronunciato.
sabato 11 febbraio 2006
Bambini credenti e atei vecchi
Che senso poteva avere dunque la falsa equiparazione tracciata dal sacerdote, se non quello di voler confondere i lettori ingenui, e offrire scappatoie a chi voleva liberarsi dal fastidio di credere?
sabato 4 febbraio 2006
Vignette sataniche
Nel suo ultimo grande saggio, “Reflections on Gandhi”, scritto nel 1948, George Orwell osservava che la non-violenza di Gandhi aveva avuto successo non per una qualche “superiorità morale”, ma perché gli inglesi condividevano almeno in parte alcuni dei valori propugnati dal Mahatma. Ma cosa sarebbe successo se Gandhi si fosse trovato di fronte a un nemico culturalmente alieno, insensibile o sprezzante della resistenza disarmata, come Hitler o i giapponesi? Orwell concludeva il ragionamento con una domanda inquietante: “E’ possibile, per una cultura, essere giudicata pazza alla luce dei criteri di un’altra”?
Di fronte a ciò che sta succedendo in queste ore nel mondo islamico, e non solo, sento di affermare che la risposta è SI. E’ anzi una conclusione scontata, che solo i più ciechi e irriducibili profeti del “dialogo” si ostinano ancora a negare. Come pure l’altra conclusione che scaturisce necessariamente dalla vicenda: lo scontro di civiltà è già in atto, ben prima dell'11 settembre. A negarlo contro ogni evidenza siamo noi occidentali. Psicologicamente, ci troviamo nella stessa condizione di una popolazione che abita da secoli sulle pendici di un vulcano. Quando la montagna si risveglia, brontola, scuote la terra, manda boati e lapilli, proprio quelli che vivono più vicino trovano mille modi per esorcizzare, minimizzare, negare il risveglio del mostro. La realtà è troppo penosa e terrificante, richiede decisioni drastiche e uno strappo radicale che nessuno ha il coraggio di affrontare. Fino al momento in cui il vulcano erutta, e non lascia scampo a nessuno.
Segnali più pericolosi il vulcano islamico non li potrebbe mandare. E’ notizia di queste ore che a Damasco le ambasciate danesi e norvegesi sono state date alle fiamme. Si è dimostrato ancora una volta che l’islam non riconosce l’immunità diplomatica (avremmo dovuto saperlo fin dal sequestro degli americani all’ambasciata di Teheran), dunque non accorda alcuna considerazione agli “infedeli”. Una violazione enorme e scandalosa del diritto internazionale, un atto di guerra di cui ogni buon musulmano, ovviamente, si guarda bene dal chiedere scusa.
Più che la reazione musulmana, tutto sommato prevedibile, quel che interessa prendere in esame qui sono due aspetti: le vignette in sé, e la reazione dell’Occidente. Cos’hanno di blasfemo queste vignette? Direi che forse due lo sono: quella che rappresenta Maometto con una bomba nel turbante (ma non dimentichiamo che fu proprio lui a scatenare la guerra santa, mai cessata, contro i popoli di religione diversa), e un’altra che lo rappresenta come uno straccione, un solitario dagli occhi spiritati perduto nel deserto. Ma nel complesso le vignette non sono un attacco gratuito alla religione islamica, come sostengono i musulmani, né sono una caricatura della religione islamica in quanto tale. Piaccia loro o no, queste vignette non sono nate gratuitamente, dal capriccio di alcuni giornalisti in vena di provocazioni (come si vuol dare a intendere in queste ore). Sono nate come reazione a una storia sanguinosa e ormai troppo lunga di attentati, stragi, minacce, infiltrazioni terroristiche, prepotenze quotidiane piccole e grandi perpetrate dai musulmani sia nei paesi islamici che in quelli europei dove la loro penetrazione è già massiccia.
Quelle vignette sono dunque solo la proiezione dei nostri pregiudizi verso l’islam, o piuttosto rivelano delle verità scomode, che gli islamici vorrebbero mettere a tacere con l’intimidazione e la brutalità? Una religione che reagisce tanto violentemente alla minima critica può essere solo accettata o rifiutata in blocco, e la sua reazione esasperata rischia di generare contraccolpi altrettanto esasperati. Questo pone il problema del nostro atteggiamento di fronte a questa sfida inedita solo quanto alla scala globale, non alla sua natura.
Questa vicenda ha almeno avuto il merito di mettere sul tappeto un problema che si credeva rimosso o superato: dove finisce la satira e dove comincia il vilipendio alla religione. Bene hanno fatto il governo danese e quello tedesco a non piegarsi alla richiesta di scuse, senz’altro. Ma in nome di che cosa affermiamo la libertà? Il contenuto della libertà può forse essere il vuoto, il potere di irridere tutto e tutti, Dio compreso? Anche se, lo ribadisco, le vignette erano tutt’altro che gratuite provocazioni, la violenza della reazione musulmana ci fa ri-scoprire che nell’animo umano ci sono delle corde che non si possono toccare impunemente, che non si vive in un vuoto di valori nel quale l’unico criterio dominante è il proprio arbitrio a spese degli altri.
giovedì 2 febbraio 2006
Dio ci scampi dai giudici Tosti
Roma, 1 feb. (Adnkronos) - ''Ho gia' depositato l'appello penale, vorra' dire che faro' causa all'Italia dinanzi alla corte europea''. Lo ha detto all'ADNKRONOS il giudice di Camerino Luigi Tosti, commentando la notizia della decisione del Consiglio superiore della magistartura di sospenderlo dalle sue funzioni e dallo stipendio. Il Csm ha accolto la richiesta in tal senso avanzata dal procuratore generale della Cassazione Francesco Favara, che nei confronti del magistrato ha avviato anche l'azione disciplinare.
Con una sentenza di severità forse inattesa (dato che ormai il vilipendio alla Chiesa e ai cattolici è routine impunita), il giudice Tosti è stato sanzionato per la sua violenta, provocatoria ostilità al Crocifisso. Come da copione, eccolo strillare bene in evidenza sotto le telecamere, e preparare il ricorso alla corte europea. Dati gli ultimi, violenti pronunciamenti anticattolici dell'UE, possiamo star sicuri che la sentenza è già stata scritta. Tosti ne uscirà con l'aureola del martire, e la Chiesa per l'ennesima volta confermerà la sua natura biecamente oscurantista e reazionaria. Non mancherà certamente una severa sanzione al Governo Berlusconi (se sarà ancora in carica) reo di essersi opposto al "pensiero unico" europeo.
mercoledì 1 febbraio 2006
Macchina della verità e relativismo
domenica 29 gennaio 2006
Ancora su Hamas
In Cisgiordania, con ogni evidenza, non hanno vinto i palestinesi, ha vinto l'islam. Certamente vi sono delle cause ben precise: la frustrazione popolare nei confronti d'Israele, la rabbia contro il regime dispotico e corrotto di Arafat. Ma c'è anche la marea montante del radicalismo islamico anti-ebraico e anti-occidentale, la sensazione che sia arrivata la resa dei conti tanto all'interno quanto con gli "infedeli", l'entusiasmo di essere parte di una umma di livello planetario, la convizione, così pericolosa per il resto dell'umanità e per lo stesso islam, che sia ricominciato il tempo della jihad, delle conquiste e delle aggressioni.
Non so se qualcuno ha visto un legame tra le elezioni iraniane e quelle palestinesi. Pur nella diversità dei contesti, l'elemento comune è appunto il radicalismo sempre più esasperato, e peggio ancora sempre più condiviso dalla popolazione.
E' un cocktail estremamente pericoloso, preludio certo di guerre e di lutti. La questione palestinese non si è mai, in nessun momento, limitata alla Terrasanta, ma in questo momento è di assoluto livello mondiale, più ancora che l'Iraq. Da quel che accadrà in Cisgiordania dipende lo scoppio, o meno, di una guerra mondiale, del tanto paventato scontro di civiltà.
Felice di ritrattare
Ben venga, allora, la Giornata della Memoria, se questo serve a farci guardare dentro noi stessi, e inorridire del male di cui siamo capaci.
Aforismi 1
· L’aforisma è il parente povero della filosofia, ma lo zio ricco del proverbio.
· Il numero delle chiavi è direttamente proporzionale al numero dei ladri.
· Posso perdonare solo quelli che odio con ammirazione. Mai quelli che odio con disprezzo.
· Lo Stato leggero va bene soltanto a chi ha il portafogli pesante.
· “Non bisogna mai scendere al livello dei criminali…”. Già, ma perché loro ci si trovano tanto bene?
· Dire “ti amo” è infinitamente più facile che dire “ti capisco”.
· Facile imbattersi in un’anima innamorata. Quasi impossibile trovare un’anima sorella.
· Troverai sempre chi è disposto a consolarti nel dolore. Il difficile è trovare chi aiuti a crescere la tua libertà.
· Troppe volte il computer ci riduce a segretari di noi stessi.
· Il “diritto mite” è solo impotenza codificata.
· Guarda sempre dove t'indica un bambino. Non ti mostrerà mai nulla di banale.
· Dove comincia la cattedra finisce la logica.
· Non esistono geni incompresi. L’incompreso permanente è solo un ciarlatano.
· Non crederò mai a nessuno che sia soltanto intelligente.
· La “superiorità morale” è quasi sempre la consolazione impotente dei perdenti.
· Spesso le grandi parole sono il nascondiglio preferito dei piccoli uomini.
· “Dove c’è gusto non c’è perdenza…”, ma c’è tanta sofferenza!
· Nei momenti di crisi, la lacrimuccia facile di oggi si trasforma in molte lacrime amare domani.
· Dopo l’amore della donna, la cosa più bella nella vita è la stima di un uomo intelligente.
· L’occasion fa l’uomo laico.
· Il razzista appartiene alla specie più disgraziata di profeti: quelli che si autoadempiono.
· Il razzista si condanna a sottovalutare sempre chi ha di fronte. Per questo si condanna a molte amare sorprese.
· “Va’ dove ti porta il cuore”? Non è questa la legge della vita. Di' piuttosto: porta il cuore dove devi andare.
· Nessuno è troppo leggero per non fungere, di tanto in tanto, da zavorra.
· La lunghezza di una lettera d'amore è inversamente proporzionale alla vicinanza tra due cuori.
· La vita dei mediocri gira sempre intorno alle premesse.
· L'ordine è l'arte di disporre artisticamente il vuoto.
· Non farei mai conoscere mia moglie a un uomo troppo geloso della sua.
· Il pessimismo è un buon antidoto prima del pericolo, ma un veleno mortale durante.
· I virtuosi raggiungono la pace dei sensi. I fortunati raggiungono la pace nei sensi.
· Il critico si esenta dalla fatica di creare proprio come la remora si esenta dalla fatica di nuotare.
· C'è solo una cosa peggiore del gossip. La nullità di chi li commenta.
· Chi si basta, a me non basta.
· Simona Ventura non presenta. Onnipresenta.
· L’affanno è il pedaggio che si paga alla pigrizia.
· Se ci limiteremo a essere cristiani buoni, non saremo mai cristiani vivi.
· Il primo amore è un volo. Il secondo una mutua.
· Da giovani, la musica è un presentimento. Da vecchi, una rivelazione.
· Si perde realmente fiducia nell’uomo quando si è perduta la fiducia nella donna.
· L’uomo oggi pensa di essere finito quanto all’eterno, ed eterno quanto al finito.
· Scoprire l’amore non significa scoprire che qualcuno ci vuole bene. Significa incontrare qualcuno che è fatto per noi.
· Il silenzio è la colonna sonora delle menti al lavoro.
· Può darsi che l'uomo non sia l'unica specie animale che uccide la prole, ma è l'unica a giustificarlo sui giornali.
· Non sappiamo affrontare l'istante perché abbiamo perso il senso dell'eterno.
· L’appagamento è nemico giurato del miglioramento.
· Non c’è silenzio più profondo di quello che segue un’opera portata a termine.
· Chi odia i libri prima o poi adorerà i moduli.
· Il credente è un cieco che non porta rancore alla luce.
· Il più crudele paradosso che esista al mondo è la gratuità del nascere e la necessità del morire.
· L'aforisma è succo di risentimento spremuto nelle macine dell’indifferenza.
· Chissà perché quando uno è felice, lo fanno subito smettere.
· Abbiamo il dovere di essere pronti, perché i fatti hanno il diritto di accadere.
· L’anarchico vive della società che disprezza.
· La metacognizione è il “reverse engineering” della conoscenza. E come tale difficilmente crea qualcosa di nuovo
venerdì 27 gennaio 2006
"Anna", non "Anne"
Strettamente collegata al messaggio precedente è una riflessione che mi è capitato di fare stamattina mentre ero in libreria. Ho visto l’ultima edizione Einaudi del “Diario di Anna Frank”. La chiamo “Anna”, ma ormai da tempo la casa editrice, in nome forse di una male intesa “correttezza filologica”, ha come distanziato l’autrice dai lettori italiani, adoperando il nome “Anne”. Peggio ancora, sul dorso era indicato solo il cognome, uno scialbo “Frank” che per il lettore profano può anche non significare niente..
Non mi è piaciuto. Quasi per istinto, specialmente dopo aver letto il diario, tendiamo a usare il nome “Anna” perché questa ragazza la sentiamo viva, vicina, una di noi. “Universale”, in letteratura, non significa uno standard asettico e identico per tutti, ma vicinanza a ciascuno, in ciò che ha di più personale e familiare. Universale è ciò che viene fatto proprio in ogni cultura. Anna Frank è una persona splendida, dall’intelligenza acutissima, dal cuore grande e dalle potenzialità gigantesche. “Anne Frank” è già più sgradevolmente lontana, quasi fosse un oggetto di studio da guardare con un certo distacco. “Frank”, poi, è quanto di più frigidamente burocratico si possa immaginare
La giornata della memoria mutilata
Oggi, come è giusto, si celebra la Giornata della Memoria, dedicata allo sterminio degli ebrei. Quello che accadde nei campi di concentramento è un macigno che grava sulla coscienza del mondo intero. E tuttavia, a costo di essere aggredito sia via Internet o persino fisicamente, dirò che una giornata come questa, così platealmente monopolizzata a senso unico, così grondante di “pensiero unico” da dare la nausea, non mi convince affatto.
La vittoria di Hamas, la sconfitta degli exit poll
mercoledì 25 gennaio 2006
Il buon samaritano e l'eutanasia
Con questo gran parlare di eutanasia e testamento biologico, proviamo un po' a pensare come si dovrebbe riscrivere la parabola del buon samaritano secondo i canoni del "pensiero unico" eco-pacifista-laico:
“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 (…) un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide ed ebbe compassione. 34 Gli si fece vicino, e vedendo le sue ferite, che a suo giudizio gli causavano sofferenze intollerabili, gli fece bere una tazza di cianuro e poi chiamò il crematorio affinché le sostanze organiche del defunto non restassero disperse nell’ambiente”.
Va’, e anche tu fa lo stesso!
Giovanni Romano
Stavolta il Presidente Ciampi ha fatto bene!
Fino al momento in cui il Presidente ha imposto autorevolmente l suo "alt". Da questo punto di vista, trovo particolarmente meschino il tentativo di Berlusconi di guadagnare due settimane di tempo per l'approvazione delle ultime sue leggi. Domina un'atmosfera da "si salvi chi può". Se infatti fosse sicuro di essere rieletto, ci sarebbe bisogno di chiedere affannosamente "i minuti di recupero" (e non "dall'84° al 90°", come diceva bugiardamente Giovanardi. Questo per restare nella metafora calcistica).
Senza contare che manipolare il calendario del Parlamento crea un gravissimo precedente, e autorizza anche la sinistra, una volta che sarà al potere, a stravolgere la Costituzione come le pare e piace. Credo che in questi giorni stiamo assistendo a uno strappo molto grave, politico prima ancora che giuridico. La democrazia di regge anche -forse soprattutto- sul rispetto delle regole formali. Averle violate in modo tanto plateale significa che non c'è nulla che rimanga al di sopra delle parti, non c'è un minimo terreno d'intesa sul quale maggioranza e opposizione possano incontrarsi. Lo Stato è di chi se lo prende. Siamo lontani diecimila miglia da qualunque idea di cittadinanza comune.
Tutto sommato, se non ci fosse stato Ciampi a noi cittadini sarebbe potuta andare peggio.
Grazie, Presidente, nonostante tutto.
Giovanni Romano
venerdì 20 gennaio 2006
Ciampi: pluralismo solo per la sinistra
Favorire sempre e comunque il laicismo: è questo il “pluralismo” secondo Ciampi?
sabato 24 dicembre 2005
Buon Natale a tutti, nonostante tutto
sabato 17 dicembre 2005
Così parlò Beppe Grillo...
Il perbenismo di Grillo mi ricorda quello di certe amministrazioni comunali che ostentano pomposamente il cartello "ZONA DENUCLEARIZZATA" senza pensare al ridicolo di cui si coprono, perché da loro nessuno ha mai pensato, né mai penserà, di portare un solo atomo di uranio.
Grillo invece avrebbe urgente bisogno di un atomo di autoironia, cosa di cui a tutt'oggi è assolutamente privo.
Giovanni Romano
Un capolavoro di disinformazione e di menzogna
Non tollera l'islam Tenta il suicidio a scuola
Quotidiano Nazionale - Italy
Stasera ho capito che siamo perduti, che non abbiamo speranza, dal momento sui giornali c'è chi è disposto a mentire e a disinformare in modo così osceno. Abbiamo perso il gusto della verità, e con esso quello della libertà. Che l'islam ci faccia schiavi è soltanto una questione di tempo.
Giovanni Romano
giovedì 8 dicembre 2005
Sulla morte di Carla Voltolina - 2
Giovanni Romano
mercoledì 7 dicembre 2005
Sulla morte di Carla Voltolina - 1
EMAIL INVIATA OGGI ALLA REDAZIONE DI RADIO 3 - PRIMA PAGINA
Spett.le Redazione,
giovedì 1 dicembre 2005
Due perle dal "Corriere della Sera"
La mia attenzione, però, è stata attirata dalla rubrica dei lettori, con due lettere che sono delle vere "perle" di ottusità e pregiudizio laicista. Le riporto a scorno e vergogna di chi le ha scritte:
TORCIA OLIMPICA - LA BENEDIZIONE
La fiamma olimpica di Torino 2006 passerà dal Vaticano per ricevere la benedizione papale. Ora, è vero che in Italia ci sono molti cattolici, ma ai Giochi olimpici partecipano tutte le nazioni. I giochi sono per tradizione anche il simbolo della pace e fratellanza fra tutti gli uomini, a prescindere dal loro credo religioso. E comunque il fatto che solo la Chiesa cattolica benedica la torcia mi sembra una discriminazione.
Cosa dire, di fronte a una castroneria così monumentale? C'è da restare senza fiato! All'autore è sfuggito:
1) Che la torcia non sarà benedetta in Italia bensì in Vaticano, uno stato estero che nulla ha a che vedere con l'Italia, almeno sul piano del diritto internazionale;
2) Che il credo religioso, con particolare riferimento a quello cattolico, porta pace e fratellanza, e non è in conflitto con le olimpiadi (le quali, non dimentichiamolo, nacquero dall'utopia decoubertiniana di un mondo affratellato al di fuori non delle differenze religiose, ma della religione in quanto tale);
3) Che definire "discriminazione" una benedizione che abbraccia tutto il mondo e tutte le fedi è il colmo dell'imbecillità, a meno che l'autore della lettera non sia andato a chiedere personalmente a Papa Ratzinger se la benedizione valesse solo per gli atleti cattolici, oppure abbia paura che la benedizione papale "contamini" la torcia e faccia venire l'orticaria ai non cattolici, oppure sia un incantesimo che faccia vincere i cattolici lasciando a bocca asciutta gli atleti ortodossi, protestanti, musulmani, buddisti, ba'hai, scintoisti, animisti e chi più ne ha più ne metta.
Un altro delizioso esempio d'ipocrisia laica lo troviamo in questa lettera, dedicata allo spinoso problema di presentare in società il proprio partner quando non si è sposati. La soluzione proposta è esilarante:
GALATEO - LE PRESENTAZIONI
Tra tanti temi seri vorrei dare un consiglio di galateo. Sono ormai moltissime le coppie di conviventi non sposati e spesso è imbarazzante presentare l'altro/a come partner, compagno, ragazzo, fidanzato, convivente, ecc. Consiglierei di usare il termine "consorte" che indica la persona che condivide il tuo destino ed è una verità certa in questo caso anche se pro tempore. Anche il diritto ecclesiastico non avrebbe niente in contrario e il termine ha una sua naturale accettabilità sociale.
Mi avevano detto che il galateo è ipocrisia codificata, ma fino a questo punto... Tanto per cominciare, il diritto interno della Chiesa cattolica non è il diritto ecclesiastico ma quello canonico (il diritto ecclesiastico è l'insieme delle norme che lo stato italiano adotta verso le confessioni religiose, quella cattolica in particolare). Non serve pontificare dottamente se non si conoscono nemmeno i termini più elementari.
In secondo luogo, è veramente sopraffina l'ipocrisia di definire "consorte" colui/colei che è disposto a mollare alla prima difficoltà o al primo capriccio. Quale sorte è possibile condividere, se non si condivide nel tempo? La soluzione proposta è un ossimoro come il termine "matrimonio per prova". L'ennesimo caso di langue de bois, un fumo ideologico sempre più denso e ipocrica che copre chi non vuole chiamare le cose con il loro nome.
Su una cosa però sono d'accordo senza riserve con l'autore. Il suo non è un tema serio, come non è serio il suo atteggiamento verso la vita.
Giovanni Romano
venerdì 25 novembre 2005
Grazia, affetto e semplicità

E' un momento inesprimibilmente bello. Non solo per lo sguardo del bambino. Non solo per il gesto tenero e protettivo per la madre. Ma anche per la semplice solennità del gesto, per la bellezza delle vesti. Sono poveri ma hanno un gusto per la bellezza degno di principi.
Mio malgrado, paragono questa foto con la sciatteria, i piercing arroganti, gli ombelichi mostrati senza pudore, i pantaloni scaduti e i capelli a spinaci dei nostri ragazzi.
Chi dei due è il sottosviluppato?
Giovanni Romano
Vittima delle bomboniere etiche
giovedì 24 novembre 2005
Violenti e bugiardi anche nel linguaggio
Giovanni Romano
domenica 13 novembre 2005
Contaminazioni? A me non piacciono
Che io ricordi, questa parola ha preso piede dal momento in cui sul Vecchio Continente hanno cominciato a sbarcare, bon gré mal gré, masse di clandestini, specialmente islamici. La parola ha dunque sostituito i vecchi termini "influenza" e "influenzare" (che anch'essi, non a caso, alludevano a malattie), o quello molto più esatto di "scambio culturale".
Ma cosa significa, esattamente, o meglio, quale significato si vuole attribuire a un termine usato intenzionalmente in modo così forte?
Direi che si tratta di un duplice ordine di significati: da un lato, com'è ovvio, "mescolanza". E questo già allude all'ideologia dell'appiattimento e del rifiuto delle differenze, in primo luogo quelle qualitative. Si pensa che la mescolanza sia un bene in sé. Certamente un sistema chiuso è destinato a corrompersi, perché l'inbreeding rovina una razza, ma una cosa è una giusta integrazione, un'altra è una mescolanza senza criterio.
Ma c'è un altro significato ancora, forse più insidioso. La contaminazione, come si sa, è l'aggressione di quel che è malato contro quel che è sano. Implica (e forse questa è la vera intenzione di chi usa questa parola, o di chi l'ha usata per la prima volta in questa accezione) la sopraffazione del più forte sul più debole, quasi un elemento che entri di prepotenza e finisca per imporre la propria legge. E' una parola malata, ben degna dell'epoca malata che stiamo vivendo.
Scrivendo questo, sono ben consapevole della banalità ovvia delle mie parole. Potrei sembrare un tradizionalista ottuso, uno cui sfugge il mutamento delle culture, o che vuole sfuggirvi. Ma la questione è un'altra: esiste una via di mezzo intelligente tra la caparbia -e inutile- difesa del passato, e il seguire acriticamente ogni moda?
Come tante parolacce usare per fare colpo, anche il termine "contaminazione" si attenuerà a forza di venire usato, fino a entrare nell'uso corrente. Ma era proprio necessario adoperarlo, in primo luogo? Dico questo perché, nel processo di mutamento e d'invecchiamento delle parole, a volte si perdono per strada espressioni che veicolano concetti più precisi, come ad esempio "sintesi". Un termine che non ha nulla di aggressivo o provocatorio, e che anzi indica una scelta intelligente, l'interesse per il vero che è possibile trovare ovunque. Ma forse siamo diventati troppo pigri per pensare davvero.
venerdì 11 novembre 2005
Ma Veltroni non si monti troppo la testa...
Anche questo è un post recuperato da appunti manoscritti di molti mesi fa. Ma io non ho fretta, aggiorno quando posso.
Giovanni Romano
giovedì 10 novembre 2005
La Repubblica e Avvenire: censure incrociate
Su "Avvenire" si dà il giusto risalto al discorso del Card. Pulijc, ma nemmeno una parola sulla discussione opposta.
Censure incrociate? Probabilmente. Ma tra le due non c'è alcun dubbio su quale sia la più grave.
A proposito di Lapo Elkan (12 ottobre 2005)
Che "L'Unità" prenda le difese di un capitalista viziato, o semplicemente troppo debole per il ruolo da lui ricoperto, potrebbe urtare -e urta- come il massimo dell'ipocrisia, ma in realtà la cosa è profondamente coerente sotto due aspetti. Il primo è il carattere di "partito radicale di massa" che ormai sono diventati i DS. Il secondo non è altro che la dimostrazione del tacito "patto di ferro" che la FIAT e la grande industria in generale hanno stipulato da molto tempo con le forze di sinistra, che non tanto rappresentano le rivendicazioni del proletariato quanto le monopolizzano.
Questa volta Cipputi è stato più servile di Fantozzi.
lunedì 7 novembre 2005
domenica 6 novembre 2005
I minareti, non le campane a martello
Caro Direttore,
Cordiali saluti,
Giovanni Romano
venerdì 4 novembre 2005
L'Eurabia sta a guardare, l'Italia no
Direi che è un segnale, il superamento di una soglia psicologica, il rifiuto morale di subire prepotenze e intimidazioni dall'islam. Siamo stanchi di vivere con il coltello alla gola, abbiamo capito che oltre un certo limite non si può andare, e nonostante tutta la retorica sul "dialogo" e sulla "pace" stiamo cominciando a intuire quello che l'islam vuole veramente: annientare la nostra civiltà.
Mi chiedo se questa iniziativa sia per ora l'unica in tutta Europa. I pacifisti, ad esempio, sempre pronti a sfilare contro Bush, perché non organizzano sit-in davanti alle ambasciate iraniane? Perché le "mamme coraggio" USA, che il coraggio lo trovano solo quando sono sotto l'obbiettivo della telecamera, non hanno ricordato ieri il sequestro del personale diplomatico statunitense a Teheran?
Una volta tanto, siamo noi italiani a essere all'avanguardia. Anziché imitare servilmente l'Eurabia in quel che ha di peggio, una volta tanto dovremmo essere fieri di noi stessi, e rinfacciare al resto del mondo la sua inerzia e la sua vigliaccheria.
giovedì 3 novembre 2005
Iran: l'assordante silenzio di Ciampi
Giovanni Romano
lunedì 3 ottobre 2005
La doppia ipocrisia del Maresciallo Rocca
Molto romantico davvero! Perché allora laici e conviventi strillano per reclamare i PACS? Non hanno già l’amore? Non gli basta quello? Di cos’altro hanno bisogno, visto che solo i cattolici, a quanto pare, sono tanto stupidamente realisti da sobbarcarsi, oltre all’amore, degli impegni ben precisi, una fedeltà dichiarata pubblicamente?
Basterebbe questa battuta per capire tutta l’ipocrisia strumentale del dibattito sui PACS. Ma c’è dell’altro in questa puntata, e molto peggio.
All’inizio, vediamo il prete di cui sopra rifiutare l’assoluzione a un misterioso penitente che fugge esasperato. Subito dopo qualcuno lo uccide spaccandogli
Il flashback dell’omicidio è una scena memorabile, e sotto molti aspetti profetica. La donna, inviperita, pretende l’assoluzione senza mostrare alcun segno di pentimento, anzi rivendicando quello che ha commesso. Il sacerdote gliela nega con grande sofferenza, perché cerca di farle capire –invano- la gravità del suo gesto. A un certo punto, esasperata per il rifiuto, lei lo colpisce con tutte le forze, urlando “Prendi, prete, prendi!”. Quel prete sibilato velenosamente è un capolavoro di odio e di disprezzo. Si vede che non è soltanto l’attrice a pronunciarlo, ma anche lo sceneggiatore, il regista, la troupe, tutto un “milieu” che probabilmente si augura che prima o poi questa scena accada davvero (e poi accusano Berlusconi di essere l’ispiratore di Unabomber!). Almodovar e Amenabar non avrebbero saputo fare di meglio. Aggiungiamo poi che, per coprire l’omicidio del sacerdote, la donna aveva ucciso anche una giornalista che stava per intuire la verità.
Ma nella scena finale, quando il Maresciallo Rocca, il giudice istruttore e il capitano discutono sul caso ormai risolto, tutta la compassione, o quantomeno la “comprensione” del bravo sottufficiale vanno alla donna, non al prete. Non gli passa nemmeno per la mente di far notare che questa donna tanto pietosa ha ucciso non una ma tre persone. E purtroppo non glielo fa notare nessuno dei suoi interlocutori. Ordine degli sceneggiatori, probabilmente. In conclusione, siamo di fronte a uno sceneggiato “di regime” (come il settimanale “TEMPI” ha giustamente definito il film “La bestia nel cuore”) un messaggio molto subdolo a favore delle convivenze e dell’eutanasia, per giunta truccato con un’abbondante cosmesi di sentimentalismo familiare.
A questo punto però sorge una domanda. Se la donna era così convinta di aver agito per il bene del marito, perché è andata a cercare, o meglio a pretendere l’assoluzione da un prete? Un pretesto per aggredire il clero, “reo” di opporsi alla deriva nichilista della nostra mentalità? L’ultimo sussulto di una coscienza che sotto la vernice buonista continua a gridare? Propendo per la prima ipotesi, anche se è impossibile, di fatto, evitare che emerga
È chiaro che nello sceneggiato il regista costringe il prete a dire solo “no”, senza che gli venga consentito di portare avanti le ragioni per dire “si” fino all’ultimo istante di una vita umana.
giovedì 22 settembre 2005
"Tendere la mano agli studenti immigrati". Ma se la mano è scomparsa?
Avrebbe potuto ricordare, ad esempio, che se noi tendiamo -com'è giusto- la mano agli studenti immigrati (molto spesso clandestini, quindi invasori), anche loro dovrebbero essere tenuti a fare altrettanto, e non chiudersi in ghetti culturali come è avvenuto a Milano nella scuola di Viale Quaranta (a dire il vero il Presidente, anni fa, aveva accennato alla reciprocità, ma non è tornato molte volte sull'argomento, e certamente non stavolta).
Inoltre, si è dimenticato di un piccolo particolare. Quest'anno, per la prima volta nella storia italiana, in una classe di scuola elementare non sono presenti alunni italiani, ma solo stranieri. Quindi, anche volendo, come farebbero a tendere la mano i figli degli italiani, che ormai non ci sono più? Quanti, in quella classe totalmente multietnica, si sentiranno italiani? La scuola, da sola, riuscirà a creare un senso di appartenenza?
Anche qui, il Presidente aveva fatto tempo fa un intervento giusto quando aveva accennato al numero troppo basso delle nascite. Purtroppo sembra che sia lui, sia soprattutto i mass-media abbiano messo la sordina su questo argomento, uno degli spunti più interessanti e validi del suo settennato. Speriamo nel prossimo presidente. Io mi auguro Pera, ma lo stato italiano non ha certo il coraggio del Vaticano che ha eletto Ratzinger!
lunedì 12 settembre 2005
Prodi e fini sui PACS e le coppie gay
Giovanni Romano
martedì 6 settembre 2005
Una riflessione su Matteo 18, 19-20
Domenica 4 settembre 2005 è iniziata la XXIII settimana del Tempo ordinario. Siamo in quella sezione del Vangelo di Matteo che “La Bibbia di Gerusalemme” chiama “discorso ecclesiastico”, in cui Cristo definisce molto concretamente i rapporti che devono vigere tra i suoi. Tuttavia, come sempre nel Vangelo, una lettura puramente “etica” di questi insegnamenti non solo sarebbe inopportuna, ma è impossibile. Perdonare sempre e comunque, avere il coraggio di correggere i fratelli, mettersi all’ultimo posto non sono delle “istruzioni” che uno possa mettere in pratica solo che si applichi con la necessaria diligenza. Finirebbe tutto nell’ipocrisia o in un cinico fiasco. Vi è un altro fattore che rende possibile tutto questo, e che l’uomo non può darsi da sé. Ce lo ricorda in particolare il passaggio apparentemente incongruo dei due versetti che chiudono la lettura evangelica di oggi:
lunedì 5 settembre 2005
Edmondo Peluso: come la sinistra si autoassolve
In un paio di giorni ho letto con enorme interesse il libro di Didi Gnocchi "Odissea rossa" (Eianudi, 2001) dedicato a Edmondo Peluso, comunista italiano fucilato dalla NKVD nel 1942 (per i dettagli biografici, vedi http://gariwo.net/giusti/peluso.php ).
Giovanni Romano
sabato 27 agosto 2005
Forse adesso la buon’anima di Montanelli sarà contenta
Panico da pagina bianca? E perché?
Quando le feci osservare che compravo più libri di quanti riuscissi a leggere, una mia amica libraia mi rispose con una frase che non ho mai dimenticato: “Ma i libri sanno aspettare”. Niente di più vero, e col tempo ho capito che i libri sanno aspettare anche nella mente, dopo essere stati letti, perché una frase, una scena, un pensiero possono riaffacciarsi a distanza di anni e rivelare significati ai quali sul momento non si era minimamente pensato.
Ma anche per la pagina bianca è così. Anche una pagina bianca sa aspettare che un pensiero prenda forma e maturi. Certo, il bianco nella sua deserta impassibilità può far paura. Ma confesso di non aver provato tanto il panico della pagina bianca quanto quello della pagina tormentata e imbrattata dalle cancellature. Se non fosse stato per il computer e per la sua infinita pagina bianca virtuale, per il testo che si presenta sempre pulito e ordinato anche dopo centinaia di correzioni, avrei smesso di scrivere da un bel pezzo. Quando scrivo sono incontentabile, e anche quando ho finito spesso il risultato mi delude, o quantomeno mi lascia dubbioso. Dentro di noi c’è infatti un libro perennemente non scritto, che in tantissimi non scriveremo mai, i pensieri più profondi, le immagini più vivide, le impressioni più forti che non riusciamo a esprimere. Un po’ come i musulmani parlano di una copia perfetta, increata del Corano custodita in cielo, della quale quelle sulla terra sono solo una pallidissima approssimazione.
E intanto la pagina bianca aspetta, e noi passiamo la vita illudendoci di riempirla, di spiegare una buona volta a noi stessi e agli altri il mistero che siamo, di quello che proviamo e di quello che abbiamo vissuto. Ma solo ai più grandi scrittori è dato anche solo avvicinarsi alle fonti stesse della propria umanità.
“Adozione mite”: che roba è?
Durante il TG2 delle ore 13,00 di ieri (26 agosto) ho sentito parlare dell’iniziativa di un giudice barese che, sfruttando un comma poco noto della legge sull’affido, consente di fatto l’adozione ai single e alle coppie non sposate.
mercoledì 17 agosto 2005
Tremate, tremate, le gride son tornate!
Per una curiosa – ma forse non casuale – coincidenza, il Televideo di venerdì 12 agosto batteva due notizie analoghe, ma sconcertanti quanto alla disparità di trattamento usata dal legislatore:


